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Clinica ortopedica


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I benefici dello sci di fondo

sci-di-fondoGli sci nacquero come mezzo di locomozione: permettevano infatti di spostarsi più velocemente sulla neve durante i freddi inverni dei Paesi nordici. Da questa antica pratica è poi derivato uno sport, lo sci di fondo, che fa oggi parte dei Giochi olimpici invernali in nove diverse tipologie, alcune particolarmente spettacolari come il biathlon o lo ski-arc. Tuttavia, lo sci di fondo non è uno sport dedicato esclusivamente agli atleti: anche i semplici amanti della montagna e della neve possono praticare questa disciplina, ricavandone grandi benefici.

Lo sci di fondo è uno sport molto divertente e rilassante da praticare. È molto semplice da imparare quindi non richiede alcuna lezione ma solo un istruttore che spieghi le giuste tecniche per partire, risultando sicuramente più economico dello sci da discesa. L’attrezzatura infatti non è molto costosa e può essere riutilizzata di anno in anno. Di solito comprende: sci, racchette, scarponi e vestiti impermeabili, anti freddo e vento; l’attrezzatura può essere anche noleggiata. Non è inoltre previsto l’obbligo dello ski-pass, altro punto a favore del risparmio.

I vantaggi dello sci di fondo non sono solamente fisici, ma anche psicologici: invece di essere chiusi sotto la luce di un neon nella palestra o in piscina a fare gli stessi esercizi di sempre, lo sci di fondo lo si pratica all’aperto, nel mezzo alla natura.  Il paesaggio varia continuamente, si nota l’alternanza delle stagioni, si crea armonia con ciò che ci circonda, tutto questo allontana lo stress alleggerendo la psiche.  Altro aspetto importante è che questa disciplina non richiede piste grandi ed attrezzate come lo sci da discesa, ma lo si può fare nelle stazioni più piccole, senza bisogno di file ed affollamenti.  Lo sci di fondo è anche un utile strumento sociale, in quanto lo si può fare in gruppo, chiacchierando e divertendosi.

 

Tratto da: http://sportpower.liquida.it/i-benefici-dello-sci-di-fondo-193135.html

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Correre scalzi: si o no?

barefoot-runningCorrere a piedi nudi e quindi in modo più naturale possibile o proteggersi con calzature sportive per evitare ogni tipo di rischio?

Correre a piedi nudi priva di un ritorno elastico dato dalla scarpa?

Questi e tanti altri temi andrebbero affrontati per dare risposte esaustive sull’argomento. In questa occasione ci avvaliamo di due esperti del piede che alleno e con cui condivido studi in materia. I chinesiologi Daniele De Pasquale e Marco Giambastiani ci esprimono i loro pareri a riguardo. A mio avviso la loro testimonianza è molto utile poiché essendo atleti, sanno perfettamente cosa significa correre.

Prima però due parole sul piede.

 

Il piede

Il piede, si trova all’estremità dell’arto inferiore ed è una struttura anatomica molto importante, poiché ogni carico generato da movimenti e attività sportive, agisce su esso. Lo scheletro del piede è formato da 26 ossa (numero che può variare da persona a persona per la possibile presenza di ossa accessorie o di sesamoidi) che vengono generalmente divise in:

Tarso, che costituisce la parte posteriore del piede e contribuisce a formare lo scheletro della caviglia e del tallone. Vi possiamo trovare due fila di ossa: la fila prossimale, formata dal talo e dal calcagno e la fila distale, formata dalle tre ossa cuneiformi, dall’osso cuboide e dall’osso scafoide.

Metatarso, che costituisce la metà anteriore del piede, è formato da cinque ossa metatarsali che fanno da tramite tra il tarso e le falangi che compongono le dita del piede

Falangi, sono 14 piccole ossa.

 

Tutte le dita del piede sono formate da tre falangi, a eccezione dell’alluce, che ne ha solo due. Tutte le ossa del piede, presentano un rivestimento di cartilagine, elastica, ma anche resistente, che consente lo scorrimento delle ossa nelle articolazioni. La parte superiore del piede è chiamata dorso (o collo) del piede, la parte inferiore pianta.

Esistono varie patologie che colpiscono il piede, le più diffuse sono l’alluce valgo, una deformazione dell’articolazione del primo dito e il piede piatto, caratterizzato dalla riduzione dell’arco plantare.

