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Clinica ortopedica


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Osteoartrite: nuovi mezzi per affrontarla prima

E’ stato messo a punto un nuovo metodo per diagnosticare l’osteoartrite ad uno stadio precoce, e questo permetterà di ritardare di molti anni la progressione della malattia, e forse, di arrestarla completamente.

L’osteoartrite, malattie delle articolazioni, è una delle patologie croniche più diffuse ed una delle principali cause di disabilità nel mondo.

Spiega Carl Siversson, che ha discusso la sua tesi in Medical Radiation Physics alla Lund University in Svezia: “L’osteoartrite colpisce spesso il ginocchio e l’anca distruggendo la cartilagine. Normalmente la progressione della malattia richiede anni, con un crescente aumento del dolore che spesso porta alla disabilità.”
Uno dei problemi con l’osteoartrite è rappresentato dalla possibilità di diagnosticare e seguire la malattia prima che questa diventi evidente, per cui è difficile cambiare il corso della malattia o ritardarne la progressione.

Alcuni anni fa, ricercatori della Lund University e della Harvard Medical School hanno sviluppato un metodo per misurare il grado di osteoartrite utlizzando l’apparecchio per la risonanza magnetica ad uno stadio molto precoce. Questo metodo è chiamato dGEMRIC (delayed gadolinium-enhanced MRI of cartilage).

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Spiega sempre Carl Siversson: “Questo è stato un grande progresso, ma vi era il problema rappresentato dal fatto che la misurazione poteva essere fatta solo su di una parte limitata della cartilagine. Ora abbiamo migliorato la tecnica e possiamo studiare tutta la cartilagine dell’articolazione allo stesso tempo. Abbiamo raggiunto questo risultato risolvendo i problemi connessi alla correzione di tutte le irregolarità nelle immagini della risonanza magnetica.”

Carl Siversson conclude spiegando che ora, la metodica, messa a punto, è stata verificata su persone sane e su individui con l’osteoartrite, ed i risultati mostrano che la malattia può essere seguita come prima non era possibile. Il lavoro prosegue in modo da rendere facile l’uso ai medici nella pratica quotidiana.
La speranza è che tutto ciò possa essere utile, in futuro, per lo sviluppo di nuovi farmaci. Carl Siversson, dopo aver completato il PhD, continuerà la sua ricerca alla Harvard Medical School in Boston, USA.

Tratto da: http://www.mybestlife.com/ita_salute/news_2011/settembre/26092011_osteoartrite_risonanza.htm

Novita’: Nella nostra clinica si puo’ eseguire la risonanza magnetica secondo il metodo dGEMRIC per poter valutare la composizione biochimica della cartilagine dell’articolazione.

Prenota appuntamento su +39 040 972 00 15 oppure scrivendo su info@artros.si.

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Stenosi vertebrale

La stenosi vertebrale è un restringimento di una o più aree del canale vertebrale, formato dalla sovrapposizione delle trentatre vertebre che costituiscono la nostra spina dorsale. Dal momento che all’interno di questo canale sono contenute delicate strutture nervose, che danno origine al midollo osseo, si tratta, in genere, di una patologia piuttosto fastidiosa. Oltre al midollo, la stenosi può comprimere anche i nervi spinali, che emergono da esso in corrispondenza dei forami vertebrali.

La stenosi, che interessa elettivamente il tratto cervicale e/o lombare della colonna, può manifestarsi attraverso sintomi come crampi, dolore, intorpidimento degli arti inferiori, della schiena, del collo, delle spalle o delle braccia; segni di sofferenza del midollo spinale includono disfunzioni della vescica o dell’intestino.

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Cause e fattori di rischio

Fortunatamente, la stenosi vertebrale è una malattia non molto comune, che riconosce cause di origine congenita (quando è presente sin dalla nascita), acquisita o mista. Le forme congenite o costituzionali, come l’acondrodisplasia, sono estremamente rare, così come quelle evolutive, che insorgono durante lo sviluppo in soggetti affetti da varie forme di nanismo.

Nella sua forma secondaria, la stenosi vertebrale compare più frequentemente dopo la mezza età e colpisce elettivamente il sesso maschile. Le forme acquisite sono infatti di gran lunga le più comuni e riconoscono il loro principale fattore causale nella malattia articolare degenerativa. Tale termine, sinonimo di osteoartrosi, designa un quadro patologico causato dal progressivo logorio della cartilagine articolare; in risposta a questa degenerazione cartilaginea, insorgono una serie di modificazioni del tessuto osseo sottostante, che aumenta di dimensioni ed assume un aspetto irregolare. Nello specifico, tali alterazioni possono interessare anche una o più vertebre, che aumentano di dimensione ed assumono una forma irregolare, andando così a restringere il canale spinale.

Anche la malattia degenerativa dei dischi (ernia al disco), la spondilolisi e la spondilolistesi, l’ipertrofia legamentosa, i postumi di un trauma spinale (come le fratture vertebrali) o di infezioni ed interventi chirurgici alla colonna – nonché malattie tumorali e sistemiche dell’osso (morbo di Piaget e gotta) – possono ridurre il calibro del canale vertebrale.

Tra gli atleti, la stenosi dello speco vertebrale colpisce soprattutto gli ex lottatori e gli ex sollevatori di pesi, che per anni hanno sostenuto pesanti carichi sulla schiena ed in particolare nella zona lombare.

Tra i fattori di rischio, oltre all’età avanzata e all’esecuzione di lavori impegnativi, gravosi per la colonna, ricordiamo la fluorosi (una malattia data dall’accumulo di fluoro nell’organismo, a causa di un’eccessiva introduzione del minerale con gli alimenti).

Sintomi

Non sempre il restringimento del canale vertebrale causa problemi rilevanti, che compaiono invece quando comprime il midollo spinale o le radici nervose, determinando una serie di sintomi distribuiti nelle regioni da esse innervate. Gli effetti meccanici compressivi possono interessare anche i vasi sanguigni e causare una diminuzione del flusso di sangue locale, contribuendo alla comparsa dei sintomi.

La stenosi vertebrale lombare si manifesta clinicamente con una pseudo-claudicazione (claudicatio intermittens spinalis). I sintomi dolorosi sono infatti prodotti dallo stare in piedi o dal camminare, mentre migliorano entro pochi minuti quando si assume una posizione seduta o sdraiata (salvo poi ricomparire dopo un altro sforzo fisico).

In altri casi la sintomatologia è più sfumata e può comprendere astenia (debolezza muscolare), intorpidimento o parestesie (formicolii) degli arti inferiori, sempre aggravati dalla deambulazione. Spesso, ed in modo particolare quando è causata da un’ernia al disco, la stenosi vertebrale provoca moderata lombalgia (dolore localizzato alla bassa schiena), più o meno accompagnata a sciatalgia (dolore che si irradia nella parte posteriore della coscia e della gamba) o cruralgia (dolore che si irradia nella parte anteriore della coscia).

La postura di flessione della vita (ad esempio piegandosi in avanti sul carrello della spesa) è spesso utile per alleviare la sintomatologia dolorosa, mentre il passaggio da questa posizione all’estensione della colonna tende ad esacerbarlo. Ciò spiega come mai i pazienti colpiti da stenosi del canale vertebrale preferiscano procedere con una postura inclinata in avanti ed avvertano maggiore fastidio nei tratti in salita e più sollievo in quelli in discesa (al contrario dei soggetti interessati da claudicatio intermittens di origine vascolare).

Quando la stenosi interessa il tratto cervicale, il paziente può accusare un dolore irradiato al collo, alla spalla e agli arti superiori, più o meno associato ad un fastidioso senso di vertigine e di perdita dell’equilibrio.

Nei casi più gravi possono insorgere disturbi severi, come l’impotenza, l’alterazione delle funzioni sessuali, disfunzioni vescicali e del controllo della defecazione (sindrome paralitica da interessamento della cauda equina).

