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Clinica ortopedica


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Esercizi per la schiena: ginnastica in ufficio

Prefazione. L’idea di scrivere questo libro è nata guardando ed ascoltando i miei colleghi impiegati, i quali, come il sottoscritto, riflettevano sulla mancanza di tempo per la cura fisica. Spesso suggerivo: nel frattempo bisogna correggersi mentre siamo seduti davanti alla scrivania; c’era di fatto chi aveva la sedia troppo alta, di conseguenza doveva inclinarsi in avanti, chi invece troppo bassa e per questo doveva stare con le braccia più alte del corpo, chi invece inclinato da una parte… insomma posture terribili per il proprio fisico. Nell’aria spesso volteggiavano frasi come: “ci vorrebbero giorni di 48 ore!” Di è vero, ma se fosse stato così sicuramente qualche bel brunettone ti avrebbe fatto lavorare per un giorno e mezzo!! I motivi per cui non possiamo dedicarci del tempo sono vari, tra questi quello più difficile da risolvere è legato alla famiglia; infatti, quanti di voi uscendo dall’ufficio possono trovare uno spiraglio di tempo per fare della sana ginnastica? Pochi, forse chi ha i figli grandi, ma non è sempre così facile. Quindi mi sono detto: “creiamo degli esercizi semplici da eseguire mentre siamo comodamente seduti davanti alla nostra postazione di lavoro”.
Ed ecco fatto, dopo aver esaminato le varie posture, ed i vari problemi articolari da immobilità, dovuti appunto al lavoro sedentario, è nato questo manuale, frutto anche di tanta passione.

 

1) Le scarpe slacciate: sempre seduti con i piedi ben a terra e gambe larghe, allungatevi in avanti come appunto ad allacciarvi le scarpe, prima da una parte e poi dall’altra, ed infine davanti alle gambe (fermi così 5 secondi); questo esercizio semplice permette alla vostra schiena di rilassarsi “aprendo” le vertebre lombari ma anche la cervicodorsali; oltre a questo noterete che il flessore della coscia (detta gamba) o bicipite femorale, si estende, e crea un piccolo dolore di allungamento dovuto alla mancata abitudine allo stretching.

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2) Quando tornate verso l’alto ristendete la schiena; questo in due modi, il primo tirandosi su come in figura, con le braccia verso il basso e le spalle indietro “belli dritti”…

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3) …il secondo tornando verso l’alto con le braccia in alto e le mani congiunte, che continuano a spingere in dietro. Anche in questo caso è sufficiente ripetere 2 o 3 volte. Questo esercizio permette alla schiena di estendersi e favorisce sia la circolazione che l’estensione dei muscoli dorsali.

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4) Adesso mettete i piedi dietro le gambe anteriori della sedia, oppure aggrappatevi alle gambe della sedia a ruote, state belli dritti, portate le braccia dietro la schiena e prendetevi le mani…

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5) …spingete con il dorso della mani sulla parte lombare, portando le spalle in dietro, continuate così cercando di portare lentamente la pressione delle mani verso l’alto. Questo movimento vi darà sollievo su tutta la schiena.

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6) Ora, sempre con le mani dietro la schiena (dritta) e gomiti larghi, rilassatevi portando i gomiti in avanti (tenetevi sempre con le mani), vedrete che di conseguenza anche le spalle flettono in avanti; fate così anche per il collo, curvandolo in avanti. Fatto ciò, ristendete il tutto portando i gomiti in dietro. Ripetete questo esercizio almeno 5 volte.

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Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/postura/esercizi-schiena-scrivania.html

 

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Problemi alle articolazioni

Problemi alle articolazioni sono uno dei più frequenti fastidi dell’uomo moderno. Costituzionalmente le più sensibili sarebbero le persone atletiche, ma il fatto è che non esiste un trentenne che non abbia ancora sentito il dolore ad almeno una delle articolazioni.

