Artros

Clinica ortopedica


Lascia un commento

Lussazione della spalla

Articolazione della spalla e lussazioni

La spalla è una zona del corpo umano estremamente complicata perché formata dall’insieme di ben 5 articolazioni. Tra queste la principale viene chiamata scapolomerale o glenomerale poiché mette in comunicazione la testa dell’omero con la cavità glenoidea della scapola. Lussazione della spallaL’insieme di queste cinque articolazioni, azionate da numerosi gruppi muscolari (ventisei muscoli in tutto), fa della spalla “l’articolazione” più mobile del nostro organismo. Tutta questa mobilità permette l’esecuzione di movimenti molto complessi ma diminuisce la stabilità dell’intera regione. L’articolazione della spalla è comunque protetta da numerosissime strutture anatomiche stabilizzatrici capitanate dai muscoli e dai tendini che formano la cuffia dei rotatori.

In particolari situazioni, come una forte contusione, tale protezione non riesce ad impedire che la testa dell’omero fuoriesca dalla sua normale sede, senza ritornarci spontaneamente. Si parla in questi casi di lussazione della spalla o lussazione glenomerale.

Questa importante articolazione può essere colpita da due diverse tipologie di lussazioni. La più frequente (95% dei casi), soprattutto nelle persone giovani ed attive, è la lussanzione anteriore in cui l’omero viene deviato in avanti e in basso, come riportato in figura.

La lussazione posteriore è invece molto meno frequente ed un po’ più complicata da trattare.

LUSSAZIONE

La lussazione o slogatura è un evento traumatico che causa la perdita dei rapporti reciproci tra i capi articolari di un’articolazione. Lo slittamento a livello cartilagineo delle due estremità ossee è consentito dalla rottura, almeno parziale, della capsula e dei legamenti che stabilizzano l’articolazione. Talvolta a tali lesioni si associano quelle della cartilagine articolare, dei vasi, delle ossa, della cute (lussazione esposta) e dei nervi.

Le lussazioni si dividono in complete ed incomplete. Nel primo caso vi è una netta separazione tra le due superfici articolari, mentre nel secondo i capi ossei rimangono parzialmente in contatto tra di loro. In entrambi i casi è necessario un intervento esterno per riportare in sede le due superfici articolari fuoriuscite.

La lussazione della spalla può causare la rottura di numerose strutture anatomiche (legamenti, ossa, cute, cartilagine articolare, muscoli e capsula). In particolare circa il 90% delle lussazioni anteriori si accompagna al distacco del labbro glenoideo, una sorta di guarnizione che permette lo scivolamento dell’omero sull’omonima cavità della scapola.

Dopo la lesione questo labbro cartilagineo tende a riposizionarsi spontaneamente e a cicatrizzare ma talvolta assume una posizione viziata che ne diminuisce la funzionalità. Questa condizione, chiamata lesione di Bankart, è una tra le più comuni cause di lussazioni ricorrenti e per questo, specie nei soggetti più giovani, viene spesso trattata chirurgicamente.

La lussazione si può accompagnare anche alla rottura della testa dell’omero che viene spinta violentemente contro il margine anteriore della cavità glenoidea (lesione di Hill Sachs). Anche questa frattura aumenta il rischio di lussazioni ricorrenti ma è più frequente negli anziani rispetto ai giovani.

 

Cause e fattori di rischio

La lussazione della spalla è una lesione piuttosto comune negli sport di contatto come l’hockey, il basket, il rugby, il baseball, lo sci e la lotta. Tale condizione si registra più frequentemente negli uomini rispetto alle donne (9:1) e nei giovani rispetto agli anziani.

I meccanismi lesivi sono diversi ma tutti riconducibili ad un forte evento traumatico che fa disclocare l’omero dalla sua sede naturale:

  • caduta in appoggio su braccio extraruotato (quando si cade si tende a ruotare il braccio verso l’esterno in modo da creare un solido punto di appoggio per proteggere il resto del corpo)
  • forte trauma su braccio intraruotato ed addotto (lussazione posteriore)
  • caduta sul versante laterale della spalla
  • brusco movimento del braccio sopra la testa(lancio del baseball)
  • violento strattonamento del braccio all’indietro e verso l’esterno da parte di un avversario
  • violenta collisione della spalla contro un ostacolo o un avversario
  • iperlassità congenita (naturale predisposizione all’instabilità) o acquisita (in seguito a precedente lussazione)
  • insanabilità cronica della spalla dovuta a sovrallenamento (sovraccarico cronico dei muscoli stabilizzatori)

 

Sintomi

  • Impossibilità di movimento
  • Il braccio rimane penzolante, extraruotato e vicino al corpo (lesione anteriore)
  • Dolore violento e fastidioso
  • La spalla, alla palpazione, perde la caratteristica rotondità

 

Diagnosi

La diagnosi di lussazione spesso è piuttosto immediata, dato che il danno articolare è visibile ad occhio nudo o comunque palpabile. Tuttavia per avere un quadro clinico completo è bene sottoporsi, prima del riposizionamento, ad indagini diagnostiche come radiografie e risonanza magnetica. Tali esami sono in grado di evidenziare eventuali complicanze (fratture ossee, lesioni di vasi, nervi ecc.). L’esame radiografico andrà poi ripetuto dopo l’intervento di riposizionamento per verificare l’allineamento articolare. Nel caso si voglia evidenziare correttamente una lesione posteriore bisogna invece avvalersi di tecniche radiografiche speciali.

 

Trattamento e riabilitazione

Come tutte le slogature, anche la lussazione della spalla necessità di un intervento di riduzione (riposizionamento) tempestivo. Tale manovrà dev’essere eseguita esclusivamente da un medico, solitamente dopo un esame radiografico di accertamento. Spesso tale intervento viene svolto in anestesia locale per limitare il dolore.

Riabilitazione lussazioneDopo aver riposizionato l’omero nella sua posizione fisiologica ed aver eseguito una seconda radiografia, il braccio viene immobilizzato tramite un tutore che lo manterrà aderente al corpo per almeno una o due settimane (solitamente in rotazione interna con l’avambraccio aderente al corpo anche se secondo alcuni recenti studi l’immobilizzazione in rotazione esterna, seppur scomoda, sarebbe più efficace).

Soprattutto nelle lesioni ricorrenti si consiglia di iniziare esercizi di mobilitazione precoce associati ad un successivo programma di potenziamento muscolare. Nei giovani atleti si tende invece a prolungare l’immobilità per favorire la completa guarigione delle strutture anatomiche lesionate. Anche in questi casi è comunque importante eseguire regolarmente esercizi di mobilizzazione precoce del polso, della mano e del gomito.

Statisticamente, le probabilità di lussazioni recidive alla spalla sono maggiori nei pazienti di età inferiore ai 30 anni (circa l’80% dei casi). Al di sopra di questa età le probabilità di una futura lussazione diminuiscono significativamente.

Anche per questo motivo il trattamento riabilitativo si differenzia in base all’età del soggetto, alla gravità della lussazione e alla recidività della patologia. E’ infatti di FONDAMENTALE importanza evitare nuovi episodi lussativi dato che ad ogni nuova slogatura aumenta considerevolmente il rischio di danneggiare strutture anatomiche importanti. Per questo l’intervento chirurgico diviene quasi d’obbligo in caso di frequenti lussazioni.

