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La storia di Paolo Pisani, professionista della pallanuoto con “La Spalla del Nuotatore”

Paolo Pisani Nuoto PallanuotoOgni giorno fino a 3 ore di allenamento in acqua per 5 giorni alla settimana. Trent’anni trascorsi in piscina da professionista e semi-professionista del nuoto e della pallanuoto; una stima di 60 milioni di bracciate durante la sua carriera. Questi sono alcuni numeri di Paolo Pisani, professionista della pallanuoto con “la spalla del nuotatore”, una carriera in A1 fino all’età di 25 anni poi in B con il Vicenza e la squadra di Padova, dove tutto è cominciato. Nato e cresciuto a Cagliari dove è entrato nella squadra di nuoto agonistico a 10 anni, Paolo ha iniziato la pallanuoto all’età di 13. Oggi ne ha più di 40 e da allora, nonostante la spalla, non ha mai smesso.

Paolo Pisani Pallanuoto

Come gran parte degli sportivi d’élite, Pisani ha una lunga esperienza diretta di traumi e lesioni: “Conosco molto bene il dolore della lesione alla cuffia dei rotatori e al capolungo del bicipite. Con il dolore dell’infiammazione da usura (ndr: overuse dovuto agli allenamenti e alle gare) si riesce a convivere finché i muscoli sono ben allenati. Arriva però un momento in cui non puoi più ‘sopportare’ il dolore” racconta il pallanuotista. “Avevo 28 anni e durante un contrasto di gioco la spalla è uscita dalla sua sede slittando in avanti. Sono cominciati gli interventi, la riabilitazione, le cure. Da allora il braccio ha sicuramente meno forza di prima e, nonostante la riabilitazione, soffro di dolori alla schiena e al collo”.
Secondo l’atleta, nella sua carriera è sempre stata fondamentale la preparazione prima dell’allenamento. “Quando mi allenavo da professionista facevamo 40 minuti di ‘allenamento a secco’ in palestra con elastici, stretching ed esercizi isometrici almeno tre volte alla settimana, prima di scendere in acqua. Anche oggi” conclude il pallanuotista “continuo a seguire questa buona abitudine”.
 
Tratto da: © Orthopedika Journal


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Gomito del Tennista (Epicondilite)

L’epicondilite laterale è un’infiammazione dolorosa dei tendini che collegano i muscoli dell’avambraccio alla parte esterna del gomito (epicondilo laterale). Questa condizione è nota anche come gomito del tennista, considerato che il tennis è l’attività sportiva che espone a maggior tensione le strutture muscolo-scheletriche interessate dal disturbo. Gomito del Tennista

L’epicondilite laterale è spesso determinata da un sovraccarico funzionale, cioè da un uso eccessivo e continuato del gomito, ed è tipica dei soggetti che, a causa di particolari attività sportive o professionali, sono costretti a ripetere determinati movimenti.
In particolare, il gomito del tennista è una tendinopatia inserzionale: il processo flogistico interessa l’inserzione dei muscoli epicondilei estensori dell’avambraccio, che originano dall’epicondilo laterale del gomito (localizzato in prossimità della sporgenza ossea nell’estremità inferiore esterna dell’omero). Il gomito del tennista è causato dunque da un’infiammazione a carico dei muscoli e dei tendini che si inseriscono nell’epicondilo laterale e che sono responsabili dell’estensione del polso o delle dita della mano.
In principio, il dolore associato all’epicondilite laterale interessa soltanto i tendini, soprattutto quando si compiono movimenti di estensione del polso contro una resistenza, e tende ad aumentare con le attività che richiedono il coinvolgimento dei muscoli nell’arto interessato. Con un abuso protratto nel tempo, la manifestazione dolorosa può irradiarsi lungo l’avambraccio e persistere anche a riposo, determinando la progressiva riduzione della funzionalità di mano, polso e gomito.

Cause e fattori di rischio

Abuso e traumi. Molte persone affette dal gomito del tennista svolgono attività lavorative o ricreative che richiedono l’uso ripetitivo e vigoroso dell’articolazione del gomito. Dolore gomitoL’epicondilite laterale è causata da un’infiammazione spesso determinata da un sovraccarico funzionale, che si verifica principalmente quando i muscoli e i tendini del gomito sono costretti a sforzi eccessivi. Inoltre, è stato dimostrato che ripetuti microtraumi o un danno diretto dell’epicondilo laterale, come un’eccessiva estensione dell’avambraccio o un movimento scorretto, causano più della metà di queste lesioni.
Attività. Gli atleti non sono le uniche persone in cui occorre il gomito del tennista. L’epicondilite laterale può insorgere a seguito di qualsiasi attività ripetuta che coinvolga la torsione o l’estensione del polso, il sollevamento di pesi e l’abuso dei muscoli dell’avambraccio.
Le attività che possono causare il gomito del tennista includono:

  • Sport con racchetta, come tennis, badminton e squash;
  • Sport da lancio, come il giavellotto o il disco;
  • Altri sport: golf e scherma;
  • Attività professionali che comportano movimenti ripetitivi delle mani e del polso: idraulico, muratore, carpentiere, macellai, cuochi, falegnami sarti e pittori;
  • Altre attività che sollecitano intensamente gomito e polso, come suonare il violino o utilizzare cesoie durante il giardinaggio.
Età. Il periodo di massima insorgenza dell’epicondilite è quello compreso tra i 30 e i 50 anni di età, anche se chiunque può essere colpito dal gomito del tennista qualora vi sia l’esposizione ai relativi fattori di rischio, come ad esempio:

  • Attività lavorative o ricreative. Persone che svolgono lavori che comportano movimenti ripetitivi del polso e del braccio hanno più probabilità di sviluppare il gomito del tennista.
  • Alcune attività sportive. Svolgere sport con la racchetta aumenta il rischio di sviluppare il gomito del tennista, soprattutto se si gioca per la prima volta, con una tecnica scarsa o con attrezzatura non adeguata (racchetta con le corde troppo tese o dal manico troppo corto) e muscoli della spalla e del polso poco allenati.

Segni e sintomi del gomito del tennista

I sintomi del gomito del tennista si sviluppano gradualmente. Nella maggior parte dei casi, il dolore inizia con lieve intensità e lentamente peggiora nel corso di settimane e mesi. In genere, non esiste una specifica lesione violenta associata all’esordio del quadro clinico.
Segni e sintomi dell’epicondilite laterale:

  • Dolore e gonfiore localizzati sulla parte esterna del gomito, in corrispondenza dell’epicondilo laterale;
  • Dolore nella parte esterna dell’avambraccio, appena sotto il gomito (in corrispondenza dei muscoli epicondilei che si innestano sull’epicondilo laterale). Il dolore può anche irradiarsi lungo l’avambraccio verso il polso e nella parte posteriore della mano;
  • Forza nella presa debole e dolorosa, anche mentre si stringono tra le mani piccoli oggetti, relativamente pesanti;
  • Peggioramento del dolore con i movimenti del polso, in particolare con l’estensione e i movimenti di sollevamento;
  • Rigidità mattutina.

I sintomi sono spesso peggiorati dalle attività dell’avambraccio, in particolare dai movimenti di torsione, come quando si gira una maniglia della porta o si apre un barattolo. Il braccio dominante è colpito con maggiore incidenza, tuttavia entrambi gli arti possono essere colpiti. Il dolore associato all’epicondilite laterale può essere di lieve o grave intensità (può essere avvertito anche quando il braccio viene tenuto a riposo). Un episodio di epicondilite laterale può durare, di solito, tra i sei mesi e i due anni. Tuttavia, la maggioranza delle persone tende a recuperare entro un anno.

Nota: il dolore che si verifica sul lato interno del gomito è conosciuto come gomito del giocatore di golf ed interessa l’epicondilo mediale, le cui inserzioni tendinee sono responsabili della flessione del polso verso il palmo della mano.

Epicondilite laterale: diagnosi

Se la condizione è causata da un’attività faticosa o ripetitiva, questa si dovrebbe evitare fino a quando i sintomi migliorano. Tuttavia, se il dolore al gomito persiste per diversi giorni nonostante il riposo, è consigliabile rivolgersi al proprio medico.
Diversi fattori devono essere presi in considerazione nel formulare la diagnosidi epicondilite laterale; questi includono l’entità dei sintomi che si sono sviluppati, eventuali fattori di rischio professionali e lo svolgimento di particolari attività sportive. Il paziente deve riportare la posizione esatta in cui è localizzato il dolore nel braccio, se si è verificato un episodio traumatico e se è affetto da altre patologie concomitanti (esempio: artrite reumatoide, neuriti, altre condizioni reumatiche o artrosiche del gomito). Durante l’esame obiettivo, il medico utilizzerà una serie di test per accertare la provenienza del dolore, attraverso la palpazione diretta e la contemporanea ricerca dei segni di tumefazione locale. Alcuni di questi esami includono:

  • Palpazione dell’epicondilo laterale: il medico esegue una pressione nel punto di inserzione dei muscoli epicondiloidei, mentre si chiede al paziente di muovere gomito, polso e dita;
  • Test di Cozen: valuta la presenza di dolore all’estensione contro resistenza di polso e dita a gomito esteso;
  • Test di Mills: rileva l’insorgenza del dolore alla pronazione forzata con polso flesso e gomito esteso.