DIAGNOSI: una buona valutazione dell’ampiezza del canale vertebrale si può ottenere con l’esame radiologico tradizionale, ma anche e soprattutto con la TAC e con la risonanza magnetica.

Cura

Il trattamento del dolore da stenosi vertebrale inizia con i FANS, farmaci da banco molto utilizzati per le loro proprietà antinfiammatorie ed analgesiche. Dal momento che il loro impiego può causare effetti collaterali importanti, come l’ulcera gastrica, i FANS dovrebbero essere comunque utilizzati sotto controllo medico. Se il dolore è severo e non regredisce, vengono sostituiti con analgesici più potenti, come il paracetamolo.

Solo in casi eccezionali, come in presenza di test neurologici positivi per mielopatia (sofferenza del midollo osseo, perdita acuta della continenza vescicale o intestinale), l’intervento chirurgico è indicato per rimuovere la causa che ha dato origine alla stenosi. In tutti gli altri casi si procede con il trattamento conservativo, che può avvalersi, secondo le indicazioni mediche, di uno o più trattamenti fisioterapici e non (ultrasuoni, elettrostimolazione, massaggi, manipolazioni, agopuntura ecc.). Stenosi vertebraleTra gli integratori, quelli a base di glucosamina solfato e condroitina potrebbero sortire effetti positivi nella prevenzione e nella terapia dell’artrosi vertebrale, che abbiamo visto essere la principale causa di stenosi spinale.

In presenza di un restringimento del canale vertebrale lombare possono essere utili esercizi rivolti al potenziamento dei muscoli addominali, abbinati ad altri di stretching; vanno invece evitati gli esercizi che danno luogo ad iperestensione della colonna.

Molto importante anche l’acquisizione di una corretta tecnica di sollevamento dei carichi (schiena diritta e ginocchia piegate, non il contrario). Tali regole comportamentali sono molto utili anche in campo preventivo. Le esercitazioni più idonee in presenza di una stenosi vertebrale andranno comunque stabilite dopo un attento esame posturale, in collaborazione con il medico ed altri specialisti.

Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/traumatologia-ortopedia/stenosi-vertebrale.html

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Gomito del Tennista (Epicondilite)

L’epicondilite laterale è un’infiammazione dolorosa dei tendini che collegano i muscoli dell’avambraccio alla parte esterna del gomito (epicondilo laterale). Questa condizione è nota anche come gomito del tennista, considerato che il tennis è l’attività sportiva che espone a maggior tensione le strutture muscolo-scheletriche interessate dal disturbo. Gomito del Tennista

L’epicondilite laterale è spesso determinata da un sovraccarico funzionale, cioè da un uso eccessivo e continuato del gomito, ed è tipica dei soggetti che, a causa di particolari attività sportive o professionali, sono costretti a ripetere determinati movimenti.
In particolare, il gomito del tennista è una tendinopatia inserzionale: il processo flogistico interessa l’inserzione dei muscoli epicondilei estensori dell’avambraccio, che originano dall’epicondilo laterale del gomito (localizzato in prossimità della sporgenza ossea nell’estremità inferiore esterna dell’omero). Il gomito del tennista è causato dunque da un’infiammazione a carico dei muscoli e dei tendini che si inseriscono nell’epicondilo laterale e che sono responsabili dell’estensione del polso o delle dita della mano.
In principio, il dolore associato all’epicondilite laterale interessa soltanto i tendini, soprattutto quando si compiono movimenti di estensione del polso contro una resistenza, e tende ad aumentare con le attività che richiedono il coinvolgimento dei muscoli nell’arto interessato. Con un abuso protratto nel tempo, la manifestazione dolorosa può irradiarsi lungo l’avambraccio e persistere anche a riposo, determinando la progressiva riduzione della funzionalità di mano, polso e gomito.

Cause e fattori di rischio

Abuso e traumi. Molte persone affette dal gomito del tennista svolgono attività lavorative o ricreative che richiedono l’uso ripetitivo e vigoroso dell’articolazione del gomito. Dolore gomitoL’epicondilite laterale è causata da un’infiammazione spesso determinata da un sovraccarico funzionale, che si verifica principalmente quando i muscoli e i tendini del gomito sono costretti a sforzi eccessivi. Inoltre, è stato dimostrato che ripetuti microtraumi o un danno diretto dell’epicondilo laterale, come un’eccessiva estensione dell’avambraccio o un movimento scorretto, causano più della metà di queste lesioni.
Attività. Gli atleti non sono le uniche persone in cui occorre il gomito del tennista. L’epicondilite laterale può insorgere a seguito di qualsiasi attività ripetuta che coinvolga la torsione o l’estensione del polso, il sollevamento di pesi e l’abuso dei muscoli dell’avambraccio.
Le attività che possono causare il gomito del tennista includono:

  • Sport con racchetta, come tennis, badminton e squash;
  • Sport da lancio, come il giavellotto o il disco;
  • Altri sport: golf e scherma;
  • Attività professionali che comportano movimenti ripetitivi delle mani e del polso: idraulico, muratore, carpentiere, macellai, cuochi, falegnami sarti e pittori;
  • Altre attività che sollecitano intensamente gomito e polso, come suonare il violino o utilizzare cesoie durante il giardinaggio.
Età. Il periodo di massima insorgenza dell’epicondilite è quello compreso tra i 30 e i 50 anni di età, anche se chiunque può essere colpito dal gomito del tennista qualora vi sia l’esposizione ai relativi fattori di rischio, come ad esempio:

  • Attività lavorative o ricreative. Persone che svolgono lavori che comportano movimenti ripetitivi del polso e del braccio hanno più probabilità di sviluppare il gomito del tennista.
  • Alcune attività sportive. Svolgere sport con la racchetta aumenta il rischio di sviluppare il gomito del tennista, soprattutto se si gioca per la prima volta, con una tecnica scarsa o con attrezzatura non adeguata (racchetta con le corde troppo tese o dal manico troppo corto) e muscoli della spalla e del polso poco allenati.

Segni e sintomi del gomito del tennista

I sintomi del gomito del tennista si sviluppano gradualmente. Nella maggior parte dei casi, il dolore inizia con lieve intensità e lentamente peggiora nel corso di settimane e mesi. In genere, non esiste una specifica lesione violenta associata all’esordio del quadro clinico.
Segni e sintomi dell’epicondilite laterale:

  • Dolore e gonfiore localizzati sulla parte esterna del gomito, in corrispondenza dell’epicondilo laterale;
  • Dolore nella parte esterna dell’avambraccio, appena sotto il gomito (in corrispondenza dei muscoli epicondilei che si innestano sull’epicondilo laterale). Il dolore può anche irradiarsi lungo l’avambraccio verso il polso e nella parte posteriore della mano;
  • Forza nella presa debole e dolorosa, anche mentre si stringono tra le mani piccoli oggetti, relativamente pesanti;
  • Peggioramento del dolore con i movimenti del polso, in particolare con l’estensione e i movimenti di sollevamento;
  • Rigidità mattutina.

I sintomi sono spesso peggiorati dalle attività dell’avambraccio, in particolare dai movimenti di torsione, come quando si gira una maniglia della porta o si apre un barattolo. Il braccio dominante è colpito con maggiore incidenza, tuttavia entrambi gli arti possono essere colpiti. Il dolore associato all’epicondilite laterale può essere di lieve o grave intensità (può essere avvertito anche quando il braccio viene tenuto a riposo). Un episodio di epicondilite laterale può durare, di solito, tra i sei mesi e i due anni. Tuttavia, la maggioranza delle persone tende a recuperare entro un anno.

Nota: il dolore che si verifica sul lato interno del gomito è conosciuto come gomito del giocatore di golf ed interessa l’epicondilo mediale, le cui inserzioni tendinee sono responsabili della flessione del polso verso il palmo della mano.