 

Curiosità

Nei Giochi Olimpici del 1960 a Roma, Abebe Bikila, corse l’intera maratona senza l’uso delle scarpe ottenendo la medaglia d’oro.

Questa scelta tecnica fu concordata con il suo allenatore. Nel 1964 bissò il successo correndo con le scarpe.

 

Otto domande all’esperto

(Dr. De Pasquale)

 

Come mai corri a piedi nudi?

Fondamentalmente perché ero sempre alla ricerca di una scarpa che lasciasse la maggior libertà al piede. La trovavo sempre troppo alta o stretta e ho cominciato a “togliere” sempre più, in 4/5 anni sono arrivato a correre scalzo.

 

In allenamento corri sempre scalzo?

Adesso si, ma è stato un passaggio graduale. Faccio sempre il solito percorso lineare su asfalto, solo quando sono fuori corro con le FiveFingers di pelle.

 

Quanto perdi in termine di prestazione?

Sotto i 10 km adesso guadagno, inizialmente perdevo perché dovevo reimpostare la meccanica. La spesa energetica dovuta al correre scalzi è secondo me trascurabile fino ai 10 km. Sulle lunghe distanze invece c’è una perdita in termini cronometrici perché correre scalzi è più dispendioso.

 

Correndo scalzo hai risentimenti maggiori dopo gli allenamenti e nel post gara?

Sto molto meglio. Durante la corsa sento i polpacci che lavorano tanto, ho un impegno maggiore, fatico di più, anche se corro lento sono impegnato muscolarmente, ma finita la seduta non avverto fastidi.

 

Tutti possono correre scalzi?

Dipende da che tipo di vita ha fatto il podista, dal suo trascorso sportivo e se ha avuto traumi di rilievo.

 

Consigli di fare allenamenti con le FiveFingers agli atleti che tratti?

Solo qualche uscita a chi non ha nessun problema e si è abituato nel tempo a usare i piedi. Ciò aiuta a ritrovare la naturalezza al piede.

 

Un consiglio per i podisti?

Per tutti consiglierei una minimalista, niente zeppe ai piedi.

 

Un’ultima nota?

Dovremmo dedicare alla corsa non più di 30’ al giorno, questo tempo sarebbe perfetto.

Se vogliamo fare cose più grandi dobbiamo guadagnarcele con il continuo allungamento delle catene posturali. Io faccio lunghe distanze, come le maratone, ma so bene che per fare ciò e stare bene devo dedicare ampi spazi di tempo al mio corpo.

 

Correre: con quale tipo di scarpa? Scalzi è meglio?

(Dr. Marco Giambastiani)

 

Prima di esporre la mia opinione su un tema tanto affascinante vorrei fare una premessa: facendo il chinesiologo, più precisamente occupandomi di riequilibrio posturale, vorrei far suonare un allarme per tutti i podisti e altri atleti sulla questione piede.

Mi trovo ogni giorno davanti sportivi, podisti, triatleti, ecc. che non riescono a eseguire movimenti semplici come la flessione delle dita del piede, flessione-estensione dell’articolazione tibio-tarsica e altri semplici movimenti senza che si scatenino crampi violentissimi.

Mi sembra di notare che l’attenzione dello sportivo medio sia sul tipo di calzatura da comprare (e qui arrivano i più svariati consigli, anche da chi non sa minimamente com’è fatto e quali funzioni abbia il piede), che non sulla salute del proprio piede.

Quella che noi snobbiamo è la parte del corpo che ci permette di camminare, correre, orientarci nello spazio, manda continuamente segnali al sistema tonico-posturale e infine si adatta alle tensioni muscolari che derivano dalla parte superiore del corpo. È la sola parte del corpo che ci tiene quasi costantemente in contatto con il nostro pianeta!

Logicamente, la salute del piede, ha un ruolo fondamentale nella corsa. Esso è fatto di muscoli, e anche questi muscoli hanno diritto ad allungarsi per la propria salute ed efficienza.

Quindi pensiamo al piede come una parte del corpo da curare, rendendola sensibile (propriocezione, più il piede è sensibile, migliore sarà la meccanica di corsa) allungando i vari muscoli estensori e flessori (un piede elastico ci dà una maggiore spinta e previene i traumi tendinei ammortizzando maggiormente).

Fatta questa premessa, cerchiamo di dare risposte concrete su chi si chiede quale calzatura comprare e se addirittura sia meglio non usarle affatto. Rimane una terza opzione che è rappresentata dalla corsa con le famose scarpe con le dita.