Una lussazione trascurata può causare, con il passare del tempo, dei fenomeni degenerativi della cartilagine articolare o comunque compromettere seriamente la funzionalità della spalla (dolore, deficit di forza, alterazioni della sensibilità).

Per questo motivo e per per contrastare il pericolo di nuovi episodi lussativi nei giovani atleti si procede spesso con un riposizionamento in artroscopia del labbro glenoideo e dei legamenti articolari. I risultati dell’intervento sono solitamente molto buoni dato che circa il 95% dei pazienti riprende le normali attività sportive e quotidiane senza subire nuove lussazioni. L’efficacia di tale intervento è sovrapponibile a quella della tradizionale tecnica a cielo aperto che abbassa ulteriormente il rischio di recidive ma è piuttosto invasiva. I tempi di guarigione dopo intervento chirurgico sono mediamente compresi tra i 45 ed i 180 giorni mentre per il trattamento conservativo attività fisiche leggere possono essere intraprese già dopo 2-4 settimane dalla lesione.

Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/lussazione-spalla.html

 

Artros

Annunci


Lascia un commento

La storia di Paolo Pisani, professionista della pallanuoto con “La Spalla del Nuotatore”

Paolo Pisani Nuoto PallanuotoOgni giorno fino a 3 ore di allenamento in acqua per 5 giorni alla settimana. Trent’anni trascorsi in piscina da professionista e semi-professionista del nuoto e della pallanuoto; una stima di 60 milioni di bracciate durante la sua carriera. Questi sono alcuni numeri di Paolo Pisani, professionista della pallanuoto con “la spalla del nuotatore”, una carriera in A1 fino all’età di 25 anni poi in B con il Vicenza e la squadra di Padova, dove tutto è cominciato. Nato e cresciuto a Cagliari dove è entrato nella squadra di nuoto agonistico a 10 anni, Paolo ha iniziato la pallanuoto all’età di 13. Oggi ne ha più di 40 e da allora, nonostante la spalla, non ha mai smesso.

Paolo Pisani Pallanuoto

Come gran parte degli sportivi d’élite, Pisani ha una lunga esperienza diretta di traumi e lesioni: “Conosco molto bene il dolore della lesione alla cuffia dei rotatori e al capolungo del bicipite. Con il dolore dell’infiammazione da usura (ndr: overuse dovuto agli allenamenti e alle gare) si riesce a convivere finché i muscoli sono ben allenati. Arriva però un momento in cui non puoi più ‘sopportare’ il dolore” racconta il pallanuotista. “Avevo 28 anni e durante un contrasto di gioco la spalla è uscita dalla sua sede slittando in avanti. Sono cominciati gli interventi, la riabilitazione, le cure. Da allora il braccio ha sicuramente meno forza di prima e, nonostante la riabilitazione, soffro di dolori alla schiena e al collo”.
Secondo l’atleta, nella sua carriera è sempre stata fondamentale la preparazione prima dell’allenamento. “Quando mi allenavo da professionista facevamo 40 minuti di ‘allenamento a secco’ in palestra con elastici, stretching ed esercizi isometrici almeno tre volte alla settimana, prima di scendere in acqua. Anche oggi” conclude il pallanuotista “continuo a seguire questa buona abitudine”.
 
Tratto da: © Orthopedika Journal


Lascia un commento

Problemi alla spalla

Mikek

Dott. Martin Mikek, specialista in ortopedia

Di tutte le articolazioni del nostro apparato locomotore proprio la spalla consente una massima mobilita. La funzionalita dell’articolazione si mostra nella sua complessita, la conseguenza di cui sono numerose possibilita per un’affezione o lesione.

La comprensione dei principi del funzionamento dell’articolazione della spalla e i meccanismi delle lesioni, cosi’ come anche capire la complessita’ del intervento operatorio e della riabilitazione dopo una lesione, consentono una conoscenza elementare dell’anatomia della spalla.

OSSA

ossaLa struttura principale della spalla e’ composta, similmente a tutte le altre articolazioni, dalle ossa e dalla superficie cartilaginea. Nella spalla, l’articolazione e’ composta dalla scapola, dall’omero e dalla clavicola. La spalla e’ in realta’ composta da tre articolazioni – l’articolazione tra la testa dell’omero e scapola (articolazione gleno-omerale), l’articolazione tra la prominenza acromiale della scapola e l’estremita’ della clavicola (articolazione acromion-claveare) e l’articolazione irregolare tra il torace e la scapola (articolazione scapolo toracale). Per un funzionamento corretto della spalla e’ necessario un movimento coordinato di tutte e tre articolazioni. Il modello fisiologico di movimento che puo’ essere osservato durante l’elevazione del braccio nella spalla, dove si tratta di un movimento simultaneo – rotazione della scapola sul torace e movimento della testa dell’omero nell’articolazione gleno-omerale, e’ chiamato cinematica scapolo-omerale. Gia’ nelle fasi iniziali dell’affezione o lesione e’ tipico che questa si sconvolge, il che causa un sovraccarico addizionale di tessuti molli danneggiati.

MUSCOLI

muscoliSimile ad altre articolazioni del sistema muscolo-scheletrico, i tessuti molli nella spalla sono composti dalla capsula articolare con legamenti e muscoli che si attaccano sulle superfici delle ossa con tendini. Il labbro glenoideo rende piu’ profonda la superficie articolare della scapola, struttura fibrocartilaginea a sezione triangolare, fissato attorno al margine della cavita’ glenoidea. Il suo compito principale e’ di aumentare la stabilita’ dell’articolazione gleno-omerale e di migliorare l’adattamento di superfici articolari della scapola e dell’omero. I muscoli piu’ importanti dell’articolazione della spalla sono i muscoli della cuffia dei rotatori. Si tratta del gruppo di quattro muscoli relativamente piccoli di cui tendini si fondono e insieme si inseriscono sulla superficie anteriore, superiore e posteriore del collo anatomico dell’omero. Funzionano come uno stabilizzatore dinamico della testa dell’omero nell’articolazione gleno-omerale e sostengono i maggiori muscoli superiori in movimenti di elevazione e rotazione interna ed esterna nella spalla. Tra i muscoli della spalla devono essere menzionati anche il muscolo deltoide che garantisce la parte maggiore della forza che e’ necessaria per il movimento dell’elevazione nella spalla, il grande pettorale, il quale e’ importante specialmente nei movimenti di rotazione interna, ed il gruppo di muscoli chiamati stabilizzatori della scapola che sono molto importanti per assicurare lo scorrimento corretto della scapola sul piano toracico durante i movimenti nella spalla.