Epicondilite laterale: diagnosi

Se la condizione è causata da un’attività faticosa o ripetitiva, questa si dovrebbe evitare fino a quando i sintomi migliorano. Tuttavia, se il dolore al gomito persiste per diversi giorni nonostante il riposo, è consigliabile rivolgersi al proprio medico.
Diversi fattori devono essere presi in considerazione nel formulare la diagnosidi epicondilite laterale; questi includono l’entità dei sintomi che si sono sviluppati, eventuali fattori di rischio professionali e lo svolgimento di particolari attività sportive. Il paziente deve riportare la posizione esatta in cui è localizzato il dolore nel braccio, se si è verificato un episodio traumatico e se è affetto da altre patologie concomitanti (esempio: artrite reumatoide, neuriti, altre condizioni reumatiche o artrosiche del gomito). Durante l’esame obiettivo, il medico utilizzerà una serie di test per accertare la provenienza del dolore, attraverso la palpazione diretta e la contemporanea ricerca dei segni di tumefazione locale. Alcuni di questi esami includono:

  • Palpazione dell’epicondilo laterale: il medico esegue una pressione nel punto di inserzione dei muscoli epicondiloidei, mentre si chiede al paziente di muovere gomito, polso e dita;
  • Test di Cozen: valuta la presenza di dolore all’estensione contro resistenza di polso e dita a gomito esteso;
  • Test di Mills: rileva l’insorgenza del dolore alla pronazione forzata con polso flesso e gomito esteso.

Il medico può raccomandare ulteriori test per escludere altre cause alla base del disturbo:

  • Raggi X: per escludere l’artrite del gomito ed evidenziare eventuali calcificazioni.
  • Risonanza magnetica (MRI): può essere eseguita dinanzi al sospetto che l’insorgenza dei sintomi sia associata ad un problema al collo. Questo esame consente di evidenziare una possibile ernia del disco od un’artrite al collo. Entrambe queste condizioni spesso producono dolore al braccio.
  • Elettromiografia (EMG): il medico può ordinare un’elettromiografia per escludere la compressione di un nervo. Molte fibre nervose, infatti, decorrono a livello del gomito e i sintomi della loro compressione sono simili alle manifestazioni dell’epicondilite laterale.

Terapia conservativa del gomito del tennista

Il gomito del tennista è una condizione autolimitante; ciò significa che tende alla guarigione spontanea con il riposo. Tuttavia, il dolore può durare diverse settimane o mesi ed in tal caso alcuni trattamenti possono aiutare ad alleviare i sintomi e ad accelerare il recupero. Il trattamento convenzionale (non chirurgico) risulta avere successo in circa l’80-95% dei pazienti.

Il dolore associato al gomito del tennista dura, in genere, da sei a dodici settimane. Tuttavia, in alcune persone, il dolore può colpire il braccio per meno di tre settimane, mentre in altri pazienti il disturbo può essere persistente (da sei mesi a due anni). L’epicondilite, se non trattata adeguatamente, può recidivare o cronicizzare.
Il primo passo verso la guarigione consiste nel riposo del braccio colpito durante il periodo in cui l’infiammazione è in fase acuta. Inoltre, è fondamentale cercare di evitare per diverse settimane l’attività che ha provocato l’insorgenza del problema e che potrebbe ulteriormente aggravare il disturbo. Le applicazioni locali di un impacco freddo da porre contro il gomito per pochi minuti, più volte al giorno, possono contribuire a lenire il dolore e a ridurre il processo infiammatorio.
L’assunzione di antidolorifici, come il paracetamolo, può contribuire ad alleviare il dolore lieve causato dal gomito del tennista. Il medico può anche consigliare l’utilizzo di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), come l’ibuprofene o il ketoprofene. Oltre alle forme da assumere per via sistemica, i FANS sono disponibili anche come creme e gel da applicare a livello topico. L’applicazione locale, quindi direttamente su gomito e avambraccio, è spesso raccomandata per i disturbi muscolo-scheletrici, poiché può ridurre l’infiammazione e il dolore senza causare effetti collaterali come nausea e diarrea.
La fisioterapia può essere raccomandata se il gomito del tennista è più grave o persistente. Le tecniche di terapia manuale, come il massaggio e altre manipolazioni, possono aiutare ad alleviare il dolore e la rigidità dell’articolazione. Inoltre, il fisioterapista è in grado di mostrare al paziente gli esercizi specifici per mantenere il braccio in movimento e rafforzare i muscoli dell’avambraccio. Nel breve termine, potrebbe essere anche raccomandato l’utilizzo di un bendaggio di supporto o di un tutore, che impediscono i movimenti dolorosi, garantiscono il riposo dell’arto e alleviano i sintomi del gomito del tennista.
Talvolta, per il trattamento di forme particolarmente dolorose possono essere considerate delle iniezioni di corticosteroidi (infiltrazioni), che possono aiutare a ridurre il dolore, ma l’evidenza clinica che sostiene il loro utilizzo come trattamento efficace nel lungo termine è limitata.L’iniezione viene effettuata direttamente nella zona dolorosa a livello del gomito, previa somministrazione di un anestetico locale.
Infine, se i sintomi non migliorano dopo almeno un anno di terapia conservativa, possono essere presi in considerazione trattamenti invasivi, come la chirurgia.

Trattamento chirurgico dell’epicondilite laterale

Se i sintomi non rispondono dopo 6 – 12 mesi di trattamenti convenzionali, il medico può raccomandare un intervento chirurgico.
La maggior parte delle procedure per il gomito del tennista può comportare:

  • La rimozione della parte di tessuto danneggiata, per alleviare i sintomi dolorosi;
  • La disinserzione parziale dei tendini estensori del polso e delle dita;
  • La scarificazione con cruentazione locale dell’epicondilo (a livello dell’inserzione dei muscoli infiammati): parte dell’osso viene sottoposto a perforazioni multiple per garantire un aumentato apporto ematico che favorisce la guarigione

L’approccio chirurgico adatto al paziente dipende da una serie di fattori, che includono la gravità del danno, le caratteristiche fisiche dell’individuo e le sue condizioni di salute generali. Il trattamento chirurgico può essere effettuato a cielo aperto oppure per via artroscopica. Entrambi gli interventi chirurgici sono eseguiti in day hospital e raramente richiedono il pernottamento in ospedale.
Rischi chirurgici. Come per qualsiasi intervento chirurgico, esistono dei rischi connessi alle procedure. Le complicazioni più comuni da considerare sono:

  • Infezione;
  • Danni a Nervi e vasi sanguigni;
  • Necessità di riabilitazione prolungata;
  • Perdita di forza;
  • Perdita di flessibilità;
  • Necessità di un ulteriore intervento chirurgico.

Riabilitazione. Dopo l’intervento chirurgico, il braccio può essere immobilizzato temporaneamente con un tutore. Dopo circa una settimana, i punti di sutura sono rimossi, così come il supporto e vengono avviati gli esercizi idonei per ripristinare la funzionalità del gomito. Entro 2 mesi dall’intervento chirurgico, sono organizzati graduali esercizi di rafforzamento. Dopo circa 4 – 6 mesi dall’intervento e previa consultazione medica, sarà possibile tornare all’attività atletica. La chirurgia applicata al gomito del tennista è considerata di successo in circa l’80-90% dei pazienti. Tuttavia, non è raro accusare una perdita di forza nell’arto interessato. Gli esercizi di riabilitazione, pianificati insieme al medico e al fisioterapista, sono fondamentali per il recupero.

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 Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/gomito-del-tennista-epicondilite.html#4

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Dalle immagini ai video: Active Mri è nuova tecnica per la diagnostica del polso

Active-MRI-3W-1024x577Se un’immagine vale più di mille parole, ancora più utile può essere un filmato, specie se è utilizzato a fini diagnostici. I ricercatori della University of California (Davis), hanno messo a punto un sistema per creare dei video del polso in movimento a partire da una serie di immagini ottenute tramite risonanza magnetica e l’hanno descritto in un articolo comparso sulla rivista Plos One. La tecnica, battezzata Active Mri (risonanza magnetica attiva), potrebbe essere utile per diagnosticare certe piccole alterazioni fisiologiche che caratterizzano l’insorgere di condizioni patologiche come le instabilità carpali.