Cercando di spiegarmi con una terminologia semplice, la corsa a piedi nudi non è adatta a tutti, anzi a pochi, pochissimi soggetti. Per provare a correre senza l’ausilio delle scarpe è necessario avere una postura pressoché perfetta (cosa praticamente impossibile) e non si devono aver subito traumi agli arti inferiori (fratture, tendiniti, tendinosi, ecc), dando per scontato che il soggetto si sottoponga a sedute di allungamento globale, e faccia quotidianamente auto posture di allungamento globale (cosa assai improbabile, visto che ai più l’allungamento globale è sconosciuto).

I vantaggi di correre senza scarpe derivano dal fatto che la meccanica di corsa risulta essere più pulita, libera, il piede con tutti i suoi propriocettori funziona per quello che è la sua natura e i muscoli della volta plantare svolgono il ruolo di ammortizzatore naturale. Siamo nati scalzi, non con le scarpe. Di conseguenza vengono meno tutti i compensi posturali che il corpo deve mettere in atto per un piede che funziona solo a metà.

I centimetri di gomma, infatti, che mettiamo tra il nostro piede e l’asfalto, modificano la nostra meccanica di corsa/camminata in quanto il piede si adatta alla forma della scarpa.

Gli svantaggi tuttavia sono microtraumi ripetuti alle articolazioni del piede (e non solo) per due semplici motivi: indossiamo scarpe fin da piccoli disabituando così il piede al contatto col terreno (i muscoli della volta plantare si irrigidiscono, non ammortizzano più); l’asfalto su cui corriamo è una superficie troppo rigida anche per chi ha il piede in perfetta forma e un’ottima postura.

La corsa con le scarpe con le dita ha una meccanica di movimento pressoché identica a chi corre scalzo, avendo come suola 2 mm di gomma che servono per la protezione del piede ma non per l’ammortizzazione. Quindi i vantaggi e gli svantaggi sono gli stessi descritti precedentemente per la corsa a piedi nudi (ovviamente a piedi nudi lo sviluppo propriocettivo è maggiore).

Per quanto riguarda la scelta della scarpa da corsa: la scarpa deve essere flessibile, il piede non deve stare immobile all’interno ma avere almeno una minima libertà di movimento. Ricordiamoci che se il lavoro del piede lo esegue completamente la scarpa, il piede diventerà rigido!

A mio avviso vedo troppe “scarpe gommone” che sarebbero per parlare in termini tecnici le A3/4.

Queste scarpe hanno troppi centimetri di gomma, sembra di correre sui tappeti elastici su cui giocano i bambini.

Il piede non può funzionare bene in queste condizioni. Per iniziare, una buona scarpa A2 (dai 180 ai 240 g) ci protegge comunque dai traumi dell’asfalto. La forma non deve essere a punta, la scarpa non è aerodinamica ma deve avvicinarsi il più possibile alla forma del piede: quindi davanti è larga non a punta! Le dita del piede non possono fondersi insieme dentro una scarpa, altrimenti saremmo nati con le pinne! Le dita durante la meccanica della corsa si muovono, afferrano il terreno per farci avanzare; non azzeriamo completamente questi movimenti con scarpe che sembrano macchine da formula 1.

Dobbiamo progressivamente arrivare a correre con scarpe sempre più leggere (A1), flessibili e con la parte anteriore larga. Ce ne sono tante in commercio, io stesso ne uso un modello di una marca molto nota, quindi fateci attenzione quando acquistate le vostre scarpe, non sceglietele in base al colore per farle intonare con il completino!

Infine, fate molto allungamento globale di tutta la muscolatura posteriore ogni giorno (bastano 10’), camminate scalzi almeno in casa e le scarpe con le dita sono una buona terapia che potete fare ai vostri piedi portandole nella vita normale di tutti i giorni per qualche ora.

Spero che questi consigli vi possano aiutare per sviluppare al meglio il vostro modo di correre e di camminare. Buona corsa a tutti!

 

Conclusioni

Le riflessioni di questi due esperti, che lavorano ogni giorno sui piedi dei pazienti, devono essere valutate con estrema attenzione.

Ognuno di noi però deve trovare i suoi equilibri e fare le sue scelte.

Un venditore, un preparatore, un fisioterapista, ecc. ci possono aiutare a trovare la giusta direzione, ma solo noi siamo in grado di capire con precisione, ascoltandoci, quale strada prendere.