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Gomito del tennista

Anche se chiamiamo questa condizione il gomito del tennista questa non è connessa solo con il gioco di tennis. Spesso è determinata da un uso eccessivo e continuato del braccio e dell’avambraccio, ed è tipica di soggetti che, a causa di particolari attività sportive o professionali, sono costretti a ripetere determinati movimenti. La causa del gomito del tennista non è solo lo sforzo fisico ma anche il lavoro frequente con il computer a causa del uso di tastiera e mouse. Il dolore tipico di questa condizione è localizzato sulla parte esterna del gomito e si aggrava quando il braccio è caricato. Il dolore è causato dall’infiammazione dei tendini. Nella fase iniziale quando il dolore si verifica, basta interrompere il lavoro per un po’ di tempo e riposare, questo col tempo non basta più. Continuando a lavorare nello stesso modo e praticando lo stesso sport, i dolori si aggravano e non cessano neanche quando interrompiamo con l’attività. Anche normali attività quotidiane come lavare i denti oppure guidare sono eseguite con difficoltà. Il dolore è accompagnato dal gonfiore, mobilità limitata, anche disagio, la forza muscolare è diminuita.

 

Lesioni del polso

Distorsioni e fratture del polso sono lesioni abituali per cadute. Se per esempio inciampate, la reazione normale è di stendere le braccia e cadere sulle mani. La conseguenza può essere la distorsione o anche frattura del polso. Se la mobilità è severamente limitata e dolorosa, e si sentono dei scricchiolii, è molto probabile che il polso è fratturato. Più frequentemente si verifica una frattura dell’osso navicolare o scafoide.

Dolori severi al polso possono essere anche una conseguenza della ripetizione di determinati movimenti. Si tratta del sindrome del tunnel carpale dove il dolore severo colpisce il polso e la mano. I tessuti nel tunnel carpale si gonfiano, infiammano e schiacciano il nervo,il che causa formicolio e dolore. Questa lesione è tipica per persone che spesso usano la tastiera e il mouse, e anche per falegnami, mercanti, dipendenti nelle catene di produzione, violinisti.

 

Problemi alla spalla

Il dolore nell’articolazione della spalla è una conseguenza di una lesione oppure un’affezione. Questa può diffondersi anche nella parte superiore del braccio fino al gomito. Le cause più frequenti per il dolore cronico nella spalla sono sindrome da impingement della cuffia dei rotatori, lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori, infiammazione della capsula articolare e usura della spalla oppure artrosi. Nella sindrome da impingement il tendine nella spalla si gonfia e infiamma. Il paziente sente dolore nell’elevazione del braccio, durante il sonno, si può sentire anche il scricchiolio nella spalla.

Anche una lesione o rottura dei tendini può manifestarsi nella incapacità di usare le braccia. Il paziente a volte non può elevare la mano neanche davanti a sé e si veste con difficoltà. Questa lesione spesso appare in persone di età superiore a 40 anni a causa di sovraccarico del muscolo oppure di cambiamenti degenerativi. In persone più giovani di solito la lesione è causata da una caduta sulla spalla. Il corso della malattia è formato da tre fasi. La prima è la fase dell’infiammazione, questa è veramente dolorosa e dura da tre fino a otto mesi. Nella seconda fase, la quale dura da tre fino a quattro mesi, il dolore gradualmente cessa, e nella terza fase si ricovera e la mobilità migliora.

Il dolore cronico della spalla può essere causato anche dall’usura dell’articolazione della spalla o artrosi. Questa è una rara ma insidiosa affezione, le cui cause sono molto differenti e nei 20 o 30 anni di età non può essere prevista, e si esprime più frequentemente dopo i 65 anni di età. In questo caso si tratta di degradazione della matrice cartilaginea dell’articolazione.

 

Dolore alla schiena

Quasi ogni adulto conosce il dolore nella colonna cervicale e lombare. I più diffusi sono i danni ai dischi intervertebrali che si verificano più frequentemente nella parte inferiore della schiena. Il dolore acuto della schiena può essere causato da malattie degenerative, per esempio cambiamenti nella superficie cartilaginea di piccole articolazioni della colonna vertebrale, cambiamenti di dischi intervertebrali e apofisi vertebrali – sporgenze dei corpi delle vertebre, ma molte volte il dolore alla schiena è causato da un semplice movimento come raccogliere qualcosa dalla terra. La causa potrebbe essere che prima facevamo altre cose come sollevamento di carichi pesanti, e non lo facevamo in modo corretto e abbiamo subito una lesione che si verifica più tardi, facendo un semplice movimento. Le cause più frequenti per problemi alla colonna vertebrale sono la debolezza muscolare o mancanza di movimento e postura scorretta quando siamo seduti, sdraiati e quando camminiamo. Specialmente a causa di un aumentato numero di ore che siamo seduti (scorrettamente) nel ufficio, i problemi alla schiena sono oggi una della più frequenti cause per l’assenza da lavoro.