 

LESIONI PIÙ FREQUENTI DELLA SPALLA

naslov1

Nell’eta’ adulta, nei tendini della cuffia, specialmente nel tendine del muscolo sovraspinoso, cominciano gradualmente a svilupparsi alterazioni degenerative. La conseguenza di questo processo e’ la diminuzione di elasticita’, il che puo’ causare gia’ in lesioni minori una rottura di questi tendini. L’unico trattamento che garantisce di ripristinare intatti i tendini danneggiati e’ il trattamento operatorio con la sutura di tendini rotti. Se questo tipo di trattamento sarebbe possibile in un paziente concreto, questo dipende da tanti fattori. Alcuni di questi sono il grado del danno ai tendini, la cronicita’ della condizione e la presenza di possibili alterazioni degenerative della cartilagine. La decisione per uno dei trattamenti e’ condizionata dall’etŕ del paziente e dalla sua salute, la funzione attuale della spalla, il grado del dolore e le aspettative del paziente. In quelli in cui l’intervento, a causa di qualche ragione elencata, non e’ il trattamento adeguato, cerchiamo di migliorare la funzione con il trattamento conservativo nella forma di fisioterapia che include radiazioni antidolorifiche ed esercizi terapeutici adatti. Con questo tipo di trattamento si puo’ ottenere con una motivazione e buona cooperazione del paziente degli ottimi risultati.

rotatorna

Occasionalmente, in dolori piu’ severi si prende in considerazione anche un’infiltrazione locale di corticosteroidi che riduce l’infiammazione degenerativa nell’articolazione e con questo allevia il dolore. In alcuni casi di rottura cronica dei tendini della cuffia dei rotatori con una grave alterazione della funzione della spalla e’ necessario l’intervento di inserzione dell’articolazione artificiale. Questi interventi si eseguono in pazienti dopo i 65 anni di eta’. Con indicazioni corrette possiamo in questo modo notevolmente migliorare la funzione della giuntura ed eliminare il dolore cronico.

 

 

 

 

rm

biceps

Il bicipite e’ formato da due capi, di cui pancia e’ situata sulla parte anteriore dell’omero. Nella parte inferiore si attacca con un forte tendine singolo sul collo del radio, nella parte superiore si divide invece in due parti. Il primo, il tendine piu’ corto, chiamato anche il tendine del capo breve del bicipite, si attacca sull’apofisi coracoide della scapola e di solito non causa problemi. Il secondo, molto piu’ lungo, č il tendine del capo lungo del bicipite, il quale attraversa l’incisione bicipitale dell’omero verso l’alto, sopra la parte anteriore della testa dell’omero gira ad angolo retto e si attacca sulla parte superiore del labbro glenoideo. A causa del corso di questo tipo, il tendine si, nella parte superiore dove gira nell’incisione dell’osso ad angolo retto, spesso infiamma oppure anche danneggia.

Nella fase iniziale i problemi possono essere trattati in modo conservativo con riposo, fisioterapia, in alcuni casi si puo’ applicare anche l’infiltrazione locale di corticosteroidi del solco bicipitale. Se i problemi sono cronici e si ripetono, il trattamento operatorio con la tenodesi del bicipite con tecnica artroscopica e’ raccomandato. Si tratta di una corta procedura operatoria minimamente invasiva in regime day-hospital, dove la parte superiore del bicipite e’ interrotta e nuovamente fissata sull’osso sotto la parte danneggiata del tendine. In questo modo eliminiamo il dolore e normalizziamo la funzione della spalla. Questo intervento non influisce sulla funzione del muscolo. Raramente si verificano problemi con il tendine del capo lungo del bicipite a causa di una lesione nella parte dove questa si attacca sulla parte superiore del labbro nell’articolazione gleno-omerale. Queste lesioni sono tipiche per giovani sportivi che praticano sport che richiedono movimenti bruschi con le braccia. Il trattamento di queste e’ operatorio con la sutura del tendine sul punto di attacco e del labbro. Con un intervento operativo adatto possiamo garantire il ritorno alle attivita’ sportive senza limitazioni.

bicipitebicc.

disloc.

Una mobilita’ eccezionale della spalla in praticamente tutti i piani significa anche una predisposizione per lo sviluppo dell’instabilitŕ articolare. I problemi con dislocazioni continue di spalla sono piu’ frequenti in persone giovani in cui l’elasticita’ dei tessuti molli e muscoli concede ancora piu’ facilmente una dislocazione dell’articolazione. L’instabilita’ della spalla puo’ svilupparsi come una conseguenza di una iniziale dislocazione traumatica, i.e. in una lesione. Dopo la prima dislocazione possiamo scegliere tra il trattamento conservativo con riposo e successivamente terapia fisica e dall’altra parte l’intervento operatorio. La decisione per il tipo di trattamento dipende dall’etŕ del paziente, dal livello dell’attivitŕ sportiva, dall’esposizione agli sport di contatto, dall’ampiezza di danni nell’articolazione, specialmente su parti ossee della spalla, e la presenza di una possibile estrema elasticitŕ delle articolazioni generalizzata. Quando la dislocazione si ripete per la seconda volta, raccomandiamo la stabilizzazione operatoria. Questa puň essere, in base alla forma dell’instabilitŕ e l’ampiezza delle alterazioni sulle ossa, eseguita con tecnica artroscopica con la fissazione e l’accorciamento della capsula articolare e dei legamenti, i.e. l’intervento ai tessuti molli, oppure come un intervento operatorio classico alle strutture ossee dell’articolazione. In questa versione e’ piu’ frequentemente usata una parte dell’apofisi coracoidea della scapola per l’ampliamento della superficie del glenoide della scapola.

tipi bi.

In alcuni casi le dislocazioni di spalla cominciano a verificarsi anche spontaneamente. Di solito, questi tipi di instabilita’ sono piu’ difficili da trattare perché sono piu’ complessi e connessi con una scarsa coordinazione dell’attivazione dei muscoli della spalla, pessima postura e una posizione obliqua della scapola. Una tale forma di instabilita’ atraumatica e’ per questo, almeno all’inizio, trattata conservativamente. Con un programma di terapia fisica adeguato cerchiamo di correggere tutte le deficienze funzionali dei muscoli che causano l’instabilita’ della spalla. Quando un trattamento tale non porta buoni risultati, anche in questi tipi di instabilita’ spesso raccomandiamo una stabilizzazione operatoria dell’articolazione.

sutura1sutura2

usura

A differenza di quanto riguarda l’anca e il ginocchio, l’usura della cartilagine della spalla e’ molto piu’ rara. Piu’ frequentemente e’ connessa con lesioni precedenti come per esempio fratture della parte superiore dell’omero oppure della superficie articolare della scapola con continue dislocazioni di spalla, puň verificarsi anche in rotture croniche dei tendini della cuffia dei rotatori.

usura1

Nelle fasi iniziali dell’affezione il trattamento e’ conservativo con farmaci come antireumatici e corticosteroidi, i quali riducono l’infiammazione degenerativa dell’articolazione che si verifica nella distruzione della cartilagine. Negli ultimi anni e’ sempre piu’ utilizzato il trattamento con iniezioni di acido ialuronico e iniezioni con plasma ricco di piastrine e anche la radiazione magnetica. Si tratta di trattamenti orientati nella prevenzione del progresso della malattia che possono contribuire al miglioramento sintomatico. Con questa terapia possiamo nelle fasi iniziali dell’usura in modo transitorio migliorare la funzione dell’articolazione e risolvere i problemi. Nella funzionalita’ gravemente colpita dalla malattia e nella distruzione completa della cartilagine, viene considerato il trattamento chirurgico con inserzione dell’endoprotesi articolare – dell’articolazione artificiale il quale sostituisce la funzione dell’articolazione danneggiata. In questo modo miglioriamo significativamente la mobilita’ della spalla ed eliminiamo il dolore.