 

Tratto da: http://www.runners-tv.it/articoli.php?articoli_ID=321

 

http://www.artros.it


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Mal di schiena e attività fisica: un modello per la scelta dello sport

images0STE2XWZIl non specific low back pain (Nslbp) è diventato il maggiore problema mondiale di salute pubblica. Nel corso della propria vita più dell’84% delle persone lamenta almeno un episodio di mal di schiena, oltre il 23% va incontro alla cronicizzazione della patologia e ben l’11% diventa disabile. Probabilmente i fattori meccanici, come il sollevamento e il trasporto di carichi, pur essendo influenti, non rivestono il ruolo maggiore nella patogenesi e anche la genetica viene considerata una causa importante.

Le ultime evidenze indicano l’autogestione del paziente, opportunamente supportata dagli specialisti, come uno dei metodi più efficaci per affrontare il Nslbp (Balagué et al, 2012).

«Faccia un po’ di attività fisica», «Vada a nuotare», «Se praticherà questa attività due volte alla settimana il mal di schiena sarà solo un brutto ricordo». Tutte le persone che soffrono regolarmente di mal di schiena si sono sentite dire frasi simili a queste, ma poche hanno seguito il consiglio (Lonsdale et al, 2012). Spesso però l’attività fisica o lo sport viene “consigliato” ai pazienti prestando poca attenzione alle loro attitudini e disponibilità. Inoltre la scarsa propensione delle persone ad allenarsi con costanza induce i professionisti ad utilizzare una comunicazione che rinforza il concetto che il “bravo paziente” si impegna per stare bene, colpevolizzando implicitamente coloro che non amano allenarsi.

Cambio di paradigma: il modello biopsicosociale

Di contro dal 2001, anno della pubblicazione dell’International Classification of Functioning, Disability and Health (Icf), l’Organizzazione mondiale della sanità sostiene l’approccio biopsicosociale e in quest’ottica ha recentemente posto tra gli obiettivi primari il coinvolgimento del paziente nel percorso di cura e la ricerca del suo benessere, anche psicologico.

Sapendo che gli individui che provano sensazioni positive durante la pratica dell’attività fisica tendono a ripetere l’esperienza con regolarità (Young, 1953; Ekkekakis e Petruzzello, 1999; Parfitt et al, 2006) è ipotizzabile che gli scopi dell’Oms e dei pazienti siano raggiungibili anche attraverso la scelta partecipata di attività/esercizi che perseguano i risultati attesi inducendo al contempo sensazioni piacevoli. È quindi importante che il medico consigli al paziente un’attività, per quanto possibile, individualizzata.

Esiste anche una parte di popolazione che pratica regolarmente sport, a livello amatoriale o agonistico, e si rivolge al medico per avere l’autorizzazione a continuare la pratica, ponendogli la fatidica domanda: «adesso che sto bene, posso tornare a praticare il mio sport?».

Sport a confronto

Sia la patogenesi del Nslbp che gli effetti derivanti dalla pratica regolare delle varie discipline sportive sono ancora scarsamente noti. Tuttavia le evidenze scientifiche ben inquadrano i meccanismi lesionali e i movimenti che maggiormente sollecitano le strutture della colonna vertebrale (Panjabi 1992, 2003); se per ogni sport si effettua un’attenta analisi anatomo-funzionale del gesto e si considerano tempi e metodologia, è possibile stilare una tabella che, se pur non derivata dalle evidenze scientifiche, potrebbe essere di supporto nella scelta dell’attività per questi pazienti.

È fondamentale ribadire che l’anamnesi e la valutazione del medico, abbinate alle preferenze del paziente, sono la base indispensabile da cui partire per la scelta e che, grazie a un’attenta individualizzazione, abbinata alla pratica supervisionata, nessun tipo di disciplina o attività del tempo libero deve essere scartata a priori. Per questo è più che mai importante che ad affrontare questo impegno sia un team multidisciplinare composto da medici, fisioterapisti, laureati in scienze motorie, dietologi e psicologi che, nel rispetto delle singole competenze professionali, operi per creare un percorso individualizzato che dovrebbe continuare per tutta la vita.