 

Usura della cartilagine

La causa più frequente per dolori alle articolazioni in persone adulte è l’usura della cartilagine articolare. La causa profonda di solito non è nota, alla lesione possono contribuire sovraccarico articolare, processi degenerativi e anche genetica. L’usura della cartilagine abitualmente procede lentamente, il primo segno è spesso un dolore occasionale che è presente se l’articolazione è caricata per troppo tempo. È molto interessante il fatto che l’usura della cartilagine è un punto comune di sportivi professionisti e persone anziane. La struttura della cartilagine cambia specialmente con l’invecchiamento, la superficie diventa sempre più rigida e fragile, problemi addizionali possono essere causati da piccole particelle di cartilagine che si staccano. L’usura dell’articolazione causa dolori durante il movimento, il paziente può sentire uno scricchiolio, quando si è fermi l’articolazione si indurisce. A causa della mobilità peggiorata e attività diminuita, le conseguenze colpiscono anche i muscoli, i quali si indeboliscono, il che significa un’addizionale mobilità peggiorata del paziente.

 

Lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio

L’articolazione del ginocchio è una delle articolazioni più caricate. Nonostante il fatto che è costruito in un modo che lo fa molto flessibile, le lesioni possono accadere, specialmente se nel momento di un caricamento maggiore facciamo un movimento incontrollato. La lesione più frequente del ginocchio è quella del legamento crociato anteriore (LCA), la quale causa un’instabilità del ginocchio e movimenti anomali dell’articolazione. Questi sono la causa di possibili lesioni di altre strutture e di un usura aggravata. La lesione del legamento crociato anteriore è un evento traumatico molto frequente soprattutto per chi pratica attività sportiva, specialmente per persone giovani e attive. In generale è più frequente tra maschi, ma negli ultimi tempi è cresciuto il numero delle lesioni anche tra donne. Gli sport maggiormente rischiosi sono lo sci, calcio e basket.

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Tratto dalla rivista MOVIMENTO, edizione speciale

 

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Mal di schiena e attività fisica: un modello per la scelta dello sport

images0STE2XWZIl non specific low back pain (Nslbp) è diventato il maggiore problema mondiale di salute pubblica. Nel corso della propria vita più dell’84% delle persone lamenta almeno un episodio di mal di schiena, oltre il 23% va incontro alla cronicizzazione della patologia e ben l’11% diventa disabile. Probabilmente i fattori meccanici, come il sollevamento e il trasporto di carichi, pur essendo influenti, non rivestono il ruolo maggiore nella patogenesi e anche la genetica viene considerata una causa importante.

Le ultime evidenze indicano l’autogestione del paziente, opportunamente supportata dagli specialisti, come uno dei metodi più efficaci per affrontare il Nslbp (Balagué et al, 2012).

«Faccia un po’ di attività fisica», «Vada a nuotare», «Se praticherà questa attività due volte alla settimana il mal di schiena sarà solo un brutto ricordo». Tutte le persone che soffrono regolarmente di mal di schiena si sono sentite dire frasi simili a queste, ma poche hanno seguito il consiglio (Lonsdale et al, 2012). Spesso però l’attività fisica o lo sport viene “consigliato” ai pazienti prestando poca attenzione alle loro attitudini e disponibilità. Inoltre la scarsa propensione delle persone ad allenarsi con costanza induce i professionisti ad utilizzare una comunicazione che rinforza il concetto che il “bravo paziente” si impegna per stare bene, colpevolizzando implicitamente coloro che non amano allenarsi.

Cambio di paradigma: il modello biopsicosociale

Di contro dal 2001, anno della pubblicazione dell’International Classification of Functioning, Disability and Health (Icf), l’Organizzazione mondiale della sanità sostiene l’approccio biopsicosociale e in quest’ottica ha recentemente posto tra gli obiettivi primari il coinvolgimento del paziente nel percorso di cura e la ricerca del suo benessere, anche psicologico.