Il medico può raccomandare ulteriori test per escludere altre cause alla base del disturbo:

  • Raggi X: per escludere l’artrite del gomito ed evidenziare eventuali calcificazioni.
  • Risonanza magnetica (MRI): può essere eseguita dinanzi al sospetto che l’insorgenza dei sintomi sia associata ad un problema al collo. Questo esame consente di evidenziare una possibile ernia del disco od un’artrite al collo. Entrambe queste condizioni spesso producono dolore al braccio.
  • Elettromiografia (EMG): il medico può ordinare un’elettromiografia per escludere la compressione di un nervo. Molte fibre nervose, infatti, decorrono a livello del gomito e i sintomi della loro compressione sono simili alle manifestazioni dell’epicondilite laterale.

Terapia conservativa del gomito del tennista

Il gomito del tennista è una condizione autolimitante; ciò significa che tende alla guarigione spontanea con il riposo. Tuttavia, il dolore può durare diverse settimane o mesi ed in tal caso alcuni trattamenti possono aiutare ad alleviare i sintomi e ad accelerare il recupero. Il trattamento convenzionale (non chirurgico) risulta avere successo in circa l’80-95% dei pazienti.

Il dolore associato al gomito del tennista dura, in genere, da sei a dodici settimane. Tuttavia, in alcune persone, il dolore può colpire il braccio per meno di tre settimane, mentre in altri pazienti il disturbo può essere persistente (da sei mesi a due anni). L’epicondilite, se non trattata adeguatamente, può recidivare o cronicizzare.
Il primo passo verso la guarigione consiste nel riposo del braccio colpito durante il periodo in cui l’infiammazione è in fase acuta. Inoltre, è fondamentale cercare di evitare per diverse settimane l’attività che ha provocato l’insorgenza del problema e che potrebbe ulteriormente aggravare il disturbo. Le applicazioni locali di un impacco freddo da porre contro il gomito per pochi minuti, più volte al giorno, possono contribuire a lenire il dolore e a ridurre il processo infiammatorio.
L’assunzione di antidolorifici, come il paracetamolo, può contribuire ad alleviare il dolore lieve causato dal gomito del tennista. Il medico può anche consigliare l’utilizzo di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), come l’ibuprofene o il ketoprofene. Oltre alle forme da assumere per via sistemica, i FANS sono disponibili anche come creme e gel da applicare a livello topico. L’applicazione locale, quindi direttamente su gomito e avambraccio, è spesso raccomandata per i disturbi muscolo-scheletrici, poiché può ridurre l’infiammazione e il dolore senza causare effetti collaterali come nausea e diarrea.
La fisioterapia può essere raccomandata se il gomito del tennista è più grave o persistente. Le tecniche di terapia manuale, come il massaggio e altre manipolazioni, possono aiutare ad alleviare il dolore e la rigidità dell’articolazione. Inoltre, il fisioterapista è in grado di mostrare al paziente gli esercizi specifici per mantenere il braccio in movimento e rafforzare i muscoli dell’avambraccio. Nel breve termine, potrebbe essere anche raccomandato l’utilizzo di un bendaggio di supporto o di un tutore, che impediscono i movimenti dolorosi, garantiscono il riposo dell’arto e alleviano i sintomi del gomito del tennista.
Talvolta, per il trattamento di forme particolarmente dolorose possono essere considerate delle iniezioni di corticosteroidi (infiltrazioni), che possono aiutare a ridurre il dolore, ma l’evidenza clinica che sostiene il loro utilizzo come trattamento efficace nel lungo termine è limitata.L’iniezione viene effettuata direttamente nella zona dolorosa a livello del gomito, previa somministrazione di un anestetico locale.
Infine, se i sintomi non migliorano dopo almeno un anno di terapia conservativa, possono essere presi in considerazione trattamenti invasivi, come la chirurgia.

Trattamento chirurgico dell’epicondilite laterale

Se i sintomi non rispondono dopo 6 – 12 mesi di trattamenti convenzionali, il medico può raccomandare un intervento chirurgico.
La maggior parte delle procedure per il gomito del tennista può comportare:

  • La rimozione della parte di tessuto danneggiata, per alleviare i sintomi dolorosi;
  • La disinserzione parziale dei tendini estensori del polso e delle dita;
  • La scarificazione con cruentazione locale dell’epicondilo (a livello dell’inserzione dei muscoli infiammati): parte dell’osso viene sottoposto a perforazioni multiple per garantire un aumentato apporto ematico che favorisce la guarigione

L’approccio chirurgico adatto al paziente dipende da una serie di fattori, che includono la gravità del danno, le caratteristiche fisiche dell’individuo e le sue condizioni di salute generali. Il trattamento chirurgico può essere effettuato a cielo aperto oppure per via artroscopica. Entrambi gli interventi chirurgici sono eseguiti in day hospital e raramente richiedono il pernottamento in ospedale.
Rischi chirurgici. Come per qualsiasi intervento chirurgico, esistono dei rischi connessi alle procedure. Le complicazioni più comuni da considerare sono:

  • Infezione;
  • Danni a Nervi e vasi sanguigni;
  • Necessità di riabilitazione prolungata;
  • Perdita di forza;
  • Perdita di flessibilità;
  • Necessità di un ulteriore intervento chirurgico.

Riabilitazione. Dopo l’intervento chirurgico, il braccio può essere immobilizzato temporaneamente con un tutore. Dopo circa una settimana, i punti di sutura sono rimossi, così come il supporto e vengono avviati gli esercizi idonei per ripristinare la funzionalità del gomito. Entro 2 mesi dall’intervento chirurgico, sono organizzati graduali esercizi di rafforzamento. Dopo circa 4 – 6 mesi dall’intervento e previa consultazione medica, sarà possibile tornare all’attività atletica. La chirurgia applicata al gomito del tennista è considerata di successo in circa l’80-90% dei pazienti. Tuttavia, non è raro accusare una perdita di forza nell’arto interessato. Gli esercizi di riabilitazione, pianificati insieme al medico e al fisioterapista, sono fondamentali per il recupero.

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 Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/gomito-del-tennista-epicondilite.html#4

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Il meccanismo di rottura del legamento crociato

Alpine Skiing Previews - Winter Olympics Day 1La conoscenza dei meccanismi che portano alle lesioni del legamento crociato anteriore nella pratica dello sci alpino, e in particolare tra gli sciatori professionisti, è ancora limitata. Su American Journal of Sports Medicine sono stati pubblicati i risultati di una ricerca che potranno forse aiutare nella prevenzione di questo tipo di infortuni. «Prima di addentrarci in questo studio non avevamo alcuna idea di come avvenissero i traumi, spesso devastanti, al legamento crociato anteriore degli sciatori della Coppa del Mondo – commenta di Roald Bahr, della Scuola norvegese in scienze dello sport e co-autore dello studio –. La maggior parte delle persone probabilmente pensa che la lesione si verifichi in conseguenza a una caduta, ma il nostro studio dimostra come il legamento si lacera mentre l’atleta sta ancora sciando e la caduta ne è solo il risultato».
Il gruppo di ricerca – composto da sette esperti di medicina sportiva e di biomeccanica dello sci – ha esaminato 20 video relativi a rotture del crociato anteriore avvenute durante tre stagioni consecutive di Coppa del Mondo di sci, dal 2006 al 2009 e ha descritto nel dettaglio il meccanismo che in ciascun caso ha condotto alla lesione.

Si è scoperto che alcune dinamiche si ripetono. La più comune (50% dei casi) si verifica quando lo sciatore sta facendo una curva e perde la pressione sullo sci esterno e, mentre cerca di estendere il ginocchio esterno per riacquistare aderenza al terreno, il margine interno dello sci urta improvvisamente la neve subendo un contraccolpo e obbligando il ginocchio a una rotazione interna in valgo. La forza esercitata da questa rotazione sul ginocchio è eccessiva per il legamento crociato anteriore, e può portarne alla rottura. Bahr e i suoi colleghi hanno riscontrato lesioni al legamento anche quando, durante uno slalom, lo sci interno si aggancia a uno dei paletti e lo sciatore è costretto a una rotazione innaturale. Il terzo meccanismo evidenziato ripetutamente (quattro dei venti infortuni si sono verificati in questo modo) si verifica durante un atterraggio da un salto, quando lo sciatore si sbilancia all’indietro e atterra sule code dello sci.

Gli infortuni osservati in questa ricerca si riferiscono alle specialità relativamente meno pericolose dello sci alpino: slalom speciale, slalom gigante e super-G e non nelle discese libere, caratterizzate da cadute talvolta molto più gravi. Quanto alle peggiori condizioni di neve, si verificano soprattutto verso la fine della stagione agonistica, quando le temperature sono più alte e la neve è meno compatta. Anche se queste lesioni guariscono solitamente entro un anno, la possibilità che preludano a future artrosi è decisamente superiore alla media, qualunque sia il trattamento ricevuto.

Lo studio ha anche una valenza in chiave di prevenzione. «Anche per gli sciatori non professionisti, uno dei messaggi – ha dichiarato alla Reuters lo specialista di medicina sportiva e sci Michael Tuggy – è che bisogna imparare a cadere e che bisogna combattere la naturale tendenza a mantenere una posizione arretrata e a cadere all’indietro».

 

Tratto da: http://www.orthoacademy.it/ginocchio/il-meccanismo-di-rottura-del-legamento-crociato/


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Lesione del sottospinoso: l’importanza della cuffia dei rotatori

Simple_Trick_to_Relieve_Joint_Pain_and_Support_Joint_Health-659x470La spalla è una delle articolazioni che più entrano in gioco quando si vogliono muovere le braccia.

L’omero è fissato alla scapola mediante un complesso sistema di muscoli e tendini che insieme prendono il nome di cuffia dei rotatori, proprio per la loro funzione di movimento rotatorio, interno ed esterno, del braccio.