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Tratto da: http://www.orthoacademy.it/riabilitazione-medicina-sport/mal-di-schiena-attivita-fisica-scelta-sport/#sthash.708bcRf0.dpuf

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Prevenzione di lesioni sportive

b1785cd712ac00cdbb89d4d281d5dacfSia per l’atleta di punta sia per il dilettante un trauma da sport si traduce spesso con una pausa non pianificata nell‘allenamento, che porta inevitabilmente già dopo pochi giorni a un significativo calo di forma e prestazioni. Per questo motivo gli sportivi d’élite prestano particolare attenzione alle misure di prevenzione. I dilettanti dovrebbero fare altrettanto, poiché i traumi da sport non sono soltanto sgradevoli e dolorosi, ma anche – a causa dell’assenteismo dal lavoro – un fattore significativo di costi a livello economico.

Riscaldamento

Prima di qualsiasi attività sportiva è importante riscaldare adeguatamente la muscolatura. Il riscaldamento può iniziare ad esempio con una corsa lenta. Ogni programma di allenamento dovrebbe includere una fase di riscaldamento per la quale è consigliabile prevedere da 15 a 20 minuti. Naturalmente il riscaldamento è specifico per lo sport praticato e dovrebbe coinvolgere i gruppi muscolari che verranno poi sollecitati durante l’allenamento. Con il riscaldamento – lo dice la parola stessa – si aumenta l’afflusso del sangue nei tessuti, generando un riscaldamento marcato dei muscoli, che si fa particolarmente notare in inverno. Il riscaldamento fa aumentare non solo la temperatura di tendini, legamenti e muscoli, ma anche la loro elasticità. Poiché i tessuti riscaldati sopportano un carico maggiore, non bisogna temere di provocare una lesione non appena si aumenta il ritmo.

Attività di compensazione

Con il tempo la pratica di un’unica attività sportiva può, oltre a diventare noiosa, portare anche a sollecitazioni unilaterali dell’apparato muscolo-scheletrico. E’ consigliabile dunque non limitare l’esercizio fisico a uno sport solo, ma dedicarsi parallelamente anche ad attività di compensazione. Il nuoto è particolarmente indicato in quanto risparmia le articolazioni, attivando nello stesso tempo l’insieme dei gruppi muscolari.

Programma di allenamento e agenda sportiva

Altrettanto importante quanto la pratica di attività di compensazione è la stesura di un programma di allenamento ben ponderato, che elenchi non solo le sessioni di allenamento, ma anche i periodi di recupero. Un buon allenamento non si distingue necessariamente per il volume di lavoro svolto, ma piuttosto per la sua suddivisione nel tempo.
Idealmente, il volume di allenamento dovrebbe essere proporzionato allo stato fisico del momento. Bisognerebbe prevedere unicamente la quantità di sforzo che il corpo può effettivamente sopportare. Perciò è necessario stabilire un programma di allenamento che riporti le varie intensità di lavoro e la durata delle sessioni a seconda dell’attuale stato fisico. Un improvviso e forte aumento nell’intensità o nella durata dello sforzo è il miglior presupposto per subire delle lesioni, dato che tendini, legamenti e muscoli non sono stati avvicinati gradualmente al carico aumentato. Volume e intensità di lavoro dovrebbero perciò crescere del 10 percento al massimo e a intervalli settimanali, affinché l’apparato muscolo-scheletrico possa abituarsi al nuovo carico.

Stretching

Durante i periodi di recupero e dopo ogni sessione di allenamento bisognerebbe dedicarsi ad esercizi di stretching e di rilassamento della muscolatura interessata. Massaggi, bagni caldi in acqua salina, sedute di sauna o di bagno turco ecc. aiutano, grazie all’azione del calore, a eliminare più velocemente le sostanze di rifiuto da muscoli e tessuto connettivo. Per riposarsi bene è indispensabile dormire abbastanza e sorvegliare l’alimentazione.

Alimentazione

Una dieta ricca di carboidrati e arricchita di proteine è d’obbligo per tutte le attività aerobiche. L’apporto di carboidrati rinnova le riserve energetiche (glicogeno) nei muscoli e nel fegato, mentre il giusto apporto di proteine fornisce materiale da costruzione per la ricostituzione delle proteine muscolari e per la disintossicazione dei tessuti. Se ci si allena senza tenerne conto, si rischia di iniziare l’attività già stanchi, aumentando esponenzialmente il rischio di procurarsi una lesione.

