Artros

Clinica ortopedica


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Lesioni al ginocchio

mhDott. Mohsen Hussein, specialista in ortopedia

Non c’è uno sportivo, anche se pratica attività ricreative, che non abbia mai sentito dolore nel ginocchio, specialmente se corre, pratica lo sci oppure gioca a calcio. L’articolazione del ginocchio è certamente una delle più caricate e per questo non sorprende il fatto che in movimenti incontrollati e allo stesso tempo il sovraccarico è l’articolazione più esposta a lesioni.

 

Il ginocchio è composto dalla superficie superiore della tibia e dalla superficie inferiore del femore. Nel ginocchio sulla superficie del femore scorre anche la rotula (o patella) che è fissata tra il tendine del quadricipite e il legamento patellare che si, nella parte inferiore, inserisce nella superficie anteriore della tibia. L’osso più sottile tra i due nella parte inferiore della gamba, chiamato perone o fibula, non è in contatto diretto con il ginocchio, ma forma un’articolazione più piccola sotto il ginocchio con la superficie esterna della tibia. Le superfici articolari delle parti estreme della tibia e del femore e la superficie posteriore della patella sono rivestite di cartilagine. Si tratta di una struttura estremamente resistente a sollecitazioni meccaniche e allo stesso tempo veramente liscia, il che garantisce lo scorrimento di superfici articolari con un attrito minimo.
Le strutture anatomiche del ginocchio possono essere divise in tre parti:
1. parte ossea: è composta di patella, condili femorali e del piatto tibiale;
2. parte extra-articolare: è composta dalla capsula articolare, legamento collaterale e del apparato muscolo-tendineo;
3. parte intra-articolare: è composta da menisco mediale, laterale e dal legamento crociato anteriore e posteriore.

I legamenti assicurano la stabilità

Il ginocchio viene inoltre stabilizzato da quattro robusti legamenti. In legamenti laterali si tratta del rinforzamento della capsula articolare; questi tendini si trovano sulla parte interiore ed esteriore del ginocchio e assicurano la stabilità laterale. Nella parte interna del ginocchio si trovano anche il legamento crociato anteriore e posteriore che danno la stabilità alla giuntura in movimenti translazionali tra il femore e la tibia nella direzione avanti e indietro e allo stesso tempo anche la stabilità rotazionale in movimenti complessi che includono la rotazione sull’asse longitudinale della tibia.

Menischi a forma di semiluna

Nell’interno del ginocchio tra le superfici cartilaginee della tibia e del femore si trovano il menisco interno (mediale) e menisco esterno (laterale). Queste sono due strutture cartilaginee, tessuti connettivi in forma di semiluna che ingrandiscono la superficie di sollecitazione tra il femore e la tibia e in questo modo riducono il carico sui singoli punti dell’articolazione. In movimenti incontrollati specialmente il menisco interno spesso subisce lesioni. Questo tipo di lesione di menisco ostacola il funzionamento libero dell’articolazione e causa severi dolori occasionali, anche gonfiore del ginocchio.

Muscolo quadricipite

L’apparato estensore del ginocchio è formato dal muscolo femorale costituito da quattro capi sulla parte anteriore della coscia. Questo, attraverso il tendine che si inserisce sulla patella e attraverso il legamento patellare sulla parte superiore e anteriore della tibia, ci permette l’estensione del ginocchio e di stare in piedi. Sulla parte posteriore della coscia si trovano i muscoli flessori che permettono la flessione del ginocchio e dell’anca.

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LESIONI PIÙ FREQUENTI AL GINOCCHIO

Alcune lesioni come per esempio dei legamenti collaterali, danni minori alla cartilagine oppure l’infiammazione del legamento patellare a causa del sovraccarico, oppure del legamento del muscolo di quattro capi può essere trattato conservativamente con il resto e con un programma adeguato della riabilitazione. Danni agli menischi e la rottura del legamento crociato anteriore o posteriore richiedono il trattamento operatorio. Le tecniche operatorie artroscopiche moderne consentono una minimale invasività del trattamento di lesioni di questo tipo, il che influenza la durata della guarigione e senza dubbio anche il risultato finale del trattamento.