Sapendo che gli individui che provano sensazioni positive durante la pratica dell’attività fisica tendono a ripetere l’esperienza con regolarità (Young, 1953; Ekkekakis e Petruzzello, 1999; Parfitt et al, 2006) è ipotizzabile che gli scopi dell’Oms e dei pazienti siano raggiungibili anche attraverso la scelta partecipata di attività/esercizi che perseguano i risultati attesi inducendo al contempo sensazioni piacevoli. È quindi importante che il medico consigli al paziente un’attività, per quanto possibile, individualizzata.

Esiste anche una parte di popolazione che pratica regolarmente sport, a livello amatoriale o agonistico, e si rivolge al medico per avere l’autorizzazione a continuare la pratica, ponendogli la fatidica domanda: «adesso che sto bene, posso tornare a praticare il mio sport?».

Sport a confronto

Sia la patogenesi del Nslbp che gli effetti derivanti dalla pratica regolare delle varie discipline sportive sono ancora scarsamente noti. Tuttavia le evidenze scientifiche ben inquadrano i meccanismi lesionali e i movimenti che maggiormente sollecitano le strutture della colonna vertebrale (Panjabi 1992, 2003); se per ogni sport si effettua un’attenta analisi anatomo-funzionale del gesto e si considerano tempi e metodologia, è possibile stilare una tabella che, se pur non derivata dalle evidenze scientifiche, potrebbe essere di supporto nella scelta dell’attività per questi pazienti.

È fondamentale ribadire che l’anamnesi e la valutazione del medico, abbinate alle preferenze del paziente, sono la base indispensabile da cui partire per la scelta e che, grazie a un’attenta individualizzazione, abbinata alla pratica supervisionata, nessun tipo di disciplina o attività del tempo libero deve essere scartata a priori. Per questo è più che mai importante che ad affrontare questo impegno sia un team multidisciplinare composto da medici, fisioterapisti, laureati in scienze motorie, dietologi e psicologi che, nel rispetto delle singole competenze professionali, operi per creare un percorso individualizzato che dovrebbe continuare per tutta la vita.

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Tratto da: http://www.orthoacademy.it/riabilitazione-medicina-sport/mal-di-schiena-attivita-fisica-scelta-sport/#sthash.708bcRf0.dpuf

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Ernia del disco: operare è meglio

ernia-300x300Chirurgia e trattamento conservativo: qual è la scelta migliore in caso di ernia del disco? Secondo lo studio condotto da Jon D. Lurie del Dartmouth-Hitchcock medical center e della Geisel school of medicine (News Hampshire, Usa) e pubblicato su Spine, l’opzione chirurgica è la migliore e porta a un più marcato miglioramento a lungo termine, sia riguardo al dolore che al recupero della funzionalità.
I ricercatori hanno analizzato i dati ottenuti dallo Spine patient outcomes research (Sport), uno dei più grandi studi clinici sulla chirurgia per i disturbi della colonna vertebrale.

In 13 cliniche ortopediche degli Stati Uniti, sono stati presi in esame 1244 pazienti con ernia del disco intervertebrale a livello lombare, confermata dalle immagini ottenute in fase diagnostica. Circa 500 sono stati suddivisi in due gruppi per ricevere un intervento di discectomia oppure un trattamento non chirurgico comprendente una terapia fisica attiva, esercizi fisici da eseguire domiciliarmente e farmaci antinfiammatori non steroidei se ben tollerati. A ciascun paziente è stata comunque offerta la possibilità di cambiare gruppo e ricevere un trattamento diverso da quello assegnato dall’algoritmo di randomizzazione.

Per gli oltre 700 soggetti rimanenti, la scelta tra la chirurgia e il trattamento conservativo è stata lasciata ai pazienti stessi e ai loro medici. I gruppi sono stati confrontati, lungo un periodo di follow-up durato otto anni, in base alle misurazioni standard del dolore, della funzionalità fisica e della disabilità. Coerentemente con i dati precedentemente ottenuti nell’ambito dello stesso trial, i pazienti assegnati a intervento chirurgico hanno ottenuto risultati migliori.

mal-di-schiena-t-shirt-postura-corretaaSui cento livelli previsti dalla scala del dolore utilizzata, la differenza media di punteggio è stata di circa undici punti e le misurazioni della funzionalità fisica e della disabilità hanno fatto registrare differenze analoghe. La chirurgia ha portato anche a un miglioramento più forte anche riguardo ad alcune variabili aggiuntive, come il fastidio dovuto ai sintomi della sciatica, la soddisfazione del paziente e la percezione soggettiva dei risultati ottenuti.