«Il rapido susseguirsi delle immagini si traduce in una specie di filmato – ha detto il coordinatore del gruppo di ricerca, il radiologo Robert Boutin – e se necessario il video può essere rallentato, fermato o anche riprodotto al contrario. Durante l’esame,si chiede ai pazienti di compiere i movimenti che creano fastidio o difficoltà, le immagini vengono scannerizzate e i medici possono controllare il modo con cui lavora l’articolazione; a volte, del resto, il dolore o altri sintomi si manifestano soltanto con il movimento».

Un altro degli autori, Abhijit Chaudhari, ha ricordato che le instabilità al polso si verificano quando le ossa del carpo si disallineano e compromettono la funzionalità dell’articolazione, spesso in seguito a traumi a carico dei legamenti; questo può causare mobilità anomala e dolore cronico per poi sfociare in osteoartrosi, ma una diagnosi precoce potrebbe rendere gli interventi meno invasivi e più efficaci.

«Le scansioni ottenute dalla risonanza magnetica – ha detto Chaudhari – danno informazioni dettagliate senza emettere radiazioni ionizzanti, ma non possono aiutare nella diagnosi di problemi all’osso o ai tendini, che si evidenziano quando il polso si muove; invece l’Active Mri fornisce una visione in real time del movimento del polso utilizzando una tecnologia sicura e ampiamente disponibile».

Un esame completo di risonanza magnetica richiede normalmente dai 30 ai 45 minuti e almeno tre minuti per ciascuna immagine, tempi troppo lunghi per poter realizzare un video, ma i ricercatori americani hanno sviluppato un nuovo protocollo che permette di rilevare un’immagine ogni mezzo secondo. Inoltre il movimento delle ossa nella zona del polso potrebbe interferire con il campo magnetico dello scanner causando un indebolimento del segnale: anche questo problema è stato superato con una soluzione tecnica che stabilizza il campo magnetico e offre ai medici una visione più chiara.

Finora l’Active Mri è stato sperimentato su 15 polsi di dieci volontari che non avevano particolari patologie articolari e ciascun esame è durato appena dieci minuti. Il passo successivo, dicono gli autori, sarà la validazione di questa tecnologia in pazienti con sintomi di instabilità carpale.

Guarda due esempi di Active Mri:

Video 1

Video 2

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Tratto da: http://www.orthoacademy.it/polso-e-mano/active-mri-diagnostica-del-polso/#sthash.3hvHwdeC.dpuf


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Lesione del sottospinoso: l’importanza della cuffia dei rotatori

Simple_Trick_to_Relieve_Joint_Pain_and_Support_Joint_Health-659x470La spalla è una delle articolazioni che più entrano in gioco quando si vogliono muovere le braccia.

L’omero è fissato alla scapola mediante un complesso sistema di muscoli e tendini che insieme prendono il nome di cuffia dei rotatori, proprio per la loro funzione di movimento rotatorio, interno ed esterno, del braccio.

La cuffia dei rotatori è costituita da 4 muscoli e dai loro tendini: il sovraspinato (o sovraspinoso), il sottospinato (o sottospinoso) e il piccolo rotondo sono muscoli necessari per la rotazione esterna, quella di cui usufruiamo per pettinarci o per grattarci la testa; mentre il solo muscolo rimanente, il sottoscapolare, è addetto all’intrarotazione, necessaria se vogliamo ruotare il braccio in senso orario.

Quali sono i sintomi della lesione del sottospinoso?

Sembra che almeno il 20% della popolazione soffra di una lesione della cuffia dei rotatori, spesso anche in forma asintomatica (nel 33,5% dei soggetti). Esistono dei fattori di rischio che possono predisporre il paziente alla lesione della cuffia e del sottospinoso in particolare, tra cui compaiono la familiarità, la ricorrenza di traumi o microtraumi a cui sono soggetti principalmente gli sportivi o l’età avanzata. In ogni caso la lesione segue a un assottigliamento del tessuto tendineo e interessa principalmente una zona specifica relativamente povera di vasi sanguigni.

Il sottospinoso leso si manifesta con dei sintomi piuttosto ovvi, come il dolore o la difficoltà a muovere il braccio, ma è presente anche debolezza di tutta la spalla e inoltre il dolore può essere accusato anche nella zona anteriore del braccio e della spalla.

Closeup on fitness woman having pain in shoulderCome si effettua la diagnosi e qual è il trattamento della lesione del sottospinoso e della cuffia?

Un buon ortopedico può senza dubbio individuare una lesione del sottospinoso e della cuffia in seguito ad una semplice analisi clinica, tesa ad evidenziare le difficoltà funzionali e i punti di dolore del paziente in seguito a pressopalpazione. Per poter avere però un’idea chiara della condizione dei tessuti coinvolti, è senza dubbio necessario sottoporsi a dei raggi X o, meglio, a una Risonanza Magnetica.

La lesione della cuffia può risultare parziale, se solo parte del tessuto tendineo è lesionato, completa se tutto un tendine si lacera, o massiva quando è tutta la struttura della cuffia a presentare lacerazioni anche gravi.

In base al tipo di lesione che interessa la spalla possono essere sufficienti delle sedute presso un fisioterapista competente, che mediante esercizi di stretching mirati possono permettere il recupero funzionale della spalla.

Se il trauma è a carico di soggetti in età lavorativa che necessitano un totale recupero della mobilità, o quando le terapie conservative e i farmaci antidolorifici non bastano per un recupero ottimale, è possibile procedere con il trattamento chirurgico.

In cosa consiste il trattamento chirurgico?

Fino a qualche tempo fa la procedura standard per operare la cuffia dei rotatori e il sottospinato prevedeva un’operazione a cielo aperto, con un’incisione di 6-8 cm attraverso cui il tendine leso veniva suturato con i materiali più adatti.

Oggi si tende a rendere le operazioni chirurgiche il meno invasive possibile, così si preferisce sempre ricorrere alla tecnica artroscopica, che mediante fibre ottiche e piccole telecamere inserite nella spalla attraverso un’incisione di 0,5-1 cm, permette di ottenere lo stesso risultato.

Qualsiasi tecnica si utilizzi, il tendine strappato viene nuovamente fissato all’osso attraverso piccoli strumenti di ancoraggio, ma questi non sempre sono sufficienti al totale recupero della forma fisica.

Se nella maggior parte dei casi la lesione viene riparata, esiste una percentuale di evenienze in cui il danno risulta solo parzialmente recuperabile o addirittura del tutto irreparabile.

L’operazione dura in ogni caso circa un’ora e necessita di successiva fisioterapia per un totale recupero o comunque per un sostanziale miglioramento della motilità e della funzionalità della spalla. Essa, anche se nei casi in cui non sia riparabile, viene comunque ripulita dall’eventuale tessuto cicatriziale presente.

Nella maggior parte dei casi, un tutore portato per un breve periodo di tempo e alcune sedute fisioterapiche permettono di tornare a svolgere tranquillamente le proprie attività sportive e lavorative, liberi da difficoltà motorie e da dolori fastidiosi. L’importante è non trascurare i sintomi dolorosi e recarsi da uno specialista appena si percepisce un dolore troppo insistente.

 

Tratto da: http://www.centrofisioterapiaroma.it/blog/patologia/spalla/lesione-del-sottospinoso-limportanza-della-cuffia-dei-rotatori/

 

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La storia del paziente: Muhamed Baltić, atleta professionale, taekwondo

34-img_120547136240685-a8824b9bc5a44cdd“Ho deciso per il trattamento della lesione del ginocchio nella clinica Artros secondo la raccomandazione del mio amico fisiatra. Siccome ero molto soddisfatto, dopo un anno la ho visitato ancora una volta, questa volta a causa della lesione della spalla.