cartil.TIPI DI TRATTAMENTO

artro

vantaggi

L’artroscopia della spalla e’ un intervento operatorio eseguito in anestesia totale. Per l’artroscopia diagnostica della spalla sono di solito sufficienti due incisioni cutanee di dimensioni tra 0,5 fino a un centimetro. Attraverso la prima, la quale si trova sulla parte posteriore della spalla, viene introdotta l’ottica, attraverso la seconda invece, che si trova sulla parte anteriore, introduciamo il palpatore con il quale si esamina l’interno dell’articolazione. In interventi piu’ complicati si fanno da una a tre incisioni cutanee addizionali di dimensione fino a 0,5 cm. Queste sono necessarie per l’introduzione di strumenti, suture e altri impianti chirurgici nell’articolazione. Durante l’intervento, similmente all’artroscopia del ginocchio, l’articolazione della spalla e’ riempita di una soluzione fisiologica acquosa sterile. Si tratta della soluzione acquosa di NaCl, la quale sciacqua l’articolazione, la espande e in questo modo permette una buona ispezione dell’interno dell’articolazione.

indicazioni

L’artroscopia della spalla di solito viene effettuata in due passaggi. Nel primo passo dell’intervento introduciamo l’artroscopio nell’articolazione gleno-omerale, la quale e’ l’articolazione principale della spalla dove si uniscono l’omero e la superficie articolare della scapola chiamata glenoide. Se i problemi sono connessi con l’instabilita’ della spalla, danno al labbro glenoideo (una struttura simile al menisco che avvolge la superficie articolare della glenoide della scapola), problemi connessi con il tendine del capo lungo del bicipite oppure una parziale rottura di uno dei tendini della cuffia dei rotatori dalla parte interna, questo possiamo saperlo gia’ con l’esaminazione dell’articolazione gleno-omerale. Durante l’esaminazione diagnostica dell’articolazione possiamo individuare cambiamenti degenerativi oppure delle lesioni sulle superfici della cartilagine sulla testa dell’omero o sulla glenoide della scapola, corpi liberi intraarticolari, difetti ossei come conseguenza di continue lussazioni della spalla oppure una rottura totale di uno dei tendini della cuffia dei rotatori. L’artroscopia diagnostica continua con l’introduzione dell’artroscopio nella borsa subacromiale. Si tratta di una struttura che si trova tra la superficie esterna della cuffia dei rotatori e la superficie inferiore dell’acromion, la quale ha in una spalla sana la funzione di un miglior scorrimento della cuffia dei rotatori al di sotto dell’acromion. Con l’introduzione dell’ottica nella borsa subacromiale e con l’estensione con una soluzione fisiologica acquosa sterile creiamo spazio, il quale ci permette un’ispezione adeguata della superficie esterna della cuffia dei rotatori e della superficie nferiore dell’acromion.

L’arco della durata dell’operazione varia tra 20 minuti fino a due ore dipendendo dalla sua complessita’. Dopo l’intervento il paziente riposa per un breve periodo di tempo nella stanza di recupero e viene dimesso nella stessa giornata.

 novita

Nella clinica Artros abbiamo introdotto per primi in Slovenia un nuovo metodo biologico di sutura artroscopica dei tendini senza uso di innesti artificiali, il che diminuisce i rischi delle complicazioni e positivamente influisce sul processo della guarigione del tendine.

Con il passare degli anni il flusso del sangue in questi tendini diminuisce e nelle fibre collagene cominciano a manifestarsi alterazioni degenerative. Questi processi cominciano giŕ dopo i 40 anni di etŕ e con il passare degli anni aumentano. Rotture o lesioni si possono verificare anche a causa di traumi minimi, o in alcuni casi anche spontaneamente, quando i tendini per eta’ o usura presentano una condizione di ridotta consistenza ed elasticita’.

čas

Il trattamento di maggior successo e’ quello operatorio. Per il risultato finale del trattamento e’ cruciale l’identificazione rapida del danno ai tendini e la sutura di questi, il che impedisce l’avanzamento della degenerazione della cuffia dei rotatori e lo sviluppo di danni incorreggibili. Il trattamento artroscopico minimamente invasivo di sutura dei tendini rotti e’ l’intervento operatorio dominante in cui con l’aiuto della camera endoscopica attraverso piccole incisioni cutanee chirurgiche minori di un centimetro suturiamo il tendine dannegiato al suo posto sull’omero. In un operazione standard si usano per la fissazione del tendine al proprio posto vari innesti sui quali sono fissate le suture. Con queste suture otteniamo una fissazione stabile del bordo libero del tendine sull’omero e cosi’ permettiamo nel processo della guarigione l’aderenza del tendine con l’osso.

Metodo senza innesti artificiali

Nel metodo nuovo della sutura biologica del tendine non abbiamo bisogno di innesti artificiali, attraverso i quali a sutura viene fissata nell’osso. Al posto di questi innesti usiamo uno strumento fatto apposta per questa operazione con cui facciamo attraversare l’osso con la sutura, sul quale poi anche fissiamo il tendine. I vantaggi di questo metodo sono  numerosi. Quello piu’ importante e’ che non si usano innesti artificiali, i quali sarebbero locati nell’osso direttamente sotto la superficie sulla quale e’ fissato il tendine e impedirebbero il flusso del sangue e la guarigione. In alcuni casi gli innesti di questo tipo causano il riassorbimento dell’osso circondante. Nello scenario peggiore l’innesto puo’ migrare dall’osso, il che causa la ripetizione dei problemi. Il nuovo metodo biologico della sutura della cuffia dei rotatori si e’ mostrato come sicuro ed efficace in varie ricerche. Questo metodo si e’, per esperienze positive, affermato nel nostro centro ed e’ cosi’ diventato il metodo standard del trattamento operativo della rottura della cuffia dei rotatori.

avvocato

 Artros


Lascia un commento

Problemi alle articolazioni

Problemi alle articolazioni sono uno dei più frequenti fastidi dell’uomo moderno. Costituzionalmente le più sensibili sarebbero le persone atletiche, ma il fatto è che non esiste un trentenne che non abbia ancora sentito il dolore ad almeno una delle articolazioni.

ortopedia

Gomito del tennista

Anche se chiamiamo questa condizione il gomito del tennista questa non è connessa solo con il gioco di tennis. Spesso è determinata da un uso eccessivo e continuato del braccio e dell’avambraccio, ed è tipica di soggetti che, a causa di particolari attività sportive o professionali, sono costretti a ripetere determinati movimenti. La causa del gomito del tennista non è solo lo sforzo fisico ma anche il lavoro frequente con il computer a causa del uso di tastiera e mouse. Il dolore tipico di questa condizione è localizzato sulla parte esterna del gomito e si aggrava quando il braccio è caricato. Il dolore è causato dall’infiammazione dei tendini. Nella fase iniziale quando il dolore si verifica, basta interrompere il lavoro per un po’ di tempo e riposare, questo col tempo non basta più. Continuando a lavorare nello stesso modo e praticando lo stesso sport, i dolori si aggravano e non cessano neanche quando interrompiamo con l’attività. Anche normali attività quotidiane come lavare i denti oppure guidare sono eseguite con difficoltà. Il dolore è accompagnato dal gonfiore, mobilità limitata, anche disagio, la forza muscolare è diminuita.