ROTTURA DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE

Rottura del legamento crociato anteriore (LCA) è una delle lesioni più frequenti del ginocchio, specialmente in sport come calcio, basket e sci. Lesione del LCA è più frequente in persone giovani. Di solito è causata da una rotazione eccessiva del ginocchio nella flessione con sollecitazione di lato. Un altro meccanismo importante per la lesione di questo legamento è iperestensione. Il problema tipico descritto da pazienti con il legamento crociato anteriore rotto è la sensazione dell’instabilità del ginocchio con l’occasionale funzionamento libero dell’articolazione ostacolato nel ginocchio. Raramente si tratta di una lesione isolata del legamento crociato anteriore, di solito si verifica una lesione combinata di più strutture anatomiche del ginocchio. Il trattamento della lesione può essere conservativo o operatorio. Ogni paziente deve essere trattato individualmente e al prima possibile perché il processo del trattamento potrebbe prolungarsi o la lesione potrebbe causare un danno irreparabile sul ginocchio. Nella fase acuta il dolore può rendere difficile la visita e per questo cerchiamo di evitare movimenti e test che provocano dolore. La valutazione del legamento crociato anteriore, la quale è a causa del dolore approssimativa, si esegue con vari test come test del cassetto, Lachman test e jerk test o pivot shift. Prima facciamo un esame radiografico per determinare una diagnosi dello stato del legamento crociato anteriore e di altre strutture anatomiche del ginocchio, a parte a questo per progettare il trattamento ci aiuta molto anche la risonanza magnetica, la quale non è invasiva e neanche nociva, e fornisce molte informazioni.

Ricostruzione operatoria del legamento crociato anteriore

Una vera rivoluzione nella ricostruzione del legamento crociato anteriore era la ricostruzione artroscopica, la quale è ora diffusa in tutto il mondo. Il ginocchio è in diverse persone anatomicamente veramente differente così nella grandezza del intero ginocchio come nelle strutture individuali. Per questo dipende dal ginocchio e dal fatto se si tratta di una rottura parziale o completa del LCA per quale tecnica operatoria decideremo.

ginocchio2Nell’operazione prima asportiamo i resti del legamento crociato dove proviamo di mantenere al meglio possibile la struttura anatomica, il che ci aiuta in una ricostruzione anatomica. Con questo non cerchiamo di sconfiggere la natura ma si tratta del aiuto nella ristorazione dello stato naturale con la tecnica operatoria. Poi misuriamo la grandezza del punto di inserimento del legamento sul femore e tibia e decidiamo per la ricostruzione a singolo o doppio fascio, in ogni caso la ricostruzione deve essere anatomica. Poi si fa il trapianto autologo dal muscolo della loggia anteriore della coscia che si usa come sostituto per il legamento crociato anteriore; durante la ricostruzione artroscopica lo prepara l’assistente dell’operatore. Dopo l’ispezione da angoli differenti determiniamo e segniamo il posto per tutti e due i fasci sul femore, e con un trapano creiamo un tunnel per il fascio posterolaterale e il fascio anteromediale. Durante l’operazione ci coordiniamo con l’assistente che prepara l’innesto che la lunghezza e larghezza dei tunnel è conforme all’innesto. Segue un procedimento simile sulla tibia. Dopo l’introduzione di tutti e due gli innesti e la fissazione sul femore e sulla tibia eseguiamo un ultimo controllo con l’artroscopio.