La differenza si è mantenuta nel corso del tempo e, dopo otto anni di follow-up, i pazienti che erano stati sottoposti a intervento di discectomia hanno mantenuto i miglioramenti clinici in tutti gli outcome primari. In entrambi i gruppi, comunque, tra il quarto e l’ottavo anno c’è stato solo un minimo, se non nessun peggioramento nei risultati ottenuti. C’è però da segnalare che, tra i pazienti con forti indicazioni chirurgiche, oltre un terzo ha optato per il trattamento conservativo e molti di loro hanno comunque ottenuto miglioramenti sostanziali nel tempo. La presenza di una percentuale così elevata di soggetti con patologia grave che hanno deciso di non operarsi introduce un altro elemento di riflessione: infatti, restringendo l’analisi e basandola solo sulla “intention to treat” non sono state rilevate differenze statisticamente significative per quanto riguarda gli outcome primari di dolore, limitazione funzionale e disabilità.

Lurie JD, Tosteson TD, Tosteson AN, Zhao W, Morgan TS, Abdu WA, Herkowitz H, Weinstein JN. Surgical versus nonoperative treatment for lumbar disc herniation: eight-year results for the spine patient outcomes research trial. Spine (Phila Pa 1976). 2014 Jan 1;39(1):3-16.

Tratto da: http://www.orthoacademy.it/colonna/ernia-del-disco-operare-e-meglio/#sthash.THxUaBpV.dpuf


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Mal di schiena

Origini e manifestazioni

Una patologia che riguarda oltre quindici milioni di persone in Italia: il mal di schiena, termine generico che indica un sintomo nevralgico di svariate tipologie di affezioni, in questo paese è la prima causa di assenteismo dal lavoro e la seconda di invalidità permanente. Eppure solo la metà circa delle persone che ne soffrono si rivolge a un medico.

Origine del mal di schiena: malattie delle ossa

È molto raro che il mal di schiena abbia origine da disturbi gravi a carico delle ossa, che si tratti di lesioni o patologie di varia natura. Tra i casi possibili ci sono i seguenti.

  • Artrosi
    L’artrosi è una patologia a carico delle articolazioni di tipo evolutivo, cioè che tende a peggiorare col tempo. Un’articolazione è composta da tessuto osseo, capsula e muscolo: l’usura delle cartilagini porta a un processo infiammatorio che dermina la modifica di queste componenti. Lo spazio tra i corpi ossei si riduce, si verifica una rigidità della capsula articolare, una alterazione dell’equilibrio tra le cellule deputate a rimodellare e riparare l’osso, una conseguente progressiva perdita di funzionalità dei muscoli attorno all’articolazione. Per quanto l’artrosi si manifesti in genere oltre i 65-70 anni d’età, alcuni ricercatori ritengono probabile che le lesioni alla colonna vertebrale inizino verso i trent’anni, per quanto siano estremamente difficili da individuare in fase d’esordio. L’artrosi comporta dolori che in genere sono assenti durante il riposo notturno e si ripresentano la mattina, seppur migliorando progressivamente nelle ore successive al risveglio; i dolori possono peggiorare a causa di cambiamenti climatici, vento, umidità e passaggio da ambiente caldo ad ambiente freddo.
  • Scoliosi
    Di origine congenita, posturale o di natura idiomatica, cioè di causa sconosciuta, la scoliosi è una curvatura laterale anomala a carico della colonna vertebrale, in genere associata a rotazione e torsione delle vertebre. Il mal di schiena correlato a questo disturbo è causato dai muscoli dorsali che sono costretti ad affrontare un sovraccarico di lavoro.
  • Spondilite anchilosante
    È un tipo di artrite reumatoide, a carico della spina dorsale: la spondilite anchilosante colpisce prevalentemente le articolazioni intervertebrali e costovertebrali. Ne sono colpiti prevalentemente i giovani adulti maschi. I sintomi sono una forte rigidità al mattino, un dolore che può colpire alternativamente un lato e l’altro della schiena per poi spostarsi allo sterno, con difficoltà respiratorie in fase di estensione toracica.
  • Fratture osteoporotiche
    Un disturbo più frequente nelle donne in menopausa; la decalcificazione dell’osso causa uno schiacciamento delle vertebre.
  • Stenosi spinale
    Per quanto ne esista una forma congenita, la stenosi spinale è un disturbo tipico dell’età avanzata: si verifica con un restringimento del canale centrale della colonna o dei forami laterali, entro cui passano i nervi. Il dolore si avverte principalmente quando si è seduti.
  • Dismetrie degli arti inferiori
    Non è detto che le gambe si sviluppino con la stessa lunghezza; se una differenza fra gli arti inferiori fino a circa tre millimetri è considerata fisiologica, una dismetria maggiore può a lungo andare causare problemi cronici, a causa della necessità di compensazione che si scarica sulla schiena. Un dolore cronicizzato di questo tipo non è più risolvibile con semplici solette.
  • Tumori ossei
    In genere, metastasi provenienti da tumori primari in altri organi.