 

Lesioni del polso

Distorsioni e fratture del polso sono lesioni abituali per cadute. Se per esempio inciampate, la reazione normale è di stendere le braccia e cadere sulle mani. La conseguenza può essere la distorsione o anche frattura del polso. Se la mobilità è severamente limitata e dolorosa, e si sentono dei scricchiolii, è molto probabile che il polso è fratturato. Più frequentemente si verifica una frattura dell’osso navicolare o scafoide.

Dolori severi al polso possono essere anche una conseguenza della ripetizione di determinati movimenti. Si tratta del sindrome del tunnel carpale dove il dolore severo colpisce il polso e la mano. I tessuti nel tunnel carpale si gonfiano, infiammano e schiacciano il nervo,il che causa formicolio e dolore. Questa lesione è tipica per persone che spesso usano la tastiera e il mouse, e anche per falegnami, mercanti, dipendenti nelle catene di produzione, violinisti.

 

Problemi alla spalla

Il dolore nell’articolazione della spalla è una conseguenza di una lesione oppure un’affezione. Questa può diffondersi anche nella parte superiore del braccio fino al gomito. Le cause più frequenti per il dolore cronico nella spalla sono sindrome da impingement della cuffia dei rotatori, lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori, infiammazione della capsula articolare e usura della spalla oppure artrosi. Nella sindrome da impingement il tendine nella spalla si gonfia e infiamma. Il paziente sente dolore nell’elevazione del braccio, durante il sonno, si può sentire anche il scricchiolio nella spalla.

Anche una lesione o rottura dei tendini può manifestarsi nella incapacità di usare le braccia. Il paziente a volte non può elevare la mano neanche davanti a sé e si veste con difficoltà. Questa lesione spesso appare in persone di età superiore a 40 anni a causa di sovraccarico del muscolo oppure di cambiamenti degenerativi. In persone più giovani di solito la lesione è causata da una caduta sulla spalla. Il corso della malattia è formato da tre fasi. La prima è la fase dell’infiammazione, questa è veramente dolorosa e dura da tre fino a otto mesi. Nella seconda fase, la quale dura da tre fino a quattro mesi, il dolore gradualmente cessa, e nella terza fase si ricovera e la mobilità migliora.

Il dolore cronico della spalla può essere causato anche dall’usura dell’articolazione della spalla o artrosi. Questa è una rara ma insidiosa affezione, le cui cause sono molto differenti e nei 20 o 30 anni di età non può essere prevista, e si esprime più frequentemente dopo i 65 anni di età. In questo caso si tratta di degradazione della matrice cartilaginea dell’articolazione.

 

Dolore alla schiena

Quasi ogni adulto conosce il dolore nella colonna cervicale e lombare. I più diffusi sono i danni ai dischi intervertebrali che si verificano più frequentemente nella parte inferiore della schiena. Il dolore acuto della schiena può essere causato da malattie degenerative, per esempio cambiamenti nella superficie cartilaginea di piccole articolazioni della colonna vertebrale, cambiamenti di dischi intervertebrali e apofisi vertebrali – sporgenze dei corpi delle vertebre, ma molte volte il dolore alla schiena è causato da un semplice movimento come raccogliere qualcosa dalla terra. La causa potrebbe essere che prima facevamo altre cose come sollevamento di carichi pesanti, e non lo facevamo in modo corretto e abbiamo subito una lesione che si verifica più tardi, facendo un semplice movimento. Le cause più frequenti per problemi alla colonna vertebrale sono la debolezza muscolare o mancanza di movimento e postura scorretta quando siamo seduti, sdraiati e quando camminiamo. Specialmente a causa di un aumentato numero di ore che siamo seduti (scorrettamente) nel ufficio, i problemi alla schiena sono oggi una della più frequenti cause per l’assenza da lavoro.

 

Usura della cartilagine

La causa più frequente per dolori alle articolazioni in persone adulte è l’usura della cartilagine articolare. La causa profonda di solito non è nota, alla lesione possono contribuire sovraccarico articolare, processi degenerativi e anche genetica. L’usura della cartilagine abitualmente procede lentamente, il primo segno è spesso un dolore occasionale che è presente se l’articolazione è caricata per troppo tempo. È molto interessante il fatto che l’usura della cartilagine è un punto comune di sportivi professionisti e persone anziane. La struttura della cartilagine cambia specialmente con l’invecchiamento, la superficie diventa sempre più rigida e fragile, problemi addizionali possono essere causati da piccole particelle di cartilagine che si staccano. L’usura dell’articolazione causa dolori durante il movimento, il paziente può sentire uno scricchiolio, quando si è fermi l’articolazione si indurisce. A causa della mobilità peggiorata e attività diminuita, le conseguenze colpiscono anche i muscoli, i quali si indeboliscono, il che significa un’addizionale mobilità peggiorata del paziente.

 

Lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio

L’articolazione del ginocchio è una delle articolazioni più caricate. Nonostante il fatto che è costruito in un modo che lo fa molto flessibile, le lesioni possono accadere, specialmente se nel momento di un caricamento maggiore facciamo un movimento incontrollato. La lesione più frequente del ginocchio è quella del legamento crociato anteriore (LCA), la quale causa un’instabilità del ginocchio e movimenti anomali dell’articolazione. Questi sono la causa di possibili lesioni di altre strutture e di un usura aggravata. La lesione del legamento crociato anteriore è un evento traumatico molto frequente soprattutto per chi pratica attività sportiva, specialmente per persone giovani e attive. In generale è più frequente tra maschi, ma negli ultimi tempi è cresciuto il numero delle lesioni anche tra donne. Gli sport maggiormente rischiosi sono lo sci, calcio e basket.

gobbi2web

 

 

Tratto dalla rivista MOVIMENTO, edizione speciale

 

http://www.artros.it


Lascia un commento

Traumi da attività sciistica

Come prevenirli, come affrontarli.

activities-Snowboarding_Or_Skiing_Experience-21369125902Lo sci è un’attività sportiva praticata da un numero elevatissimo di persone, spesso nel contesto di condizioni meteorologiche negative e senza un’adeguata preparazione atletica.

Negli ultimi anni l’incidenza delle lesioni traumatiche dovute a cadute o a scontri fra sciatori è notevolmente aumentata. Chi scia a livello dilettantistico non riesce facilmente a rendersi conto del proprio stato di affaticamento e spesso non conosce o sottovaluta le reali condizioni della pista.

Da alcuni anni, comunque, fra le patologie degli sciatori si osservano lesioni che non sono provocate dal trauma dello sci vero e proprio perché le tecnologie, con gli attacchi di sicurezza calibrati che liberano lo sci in caso di caduta, limitano questi danni. Sono provocate, invece, dall’eccessivo affollamento delle piste che aumenta in maniera esponenziale l’errore umano.

Se analizziamo le statistiche dei traumi riportati dagli sciatori, si nota come le fratture (51,5%) siano superiori alle distorsioni (28,75%). La gamba è interessata nella percentuale del 31%, il ginocchio nel 13%, il I dito della mano net 3,15%. Lo stiramento del legamento collaterale mediale del ginocchio è in testa alla classifica degli infortuni.