Recupero post-operatorio

Le ricerche hanno mostrato che una riabilitazione buona ed efficace è cruciale per ottenere lo stesso livello di capacità come prima della lesione. Riabilitazione è divisa in più fasi. La prima è la fase della riabilitazione post-operatoria
iniziale che dura sei settimane. In questo periodo sono necessarie un’attenzione e protezione massimale del ginocchio. Il dolore e gonfiore sono in questo periodo più forti, per questo sono necessarie applicazioni locali di un impacco freddo più volte al giorno. Il paziente impara ad alzarsi con la gamba completamente estesa aiutandosi con stampelle, a potenziare attivamente il muscolo anteriore della coscia e il movimento attivo della patella in tutte le quattro direzioni. La seconda fase è la riabilitazione termale che dura dalla sesta alla dodicesima settimana dopo l’operazione. In questo tempo intensifichiamo gli esercizi per aumentare la forza dei muscoli intorno al ginocchio (esercizi con pesi, fitness) e aumentiamo la difficoltà degli esercizi per la stabilità. La terza è la fase della tarda riabilitazione specifica che dura dalla dodicesima alla ventesima settimana dopo l’operazione. Lo scopo più importante è di raggiungere la massima tensione, forza e resistenza dei muscoli.

ginocchio3LESIONI MENISCALI

La lesione del menisco è frequentemente connessa con attività sportive. Le lesioni si verificano specialmente in rotazione, movimenti quando il ginocchio passa dalla flessione all’estensione o al squat o alzandosi dallo squat. Quando il ginocchio è in flessione la forza della rotazione muove il menisco fra la tibia e il femore, il che causa una lesione. Esistono varie classificazioni delle lesioni al menisco. In base alla posizione, la parte danneggiata del menisco può trovarsi nel corno anteriore, nel corpo oppure nel corno posteriore, che è il sito più frequente di lesione o frattura. In base alla zona in cui si verifica la lesione, dividiamo lesioni nella zona rossa cioè vascolarizzata, o nella zona bianca, priva di vasi sanguigni.
Con l’aiuto dell’artroscopia possiamo classificare le lesioni del menisco ancora più dettagliatamente, in base al loro aspetto. Così conosciamo lesioni longitudinali, orizzontali, trasversali, radiali e combinate (specialmente combinazione di lesione longitudinale e trasversale), lesione “bucket-handle” (“a manico di secchio”) e avulsione dell’inserzione del corno anteriore o posteriore.

Stabilimento della diagnosi

Nello stabilimento della diagnosi è molto importante l’anamnesi, perché in maggiorità di casi determiniamo già da questa se si tratta di una lesione meniscale. I sintomi che indicano una lesione sono mobilità limitata, gonfiore, dolore, in manovre manipulative il funzionamento libero dell’articolazione è ostacolato, di seguito si verifica anche l’atrofia del quadricipite. Per lo stabilimento della diagnosi ci aiuta molto l’esame clinico. Esistono vari test per stabilire la diagnosi della lesione del menisco. Il più diffuso è il McMurray test, nel quale il paziente si sdraia sulla schiena e poi si tiene il ginocchio nella posizione più flessa possibile, dopo di che lentamente estendiamo il ginocchio finché è nella posizione della rotazione interna ed esterna.

ginocchio4ginocchio5In diagnostica usiamo anche la radiografia classica e in proiezione laterale – per escludere lesioni ossee, corpo libero, alterazioni degenerative e lesioni osteocondrali. Un grande ruolo nello stabilimento della diagnosi rappresenta la risonanza magnetica che a parte alle informazioni che riguardano lesioni meniscali ci fornisce anche un ispezione di possibili lesioni della cartilagine o di legamenti. Il procedimento diagnostico migliore per scoprire lesioni meniscali è l’artroscopia del ginocchio, la quale è allo stesso tempo anche un procedimento terapeutico. Questa ci permette un esaminazione diretta del ginocchio. Possiamo vedere le strutture intrarticolari, la sinovia, cartilagine, legamenti e il menisco, a parte a questo procura anche informazioni sulla stabilità della parte del menisco danneggiato. Nonostante tutti i vantaggi dell’artroscopia, questa non si usa per lo stabilimento della diagnosi perché si tratta di un intervento invasivo. Seppur minimamente invasivo, provoca un po’ di dolore e c’è anche un minore rischio per complicazioni (per esempio infiammazioni post-operatorie).