La cuffia dei rotatori è costituita da 4 muscoli e dai loro tendini: il sovraspinato (o sovraspinoso), il sottospinato (o sottospinoso) e il piccolo rotondo sono muscoli necessari per la rotazione esterna, quella di cui usufruiamo per pettinarci o per grattarci la testa; mentre il solo muscolo rimanente, il sottoscapolare, è addetto all’intrarotazione, necessaria se vogliamo ruotare il braccio in senso orario.

Quali sono i sintomi della lesione del sottospinoso?

Sembra che almeno il 20% della popolazione soffra di una lesione della cuffia dei rotatori, spesso anche in forma asintomatica (nel 33,5% dei soggetti). Esistono dei fattori di rischio che possono predisporre il paziente alla lesione della cuffia e del sottospinoso in particolare, tra cui compaiono la familiarità, la ricorrenza di traumi o microtraumi a cui sono soggetti principalmente gli sportivi o l’età avanzata. In ogni caso la lesione segue a un assottigliamento del tessuto tendineo e interessa principalmente una zona specifica relativamente povera di vasi sanguigni.

Il sottospinoso leso si manifesta con dei sintomi piuttosto ovvi, come il dolore o la difficoltà a muovere il braccio, ma è presente anche debolezza di tutta la spalla e inoltre il dolore può essere accusato anche nella zona anteriore del braccio e della spalla.

Closeup on fitness woman having pain in shoulderCome si effettua la diagnosi e qual è il trattamento della lesione del sottospinoso e della cuffia?

Un buon ortopedico può senza dubbio individuare una lesione del sottospinoso e della cuffia in seguito ad una semplice analisi clinica, tesa ad evidenziare le difficoltà funzionali e i punti di dolore del paziente in seguito a pressopalpazione. Per poter avere però un’idea chiara della condizione dei tessuti coinvolti, è senza dubbio necessario sottoporsi a dei raggi X o, meglio, a una Risonanza Magnetica.

La lesione della cuffia può risultare parziale, se solo parte del tessuto tendineo è lesionato, completa se tutto un tendine si lacera, o massiva quando è tutta la struttura della cuffia a presentare lacerazioni anche gravi.

In base al tipo di lesione che interessa la spalla possono essere sufficienti delle sedute presso un fisioterapista competente, che mediante esercizi di stretching mirati possono permettere il recupero funzionale della spalla.

Se il trauma è a carico di soggetti in età lavorativa che necessitano un totale recupero della mobilità, o quando le terapie conservative e i farmaci antidolorifici non bastano per un recupero ottimale, è possibile procedere con il trattamento chirurgico.

In cosa consiste il trattamento chirurgico?

Fino a qualche tempo fa la procedura standard per operare la cuffia dei rotatori e il sottospinato prevedeva un’operazione a cielo aperto, con un’incisione di 6-8 cm attraverso cui il tendine leso veniva suturato con i materiali più adatti.

Oggi si tende a rendere le operazioni chirurgiche il meno invasive possibile, così si preferisce sempre ricorrere alla tecnica artroscopica, che mediante fibre ottiche e piccole telecamere inserite nella spalla attraverso un’incisione di 0,5-1 cm, permette di ottenere lo stesso risultato.

Qualsiasi tecnica si utilizzi, il tendine strappato viene nuovamente fissato all’osso attraverso piccoli strumenti di ancoraggio, ma questi non sempre sono sufficienti al totale recupero della forma fisica.

Se nella maggior parte dei casi la lesione viene riparata, esiste una percentuale di evenienze in cui il danno risulta solo parzialmente recuperabile o addirittura del tutto irreparabile.

L’operazione dura in ogni caso circa un’ora e necessita di successiva fisioterapia per un totale recupero o comunque per un sostanziale miglioramento della motilità e della funzionalità della spalla. Essa, anche se nei casi in cui non sia riparabile, viene comunque ripulita dall’eventuale tessuto cicatriziale presente.

Nella maggior parte dei casi, un tutore portato per un breve periodo di tempo e alcune sedute fisioterapiche permettono di tornare a svolgere tranquillamente le proprie attività sportive e lavorative, liberi da difficoltà motorie e da dolori fastidiosi. L’importante è non trascurare i sintomi dolorosi e recarsi da uno specialista appena si percepisce un dolore troppo insistente.

 

Tratto da: http://www.centrofisioterapiaroma.it/blog/patologia/spalla/lesione-del-sottospinoso-limportanza-della-cuffia-dei-rotatori/

 

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LCA: le tre variabili che influenzano le recidive

ginocchioDopo un intervento di riparazione del legamento crociato anteriore, una nuova rottura che renda necessario un ritorno in sala operatoria è purtroppo un evento frequente. Uno studio presentato lo scorso luglio, in occasione del congresso annuale della American Orthopaedic Society for Sports Medicine (Aossm), suggerisce però che esiste la possibilità di identificare dei fattori di rischio e dunque di ridurre al minimo l’eventualità di un re-intervento, soprattutto grazie a un’adeguata collaborazione con i pazienti, che vanno educati a comportamenti corretti.

Il coordinatore del gruppo di ricerca è stato Christopher C. Kaeding, medico della Ohio State University, che ha affermato: «il nostro studio suggerisce che vi sia un numero ristretto di fattori di rischio che influiscono sulla probabilità di dover ricorrere a un nuovo intervento: l’età del paziente, il tipo di innesto utilizzato e il livello di attività fisica». Proprio in riferimento a quest’ultimo punto, Kaeding ha aggiunto che «migliorando l’aspetto formativo riguardo agli atteggiamenti da tenere sulla base dei fattori di rischio, i pazienti possono essere in grado di ridurre al minimo le recidive».

Il medico americano e il suo gruppo di ricerca hanno analizzato i dati di 2.695 pazienti registrati in uno specifico database contenente gli interventi di riparazione del legamento crociato anteriore (Moon Acl injury database). Tutti i pazienti avevano una storia di ricostruzione primaria del Lca e nessun precedente intervento chirurgico al ginocchio controlaterale. I fattori esaminati dai ricercatori sono stati: il tipo di innesto, l’età, lo sport praticato dopo l’intervento chirurgico, il sesso, l’abitudine al fumo, lo stato della lesione meniscale e l’Indice di massa corporea (Bmi).

L’analisi dei dati ha mostrato che in 116 casi (il 4,3% del totale) si era registrata una nuova rottura del legamento sullo stesso lato in cui c’era stato il primo infortunio e il successivo innesto, mentre erano stati 97 (3,6%) i pazienti che avevano subito una rottura controlaterale. In termini percentuali, le probabilità di una nuova lesione del legamento operato sono diminuite del 9% per ogni anno in più di età del paziente, mentre quelle di un nuovo strappo al legamento crociato del lato opposto sono diminuite del 4% per ogni anno d’età.

Kaeding ha così commentato il risultato: «lo studio mette in evidenza che un’età più giovane, una più intensa attività fisica al momento della rottura e un trapianto allogenico possono aumentare il rischio di nuova lesione del legamento operato nei primi due anni. Nei pazienti più attivi e più giovani, una nuova lesione, ma nella gamba opposta alla prima, è risultata predominante».

Knee sport injuryCerto non si può intervenire sul fattore età, ma secondo il ricercatore americano «i medici e i fisioterapisti devono educare meglio i pazienti riguardo a un corretto allenamento neuro-muscolare, che deve continuare anche dopo la fine del primo programma di riabilitazione, in modo da aiutarli a prevenire future lesioni».

 

American Orthopaedic Society for Sports Medicine (Aossm) Annual Meeting 2014

Tratto da: http://www.orthoacademy.it/ginocchio/lca-le-tre-variabili-che-influenzano-le-recidive/#sthash.YWNk2Pbe.dpuf


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Ernia del disco: operare è meglio

ernia-300x300Chirurgia e trattamento conservativo: qual è la scelta migliore in caso di ernia del disco? Secondo lo studio condotto da Jon D. Lurie del Dartmouth-Hitchcock medical center e della Geisel school of medicine (News Hampshire, Usa) e pubblicato su Spine, l’opzione chirurgica è la migliore e porta a un più marcato miglioramento a lungo termine, sia riguardo al dolore che al recupero della funzionalità.
I ricercatori hanno analizzato i dati ottenuti dallo Spine patient outcomes research (Sport), uno dei più grandi studi clinici sulla chirurgia per i disturbi della colonna vertebrale.

In 13 cliniche ortopediche degli Stati Uniti, sono stati presi in esame 1244 pazienti con ernia del disco intervertebrale a livello lombare, confermata dalle immagini ottenute in fase diagnostica. Circa 500 sono stati suddivisi in due gruppi per ricevere un intervento di discectomia oppure un trattamento non chirurgico comprendente una terapia fisica attiva, esercizi fisici da eseguire domiciliarmente e farmaci antinfiammatori non steroidei se ben tollerati. A ciascun paziente è stata comunque offerta la possibilità di cambiare gruppo e ricevere un trattamento diverso da quello assegnato dall’algoritmo di randomizzazione.

Per gli oltre 700 soggetti rimanenti, la scelta tra la chirurgia e il trattamento conservativo è stata lasciata ai pazienti stessi e ai loro medici. I gruppi sono stati confrontati, lungo un periodo di follow-up durato otto anni, in base alle misurazioni standard del dolore, della funzionalità fisica e della disabilità. Coerentemente con i dati precedentemente ottenuti nell’ambito dello stesso trial, i pazienti assegnati a intervento chirurgico hanno ottenuto risultati migliori.

mal-di-schiena-t-shirt-postura-corretaaSui cento livelli previsti dalla scala del dolore utilizzata, la differenza media di punteggio è stata di circa undici punti e le misurazioni della funzionalità fisica e della disabilità hanno fatto registrare differenze analoghe. La chirurgia ha portato anche a un miglioramento più forte anche riguardo ad alcune variabili aggiuntive, come il fastidio dovuto ai sintomi della sciatica, la soddisfazione del paziente e la percezione soggettiva dei risultati ottenuti.