Lotta con il dolore

Muhamed Baltić, atleta professionale, due volte campione europeo e mondiale in taekwondo e allenatore della squadra nazionale slovena, tutta la sua vita non ha subito quasi nessuna lesione. Poi ha invece in un anno subito due lesioni che hanno necessitato l’operazione e riabilitazione di più mesi. Nel 2010 Dott. Mohsen Hussein ha eseguito la ricostruzione del legamento crociato anteriore, un anno dopo la lesione dei tendini della cuffia dei rotatori ha necessitato l’intervento in artroscopia, eseguita da Dott. Martin Mikek.

“Tutte e due le lesioni sono occorse durante uno scontro. La lesione del ginocchio destro è occorsa dopo il salto con rotazione, la lesione della spalla destra invece era una conseguenza di un impatto durante una lotta,” Muhamed spiacevolmente ricorda gli incidenti. Allo stesso tempo aggiunge che in taekwondo proprio queste due giunture sono le più esposte agli incidenti. Quando è occorsa la prima lesione, quella di ginocchio, Muhamed ha scelto la clinica Artros secondo raccomandazione del suo amico fisiatra. Dopo la risonanza magnetica (RM) era chiaro che il trattamento operativo sarà necessario, la ricostruzione del legamento crociato, la quale era eseguita da Dott. Hussein. Allo stesso tempo, la risonanza magnetica e l’intervento operativo hanno dimostrato che Mohamed ha già subito cambiamenti sulla cartilagine. Questa lesione era poi con successo trattata con il metodo Orthokine. L’intervento in artroscopia era condotto senza complicazioni, così come la riabilitazione. Dopo sei mesi il ginocchio era già di nuovo in piena forma.

Sfortunatamente, nel 2011 il nostro atleta di successo è ritornato nel centro Artros con una nuova lesione. Durante l’allenamento durante la preparazione si ha rotto i tendini della cuffia dei rotatori della spalla destra. Secondo l’estimazione di Dott. Mikek che ha operato le spalle, la situazione era seria e l’intervento di successo. “Abbiamo fatto l’intervento in artroscopia con sutura dei tendini danneggiati. L’intervento era di routine e la riabilitazione di signor Baltić dopo l’intervento era senza problemi e già dopo quattro mesi ha cominciato di nuovo con gli allenamenti. Con l’intervento ha riacquistato la funzione normale della spalla e per questo oggi nonostante una lesione seria non ha subito nessuna conseguenza e può senza limitazioni praticare taekwondo,” racconta Dott. Mikek, soddisfatto con il risultato del trattamento.

Muhamed, a cui taekwondo rappresenta lo stile di vita, confessa che le esperienze traumatiche hanno prodotto una paura di nuove lesioni e che subito dopo la riabilitazione ha ricominciato a competere col cuore pesante. Comunque, oggi è in un’ottima forma. Questo agosto ha vinto il secondo posto nel quinto giorno del campionato mondiale di taekwondo dei veterani in Tagikistan nella categoria gold, cintura nera. Ora si sta già preparando per il campionato Europeo del 2015 in Italia.

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Le lesioni della Cuffia dei Rotatori della spalla

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Una rottura della cuffia dei rotatori è una causa molto frequente di dolore e disabilità della spalla tra gli adulti. Nel 2008, quasi 2 milioni di persone negli Stati Uniti sono andate dal loro medico a causa di un problema alla cuffia dei rotatori della spalla. Una cuffia dei rotatori lacerata indebolirà la vostra spalla. Questo significa che molte attività quotidiane, come pettinarvi i capelli o vestirsi, possono diventare difficili e dolorose. Reparti come il nostro curano una quantità considerevole di pazienti affetti da questa patologia sia sportivi professionisti ma soprattutto lavoratori manuali e anziani.

Se avete dolore alla spalla e vi è stata diagnosticata la rottura dei tendini della cuffia dei rotatori ed avete appena iniziato ad esplorare le varie opzioni di trattamento o se avete già deciso di sottoporvi ad intervento chirurgico di riparazione dei vostri tendini della spalla, le informazioni contenute in questo articolo vi aiuteranno a capire i vantaggi, i limiti e i rischi di questo intervento chirurgico per poter fare una scelta consapevole.

 

Anatomia

La spalla è costituita da tre ossa: il tuo osso del braccio (omero), la scapola e la clavicola. La spalla è una articolazione a sfera: la palla, la testa del tuo osso del braccio si inserisce appoggiandosi ad una tasca quasi piatta della tua scapola. Il vostro braccio è tenuto in sede nella vostra spalla grazie alla vostra cuffia dei rotatori. La cuffia dei rotatori è una rete di quattro muscoli i cui tendini formano un rivestimento attorno alla testa dell’omero. La cuffia dei rotatori attacca l’omero alla scapola e aiuta a sollevare e ruotare il braccio. C’è un sacchetto di lubrificazione chiamato borsa tra la cuffia dei rotatori e l’osso in cima alla vostra spalla (acromion). Questa borsa permette ai tendini della cuffia dei rotatori di scivolare liberamente quando si sposta il braccio. Quando i tendini della cuffia dei rotatori sono rotti o danneggiati, questa borsa può diventare infiammata e dolorosa (borsite subacromiale).

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Descrizione

La maggior parte delle lesioni si verificano nel tendine del muscolo sovraspinato, ma possono essere coinvolti anche altri tendini della cuffia dei rotatori. In molti casi, i tendini strappati cominciano da uno sfilacciamento. Quando il danno progredisce, il tendine può completamente strapparsi, e questo a volte con il semplice sollevamento di un oggetto pesante.

Ci sono diversi tipi di lesioni:

Rottura parziale. Questo tipo di lesione si verifica quando il tendine non è completamente lacerato.

Lesione a tutto spessore. Questo tipo di lesione è anche chiamata rottura completa. Questo si verifica quando il tendine si divide in due pezzi. In molti casi, i tendini si strappano dove essi si inseriscono alla testa dell’omero. Una lesione a tutto spessore, è fondamentalmente un buco nel tendine.

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Cause

Ci sono due principali cause di lesioni della cuffia dei rotatori: lesioni acute e la degenerazione.

Lesione acuta

Se cadete giù sul vostro braccio teso o sollevate qualcosa di troppo pesante, con un movimento a strappo, si può rompere la vostra cuffia dei rotatori. Questo tipo di rottura può associarsi ad altre lesioni della spalla, come una clavicola rotta o una spalla lussata.

Lesione degenerativa

La maggior parte delle lesioni sono di questo tipo e sono il risultato di un logoramento del tendine che avviene lentamente nel tempo. Questa degenerazione si verifica naturalmente con l’avanzare dell’età. Le lesioni della cuffia dei rotatori sono più comuni nel braccio dominante. Se si soffre di una lesione degenerativa della spalla, è probabile che la stessa cosa succeda anche alla spalla opposta (anche se non avete dolore in quella spalla).

Diversi fattori contribuiscono alle lesioni della cuffia dei rotatori degenerative o croniche:

Stress ripetuti: Ripetendo più volte gli stessi movimenti della spalla si sollecitano i muscoli e i tendini della cuffia dei rotatori. Il baseball, il tennis, il canottaggio, il culturismo sono esempi di attività sportive che possono mettere in pericolo i tendini della cuffia dei rotatori della spalla. Ma anche molti tipi di lavoro che comportano le continue sollevazioni della spalla verso l’alto e semplici faccende di routine possono causare rotture da uso eccessivo.

La mancanza di afflusso di sangue: Col passare degli anni, l’afflusso di sangue nei nostri tendini della cuffia dei rotatori diminuisce. Senza un buon apporto di sangue, la capacità naturale del corpo di riparare i danni del tendine è compromessa. Questo in ultima analisi può portare ad una rottura del tendine.

Speroni ossei (osteofiti): Con l’avanzare dell’età, speroni ossei (crescita eccessiva delle ossa) spesso si sviluppano sulla parte inferiore dell’acromion. Quando eleviamo il nostro braccio, gli speroni strofinano contro i tendini della cuffia dei rotatori. Questa condizione si chiama impingement o conflitto subacromiale della spalla, che nel tempo indebolirà il tendine della cuffia dei rotatori e renderà più probabile la sua rottura.