Origine del mal di schiena: altre patologie e traumi

Il mal di schiena può essere causato da disturbi apparentemente del tutto slegati dall’area dorsale, che spaziano dalle patologie a carico dell’apparato gastrointestinale a quelle tipiche del cavo orale. Calcolosi e reflusso gastroesofageo, ad esempio, provocano un dolore che può arrivare ad irradiarsi alla schiena, dando così l’impressione che sia coinvolta la colonna vertebrale. Dolore alle articolazioni della bocca, masticazione difficoltosa o anomali rumori mandibolari necessitano di un’immediata visita odontoiatrica, poiché malocclusioni dentali e altre patologie di questo tipo possono ripercuotersi sulla spina dorsale e sui muscoli dell’area. In caso di cadute, incidenti automobilistici con conseguente colpo di frusta e traumi simili, la muscolatura si contrae per proteggere la colonna vertebrale; una contrattura muscolare non adeguatamente curata può sfociare in dolore cronico. Non necessariamente le algìe sono localizzate nella parte colpita dal trauma, possono anche verificarsi in altre zone.

Origine del mal di schiena: discopatia, postura, stress

Qualora non siano evidenti altre cause, l’origine del mal di schiena può essere ricondotta in tre ambiti principali.

  1. Meccanico/funzionale.
    Il tipico disturbo meccanico/funzionale è la discopatia, causata da un prolasso o un’ernia del disco intervertebrale, cioè la giunzione inserita tra due vertebre e composta da un cuscinetto fibroso di consistenza gelatinosa racchiuso da un “cercine” esterno duro. Se il nucleo centrale, a causa di un trauma o altro, si schiaccia, il disco compresso tende a fuoriuscire dalla sua sede naturale, interferendo nel corretto equilibrio tra le vertebre e sollecitando in modo anomalo i nervi. L’ernia discale può essere contenuta, protrusa o espulsa. Nel primo caso, si è verificato solo un iniziale cedimento dei legamenti; nel secondo, i legamenti sono danneggiati ma il disco non è uscito dalla sede; nel terzo, il disco non è più inserito fra le due vertebre. L’ernia discale colpisce prevalentemente maschi fra i 35 e i 50 anni; si verifica più di frequente a livello lombare e si ripercuote sui nervi che partono da quella zona della colonna, come il nervo sciatico, che si dirama nelle gambe.
  2. Posturale.
    Il mal di schiena con causa posturale è dovuto ad abitudini, comportamenti e posizioni scorrette; si spazia dall’uso di mobilio non adeguato, sedie, poltrone, letti con materassi troppo morbidi, alle posture sbagliate, anche causate dall’attività lavorativa, come il restare troppo a lungo nella stessa posizione, seduti o in piedi, fino ai movimenti scorretti, come il modo sbagliato di sollevare un peso.
  3. Psicologico.
    Se si esclude ogni possibile causa fisica, l’origine del mal di schiena può essere ricercata in ambito psicologico, analizzando eventuali agenti stressanti di tipo psico-sociale. Una spia importante in questo senso sono i cosiddetti sintomi di “conversione”, descritti dal paziente in senso figurato con frasi come “Mi sento come se mi avessero pugnalato alla schiena”, “Soffro come se portassi addosso un peso insopportabile”. Capita spesso però che i pazienti non accettino una diagnosi di disturbo causato da stress, e rifiutino la psicoterapia, preferendo continuare a consultare specialisti e chiedendo trattamenti fisici e cure continuative, nonostante la causa dell’algìa non sia fisica.