In sintesi i distretti classicamente interessati nella traumatologia da sci sono:

Il ginocchio

Anatomia-ginocchioLe superfici articolari di rotula, tibia e femore, in una caduta o in uno scontro con altro sciatore, possono riportare una contusione alla superficie articolare, con lesione della cartilagine articolare (frattura o microfrattura condrale).

I menischi, i legamenti crociati e i legamenti collaterali da soli o associati possono essere interessati da un trauma
da sci.
Le lesioni al menisco, soprattutto il mediale, sono evenienze tutt’altro the rare nello sciatore e solitamente provocate da un movimento di flessione del ginocchio associato a rotazione del piede indotto dal gesto atletico o da un malfunzionamento degli attacchi durante una caduta.

La lesione dei legamenti crociati, più frequentemente l’anteriore, si verifica quando l’articolazione viene sollecitata in modo abnorme tendendo il legamento o in iperestensione di ginocchio o in flessione-torsione dello stesso con pulsione anteriore o posteriore delta tibia rispetto al femore, La lesione dei crociati viene classificata in diversi gradi in base alla gravità di compromissione delle fibre legamentose;

Il legamento collaterale mediale, la cui funzione meccanica è la stabilizzazione del ginocchio al suo lato “interno” durante il movimento, viene solitamente leso per una spinta laterale al ginocchio con piede fisso a terra. È il caso dello sciatore che cade in avanti senza che si sgancino gli sci finendo a terra in posizione “a rana”.

La spalla

bigstock-Shoulder-bursa-bursitis-AlilaLa lesione della cuffia dei rotatori si può realizzare per una causa traumatica violenta, o può nascere da un’irritazione dei tendini dovuta all’iperuso funzionale cui segue una fase di infiammazione. Perdurando lo stimolo irritativo, si restringe lo spazio articolare causando un conflitto tra il tendine e la parete ossea sovrastante durante il movimento; ciò perpetua la sofferenza del tendine facendolo degenerare sino alla rottura, parziale o completa. Spesso l’alterazione articolare conseguente alla lesione della cuffia produce l’irritazione del capo lungo del bicipite brachiale e della guaina che l’avvolge nel tratto in cui scorrono sulla testa omerale.

Le lesioni dell’articolazione acromion-claveare sono provocate da un urto diretto alla faccia laterale della spalla o per caduta o per collisione con un altro sciatore; ciò produce un danno la cui estensione e profondità possono giungere, attraverso lo stadio di stiramento e parziale lacerazione, sino alla completa rottura della capsula e di tutto il complesso legamentoso dando cosi origine ad una lussazione acromionclaveare, II dolore all’apice della spalla, di tale intensità da impedire ogni movimento, è il sintomo principale delle lesioni di quest’articolazione; in caso di franca lussazione dell’acromion-claveare si noterà una deformità alla spalla legata allo spostamento della clavicola verso l’alto, rispetto all’acromion.

Per quanto riguarda le lesioni dell’articolazione glenoomerale, come sappiamo è costituita dall’estremità sferoidale della testa omerale che ruota su una superficie della scapola, detta glena consentendo al braccio di compiere una rotazione vicina ai 360° nello spazio.

Oltre alla capsula articolare, ad una struttura di contenimento appoggiata al bordo glenoideo scapolare, detta cercine ed ai legamenti la stabilità articolare è affidata ad un complesso di muscoli che sovrapponendosi in vari strati mantengono “centrata” la testa omerale sulla glena scapolare durante il movimento.

Come per l’acromion claveare una sollecitazione del braccio, durante uno sforzo od un contrasto, provoca una lesione delle struttura capsulare, legamentosa e muscolare che può condurre alla lussazione dell’omero, ovvero alla perdita del fisiologico contatto tra omero e scapola.

A differenza dell’acromion claveare, la cui lussazione avviene in un solo piano dello spazio, la lussazione omerale, grazie all’ampiezza dell’arco di movimento, può prodursi in diversi piani (anteriore, posteriore, ascellare…).

In realtà nello sportivo il 95% delle lussazioni gleno omerali è anteriore e si produce per un trauma prodotto mentre il braccio è alzato ed extrarotato.

Talora, in seguito ad un episodio di lussazione, si verificano le recidive, e cioè episodi di lussazione gleno-omerale anche per movimenti banali; ciò è dovuto alla lassità dei tessuti coinvolti nel primo episodio e in tale caso si definirà la lussazione di spalla come “abituale o recidivante”.

Il polso

b_14_1_2aSia un trauma diretto, ovvero una caduta che coinvolga l’articolazione del polso, sia un trauma indiretto, ovvero una leva provocata dall’impugnatura del bastoncino con l’ausilio del laccio, sono in grado di provocare lesioni a carico sia dello scheletro che delle strutture capsulo legamentose. Per quanto riguarda lo scheletro, sono più a rischio di frattura la parte distale del radio e dell’ulna, lo scafoide e le falangi.

Assai più frequenti delle fratture sono i traumi distorsivi, che colpiscono la regione articolare composta dal radio e dalle ossa scafoide e semilunare e quelli che colpiscono la regione metacarpo falangea del primo dito. Una caratteristica lesione da sci e a carico del I dito e, in particolare, a carico della articolazione metacarpofalangea del lato ulnare, articolazione nella quale si può rompere il legamento metacarpofalangeo per la scorretta impugnatura della racchetta.

Questa lesione, detta anche “pollice dello sciatore”, viene prodotta urtando con la punta del pollice la neve durante una caduta. Ciò può causare la rottura, parziale o totale, del legamento collaterale ulnare, componente indispensabile alla stabilità articolare nel movimento di “pinza” tra pollice ed indice. Con un meccanismo analogo possono verificarsi le rotture dell’espansione terminale del tendine estensore all’ interfalangea distale delle ultime dita (dal secondo al quinto).

Capo e rachide cervicale

Sono legati soprattutto a tre fattori: aumento della velocità di discesa, incremento dei praticanti con aumento della densità di sciatori sulla pista, urti contro ostacoli naturali (alberi, rocce…) durante i fuoripista o contro ostacoli non segnalati o non protetti (piloni di funivia, tralicci di cavi…ecc.).

II risultato è un incremento di traumi al capo, commotivi o meno, cosi come un aumento delle distorsioni del rachide cervicale legate a traumi del capo con iperestensione del collo. I danni possono spaziare da lesioni muscolari e capsulo-legamentose di lieve entità fino a lussazione o frattura di corpi cervicali, con danno del midollo spinale cui possono conseguire lesioni irreversibili ed invalidanti.

Fratture di femore e tibia

imagesSHNYNFSRTali fratture, pur essendo diminuite rispetto ad un recente passato grazie ai progressi in tema di sicurezza degli attacchi e degli scarponi, rappresentano ancora un capitolo cospicuo della traumatologia dello sciatore.

Diverse dallo sci, invece, le lesioni the vengono provocate dalla pratica dello snow-board: predominano i traumi agli arti superiori, seguiti da traumi alla testa e da quelli agli arti inferiori (principalmente la caviglia). È di interesse il fatto che tra i rider traumatizzati quelli con frattura sul totale sono in percentuale doppia (28%) rispetto agli sciatori
(14%). La maggior parte di tali fratture riguarda il polso.