La differenza si è mantenuta nel corso del tempo e, dopo otto anni di follow-up, i pazienti che erano stati sottoposti a intervento di discectomia hanno mantenuto i miglioramenti clinici in tutti gli outcome primari. In entrambi i gruppi, comunque, tra il quarto e l’ottavo anno c’è stato solo un minimo, se non nessun peggioramento nei risultati ottenuti. C’è però da segnalare che, tra i pazienti con forti indicazioni chirurgiche, oltre un terzo ha optato per il trattamento conservativo e molti di loro hanno comunque ottenuto miglioramenti sostanziali nel tempo. La presenza di una percentuale così elevata di soggetti con patologia grave che hanno deciso di non operarsi introduce un altro elemento di riflessione: infatti, restringendo l’analisi e basandola solo sulla “intention to treat” non sono state rilevate differenze statisticamente significative per quanto riguarda gli outcome primari di dolore, limitazione funzionale e disabilità.

Lurie JD, Tosteson TD, Tosteson AN, Zhao W, Morgan TS, Abdu WA, Herkowitz H, Weinstein JN. Surgical versus nonoperative treatment for lumbar disc herniation: eight-year results for the spine patient outcomes research trial. Spine (Phila Pa 1976). 2014 Jan 1;39(1):3-16.

Tratto da: http://www.orthoacademy.it/colonna/ernia-del-disco-operare-e-meglio/#sthash.THxUaBpV.dpuf


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Le lesioni della Cuffia dei Rotatori della spalla

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Una rottura della cuffia dei rotatori è una causa molto frequente di dolore e disabilità della spalla tra gli adulti. Nel 2008, quasi 2 milioni di persone negli Stati Uniti sono andate dal loro medico a causa di un problema alla cuffia dei rotatori della spalla. Una cuffia dei rotatori lacerata indebolirà la vostra spalla. Questo significa che molte attività quotidiane, come pettinarvi i capelli o vestirsi, possono diventare difficili e dolorose. Reparti come il nostro curano una quantità considerevole di pazienti affetti da questa patologia sia sportivi professionisti ma soprattutto lavoratori manuali e anziani.

Se avete dolore alla spalla e vi è stata diagnosticata la rottura dei tendini della cuffia dei rotatori ed avete appena iniziato ad esplorare le varie opzioni di trattamento o se avete già deciso di sottoporvi ad intervento chirurgico di riparazione dei vostri tendini della spalla, le informazioni contenute in questo articolo vi aiuteranno a capire i vantaggi, i limiti e i rischi di questo intervento chirurgico per poter fare una scelta consapevole.

 

Anatomia

La spalla è costituita da tre ossa: il tuo osso del braccio (omero), la scapola e la clavicola. La spalla è una articolazione a sfera: la palla, la testa del tuo osso del braccio si inserisce appoggiandosi ad una tasca quasi piatta della tua scapola. Il vostro braccio è tenuto in sede nella vostra spalla grazie alla vostra cuffia dei rotatori. La cuffia dei rotatori è una rete di quattro muscoli i cui tendini formano un rivestimento attorno alla testa dell’omero. La cuffia dei rotatori attacca l’omero alla scapola e aiuta a sollevare e ruotare il braccio. C’è un sacchetto di lubrificazione chiamato borsa tra la cuffia dei rotatori e l’osso in cima alla vostra spalla (acromion). Questa borsa permette ai tendini della cuffia dei rotatori di scivolare liberamente quando si sposta il braccio. Quando i tendini della cuffia dei rotatori sono rotti o danneggiati, questa borsa può diventare infiammata e dolorosa (borsite subacromiale).

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Descrizione

La maggior parte delle lesioni si verificano nel tendine del muscolo sovraspinato, ma possono essere coinvolti anche altri tendini della cuffia dei rotatori. In molti casi, i tendini strappati cominciano da uno sfilacciamento. Quando il danno progredisce, il tendine può completamente strapparsi, e questo a volte con il semplice sollevamento di un oggetto pesante.

Ci sono diversi tipi di lesioni:

Rottura parziale. Questo tipo di lesione si verifica quando il tendine non è completamente lacerato.

Lesione a tutto spessore. Questo tipo di lesione è anche chiamata rottura completa. Questo si verifica quando il tendine si divide in due pezzi. In molti casi, i tendini si strappano dove essi si inseriscono alla testa dell’omero. Una lesione a tutto spessore, è fondamentalmente un buco nel tendine.

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Cause

Ci sono due principali cause di lesioni della cuffia dei rotatori: lesioni acute e la degenerazione.

Lesione acuta

Se cadete giù sul vostro braccio teso o sollevate qualcosa di troppo pesante, con un movimento a strappo, si può rompere la vostra cuffia dei rotatori. Questo tipo di rottura può associarsi ad altre lesioni della spalla, come una clavicola rotta o una spalla lussata.

Lesione degenerativa

La maggior parte delle lesioni sono di questo tipo e sono il risultato di un logoramento del tendine che avviene lentamente nel tempo. Questa degenerazione si verifica naturalmente con l’avanzare dell’età. Le lesioni della cuffia dei rotatori sono più comuni nel braccio dominante. Se si soffre di una lesione degenerativa della spalla, è probabile che la stessa cosa succeda anche alla spalla opposta (anche se non avete dolore in quella spalla).

Diversi fattori contribuiscono alle lesioni della cuffia dei rotatori degenerative o croniche:

Stress ripetuti: Ripetendo più volte gli stessi movimenti della spalla si sollecitano i muscoli e i tendini della cuffia dei rotatori. Il baseball, il tennis, il canottaggio, il culturismo sono esempi di attività sportive che possono mettere in pericolo i tendini della cuffia dei rotatori della spalla. Ma anche molti tipi di lavoro che comportano le continue sollevazioni della spalla verso l’alto e semplici faccende di routine possono causare rotture da uso eccessivo.

La mancanza di afflusso di sangue: Col passare degli anni, l’afflusso di sangue nei nostri tendini della cuffia dei rotatori diminuisce. Senza un buon apporto di sangue, la capacità naturale del corpo di riparare i danni del tendine è compromessa. Questo in ultima analisi può portare ad una rottura del tendine.

Speroni ossei (osteofiti): Con l’avanzare dell’età, speroni ossei (crescita eccessiva delle ossa) spesso si sviluppano sulla parte inferiore dell’acromion. Quando eleviamo il nostro braccio, gli speroni strofinano contro i tendini della cuffia dei rotatori. Questa condizione si chiama impingement o conflitto subacromiale della spalla, che nel tempo indebolirà il tendine della cuffia dei rotatori e renderà più probabile la sua rottura.

 

Fattori di rischio

Poiché le lesioni della cuffia dei rotatori sono in gran parte causate dalla normale usura, che va di pari passo con l’invecchiamento, le persone con più di 40 anni sono a maggior rischio.

Anche le persone che fanno sport o lavori che comportano sollevamenti reiterati delle spalle sono a rischio di rottura della cuffia dei rotatori. Gli atleti sono particolarmente vulnerabili alle lesioni da uso eccessivo, in particolare i giocatori di tennis e i lanciatori di baseball.

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Pittori, falegnami, e altri il cui lavoro comporta il sollevamento di pesi dietro la testa (lavoratori overhead) sono maggiormente a rischio.

Fare della palestra effettuando esercizi sbagliati come sollevare pesi con le spalle dietro la testa (overhead) può essere particolarmente rischioso.

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Sebbene le lesioni da uso eccessivo siano causate da attività sportiva o da lavori overhead e quindi si verifichino nelle persone più giovani, la maggior parte delle lesioni nei giovani adulti sono causate da una trauma, come una caduta.

 

Sintomi

I sintomi più comuni di una rottura della cuffia dei rotatori sono:

  • Il dolore a riposo e di notte, in particolare se si dorme sulla spalla malata.
  • Il dolore durante il sollevamento e l’abbassamento del braccio o durante movimenti specifici.
  • Debolezza durante il sollevamento o la rotazione del braccio.
  • Crepitio o sensazione rumorosa quando si muove la spalla in certe posizioni.

Le lesioni che si verificano all’improvviso, come in seguito ad una caduta, di solito causano dolore intenso. Ci può essere una sensazione di blocco e di debolezza immediata nella parte superiore del braccio.

Le lesioni invece che si sviluppano lentamente a causa di un uso eccessivo possono comunque causare dolore e debolezza del braccio che peggiora col tempo. Si può avere dolore alla spalla quando si solleva il braccio di lato, oppure dolore che migra verso il basso lungo il braccio. In un primo momento, il dolore può essere lieve e presente solo quando si solleva il braccio sopra la testa, come ad esempio, raggiungendo il cassetto di un armadio posizionato in alto. In genere il dolore all’inizio è ciclico alternando periodi più o meno lunghi di benessere a periodi di dolore ed impotenza funzionale. Farmaci antiinfiammatori non steroidei come il Ketoprofene o l’Ibuprofene (da assumere sempre con prescrizione del proprio Medico Curante e dopo aver letto attentamente il foglietto illustrativo), in un primo momento possono dare sollievo dal dolore. Nel tempo, il dolore può diventare continuo e più grave e lo si avverte anche a riposo, e i farmaci iniziano a non fare più effetto. Si inizia ad avvertire dolore anche di notte mentre si dorme. Il dolore e la debolezza alla spalla possono compromettere le normali attività di routine come pettinarsi i capelli e raggiungere la schiena con le mani, come ad esempio allacciarsi un reggiseno, deventa difficile.