 

Fattori di rischio

Poiché le lesioni della cuffia dei rotatori sono in gran parte causate dalla normale usura, che va di pari passo con l’invecchiamento, le persone con più di 40 anni sono a maggior rischio.

Anche le persone che fanno sport o lavori che comportano sollevamenti reiterati delle spalle sono a rischio di rottura della cuffia dei rotatori. Gli atleti sono particolarmente vulnerabili alle lesioni da uso eccessivo, in particolare i giocatori di tennis e i lanciatori di baseball.

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Pittori, falegnami, e altri il cui lavoro comporta il sollevamento di pesi dietro la testa (lavoratori overhead) sono maggiormente a rischio.

Fare della palestra effettuando esercizi sbagliati come sollevare pesi con le spalle dietro la testa (overhead) può essere particolarmente rischioso.

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Sebbene le lesioni da uso eccessivo siano causate da attività sportiva o da lavori overhead e quindi si verifichino nelle persone più giovani, la maggior parte delle lesioni nei giovani adulti sono causate da una trauma, come una caduta.

 

Sintomi

I sintomi più comuni di una rottura della cuffia dei rotatori sono:

  • Il dolore a riposo e di notte, in particolare se si dorme sulla spalla malata.
  • Il dolore durante il sollevamento e l’abbassamento del braccio o durante movimenti specifici.
  • Debolezza durante il sollevamento o la rotazione del braccio.
  • Crepitio o sensazione rumorosa quando si muove la spalla in certe posizioni.

Le lesioni che si verificano all’improvviso, come in seguito ad una caduta, di solito causano dolore intenso. Ci può essere una sensazione di blocco e di debolezza immediata nella parte superiore del braccio.

Le lesioni invece che si sviluppano lentamente a causa di un uso eccessivo possono comunque causare dolore e debolezza del braccio che peggiora col tempo. Si può avere dolore alla spalla quando si solleva il braccio di lato, oppure dolore che migra verso il basso lungo il braccio. In un primo momento, il dolore può essere lieve e presente solo quando si solleva il braccio sopra la testa, come ad esempio, raggiungendo il cassetto di un armadio posizionato in alto. In genere il dolore all’inizio è ciclico alternando periodi più o meno lunghi di benessere a periodi di dolore ed impotenza funzionale. Farmaci antiinfiammatori non steroidei come il Ketoprofene o l’Ibuprofene (da assumere sempre con prescrizione del proprio Medico Curante e dopo aver letto attentamente il foglietto illustrativo), in un primo momento possono dare sollievo dal dolore. Nel tempo, il dolore può diventare continuo e più grave e lo si avverte anche a riposo, e i farmaci iniziano a non fare più effetto. Si inizia ad avvertire dolore anche di notte mentre si dorme. Il dolore e la debolezza alla spalla possono compromettere le normali attività di routine come pettinarsi i capelli e raggiungere la schiena con le mani, come ad esempio allacciarsi un reggiseno, deventa difficile.

 

Esame medico

Anamnesi ed esame obiettivo

Dopo aver discusso i sintomi e la storia medica con voi, il medico esaminerà la vostra spalla. Verificherà se nella vostra spalla ci sono zone di gonfiore o avvallamenti. Misurerà l’ampiezza del movimento della spalla, il medico vi farà muovere il braccio in diverse direzioni infine testerà la vostra forza. Il medico inoltre visiterà altre zone del vostro corpo che possono dare problemi secondari alla spalla come ad esempio un esame del collo per vedere se il dolore non provenga da un “nervo compresso”, e per escludere altre condizioni, come l’artrosi cervicale.

Test di imaging

Altri test che possono aiutare il vostro medico per confermare la diagnosi sono:

Raggi-X: I primi test di imaging che vengono richiesti di solito sono i raggi x. Poiché i raggi X non mostrano i tessuti molli della spalla come la cuffia dei rotatori, semplici raggi X di una spalla affetta solo da lesione della cuffia dei rotatori di solito sono normali o possono mostrare un piccolo sperone osseo.

La risonanza magnetica o l’ecografia: Questi studi possono mostrare meglio i tessuti molli come i tendini della cuffia dei rotatori.

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Essi possono mostrare la lacerazione della cuffia dei rotatori, così come dove la lacerazione si trova all’interno del tendine e la dimensione della rottura. Una risonanza magnetica può anche dare al medico più informazioni sulla lesione se essa sia “vecchia” o “recente” e può mostrare la qualità dei muscoli della cuffia dei rotatori, notizia molto importante per prendere decisioni sul trattamento e formulare giudizi di prognosi.

Una rottura della cuffia dei rotatori se non trattata con il tempo peggiora?

Se si é affetti da una rottura della cuffia dei rotatori della spalla e si continua ad usare la spalla, nonostante il fatto che il dolore aumenti, questo può causare ulteriori danni. Una rottura della cuffia dei rotatori può diventare più grande nel tempo. Ma in realtà non vi è alcuna evidenza scientifica che dimostri risultati migliori a seguito di un intervento chirurgico eseguito precocemente cioè vicino al momento della lesione rispetto allo stesso intervento eseguito più tardi. Per questo motivo, quasi sempre, è consigliabile eseguire prima il tentativo di trattamento non chirurgico per le lesioni della cuffia dei rotatori anche se la scelta verrà valutata dal vostro ortopedico caso per caso.

Trattamento

Un dolore cronico alla spalla e al braccio sono buoni motivi per vedere il vostro medico. Il trattamento precoce può prevenire i sintomi di peggioramento. Potrà anche farti tornare alla normale routine quotidiana più velocemente. L’obiettivo di qualsiasi trattamento è di ridurre il dolore e di ripristinare la funzione della vostra spalla. Ci sono diverse opzioni di trattamento per una rottura della cuffia dei rotatori, e l’opzione migliore è diversa per ogni persona. Nella pianificazione del trattamento, il vostro ortopedico prenderà in considerazione la vostra età, il livello di attività, la salute generale e il tipo di lesione che avete.

 

Trattamento non chirurgico

In circa il 50 % dei pazienti, il trattamento non chirurgico allevia il dolore e migliora la funzione nella spalla. La forza della spalla, tuttavia, di solito non migliora senza intervento chirurgico.

Opzioni di trattamento non chirurgico possono includere:

Riposo. Il medico può suggerirvi il riposo e limitare le attività overhead. Può anche prescrivervi un tutore tipo una semplice sacca reggibraccio per aiutare a proteggere la vostra spalla e per tenerla a riposo.

Modifica delle attività: Evitare attività che causano dolore alla spalla.

Farmaci anti-infiammatori non-steroidei. Farmaci come l’Ibuprofene e il Ketoprofene riducono il dolore e gonfiore.

Esercizi di potenziamento e fisioterapia: Esercizi specifici riusciranno a ripristinare il movimento e a potenziare la vostra spalla. Il vostro programma di esercizio prevederà esercizi di stretching per migliorare la flessibilità e l’ampiezza del movimento della vostra spalla. Potenziare i muscoli che sostengono la spalla può alleviare il dolore e prevenire ulteriori lesioni.

Infiltrazioni di corticosteroidi (cortisone): solitamente nelle persone giovani o nei giovani adulti laddove si prevede la possibilità di un intervento chirurgico, le infiltrazioni di corticosteroidi dovrebbero essere evitate per il loro potenziale effetto lesivo sui tendini. Nelle persone anziane invece o nelle persone in cui la chirurgia è controindicata per gravi motivi di salute generale questa è l’opzione di trattamento migliore perché allevia il dolore e migliora la funzione più che rispetto agli altri trattamenti.

Il vantaggio principale del trattamento non chirurgico è che evita i maggiori rischi della chirurgia, come:

  • Infezione.
  • Rigidità permanente.
  • Complicanze dell’anestesia.
  • Lunghi tempi di recupero.