Per quanto riguarda i traumi non fratturativi le lesioni tipiche sono localizzate soprattutto alle spalle, dove si verificano sublussazioni dell’articolazione acromionclaveare e dell’articolazione sterno-claveare; frequenti sono i traumi del polso e della mano per la mancanza di racchette.

Per gli arti inferiori gli infortuni al femore, tibia e perone sono di solito il risultato di un trauma diretto contro un oggetto statico o contro un altro sciatore/rider. Per il ginocchio la maggior parte dei traumi alle ginocchia avviene a snowboarder con un solo piede agganciato (ski lift, …).
Lo snowboard è comunque meno peicoloso per le ginocchia che non lo sci perché:

a) mentre sulla tavola, con entrambi i piedi aggancianti agli attacchi, qualunque forza di torsione dovesse esserci provocherebbe la torsione di tutto il corpo poiché entrambe le gambe e il busto devono muoversi nella stessa direzione, non è la stessa cosa nello sci, dove una gamba può girarsi all’interno o all’esterno indipendentemente dal movimento del resto del corpo; direzione, non è la stessa cosa nello sci, dove una gamba può girarsi a l l ’ i n t e r n o o a l l ’ e s t e r n o indipendentemente dal movimento del resto del corpo;

b) una tavola ha solo due lamine the possono spigolare improvvisamente sulla neve al contrario delle quattro per gli sci;

c) le tavole da snowboard sono più corte degli sci, ciò riduce il braccio di leva della forza prodotta dalla torsione.

Gli infortuni alle caviglie sono particolarmente comuni dopo i salti per una combinazione di forte compressione e torsione. Ciò potrebbe portare alla distorsione della caviglia o ad un trauma peggiore detto “la caviglia dello snowboarder”. Si tratta delta frattura dell’ipofisi laterale dell’astralago scambiata spesso per una forte distorsione.

Gli infortuni alla spina dorsale non sono frequenti e si verificano in due modi:

a) come risultato di un salto che non è andato bene, con un atterraggio in una posizione scomoda sulla schiena o sul collo, o su qualcuno o qualcos’altro;

b) in seguito ad una brusco stop, lo snowboarder atterra pesantemente sul sedere e l’energia è trasmessa su per la spina dorsale causando fratture da schiacciamento della colonna vertebrale.

Consigli utili per prevenire gli incidenti sulla neve:
• Curare nei minimi dettagli la preparazione atletica, da svolgere nei mesi che precedono la stagione invernale. La preparazione fisica deve essere finalizzata a recuperare il tono muscolare dell’intero corpo, irrobustire i muscoli della schiena, rendere elastiche le articolazioni (caviglia, anca, ginocchio). Per chi intende dedicarsi allo sci di fondo può essere utile un allenamento preliminare con appositi “sci a rotelle” su strada, per abituare i propri arti inferiori al movimento tipico del fondista. In mancanza di questo tipo di allenamento, può comunque risultare utile l’esecuzione di un programma aerobico per migliorare le doti di resistenza (cyclette, marcia, nuoto, eseguiti a velocità moderata,
per almeno 40-60 minuti ogni 3-4 giorni).

• Scegliere materiali resistenti e collaudati.

• Controllare spesso la perfetta funzionalità di tutto il kit: sci, attacchi, scarponi e racchette. Verificare se i ganci delle calzature sono a posto e se gli attacchi sono regolati secondo il vostro peso e le vostre capacità atletiche.
• Raddoppiare in pista la concentrazione, in particolare all’inizio e alla fine della giornata sulla neve. È stato provato, infatti, che la maggior parte degli incidenti sugli sci avvengono durante la prima ora (a muscoli freddi) o in ultima discesa.
• Prudenza soprattutto nelle ore di punta, quando la pista è più affollata, controllando – e cercando di prevedere – i movimenti degli altri sciatori più vicini.
• Percorrere sempre una pista adatta alle proprie capacità tecniche, evitando i “fuori pista”.
• Non lanciarsi a forte velocità perché si rischia di perdere il controllo degli sci; evitare le gare in mezzo alla folla, le curve a raggio troppo largo, le acrobazie inutili.

II preoccupante aumento di incidenti anche mortali in pista, ha costretto il legislatore italiano a porre fine ad una sostanziale mancanza di regole di prevenzione e sicurezza. Con Ia pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 5 Gennaio 2004 delta Legge n. 363/2003, è entrata in vigore la prima legge italiana destinata a regolare gli sport sulla neve all’interno di aree sciabili attrezzate.

Si tratta di un intervento normativo finalizzato ad introdurre regole e prescrizioni di sicurezza obbligatorie per i gestori degli impianti e per i loro utenti. Escludendo lo sci alpinismo o il fuori pista, sui percorsi di discesa battuti dallo spazzaneve gli utenti devono essere protetti da ostacoli presenti lungo le piste con adeguate protezioni e segnalazioni di pericolo e devono potere disporre di postazioni per il pronto soccorso; i gestori sono inoltre obbligati a segnalare le cattive condizioni del fondo e a chiudere la pista in caso di pericolo o di non agibilità.
La seconda parte della legge introduce, invece, regole di comportamento e sicurezza per l’utente di aree sciistiche attrezzate: velocità, precedenza, sorpasso, incrocio, stazionamento, omissione di soccorso, transito e salita. L’obbligo di dare precedenza viene imposto allo sciatore a monte. In particolare, va proibito allo sciatore che sopraggiunge da dietro di sfiorare lateralmente lo sciatore che lo precede.

E se non si è medici, può essere rischioso prestare al ferito “l’assistenza occorrente” prescritta dall’art. 14, dato che è sconsigliato o addirittura proibito intervenire su un ferito senza avere la preparazione medica necessaria (si pensi al trauma cranico o cervicale); per i non addetti ai lavori, è più agevole comunicare immediatamente al gestore l’avvenuto incidente.

Tratto da: http://www.tuttosanita.it/PugliaSalute/Anno2004/PugliaSaluten%C2%B011%20PDF/sci_ortopedia_17_19.pdf

Artros


Lascia un commento

Lesione del sottospinoso: l’importanza della cuffia dei rotatori

Simple_Trick_to_Relieve_Joint_Pain_and_Support_Joint_Health-659x470La spalla è una delle articolazioni che più entrano in gioco quando si vogliono muovere le braccia.

L’omero è fissato alla scapola mediante un complesso sistema di muscoli e tendini che insieme prendono il nome di cuffia dei rotatori, proprio per la loro funzione di movimento rotatorio, interno ed esterno, del braccio.

La cuffia dei rotatori è costituita da 4 muscoli e dai loro tendini: il sovraspinato (o sovraspinoso), il sottospinato (o sottospinoso) e il piccolo rotondo sono muscoli necessari per la rotazione esterna, quella di cui usufruiamo per pettinarci o per grattarci la testa; mentre il solo muscolo rimanente, il sottoscapolare, è addetto all’intrarotazione, necessaria se vogliamo ruotare il braccio in senso orario.

Quali sono i sintomi della lesione del sottospinoso?