Attrezzature

Un effetto preventivo in questo senso riveste sicuramente anche l’attrezzatura che viene utilizzata o portata durante l’attività sportiva. I commercianti di articoli sportivi seri dovrebbero essere in grado di consigliare il principiante in modo esauriente. Un buon equipaggiamento esercita inoltre un influsso psicologico positivo e motivante che non va sottovalutato.

Inattivo da tanto tempo?

Se non è stato praticato nessuno sport per tanto tempo e la soglia dei 40 anni è stata superata oppure sussiste il rischio di qualche problema di salute, è consigliabile sottoporsi a una visita medica prima di iniziare un’attività sportiva al fine di riconoscere eventuali fattori di rischio (sistema cardiovascolare, diabete, sovrappeso ecc.) e poter adottare le necessarie misure preventive.

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Tratto da: http://www.lesionisportive.ch/it/prevenzione-e-provvedimenti-terapeutici/prevenzione-di-lesioni-sportive/


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La storia del paziente: Aljaž Sedej, judoista

Trattamento del gomito nel chimono

33-sedejaljaz-702d3dfee9af36f5“Cosa succederà con la mia carriera sportiva?” era la prima domanda di Aljaž Sedej, quando ha nel 2010 visitato il centro Artros e saputo la sua diagnosi: distorsione del gomito destro e lesione del legamento. Il nostro judoista ha subito questa lesione sul campionato europeo a Vienna nel duello per qualificarsi per la semifinale quando il suo braccio si e involto nel chimono del suo avversario e non l’ha potuto salvare.

Dottor Mikek, cui Aljaž ha visitato su raccomandazione del suo fisioterapista, l’ha presto tranquillizzato. Un’analisi dettagliata, la risonanza magnetica e radiografia hanno indicato che è necessaria l’artroscopia del gomito. Questa era eseguita da dottor Mikek 3 anni dopo, insieme all’operazione del ginocchio, al quale Aljaž ha subito una lesione immediatamente prima delle ultime olimpiadi a Londra. Nonostante tutto Aljaž non ha potuto evitare l’assenza da allenamenti e gare per alcune settimane. La guarigione della lesione e del legamento domandavano il riposo del gomito nella ortosi a quattro assi.

“In quel periodo ero nella forma migliore della mia vita. Sapevo che avevo delle buone possibilità di ottenere ottimi risultati, ma poi ho subito questa lesione che mi ha bloccato. Questo era veramente difficile da acettare,” confessa lo judoista. “Anche perché ogni atleta professionale sa che molto veloce con un’assenza agli allenamenti più lunga il corpo perde l’abitudine a svolgere regolare attivita fisica e anche com’è difficile recuperare la forma.”

Per fortuna la riabilitazione, la quale Aljaž ha eseguito nel centro Artros Reha, era senza complicazioni ed era secondo sue esperienze di alto livello. Dopo una pausa di alcune settimane da attività sportive ha cominciato di aumentare gli allenamenti e sei mesi dopo la lesione ha potuto caricare il gomito come prima. Sebbene quando si allena ed è molto stanco ancora sente il dolore, dice che non si preoccupa più delle lesioni perché le possibilità di nuove lesioni appaiono ogni volta quando mette piede sul tappeto. “La mia paura più grande è di non poter mostrare sul tappeto tutte le mie capacità.” Aljaž rimane positivo e in questo momento si prepara già per le qualificazioni alle Olimpiadi del 2016.


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NUOTO: 10 motivi per praticarlo almeno una volta alla settimana

Quali sono i benefici del nuoto? Il nuoto da tempo è considerato uno sport completo, adatto ad ogni età, che è in grado di fare lavorare i muscoli senza sforzi eccessivi e che si rivela utile per rendere più elastica la colonna vertebrale e per migliorare la postura.

In effetti, nuotare regolarmente può offrire numerosi benefici per la nostra salute e per il nostro corpo. Ecco alcuni dei principali effetti positivi del nuoto, che saranno più evidenti se vi dedicherete a questo sport almeno 1 o 2 volte alla settimana.

 

1) Allenamento

Il nuoto permette al nostro corpo di mantenersi in allenamento costante senza un impatto eccessivo sull’apparato scheletrico. Infatti, quando ci troviamo immersi in acqua, il nostro corpo appare molto più leggero e i movimenti sono più semplici. Il nuoto può essere utile per chi ha problemi ai muscoli o alle articolazioni.