Gli svantaggi di un trattamento non chirurgico sono:

  • Non ci sono miglioramenti nella forza.
  • Dimensione della lesione possono aumentare nel tempo.
  • Le attività possono essere limitate.

 

Trattamento chirurgico

Un ortopedico della nostra equipe può consigliarvi un intervento chirurgico se il dolore non migliora con i trattamenti non chirurgici. Il dolore continuo è la principale indicazione per la chirurgia. Se siete molto attivi e siete lavoratori overhead o praticate sport a rischio, potremmo suggerirvi un intervento chirurgico.

Altri segni che la chirurgia può essere una buona opzione per voi sono:

  • I vostri sintomi durano da 6 a 12 mesi.
  • La vostra lesione è grande (oltre 3 cm).
  • Avete una significativa debolezza e perdita della funzione della vostra spalla.
  • La vostra lesione è stata causata da un trauma recente (lesione acuta).

L’intervento chirurgico per riparare una cuffia dei rotatori lacerata consiste nel ricollegare il tendine alla testa dell’omero (osso del braccio) e fissarlo all’osso in genere con l’utilizzo di microviti (ancore). Ci sono diverse opzioni per la riparazione di lesioni della cuffia dei rotatori. Il chirurgo ortopedico discuterà con voi la procedura migliore per soddisfare le vostre esigenze individuali. Sia essa una lesione parziale o completa il tendine verrà riparato e ricucito nelle sue parti rotte per poi essere riancorato all’osso da dove si è staccato.

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Nota bene: In quasi tutti i casi il tendine che chiamiamo Capo Lungo del Bicipite (CLB) nelle lesioni della cuffia dei rotatori è danneggiato ed è responsabile di gran parte del dolore del paziente. L’intervento chirurgico quindi prevede il suo sacrificio (tenotomia) in quanto la sua funzione nell’economia complessiva della spalla è trascurabile essendo affidata per l’80% al Capo Breve (guarda figura in basso).

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L’unico svantaggio che si può avere dal suo sacrificio è quasi esclusivamente estetico dando origine ad una lieve deformità del muscolo del braccio in realtà evidente solo nelle persone muscolose e magre (detta sindrome di Popeye per la somiglianza con il braccio del noto personaggio dei fumetti – guarda figura in basso- ).

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In alternativa per evitare questo danno estetico la tenotomia può essere seguita da tenodesi vale a dire che dopo aver staccato il Capo Lungo del Bicipite dalla scapola, il chirurgo può reinserirlo alla testa dell’omero.

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In figura: Tendodesi del CLB

Questa procedura allunga i tempi chirurgici ed espone ad un non trascurabile rischio di dolore nella zona di reinserzione (tenodesi) del tendine che può essere la causa di un cattivo risultato per il paziente. Motivo per cui, in genere, questa procedura viene consigliata solo alle giovani donne, ai culturisti, ai lavoratori manuali che sforzano molto il braccio come i lavoratori edili ed alle persone particolarmente magre se bene informate sui rischi della tenodesi. Discutete e prendete accordi con il vostro chirurgo sulla possibilità o meno di effettuare la tenodesi del CLB durante l’intervento chirurgico.

 

Opzioni chirurgiche

Ci sono diverse opzioni chirurgiche per la riparazione di lesioni della cuffia dei rotatori. I progressi nelle tecniche chirurgiche per la riparazione della cuffia dei rotatori si sono mossi verso le procedure meno invasive. Mentre ciascuno dei metodi disponibili ha i suoi vantaggi e svantaggi, tutti hanno lo stesso obiettivo: ottenere la riparazione e la guarigione del tendine lesionato. Il tipo di riparazione eseguita dipende da diversi fattori, tra cui l’esperienza del chirurgo e la familiarità con una particolare procedura, la dimensione della vostra lesione, la vostra anatomia, e la qualità del tessuto tendineo e osseo. Il chirurgo ortopedico discuterà con voi la procedura migliore per soddisfare le vostre esigenze di salute individuali .

Si possono avere altri problemi alla spalla, oltre a una lesione della cuffia dei rotatori, come ad esempio l’artrosi, speroni ossei (osteofiti), o altre lesioni dei tessuti molli. Durante l’operazione, il chirurgo può essere in grado di riparare anche tutti questi problemi.

Le tre tecniche più comunemente utilizzate per la riparazione della cuffia dei rotatori sono la riparazione tradizionale a cielo aperto, la riparazione artroscopica, e la riparazione mini-open. Studi scientifici dimostrano che tutte e tre le tecniche sono valide allo stesso modo per far guarire una cuffia dei rotatori rotta.

Riparazione artroscopica

Durante l’artroscopia, il chirurgo inserisce una piccola telecamera, chiamato artroscopio, nella articolazione della spalla. La fotocamera visualizza le immagini su uno schermo televisivo, e il chirurgo usa queste immagini per guidare strumenti chirurgici miniaturizzati. Gazie al fatto che gli strumenti artroscopici e chirurgici sono molto sottili, il chirurgo può utilizzare incisioni (tagli) molto piccoli di circa 1 cm.

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La riparazione artroscopica è la tecnica chirurgica che noi preferiamo nel nostro reparto OTB.

 

Riparazione aperta (tradizionale)

Una incisione chirurgica aperta tradizionale (lunga diversi centimetri) può essere necessaria se la lesione è di grandi dimensioni o è complessa. Il chirurgo fa un’incisione sulla spalla e stacca parzialmente il muscolo della spalla (deltoide) per vedere e accedere meglio al tendine lacerato. Durante una riparazione aperta, il chirurgo rimuove gli speroni ossei dalla parte inferiore dell’acromion (questa procedura si chiama acromionplastica). Una riparazione a cielo aperto può essere una buona opzione se la lesione è di grandi dimensioni o complessa, o se bisogna eseguire ricostruzioni aggiuntive, come ad esempio un trasferimento di tendine.

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La riparazione a cielo aperto è stata la prima tecnica utilizzata per le lesioni della cuffia dei rotatori. Nel corso degli anni, le nuove tecnologie e una migliore esperienza dei chirurghi ha portato a procedure meno invasive.

Riparazione Mini-Open

La riparazione mini-open usa la tecnologia più recente e gli strumenti miniaturizzati per eseguire una riparazione attraverso una piccola incisione. L’incisione è tipicamente lunga 3 a 5 cm. Questa tecnica utilizza l’artroscopia per valutare e trattare i danni ad altre strutture all’interno dell’articolazione. Gli speroni ossei, per esempio, vengono spesso rimossi in artroscopica. Questo evita la necessità di staccare il muscolo deltoide. Una volta che la porzione artroscopica della procedura è completata, il chirurgo esegue la riparazione della cuffia dei rotatori attraverso l’incisione mini-open. Durante la riparazione del tendine, il chirurgo vede le strutture della spalla direttamente, piuttosto che attraverso il monitor.

 

Vantaggi dell’artroscopia:

I vantaggi di una riparazione artroscopica sono molteplici. Oggi in mani esperte e in centri dove si eseguono molti interventi di questo tipo pressoché tutte le lesioni della cuffia dei rotatori possono essere trattate con questa tecnica:

  • Incisioni più piccole con evidente guadagno estetico.
  • Migliore visualizzazione e riparazione di alcuni tendini come il sottoscapolare.
  • Minor dolore postoperatorio.
  • Minori perdite ematiche.
  • Ripresa più veloce.

 

Riabilitazione

La riabilitazione ha un ruolo fondamentale nella guarigione e nel consentirvi di tornare alle vostre attività quotidiane.

Nota bene: qualora decidiate di sottoporvi ad intervento chirurgico di riparazione della cuffia dei rotatori dovete sapere che i tempi di recupero sono molto lunghi e che la riabilitazione, punto chiave della vostra guarigione, dovrá essere fatta con assoluta dedizione pena il fallimento della procedura stessa. Un paziente poco motivato non è un buon candidato per questo tipo di chirurgia.