 

Esame medico

Anamnesi ed esame obiettivo

Dopo aver discusso i sintomi e la storia medica con voi, il medico esaminerà la vostra spalla. Verificherà se nella vostra spalla ci sono zone di gonfiore o avvallamenti. Misurerà l’ampiezza del movimento della spalla, il medico vi farà muovere il braccio in diverse direzioni infine testerà la vostra forza. Il medico inoltre visiterà altre zone del vostro corpo che possono dare problemi secondari alla spalla come ad esempio un esame del collo per vedere se il dolore non provenga da un “nervo compresso”, e per escludere altre condizioni, come l’artrosi cervicale.

Test di imaging

Altri test che possono aiutare il vostro medico per confermare la diagnosi sono:

Raggi-X: I primi test di imaging che vengono richiesti di solito sono i raggi x. Poiché i raggi X non mostrano i tessuti molli della spalla come la cuffia dei rotatori, semplici raggi X di una spalla affetta solo da lesione della cuffia dei rotatori di solito sono normali o possono mostrare un piccolo sperone osseo.

La risonanza magnetica o l’ecografia: Questi studi possono mostrare meglio i tessuti molli come i tendini della cuffia dei rotatori.

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Essi possono mostrare la lacerazione della cuffia dei rotatori, così come dove la lacerazione si trova all’interno del tendine e la dimensione della rottura. Una risonanza magnetica può anche dare al medico più informazioni sulla lesione se essa sia “vecchia” o “recente” e può mostrare la qualità dei muscoli della cuffia dei rotatori, notizia molto importante per prendere decisioni sul trattamento e formulare giudizi di prognosi.

Una rottura della cuffia dei rotatori se non trattata con il tempo peggiora?

Se si é affetti da una rottura della cuffia dei rotatori della spalla e si continua ad usare la spalla, nonostante il fatto che il dolore aumenti, questo può causare ulteriori danni. Una rottura della cuffia dei rotatori può diventare più grande nel tempo. Ma in realtà non vi è alcuna evidenza scientifica che dimostri risultati migliori a seguito di un intervento chirurgico eseguito precocemente cioè vicino al momento della lesione rispetto allo stesso intervento eseguito più tardi. Per questo motivo, quasi sempre, è consigliabile eseguire prima il tentativo di trattamento non chirurgico per le lesioni della cuffia dei rotatori anche se la scelta verrà valutata dal vostro ortopedico caso per caso.

Trattamento

Un dolore cronico alla spalla e al braccio sono buoni motivi per vedere il vostro medico. Il trattamento precoce può prevenire i sintomi di peggioramento. Potrà anche farti tornare alla normale routine quotidiana più velocemente. L’obiettivo di qualsiasi trattamento è di ridurre il dolore e di ripristinare la funzione della vostra spalla. Ci sono diverse opzioni di trattamento per una rottura della cuffia dei rotatori, e l’opzione migliore è diversa per ogni persona. Nella pianificazione del trattamento, il vostro ortopedico prenderà in considerazione la vostra età, il livello di attività, la salute generale e il tipo di lesione che avete.

 

Trattamento non chirurgico

In circa il 50 % dei pazienti, il trattamento non chirurgico allevia il dolore e migliora la funzione nella spalla. La forza della spalla, tuttavia, di solito non migliora senza intervento chirurgico.

Opzioni di trattamento non chirurgico possono includere:

Riposo. Il medico può suggerirvi il riposo e limitare le attività overhead. Può anche prescrivervi un tutore tipo una semplice sacca reggibraccio per aiutare a proteggere la vostra spalla e per tenerla a riposo.

Modifica delle attività: Evitare attività che causano dolore alla spalla.

Farmaci anti-infiammatori non-steroidei. Farmaci come l’Ibuprofene e il Ketoprofene riducono il dolore e gonfiore.

Esercizi di potenziamento e fisioterapia: Esercizi specifici riusciranno a ripristinare il movimento e a potenziare la vostra spalla. Il vostro programma di esercizio prevederà esercizi di stretching per migliorare la flessibilità e l’ampiezza del movimento della vostra spalla. Potenziare i muscoli che sostengono la spalla può alleviare il dolore e prevenire ulteriori lesioni.

Infiltrazioni di corticosteroidi (cortisone): solitamente nelle persone giovani o nei giovani adulti laddove si prevede la possibilità di un intervento chirurgico, le infiltrazioni di corticosteroidi dovrebbero essere evitate per il loro potenziale effetto lesivo sui tendini. Nelle persone anziane invece o nelle persone in cui la chirurgia è controindicata per gravi motivi di salute generale questa è l’opzione di trattamento migliore perché allevia il dolore e migliora la funzione più che rispetto agli altri trattamenti.

Il vantaggio principale del trattamento non chirurgico è che evita i maggiori rischi della chirurgia, come:

  • Infezione.
  • Rigidità permanente.
  • Complicanze dell’anestesia.
  • Lunghi tempi di recupero.

Gli svantaggi di un trattamento non chirurgico sono:

  • Non ci sono miglioramenti nella forza.
  • Dimensione della lesione possono aumentare nel tempo.
  • Le attività possono essere limitate.

 

Trattamento chirurgico

Un ortopedico della nostra equipe può consigliarvi un intervento chirurgico se il dolore non migliora con i trattamenti non chirurgici. Il dolore continuo è la principale indicazione per la chirurgia. Se siete molto attivi e siete lavoratori overhead o praticate sport a rischio, potremmo suggerirvi un intervento chirurgico.

Altri segni che la chirurgia può essere una buona opzione per voi sono:

  • I vostri sintomi durano da 6 a 12 mesi.
  • La vostra lesione è grande (oltre 3 cm).
  • Avete una significativa debolezza e perdita della funzione della vostra spalla.
  • La vostra lesione è stata causata da un trauma recente (lesione acuta).

L’intervento chirurgico per riparare una cuffia dei rotatori lacerata consiste nel ricollegare il tendine alla testa dell’omero (osso del braccio) e fissarlo all’osso in genere con l’utilizzo di microviti (ancore). Ci sono diverse opzioni per la riparazione di lesioni della cuffia dei rotatori. Il chirurgo ortopedico discuterà con voi la procedura migliore per soddisfare le vostre esigenze individuali. Sia essa una lesione parziale o completa il tendine verrà riparato e ricucito nelle sue parti rotte per poi essere riancorato all’osso da dove si è staccato.

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Nota bene: In quasi tutti i casi il tendine che chiamiamo Capo Lungo del Bicipite (CLB) nelle lesioni della cuffia dei rotatori è danneggiato ed è responsabile di gran parte del dolore del paziente. L’intervento chirurgico quindi prevede il suo sacrificio (tenotomia) in quanto la sua funzione nell’economia complessiva della spalla è trascurabile essendo affidata per l’80% al Capo Breve (guarda figura in basso).

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L’unico svantaggio che si può avere dal suo sacrificio è quasi esclusivamente estetico dando origine ad una lieve deformità del muscolo del braccio in realtà evidente solo nelle persone muscolose e magre (detta sindrome di Popeye per la somiglianza con il braccio del noto personaggio dei fumetti – guarda figura in basso- ).

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In alternativa per evitare questo danno estetico la tenotomia può essere seguita da tenodesi vale a dire che dopo aver staccato il Capo Lungo del Bicipite dalla scapola, il chirurgo può reinserirlo alla testa dell’omero.

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In figura: Tendodesi del CLB

Questa procedura allunga i tempi chirurgici ed espone ad un non trascurabile rischio di dolore nella zona di reinserzione (tenodesi) del tendine che può essere la causa di un cattivo risultato per il paziente. Motivo per cui, in genere, questa procedura viene consigliata solo alle giovani donne, ai culturisti, ai lavoratori manuali che sforzano molto il braccio come i lavoratori edili ed alle persone particolarmente magre se bene informate sui rischi della tenodesi. Discutete e prendete accordi con il vostro chirurgo sulla possibilità o meno di effettuare la tenodesi del CLB durante l’intervento chirurgico.

 

Opzioni chirurgiche

Ci sono diverse opzioni chirurgiche per la riparazione di lesioni della cuffia dei rotatori. I progressi nelle tecniche chirurgiche per la riparazione della cuffia dei rotatori si sono mossi verso le procedure meno invasive. Mentre ciascuno dei metodi disponibili ha i suoi vantaggi e svantaggi, tutti hanno lo stesso obiettivo: ottenere la riparazione e la guarigione del tendine lesionato. Il tipo di riparazione eseguita dipende da diversi fattori, tra cui l’esperienza del chirurgo e la familiarità con una particolare procedura, la dimensione della vostra lesione, la vostra anatomia, e la qualità del tessuto tendineo e osseo. Il chirurgo ortopedico discuterà con voi la procedura migliore per soddisfare le vostre esigenze di salute individuali .

Si possono avere altri problemi alla spalla, oltre a una lesione della cuffia dei rotatori, come ad esempio l’artrosi, speroni ossei (osteofiti), o altre lesioni dei tessuti molli. Durante l’operazione, il chirurgo può essere in grado di riparare anche tutti questi problemi.

Le tre tecniche più comunemente utilizzate per la riparazione della cuffia dei rotatori sono la riparazione tradizionale a cielo aperto, la riparazione artroscopica, e la riparazione mini-open. Studi scientifici dimostrano che tutte e tre le tecniche sono valide allo stesso modo per far guarire una cuffia dei rotatori rotta.