Il dolore: dove e quando

Acuto
Un mal di schiena acuto si risolve al massimo nell’arco di 4-6 settimane, per quanto il 70 per cento dei pazienti superi l’episodio in circa due settimane. In genere il medico dispone ulteriori accertamenti solo quando si verificano le seguenti variabili:

  • paziente con età superiore ai 50 anni;
  • dolore che si presenta anche a riposo;
  • precedenti tumori;
  • temperatura corporea superiore ai 38° per più di due giorni, che può far sospettare un’infezione;
  • deficit neuromotori, che si manifestano con insensibilità, impossibilità a muoversi o camminare;
  • cadute o traumi di vario tipo;
  • abuso di alcool o droghe;
  • sospetta spondilite anchilosante.

Cronico

      Se il dolore persiste per più di sei settimane, si è in presenza di un mal di schiena cronico. In questo caso il medico può prescrivere accertamenti anche sofisticati:
      – la radiografia della colonna in ortostati (in piedi), che serve per controllare la curva della spina dorsale;
      – la Tac, tomografia assiale computerizzata, per controllare anche i minimi eventuali spostamenti delle vertebre;
      – la risonanza magnetica nucleare, che è ancora più precisa della Tac, è meno dannosa, ma è più costosa;
      – l’elettromiografia, un esame che si effettua inserendo elettrodi ad ago nella pelle delle mani e dei piedi, e che serve per valutare la condizione dei nervi;
      – determinati esami del sangue, ad esempio in caso di sospetto processo infiammatorio grave, come nel caso di spondilite anchilosante.
      Qualora si evidenzino disturbi posturali, si rende necessario intervenire sia sullo stile di vita sia eventualmente sulle condizioni di lavoro, programmando un’attività fisica ad hoc ed evitando abitudini sedentarie.

Localizzazione dei dolori

Cervicale
I dolori a livello cervicale possono essere di vari tipi. La cervicalgia conosciuta col nome di torcicollo in genere si manifesta con un dolore improvviso e molto forte, localizzato in una specifica porzione della nuca e tale da impedire di voltare il capo verso destra o sinistra. Nelle manifestazioni più violente è accompagnata da nausea, vertigini, acufeni, agitazione, confusione mentale. La cervicalgia cronica necessita di cure perché può portare a mal di testa tali da risultare invalidanti. La cervicobrachialgia, detta anche nevralgia cervico-brachiale, coinvolge gli arti superiori, con un dolore che si estende fino alla mano e che può verificarsi a destra, a sinistra o bilateralmente. Per quanto riguarda l’artrosi cervicale, uno dei sintomi che la caratterizzano è il tipico rumore che si sente a livello cervicale muovendo la testa, e che assomiglia a sabbia che fa attrito.

Dorsale
Il mal di schiena con dolore dorsale è la manifestazione più rara, e in forma acuta si manifesta irradiandosi lungo le arcate costali. Può arrivare allo sterno e procurare difficoltà di respirazione.

Lombare
Quasi il 90 per cento dei casi di mal di schiena si verificano a carico della zona lombare, e in genere si avvertono quando si deve sollevare un peso da terra, con un dolore che si manifesta con una sensazione acutissima di strappo o bruciore, tanto da rendere seriamente difficoltoso quando non impossibile il raggiungimento della posizione eretta. Questo tipo di lombalgia, che in italiano viene a volte definita colpo della strega, e in inglese più appropriatamente low back pain, è di tipo a sbarra, trasversale nella parte lombare; quando si verifica un’irradiazione al nervo sciatico si parla di lombosciatalgia. Se non si tratta di episodi isolati ma diventa un dolore cronico, la causa va in genere ricercata in una postura errata; tenere una posizione eretta per troppo tempo, o stare troppo tempo seduti alla guida, sono tipici casi di comportamenti che possono sfociare in lombalgia cronica.

 

Tratto da: http://www.benessere.com/salute/disturbi/mal_di_schiena.htm

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