Un adeguato programma di riabilitazione ed un personale composto da professionisti del settore vi aiuterà in questo lungo e noioso percorso verso la guarigione che non avverrá quasi mai prima che siano trascorsi almeno 5 mesi dall’intervento chirurgico.

Immobilizzazione

Dopo l’intervento chirurgico, la terapia progredisce per fasi. Dapprima, la riparazione dovrà essere protetta durante la guarigione del tendine riparato. Per impedire al braccio di muoversi, vi verrà ordinato di indossare un tutore particolare (tipo ultrasling 15° di abduzione) che indosserete per le prime 4-6 settimane che dipende dalla gravità della vostra lesione.

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Tutore 15 gradi abduzione

 

Ginnastica passiva

Anche se la vostra lesione è stata riparata, i muscoli intorno al braccio restano deboli. Una volta che il chirurgo decide che è sicuro per voi iniziare a muovere il braccio e la spalla, un fisioterapista vi aiuterà con esercizi passivi a migliorare la gamma di movimento della vostra spalla. Con gli esercizi passivi, il terapista sostiene il braccio e lo sposta in diverse posizioni. Nella maggior parte dei casi, la ginnastica passiva viene iniziata entro le prime 4 – 6 settimane dopo l’intervento.

Esercizi attivi

Dopo 4-6 settimane, si inizierà ad eseguire esercizi attivi senza l’aiuto del vostro terapista. Muoverete i muscoli da soli e gradualmente per aumentare la forza e migliorare il controllo del braccio. Dall’ 8° alla 12° settimana, il fisioterapista inizierà a lavorare con voi su un programma di esercizi di potenziamento muscolare.

Nota bene: Un recupero completo richiederà diversi mesi. Molti pazienti raggiungono una gamma funzionale del movimento e un’adeguata resistenza da 4 a 6 mesi dopo l’intervento chirurgico. Anche se si tratta di un processo lento, il vostro impegno per la riabilitazione è la chiave per un esito positivo.

 

Quando posso guidare la macchina?

In genere devono passare circa 10-12 settimane dopo l’intervento chirurgico perchè la mobilitá della spalla vi consenta di poter manovrare gli strumenti della vostra auto in sicurezza ma soprattutto quello è il periodo necessario a ché il tendine riparato inizi a fare delle solide radici biologiche nell’osso per consentirvi di affrontare movimenti un pò più pesanti in caso di difficoltá alla guida senza rischiare la recidiva della lesione del vostro tendine riparato. Questo periodo però, verrá discusso con il vostro ortopedico ai vari controlli monitorando i progressi fatti.

 

Cosa posso aspettarmi dalla chirurgia?

La maggior parte dei pazienti riferisce un miglioramento della forza della spalla e meno dolore dopo un intervento chirurgico per una rottura della cuffia dei rotatori. Ogni tecnica di riparazione chirurgica (aperta, mini-open e artroscopica) ha risultati simili in termini di sollievo dal dolore, miglioramento della forza e della funzione, e di soddisfazione del paziente. La competenza del chirurgo e del team di riabilitazione scelti è molto importante nel raggiungimento dei risultati.

I fattori che possono diminuire la probabilità di un risultato soddisfacente includono:

  • Tessuto del tendine di scarsa qualità.
  • Lesioni grandi o massive.
  • Scarsa collaborazione del paziente con la riabilitazione dopo l’intervento chirurgico.
  • L’età del paziente (età superiore a 65 anni).
  • Il fumo e l’uso di altri prodotti alla nicotina.
  • Richieste di risarcimento dei lavoratori.

E’ chiaro che se andiamo a riparare una lesione molto ampia (massiva) in una persona che abbia superato i 50 anni la possibilità che il paziente riprenda a muovere la spalla senza nessuna limitazione e con la stessa forza della spalla sana è molto improbabile. In questi pazienti ci si deve porre come obiettivo che muovano la prorpia spalla senza dolore e riescano a fare senza problemi tutte le faccende della vita quotidiana senza particolari capacità di ripresa degli sport se prima ne facevano. Al contrario le rotture traumatiche dei giovani sportivi in genere sono quelle che danno i migliori risultati arrivando a recuperare anche al 100% in molti casi.

Complicazioni

Dopo la chirurgia della cuffia dei rotatori, una piccola percentuale di pazienti ha esperienza con le complicanze. Oltre ai rischi della chirurgia in generale, come la perdita di sangue o problemi legati all’anestesia, le complicanze della chirurgia della cuffia dei rotatori possono comprendere:

Lesioni nervose: complicanza del tutto eccezionale soprattutto nella chirurgia artroscopica. Quando si verifica in genere interessa in genere il Nervo Circonflesso, quel nervo che attiva il muscolo della spalla (deltoide).

Infezione: ai pazienti verrà somministrato un antibiotico prima dell’intervento per ridurre il rischio di infezione. Se si sviluppa un’infezione, può essere necessario un ulteriore intervento chirurgico o un trattamento antibiotico prolungato.

Distacco del deltoide: Questa é una complicanza appannaggio solo della chirurgia aperta tradizionale. Durante una riparazione a cielo aperto, questo muscolo della spalla viene in parte staccato per fornire un migliore accesso alla cuffia dei rotatori. È molto importante proteggere questa zona dopo l’intervento e durante la riabilitazione per permettergli di guarire.

Rigidità: La riabilitazione precoce riduce la probabilità di rigidità permanente o la perdita del movimento. La maggior parte delle volte, la rigidità migliora con la fisioterapia più aggressiva, con l’esercizio fisico ed il nuoto.

Sindrome di Popeye: leggi sopra nel capitolo “trattamento” di cosa si tratta.

Recidiva della lesione: leggi subito dopo.

Che possibilitá c’è che dopo l’intervento il mio tendine si rompa di nuovo?

La ri-rottura del tendine riparato o la sua mancata guarigione la chiameremo “recidiva della lesione”. In effetti esiste la possibilità di recidiva dopo ogni tipo di riparazione e questo o perchè durante la riabilitazione il tendine forzando sui fili che lo tengono ancorato all’osso li rompa o perchè il tendine stesso ceda sulla cucitura a causa della sua scarsa qualitá o perchè la lesione era molto grande e i muscoli erano accorciati per cui al momento della riparazione i tendini sono stati trascinati fino all’osso per un lungo tratto quindi sono stati ancorati in tensione, tensione che con il tempo fa cedere la cucitura. In letteratura la percentuale di recidiva della lesione dei tendini della cuffia dei rotatori dopo riparazione è variabile dal 10% al 30 %, percentuale sicuramente non trascurabile. Sul valore di questa percentuale incide ovviamente il tipo di lesione e la qualitá del tendine che andiamo a riparare (è tanto più alta la percentuale di recidiva quanto più era grande la lesione e quanto più è degenerato – di cattiva qualitá, poco resistente – il muscolo ed il tendine che viene riparato) ma anche, e moltissimo, il rispettare oppure arbitrariamente non rispettare le restrizioni prescritte dal vostro ortopedico durante il periodo di riabilitazione. La qualitá del tendine dipende non solo dall’etá del paziente ma anche dal periodo trascorso dalla lesione e se essa era degenerativa, cioè da usura, il tendine sará di qualitá peggiore, o traumatica. Un tendine rotto, che non lavora, con il tempo perde la sua vitalitá e quindi la sua struttura si indebolisce e si infarcisce di grasso. La Risonanza Magnetica prima dell’intervento ci fornisce utili indicazioni sulla qualitá del muscolo rotto, parlatene con il vostro ortopedico per avere informazioni corrette sulle aspettative della vostra chirurgia. Comunque i pazienti che ri-strappano i loro tendini (recidivano) di solito non hanno dolore o la funzionalità della spalla diminuisce solo in parte. Ripetere la chirurgia è necessario solo se vi è un forte dolore o una severa perdita di funzionalità.

Tratto da: http://www.ortopediaborgotaro.it/otb-news-per-il-paziente-ortopedia-borgotaro/125-le-lesioni-della-cuffia-dei-rotatori-della-spalla

 

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