Trattamento conservativo

Numerose lesioni meniscali minori sono asintomatiche, specialmente in pazienti più anziani – di solito si tratta di rotture degenerative che non causano problemi. Anche rotture minori nella zona rossa possono spontaneamente guarire. Per questo di solito nella fase iniziale raccomandiamo il trattamento conservativo, cioè resto, crioterapia ed esercizi per il quadricipite. Se non c’è alcun miglioramento, specialmente riguardo il dolore, decidiamo per il trattamento operatorio.

Trattamento operatorio

Per il trattamento operatorio di solito decidiamo quando il dolore è presente in attività quotidiane e sportive, quando sono presenti durante l’esame solidi segni clinici per l’operazione, quando il trattamento conservativo non aiuta e quando non ci sono altre cause per il dolore e i problemi. Nella mobilità severamente limitata del ginocchio a causa del menisco danneggiato causato della lesione a manico di secchio, l’operazione dovrebbe essere effettuata al prima possibile.

Varie tecniche operatorie

Meniscectomia

Prima dello sviluppo dell’artroscopia, l’operazione più frequente era la rimozione completa del menisco o meniscectomia. A quel tempo l’importanza della funzione del menisco non era ancora adeguatamente studiata.

Resezione parziale o meniscectomia parziale

La tecnica artroscopica e numerosi studi biomeccanici che hanno dimostrato come il menisco è importante per il funzionamento ottimale del ginocchio hanno anche contribuito al fatto che anche dopo l’operazione cerchiamo di mantenere la maggior parte del menisco. Per questo asportiamo solo la parte danneggiata che non è stabile.

Riparazioni del menisco

Se la lesione del menisco si verifica nella zona rossa cerchiamo di mantenere il menisco con la riparazione. Per fare questo conosciamo numerose tecniche: »inside-out«, cioè dall’interno all’esterno, »outside-in«, dall’esterno all’interno e »all-inside«, tutto dall’interno. Negli ultimi due decenni questa tecnica si è sviluppata notevolmente, e per questo disponiamo di numerosi strumenti per la sutura del menisco e la riparazione di questo con innesti o frecce differenti. Dopo la meniscectomia parziale raccomandiamo il resto per circa una settimana, crioterapia ed esercizi per il quadricipite con il carico totale del ginocchio immediatamente dopo l’operazione. Dopo l’intervento di sutura del menisco consigliamo l’uso di stampelle, di ridurre il carico sulla gamba operata, l’uso dell’ortesi e terapia fisica.

LESIONI DI CARTILAGINE

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Cambiamenti sulla cartilagine articolare sono molto frequenti, queste sono scoperte in 70 percento artroscopie di ginocchio, in cui potrebbe trattarsi dell’usura o di lesione. Lesioni di cartilagine non guariscono spontaneamente, se non sono trattate, il danno rimane.

Trapianto di cartilagine

La cartilagine può essere sulla base cellulare trattata con la terapia con condrociti autologhi. Al paziente vengono impiantate cellule cartilaginee autologhe che derivano dalla cartilagine del paziente e vengono coltivate nel siero del paziente (fluido sanguigno senza cellule sanguigne). Le cellule appropriate moltiplicate fino ad un numero adeguato vengono posizionate su un tessuto di supporto, il che permette un impianto più facile e sicuro. I materiali usati come tessuto di supporto possono essere di origine vegetale o animale, e sono scelti se sono degradabili e se non causano infiammazioni nella cartilagine o episodi di rigetto.