Sembra che almeno il 20% della popolazione soffra di una lesione della cuffia dei rotatori, spesso anche in forma asintomatica (nel 33,5% dei soggetti). Esistono dei fattori di rischio che possono predisporre il paziente alla lesione della cuffia e del sottospinoso in particolare, tra cui compaiono la familiarità, la ricorrenza di traumi o microtraumi a cui sono soggetti principalmente gli sportivi o l’età avanzata. In ogni caso la lesione segue a un assottigliamento del tessuto tendineo e interessa principalmente una zona specifica relativamente povera di vasi sanguigni.

Il sottospinoso leso si manifesta con dei sintomi piuttosto ovvi, come il dolore o la difficoltà a muovere il braccio, ma è presente anche debolezza di tutta la spalla e inoltre il dolore può essere accusato anche nella zona anteriore del braccio e della spalla.

Closeup on fitness woman having pain in shoulderCome si effettua la diagnosi e qual è il trattamento della lesione del sottospinoso e della cuffia?

Un buon ortopedico può senza dubbio individuare una lesione del sottospinoso e della cuffia in seguito ad una semplice analisi clinica, tesa ad evidenziare le difficoltà funzionali e i punti di dolore del paziente in seguito a pressopalpazione. Per poter avere però un’idea chiara della condizione dei tessuti coinvolti, è senza dubbio necessario sottoporsi a dei raggi X o, meglio, a una Risonanza Magnetica.

La lesione della cuffia può risultare parziale, se solo parte del tessuto tendineo è lesionato, completa se tutto un tendine si lacera, o massiva quando è tutta la struttura della cuffia a presentare lacerazioni anche gravi.

In base al tipo di lesione che interessa la spalla possono essere sufficienti delle sedute presso un fisioterapista competente, che mediante esercizi di stretching mirati possono permettere il recupero funzionale della spalla.

Se il trauma è a carico di soggetti in età lavorativa che necessitano un totale recupero della mobilità, o quando le terapie conservative e i farmaci antidolorifici non bastano per un recupero ottimale, è possibile procedere con il trattamento chirurgico.

In cosa consiste il trattamento chirurgico?

Fino a qualche tempo fa la procedura standard per operare la cuffia dei rotatori e il sottospinato prevedeva un’operazione a cielo aperto, con un’incisione di 6-8 cm attraverso cui il tendine leso veniva suturato con i materiali più adatti.

Oggi si tende a rendere le operazioni chirurgiche il meno invasive possibile, così si preferisce sempre ricorrere alla tecnica artroscopica, che mediante fibre ottiche e piccole telecamere inserite nella spalla attraverso un’incisione di 0,5-1 cm, permette di ottenere lo stesso risultato.

Qualsiasi tecnica si utilizzi, il tendine strappato viene nuovamente fissato all’osso attraverso piccoli strumenti di ancoraggio, ma questi non sempre sono sufficienti al totale recupero della forma fisica.

Se nella maggior parte dei casi la lesione viene riparata, esiste una percentuale di evenienze in cui il danno risulta solo parzialmente recuperabile o addirittura del tutto irreparabile.

L’operazione dura in ogni caso circa un’ora e necessita di successiva fisioterapia per un totale recupero o comunque per un sostanziale miglioramento della motilità e della funzionalità della spalla. Essa, anche se nei casi in cui non sia riparabile, viene comunque ripulita dall’eventuale tessuto cicatriziale presente.

Nella maggior parte dei casi, un tutore portato per un breve periodo di tempo e alcune sedute fisioterapiche permettono di tornare a svolgere tranquillamente le proprie attività sportive e lavorative, liberi da difficoltà motorie e da dolori fastidiosi. L’importante è non trascurare i sintomi dolorosi e recarsi da uno specialista appena si percepisce un dolore troppo insistente.

 

Tratto da: http://www.centrofisioterapiaroma.it/blog/patologia/spalla/lesione-del-sottospinoso-limportanza-della-cuffia-dei-rotatori/

 

Artros


Lascia un commento

La storia del paziente: Muhamed Baltić, atleta professionale, taekwondo

34-img_120547136240685-a8824b9bc5a44cdd“Ho deciso per il trattamento della lesione del ginocchio nella clinica Artros secondo la raccomandazione del mio amico fisiatra. Siccome ero molto soddisfatto, dopo un anno la ho visitato ancora una volta, questa volta a causa della lesione della spalla.

Lotta con il dolore

Muhamed Baltić, atleta professionale, due volte campione europeo e mondiale in taekwondo e allenatore della squadra nazionale slovena, tutta la sua vita non ha subito quasi nessuna lesione. Poi ha invece in un anno subito due lesioni che hanno necessitato l’operazione e riabilitazione di più mesi. Nel 2010 Dott. Mohsen Hussein ha eseguito la ricostruzione del legamento crociato anteriore, un anno dopo la lesione dei tendini della cuffia dei rotatori ha necessitato l’intervento in artroscopia, eseguita da Dott. Martin Mikek.

“Tutte e due le lesioni sono occorse durante uno scontro. La lesione del ginocchio destro è occorsa dopo il salto con rotazione, la lesione della spalla destra invece era una conseguenza di un impatto durante una lotta,” Muhamed spiacevolmente ricorda gli incidenti. Allo stesso tempo aggiunge che in taekwondo proprio queste due giunture sono le più esposte agli incidenti. Quando è occorsa la prima lesione, quella di ginocchio, Muhamed ha scelto la clinica Artros secondo raccomandazione del suo amico fisiatra. Dopo la risonanza magnetica (RM) era chiaro che il trattamento operativo sarà necessario, la ricostruzione del legamento crociato, la quale era eseguita da Dott. Hussein. Allo stesso tempo, la risonanza magnetica e l’intervento operativo hanno dimostrato che Mohamed ha già subito cambiamenti sulla cartilagine. Questa lesione era poi con successo trattata con il metodo Orthokine. L’intervento in artroscopia era condotto senza complicazioni, così come la riabilitazione. Dopo sei mesi il ginocchio era già di nuovo in piena forma.

Sfortunatamente, nel 2011 il nostro atleta di successo è ritornato nel centro Artros con una nuova lesione. Durante l’allenamento durante la preparazione si ha rotto i tendini della cuffia dei rotatori della spalla destra. Secondo l’estimazione di Dott. Mikek che ha operato le spalle, la situazione era seria e l’intervento di successo. “Abbiamo fatto l’intervento in artroscopia con sutura dei tendini danneggiati. L’intervento era di routine e la riabilitazione di signor Baltić dopo l’intervento era senza problemi e già dopo quattro mesi ha cominciato di nuovo con gli allenamenti. Con l’intervento ha riacquistato la funzione normale della spalla e per questo oggi nonostante una lesione seria non ha subito nessuna conseguenza e può senza limitazioni praticare taekwondo,” racconta Dott. Mikek, soddisfatto con il risultato del trattamento.

Muhamed, a cui taekwondo rappresenta lo stile di vita, confessa che le esperienze traumatiche hanno prodotto una paura di nuove lesioni e che subito dopo la riabilitazione ha ricominciato a competere col cuore pesante. Comunque, oggi è in un’ottima forma. Questo agosto ha vinto il secondo posto nel quinto giorno del campionato mondiale di taekwondo dei veterani in Tagikistan nella categoria gold, cintura nera. Ora si sta già preparando per il campionato Europeo del 2015 in Italia.

24-10259978_10152426101056522_6009605652565325252_n_sl-1e5e2e91e5a3413f

Artros