2) Forza e tono muscolare

Nuotare aiuta ad accrescere la forza e il tono muscolare. Il nuoto ci offre la possibilità di effettuare degli esercizi di resistenza che permettono di mantenere il benessere dei muscoli. Inoltre, il nuoto aiuterebbe a rafforzare le ossa e l’apparato scheletrico, soprattutto dopo la menopausa.

3) Flessibilità

I movimenti del nuoto permettono alle articolazioni e ai legamenti di mantenersi flessibili. Ogni bracciata favorisce l’allungamento dei muscoli. Dopo una nuotata, potrete inoltre dedicarvi ad alcuni esercizi di stretching dolce. L’esercizio svolto in acqua dovrebbe aiutarvi a mantenere più a lungo le posizioni che richiedono equilibrio.

4) Cuore

Il nuoto si rivela utile anche per supportare la salute el cuore. Oltre a rafforzare i muscoli pettorali, delle spalle e degli arti, il nuoto dona energia proprio al cuore, il muscolo più importante del nostro corpo. Secondo l’American Heart Association, 30 minuti di attività fisica al giorno, compreso il nuoto, possono aiutare a ridurre il rischio di patologie cardiache.

5) Controllo del peso

Il nuoto è uno degli sport che permette di bruciare il maggior numero di calorie. Il quantitativo esatto dipende dalla fisiologia di ciascuno e dall’intensità degli allenamenti, ma in generale in 10 minuti di nuoto si bruciano circa 60 calorie. E nuotando a farfalla si arriverebbe addirittura a 150 calorie.

6) Asma

L’esercizio in piscina potrebbe aiutare ad evitare gli attacchi d’asma durante l’attività fisica in coloro che ne sono soggetti. Secondo alcuni studi, inoltre, in caso di asma il nuoto potrebbe rappresentare un toccasana per la salute. In particolare, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Repsirology ha evidenziato che il nuoto può risultare molto benefico per i bambini che soffrono d’arma.

7) Colesterolo

Grazie all’esercizio aerobico, il nuoto può essere d’aiuto per mantenere il colesterolo in equilibrio. Inoltre l’esercizio aerobico aiuterebbe a mantenere in salute l’endotelio delle arterie, che con l’avanzare dell’età tende a perdere flessibilità. Aiuta le arterie ad espandersi e contrarsi, mantenendole in salute.

8) Diabete

L’esercizio fisico costante, che può comprendere anche il nuoto, aiuta a ridurre il rischio di diabete di tipo 2 sia negli uomini che nelle donne. Ecco perché l’attività fisica viene spesso consigliata ai pazienti pre-diabetici, anche nella speranza di una perdita di peso e di regolare il colesterolo. Obesità e inattività sono infatti tra i fattori di rischio principali per il diabete di tipo 2.

9) Stress

Nuotare aiuta a ridurre lo stress, stimola le endorfine e può donare una sensazione di relax simile a quella garantita dallo yoga. Come sempre, lo sport lavora sia sul corpo che sulla mente e il nuoto può essere considerato come un vero e proprio esercizio di meditazione, guidato dal ritmo dei movimenti e dal rumore dell’acqua.

10) Longevità

Il nuoto aiuta a ridurre il rischio di morte prematura. I ricercatori della South California University hanno condotto uno studio che dimostra che chi sceglie il nuoto ha un rischio di morte inferiore anche del 50% rispetto a coloro che scelgono la corsa e la camminata o a chi non pratica nessuno sport. Gli esperti ritengono che il nuoto, dal punto di vista della longevità, sia benefico sia per gli uomini che per le donne.

 

Controindicazioni del nuoto

Oltre ai numerosi benefici, il nuoto può avere anche delle controindicazioni. Per alcune persone dalla pelle particolarmente sensibile potrebbe essere sconsigliato nuotare in piscina per via del cloro. In alternativa alla piscina, in questo caso si consiglia di nuotare in mare. Le donne in gravidanza dovrebbero praticare il nuoto con moderazione. Attenzione anche a chi ha di problemi di otite. Alcuni esercizi di nuoto potrebbero essere inadatti a chi soffre di scoliosi. Talvolta il nuoto viene sconsigliato del tutto proprio a chi presenta questo problema. In ogni caso, è sempre bene consultare il proprio medico e sottoporsi ad una visita medica di controllo prima di iniziare a praticare qualsiasi attività fisica, nuoto compreso.
Tratto da: http://www.greenme.it/vivere/sport-e-tempo-libero/13382-nuoto-benefici-controindicazioni