Riparazione artroscopica

Durante l’artroscopia, il chirurgo inserisce una piccola telecamera, chiamato artroscopio, nella articolazione della spalla. La fotocamera visualizza le immagini su uno schermo televisivo, e il chirurgo usa queste immagini per guidare strumenti chirurgici miniaturizzati. Gazie al fatto che gli strumenti artroscopici e chirurgici sono molto sottili, il chirurgo può utilizzare incisioni (tagli) molto piccoli di circa 1 cm.

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La riparazione artroscopica è la tecnica chirurgica che noi preferiamo nel nostro reparto OTB.

 

Riparazione aperta (tradizionale)

Una incisione chirurgica aperta tradizionale (lunga diversi centimetri) può essere necessaria se la lesione è di grandi dimensioni o è complessa. Il chirurgo fa un’incisione sulla spalla e stacca parzialmente il muscolo della spalla (deltoide) per vedere e accedere meglio al tendine lacerato. Durante una riparazione aperta, il chirurgo rimuove gli speroni ossei dalla parte inferiore dell’acromion (questa procedura si chiama acromionplastica). Una riparazione a cielo aperto può essere una buona opzione se la lesione è di grandi dimensioni o complessa, o se bisogna eseguire ricostruzioni aggiuntive, come ad esempio un trasferimento di tendine.

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La riparazione a cielo aperto è stata la prima tecnica utilizzata per le lesioni della cuffia dei rotatori. Nel corso degli anni, le nuove tecnologie e una migliore esperienza dei chirurghi ha portato a procedure meno invasive.

Riparazione Mini-Open

La riparazione mini-open usa la tecnologia più recente e gli strumenti miniaturizzati per eseguire una riparazione attraverso una piccola incisione. L’incisione è tipicamente lunga 3 a 5 cm. Questa tecnica utilizza l’artroscopia per valutare e trattare i danni ad altre strutture all’interno dell’articolazione. Gli speroni ossei, per esempio, vengono spesso rimossi in artroscopica. Questo evita la necessità di staccare il muscolo deltoide. Una volta che la porzione artroscopica della procedura è completata, il chirurgo esegue la riparazione della cuffia dei rotatori attraverso l’incisione mini-open. Durante la riparazione del tendine, il chirurgo vede le strutture della spalla direttamente, piuttosto che attraverso il monitor.

 

Vantaggi dell’artroscopia:

I vantaggi di una riparazione artroscopica sono molteplici. Oggi in mani esperte e in centri dove si eseguono molti interventi di questo tipo pressoché tutte le lesioni della cuffia dei rotatori possono essere trattate con questa tecnica:

  • Incisioni più piccole con evidente guadagno estetico.
  • Migliore visualizzazione e riparazione di alcuni tendini come il sottoscapolare.
  • Minor dolore postoperatorio.
  • Minori perdite ematiche.
  • Ripresa più veloce.

 

Riabilitazione

La riabilitazione ha un ruolo fondamentale nella guarigione e nel consentirvi di tornare alle vostre attività quotidiane.

Nota bene: qualora decidiate di sottoporvi ad intervento chirurgico di riparazione della cuffia dei rotatori dovete sapere che i tempi di recupero sono molto lunghi e che la riabilitazione, punto chiave della vostra guarigione, dovrá essere fatta con assoluta dedizione pena il fallimento della procedura stessa. Un paziente poco motivato non è un buon candidato per questo tipo di chirurgia.

Un adeguato programma di riabilitazione ed un personale composto da professionisti del settore vi aiuterà in questo lungo e noioso percorso verso la guarigione che non avverrá quasi mai prima che siano trascorsi almeno 5 mesi dall’intervento chirurgico.

Immobilizzazione

Dopo l’intervento chirurgico, la terapia progredisce per fasi. Dapprima, la riparazione dovrà essere protetta durante la guarigione del tendine riparato. Per impedire al braccio di muoversi, vi verrà ordinato di indossare un tutore particolare (tipo ultrasling 15° di abduzione) che indosserete per le prime 4-6 settimane che dipende dalla gravità della vostra lesione.

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Tutore 15 gradi abduzione

 

Ginnastica passiva

Anche se la vostra lesione è stata riparata, i muscoli intorno al braccio restano deboli. Una volta che il chirurgo decide che è sicuro per voi iniziare a muovere il braccio e la spalla, un fisioterapista vi aiuterà con esercizi passivi a migliorare la gamma di movimento della vostra spalla. Con gli esercizi passivi, il terapista sostiene il braccio e lo sposta in diverse posizioni. Nella maggior parte dei casi, la ginnastica passiva viene iniziata entro le prime 4 – 6 settimane dopo l’intervento.

Esercizi attivi

Dopo 4-6 settimane, si inizierà ad eseguire esercizi attivi senza l’aiuto del vostro terapista. Muoverete i muscoli da soli e gradualmente per aumentare la forza e migliorare il controllo del braccio. Dall’ 8° alla 12° settimana, il fisioterapista inizierà a lavorare con voi su un programma di esercizi di potenziamento muscolare.

Nota bene: Un recupero completo richiederà diversi mesi. Molti pazienti raggiungono una gamma funzionale del movimento e un’adeguata resistenza da 4 a 6 mesi dopo l’intervento chirurgico. Anche se si tratta di un processo lento, il vostro impegno per la riabilitazione è la chiave per un esito positivo.

 

Quando posso guidare la macchina?

In genere devono passare circa 10-12 settimane dopo l’intervento chirurgico perchè la mobilitá della spalla vi consenta di poter manovrare gli strumenti della vostra auto in sicurezza ma soprattutto quello è il periodo necessario a ché il tendine riparato inizi a fare delle solide radici biologiche nell’osso per consentirvi di affrontare movimenti un pò più pesanti in caso di difficoltá alla guida senza rischiare la recidiva della lesione del vostro tendine riparato. Questo periodo però, verrá discusso con il vostro ortopedico ai vari controlli monitorando i progressi fatti.

 

Cosa posso aspettarmi dalla chirurgia?

La maggior parte dei pazienti riferisce un miglioramento della forza della spalla e meno dolore dopo un intervento chirurgico per una rottura della cuffia dei rotatori. Ogni tecnica di riparazione chirurgica (aperta, mini-open e artroscopica) ha risultati simili in termini di sollievo dal dolore, miglioramento della forza e della funzione, e di soddisfazione del paziente. La competenza del chirurgo e del team di riabilitazione scelti è molto importante nel raggiungimento dei risultati.

I fattori che possono diminuire la probabilità di un risultato soddisfacente includono:

  • Tessuto del tendine di scarsa qualità.
  • Lesioni grandi o massive.
  • Scarsa collaborazione del paziente con la riabilitazione dopo l’intervento chirurgico.
  • L’età del paziente (età superiore a 65 anni).
  • Il fumo e l’uso di altri prodotti alla nicotina.
  • Richieste di risarcimento dei lavoratori.

E’ chiaro che se andiamo a riparare una lesione molto ampia (massiva) in una persona che abbia superato i 50 anni la possibilità che il paziente riprenda a muovere la spalla senza nessuna limitazione e con la stessa forza della spalla sana è molto improbabile. In questi pazienti ci si deve porre come obiettivo che muovano la prorpia spalla senza dolore e riescano a fare senza problemi tutte le faccende della vita quotidiana senza particolari capacità di ripresa degli sport se prima ne facevano. Al contrario le rotture traumatiche dei giovani sportivi in genere sono quelle che danno i migliori risultati arrivando a recuperare anche al 100% in molti casi.

Complicazioni

Dopo la chirurgia della cuffia dei rotatori, una piccola percentuale di pazienti ha esperienza con le complicanze. Oltre ai rischi della chirurgia in generale, come la perdita di sangue o problemi legati all’anestesia, le complicanze della chirurgia della cuffia dei rotatori possono comprendere:

Lesioni nervose: complicanza del tutto eccezionale soprattutto nella chirurgia artroscopica. Quando si verifica in genere interessa in genere il Nervo Circonflesso, quel nervo che attiva il muscolo della spalla (deltoide).

Infezione: ai pazienti verrà somministrato un antibiotico prima dell’intervento per ridurre il rischio di infezione. Se si sviluppa un’infezione, può essere necessario un ulteriore intervento chirurgico o un trattamento antibiotico prolungato.

Distacco del deltoide: Questa é una complicanza appannaggio solo della chirurgia aperta tradizionale. Durante una riparazione a cielo aperto, questo muscolo della spalla viene in parte staccato per fornire un migliore accesso alla cuffia dei rotatori. È molto importante proteggere questa zona dopo l’intervento e durante la riabilitazione per permettergli di guarire.

Rigidità: La riabilitazione precoce riduce la probabilità di rigidità permanente o la perdita del movimento. La maggior parte delle volte, la rigidità migliora con la fisioterapia più aggressiva, con l’esercizio fisico ed il nuoto.

Sindrome di Popeye: leggi sopra nel capitolo “trattamento” di cosa si tratta.

Recidiva della lesione: leggi subito dopo.

Che possibilitá c’è che dopo l’intervento il mio tendine si rompa di nuovo?

La ri-rottura del tendine riparato o la sua mancata guarigione la chiameremo “recidiva della lesione”. In effetti esiste la possibilità di recidiva dopo ogni tipo di riparazione e questo o perchè durante la riabilitazione il tendine forzando sui fili che lo tengono ancorato all’osso li rompa o perchè il tendine stesso ceda sulla cucitura a causa della sua scarsa qualitá o perchè la lesione era molto grande e i muscoli erano accorciati per cui al momento della riparazione i tendini sono stati trascinati fino all’osso per un lungo tratto quindi sono stati ancorati in tensione, tensione che con il tempo fa cedere la cucitura. In letteratura la percentuale di recidiva della lesione dei tendini della cuffia dei rotatori dopo riparazione è variabile dal 10% al 30 %, percentuale sicuramente non trascurabile. Sul valore di questa percentuale incide ovviamente il tipo di lesione e la qualitá del tendine che andiamo a riparare (è tanto più alta la percentuale di recidiva quanto più era grande la lesione e quanto più è degenerato – di cattiva qualitá, poco resistente – il muscolo ed il tendine che viene riparato) ma anche, e moltissimo, il rispettare oppure arbitrariamente non rispettare le restrizioni prescritte dal vostro ortopedico durante il periodo di riabilitazione. La qualitá del tendine dipende non solo dall’etá del paziente ma anche dal periodo trascorso dalla lesione e se essa era degenerativa, cioè da usura, il tendine sará di qualitá peggiore, o traumatica. Un tendine rotto, che non lavora, con il tempo perde la sua vitalitá e quindi la sua struttura si indebolisce e si infarcisce di grasso. La Risonanza Magnetica prima dell’intervento ci fornisce utili indicazioni sulla qualitá del muscolo rotto, parlatene con il vostro ortopedico per avere informazioni corrette sulle aspettative della vostra chirurgia. Comunque i pazienti che ri-strappano i loro tendini (recidivano) di solito non hanno dolore o la funzionalità della spalla diminuisce solo in parte. Ripetere la chirurgia è necessario solo se vi è un forte dolore o una severa perdita di funzionalità.

Tratto da: http://www.ortopediaborgotaro.it/otb-news-per-il-paziente-ortopedia-borgotaro/125-le-lesioni-della-cuffia-dei-rotatori-della-spalla

 

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Ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA)

Ricostruzione del legamento crociato anteriore con tecnica a doppio fascio (Double Bundle)

La ricostruzione artroscopica dei legamenti crociati anteriori con il  trapianto autologo di tendini è un metodo stabilito per il trattamento della rottura del legamento crociato anteriore. In questo intervento il chirurgo sostituisce il legamento crociato anteriore rotto con l’innesto di tendine, di solito si tratta del trapianto autologo del tendine del muscolo semitendinoso e gracile, il quale viene prelevato durante l’intervento dalla loggia posteriore della coscia. Lo scopo del intervento è di ripristinare una stabilità articolare e diminuire il rischio di complicazioni tarde dell’instabilità cronica del ginocchio come per esempio lesioni dei menischi e usura della cartilagine. La tecnica artroscopica ha numerosi vantaggi in confronto alla ricostruzione dei legamenti crociati classica. Consente il posizionamento molto più accurato e esatto del innesto di tendine nell’articolazione, mantiene i tessuti molli vicini dell’articolazione, il rischio della possibilità dell’infezione dell’articolazione post-operativa è ridotta al minimo, anche il dolore post-operativo è minore. Per un risultato finale ottimo è dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore decisiva anche la riabilitazione individuale post-operativa, la quale dura 6 mesi dopo l’intervento.

Procedimento della ricostruzione del legamento crociato anteriore

L’intervento viene eseguito in anestesia totale. Dopo che il paziente è posizionato sul letto operatorio il sito chirurgico viene disinfettato. Sulla coscia della gamba operata viene, se necessario, posizionata una fascia comprimente per impedirvi il corso del sangue. Per l’esecuzione della ricostruzione artroscopica del legamento crociato anteriore sono necessarie tre incisioni cutanee – uno nella parte interna e uno nella parte esterna del ginocchio (simile all’artroscopia del ginocchio usuale) e un incisione cutanea addizionale di pochi centimetri nel sito del prelievo del trapianto del tendine. Quando si usano nella ricostruzione i tendini dei muscoli semitendinoso e gracile l’incisione si trova nella parte interna della tibia, nel terzo superiore, quando si usa invece il legamento della rotula l’incisione si trova in mezzo, nella parte posteriore del ginocchio. A causa dell’inserimento degli innesti con i quali fissiamo il tendine nel canale osseo sono a volte necessarie, a parte le tre incisioni menzionate, delle incisioni addizionali più piccole nella parte interna o esterna del ginocchio. Delle incisioni addizionali sono necessarie anche se durante l’intervento sono riconosciuti altri danni dell’articolazione.
L’intervento operativo usualmente inizia con un’artroscopia diagnostica, la quale è dedicata al ispezione dettagliata del ginocchio e alla individuazione di eventuali altre lesioni come per esempio di menisco mediale e laterale, della cartilagine e del legamento crociato posteriore. Durante l’intervento, il l’articolazione del ginocchio è riempita di una soluzione fisiologica acquosa sterile. Si tratta della soluzione acquosa di NaCl, la quale sciacqua  l’articolazione, la espande e in questo modo permette una buona ispezione dell’interno dell’articolazione. Nel caso della scoperta di altre lesioni, se possibile, queste sono curate adeguatamente. Nel caso della rottura del menisco questo significa la resezione parziale o totale del menisco, in rari casi anche la cucitura del menisco. Nel caso del danno della cartilagine, il quale è più complesso, possiamo decidere per la perforazione del sito del danno oppure per la microfratturazione. Con l’intervento di questo tipo, con la tecnica di microfratturazione, stimoliamo la ripristinazione parziale della cartilagine danneggiata con la cartilagine fibrosa. Nel caso di gravi danni della cartilagine il trattamento di queste può richiedere un intervento operativo addizionale. In rari casi il chirurgo può, se scoperta l’usura progressiva della cartilagine, decidere di non eseguire la ricostruzione del legamento crociato.

Dopo il prelievo del trapianto del tendine segue la preparazione dei tunnel ossei nella tibia e femore attraverso le quali saranno attraversate dal trapianto del tendine. Per un intervento di successo è molto importante una determinazione precisa del sito del tunnel osseo nella tibia e nel femore. In alcuni casi il chirurgo decide di eseguire la ricostruzione del legamento crociato anteriore con tecnica a doppio fascio. Un’operazione di questo tipo è possibile specialmente se il paziente ha un ginocchio grande e se i tendini sono forti. Il vantaggio di questo trattamento è che con la ricostruzione ci avviciniamo di più all’anatomia naturale del legamento crociato anteriore, il quale è costituito da due fasci – antero-mediale e postero-laterale. In questo modo si ottiene una stabilità rotazionale del ginocchio migliore.   La tecnica a doppio fascio ha anche alcune debolezze. Alcune di queste sono la durata dell’operazione più lunga, la complessità della tecnica operativa, la revisione è più difficile nel caso della re-rottura del legamento crociato, i rischi per complicazioni durante l’intervento, come per esempio la frattura della parete ossea del tunnel, sono maggiori.

In rari casi si può, nel intervento dell’artroscopia diagnostica, scoprire che una parte del legamento crociato è mantenuta. In questo caso il chirurgo può decidere di mantenere questa parte e di rinforzare il legamento crociato esistente. Il procedimento di questa operazione è simile a quello della ricostruzione del legamento crociato anteriore con la tecnica a doppio fascio, solo che in questo caso si ricostruisce solo un fascio, la parte mantenuta del legamento crociato invece in questo caso rappresenta il secondo fascio.
Uno dei fattori più importanti per una ricostruzione del legamento crociale anteriore di successo è molto importante una determinazione precisa del sito dei tunnel ossei, i quali saranno attraversati dal trapianto del tendine. Nella determinazione di questo sito, l’esaminazione artroscopica dell’articolazione ha un grande vantaggio in confronto con l’operazione classica. Nella perforazione precisa dei tunnel ossei ci aiutiamo con strumenti chirurgici particolari. La tecnica standard della ricostruzione del legamento crociato anteriore richiede la perforazione di un tunnel osseo del diametro di 8-9mm tibiale e di un tunnel osseo del diametro simile femorale.  Nella tecnica del doppio fascio sono obbligatori due addizionali tunnel ossei del diametro 5-6mm tibiali e due tunnel femorali dello stesso diametro. Quando i tunnel sono effettuati segue l’introduzione della sutura, con la quale si, attraverso il tunnel, inserisce il trapianto del tendine. Alla fine dell’intervento l’innesto del tendine è fissato prima sulla parte del femore e poi sulla parte della tibia. Per fissare il trapianto del tendine sulla parte del femore possiamo usare delle viti ad interferenza in vari materiali, dei pin riassorbibili trasversali oppure un bottone in titanio. Sulla parte della tibia fissiamo il tendine con la vite ad interferenza. Quale metodo della fissazione del innesto del tendine è il più adatto per il Suo ginocchio Le spiegherà il chirurgo prima dell’intervento operativo. In alcuni casi si può durante l’intervento a causa del cambiamento delle circostanze decidere per un altro metodo della fissazione del innesto del tendine e non quello previsto.

Decorso post-operatorio dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore in artroscopia

Per l’invasività minimale il ricovero dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore è molto più veloce rispetto al intervento operativo classico. È molto importante che il paziente si renda conto e capisca che se il gonfiore e il dolore non sono più presenti e se la mobilità articolare è riacquistata, questo non significa che il ginocchio è già completamente sano e in grado del pieno incarico. Con l’intervento artroscopico otteniamo che il dolore e il gonfiore post-operativo vengono eliminati molto più velocemente, la mobilità articolare è riacquistata molto prima che nel intervento classico, non si può invece accelerare la crescita del innesto del tendine nel osso e neanche il processo della rivascolarizzazione del tendine. Questi due processi durano alcuni mesi. Si tratta del processo biologico della guarigione, il quale è incoraggiato con fisioterapia e con il controllo del carico, ma non può essere in alcun modo abbreviato.  Soltanto una crescita completa del innesto del tendine nel osso e la rivascolarizzazione del tendine, la quale ha come conseguenza la ripristinazione del tendine, consentono al legamento crociato ricostruito di essere in grado di reggere il carico completo  del ginocchio che è presente in attività sportive faticose. Questo avviene dopo il periodo di 6 mesi dopo l’intervento. Un incontrollato o eccessivo caricamento del ginocchio nei primi mesi dopo l’operazione può causare gravi danni – l’espansione del innesto del tendine, la quale causa di nuovo l’instabilità del ginocchio oppure anche il scioglimento della fissazione ossea del innesto.
La riabilitazione dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore ha un ruolo fondamentale per il raggiungimento di un buon risultato ed è molto esigente. Per questo è molto importante che sia controllata da un fisioterapista adeguatamente qualificato e conosce bene i limiti e obiettivi di diverse fasi della guarigione. È raccomandata una fisioterapia individuale e che il programma si adegui, al quanto è possibile riguardante i processi biologici della guarigione dei tessuti, al progresso e alle capacità del paziente. Immediatamente dopo l’intervento si deve più volte al giorno fare uso di una borsa di ghiaccio, il che riduce il gonfiore e anche il dolore. Immediatamente dopo l’intervento è possibile camminare in carico completo da subito.  Nei primi giorni dopo l’operazione i pazienti usano le stampelle. Siccome l’uso delle stampelle indebolisce i muscoli femorali, si consiglia di abbandonare l’utilizzo di queste al prima possibile.  Al momento della dimissione il paziente riceve indicazioni e consigli individuali riguardante i controlli medici post-operativi e la riabilitazione iniziale.

Ricostruzione del legamento crociato anteriore con tendine da donatore (allograft)

Per  la ricostruzione del crociato anteriore con innesto autologo possono essere prelevati parte del tendine rotuleo (prelievo del secondo terzo del tendine con due appartenenti blocchi ossei), il tendine del quadricipite (prelievo di una parte del muscolo nella parte dove è attaccata alla rotula), oppure il tendine associato al semitendinoso o gracile (tendini dei muscoli flessori sulla parte posteriore della coscia i quali sono prelevati tra una piccola incisione nella parte interna del ginocchio). A tutte queste varianti della ricostruzione è comune che durante l’intervento usiamo, per sostituire il legamento crociato anteriore danneggiato, un tendine autologo, trapiantato dal paziente stesso. La seconda opzione, la quale è negli ultimi anni sempre più popolare, è di usare un innesto da donatore, allograft. Si tratta del tendine trapiantato da persone decedute ed è prima del uso trattato secondo regolamentazioni rigide, il che garantisce una sterilità assoluta e con questo la sicurezza del uso. L’uso del allograft nella operazione del legamento crociato anteriore ha numerosi vantaggi. Quello più importante è certamente il fatto che si mantengono tutti gli altri tendini del ginocchio. In questo modo non influenziamo la funzione degli altri muscoli e tendini del ginocchio, il che significativamente facilita la guarigione post-operativa. Un grande vantaggio del uso del allograft è anche l’invasività minima del intervento perchè durante l’intervento i tendini del paziente non vengono trapiantati. Conseguentemente il dolore e il gonfiore nella fase post-operativa iniziale sono significativamente minori e la guarigione è più rapida. Nell’uso del allograft la qualità del legamento crociato anteriore ricostruito non dipende dalla potenza e qualità del proprio tendine, il che rappresenta un problema, specialmente per donne magre con tendini più deboli. Il più grande svantaggio degli allograft nell’intervento operativo della ricostruzione del legamento crociato anteriore è il prezzo relativamente alto di questi innesti. Al momento il trattamento di questi tessuti è eseguito solo in alcune istituzioni specializzate negli Stati Uniti d’America. Il prezzo di questi innesti è conseguentemente aumentato per le condizioni di trasporto speciali.
Nel nostro centro eseguiamo interventi operativi con uso degli allograft già dal 2009. Per i costi relativamente alti dell’operazione di questo tipo la raccomandiamo agli atleti migliori, i quali si aspettano una funzione perfetta del ginocchio e che non vogliono compromettere la funzione di altri muscoli e tendini a causa della ricostruzione del legamento crociato anteriore e vogliono una guarigione più rapida possibile. Con l’uso del allograft ci possiamo certamente avvicinare molto di più a queste aspettazioni alte.
L’azienda Artros è un centro accreditato per l’eseguimento degli interventi in cui si usano gli allograft. L’esecuzione di interventi di questo tipo usando tessuti non propri è regolata da procedure e standard prescritti dall organizzazione Slovenija transplant ed Eurotransplant.

Artros


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Prevenzione di lesioni sportive

b1785cd712ac00cdbb89d4d281d5dacfSia per l’atleta di punta sia per il dilettante un trauma da sport si traduce spesso con una pausa non pianificata nell‘allenamento, che porta inevitabilmente già dopo pochi giorni a un significativo calo di forma e prestazioni. Per questo motivo gli sportivi d’élite prestano particolare attenzione alle misure di prevenzione. I dilettanti dovrebbero fare altrettanto, poiché i traumi da sport non sono soltanto sgradevoli e dolorosi, ma anche – a causa dell’assenteismo dal lavoro – un fattore significativo di costi a livello economico.

Riscaldamento

Prima di qualsiasi attività sportiva è importante riscaldare adeguatamente la muscolatura. Il riscaldamento può iniziare ad esempio con una corsa lenta. Ogni programma di allenamento dovrebbe includere una fase di riscaldamento per la quale è consigliabile prevedere da 15 a 20 minuti. Naturalmente il riscaldamento è specifico per lo sport praticato e dovrebbe coinvolgere i gruppi muscolari che verranno poi sollecitati durante l’allenamento. Con il riscaldamento – lo dice la parola stessa – si aumenta l’afflusso del sangue nei tessuti, generando un riscaldamento marcato dei muscoli, che si fa particolarmente notare in inverno. Il riscaldamento fa aumentare non solo la temperatura di tendini, legamenti e muscoli, ma anche la loro elasticità. Poiché i tessuti riscaldati sopportano un carico maggiore, non bisogna temere di provocare una lesione non appena si aumenta il ritmo.

Attività di compensazione

Con il tempo la pratica di un’unica attività sportiva può, oltre a diventare noiosa, portare anche a sollecitazioni unilaterali dell’apparato muscolo-scheletrico. E’ consigliabile dunque non limitare l’esercizio fisico a uno sport solo, ma dedicarsi parallelamente anche ad attività di compensazione. Il nuoto è particolarmente indicato in quanto risparmia le articolazioni, attivando nello stesso tempo l’insieme dei gruppi muscolari.

Programma di allenamento e agenda sportiva

Altrettanto importante quanto la pratica di attività di compensazione è la stesura di un programma di allenamento ben ponderato, che elenchi non solo le sessioni di allenamento, ma anche i periodi di recupero. Un buon allenamento non si distingue necessariamente per il volume di lavoro svolto, ma piuttosto per la sua suddivisione nel tempo.
Idealmente, il volume di allenamento dovrebbe essere proporzionato allo stato fisico del momento. Bisognerebbe prevedere unicamente la quantità di sforzo che il corpo può effettivamente sopportare. Perciò è necessario stabilire un programma di allenamento che riporti le varie intensità di lavoro e la durata delle sessioni a seconda dell’attuale stato fisico. Un improvviso e forte aumento nell’intensità o nella durata dello sforzo è il miglior presupposto per subire delle lesioni, dato che tendini, legamenti e muscoli non sono stati avvicinati gradualmente al carico aumentato. Volume e intensità di lavoro dovrebbero perciò crescere del 10 percento al massimo e a intervalli settimanali, affinché l’apparato muscolo-scheletrico possa abituarsi al nuovo carico.

Stretching

Durante i periodi di recupero e dopo ogni sessione di allenamento bisognerebbe dedicarsi ad esercizi di stretching e di rilassamento della muscolatura interessata. Massaggi, bagni caldi in acqua salina, sedute di sauna o di bagno turco ecc. aiutano, grazie all’azione del calore, a eliminare più velocemente le sostanze di rifiuto da muscoli e tessuto connettivo. Per riposarsi bene è indispensabile dormire abbastanza e sorvegliare l’alimentazione.

Alimentazione

Una dieta ricca di carboidrati e arricchita di proteine è d’obbligo per tutte le attività aerobiche. L’apporto di carboidrati rinnova le riserve energetiche (glicogeno) nei muscoli e nel fegato, mentre il giusto apporto di proteine fornisce materiale da costruzione per la ricostituzione delle proteine muscolari e per la disintossicazione dei tessuti. Se ci si allena senza tenerne conto, si rischia di iniziare l’attività già stanchi, aumentando esponenzialmente il rischio di procurarsi una lesione.

Attrezzature

Un effetto preventivo in questo senso riveste sicuramente anche l’attrezzatura che viene utilizzata o portata durante l’attività sportiva. I commercianti di articoli sportivi seri dovrebbero essere in grado di consigliare il principiante in modo esauriente. Un buon equipaggiamento esercita inoltre un influsso psicologico positivo e motivante che non va sottovalutato.

Inattivo da tanto tempo?

Se non è stato praticato nessuno sport per tanto tempo e la soglia dei 40 anni è stata superata oppure sussiste il rischio di qualche problema di salute, è consigliabile sottoporsi a una visita medica prima di iniziare un’attività sportiva al fine di riconoscere eventuali fattori di rischio (sistema cardiovascolare, diabete, sovrappeso ecc.) e poter adottare le necessarie misure preventive.

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Tratto da: http://www.lesionisportive.ch/it/prevenzione-e-provvedimenti-terapeutici/prevenzione-di-lesioni-sportive/