Mosaicoplastica

In questo metodo di trattamento dalla parte del ginocchio meno caricata con l’aiuto di uno strumento vuoto preleviamo cilindri di tessuto osteocondrale (cioè porzioni ossee con la sovrastante cartilagine) e li innestiamo nel difetto cartilagineo che si trova sulla parte dell’articolazione più caricata. L’operazione è eseguita artroscopicamente e così gli effetti non desiderati di apertura di ginocchio sono diminuiti. Il metodo è adatto per lesioni minori (fino a cinque centimetri di superficie), il vantaggio è che il sito danneggiato viene riempito di cartilagine che è la stessa come quella di origine.

Microfratturazione artroscopica della cartilagine

Si tratta di un intervento minimamente invasivo che viene più frequentemente eseguito al ginocchio. In questo intervento sulla superficie danneggiata dell’articolazione con strumenti specifici creiamo fessure molto piccole. Con questo otteniamo che il sangue entri dal osso sotto la cartilagine danneggiata nell’area della superficie articolare danneggiata. Con il sangue entrano anche cellule e proteine che si trasformano sotto l’influenza di fattori locali nel tessuto connettivo cartilagineo. Questo tessuto è almeno parzialmente secondo le sue proprietà simile alla cartilagine ialina che copre l’articolazione sana e sostituisce la sua funzione. Similmente alle altre varianti del trattamento anche questo metodo è molto più efficace in danni delle parti minori della cartilagine e quando non ci sono alterazioni gravi sulle superfici ossee. Per un risultato migliore del trattamento dopo l’operazione è necessaria un’adatta terapia fisica individuale. Con questa si migliora specialmente la mobilità articolare e si rinforza la muscolatura vicino all’articolazione, nel caso del ginocchio specialmente i muscoli della coscia.

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Tratto dalla rivista MOVIMENTO, edizione speciale: Artros

http://www.artros.it


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La storia del paziente: Jure Franko, vincitore di medaglia olimpica

Fine al dolore nel ginocchio

31-frankojurij-10ffe25ef236bf30Nonostante il fatto che Jure Franko già da trenta anni non è più un atleta professionista, nella nostra storia per sempre rimarrà il vincitore della prima medaglia olimpica slovena e jugoslava alle Olimpiadi invernali a Sarajevo del 1984. Benché abbia terminato la sua carriera sportiva a causa dell’usura dell’ancha, in quest’anno ha visitato Artros a causa del dolore nel ginocchio.

“Tutto è iniziato nel maggio del 2013 dopo una partita di tennis quando ho avuto il gonfiore al ginocchio sinistro. Quando dolore si ripeteva e il movimento del ginocchio era limitato dopo tutte le attivitá sportive, e quando la fisioterapia non aiutava più, ho deciso per la risonanza magnetica” ricorda Jure la sua preoccupazione per il dolore che durava quasi per un anno. La diagnosi era senza dubbio il menisco rotto nella parte interna del ginocchio. L’artroscopia era necessaria, questa era eseguita da dottor Hussein. Prima ha rimosso la parte del menisco danneggiato, e poi anche la plica infiammata, la quale occasionalmente causava problemi al nostro ex sciatore.

Il recupero dopo l’operazione proseguiva senza complicazioni. Jure è convinto che era cosí anche per il raffreddamento del ginocchio con una macchina speciale che la vende anche la sua azienda. “La macchina con la quale possiamo con una temperatura esatta in un modo costante monitorare il raffreddamento della lesione accellera il processo della guarigione e diminua il gonfiore e il dolore. In questo modo non avevo bisogno neanche di un antidolorifico”, spiega l’olimpionico che ha come un ex atleta molte esperienze con le lesioni.

In questo momento è Jure nella fase della riabilitazione. Gli esercizi secondo le istruzioni della fisioterapeuta gli esegue da solo. Dice che sono cosí facili che gli dovrebbero eseguire tutti per prevenzione, ma allo stesso tempo confessa che sono un po’ monotoni. “Non eseguire questi esercizi significerebbe pagare un prezzo piú alto del prezzo per un allenamento disciplinare”, racconta ridendo. E conclude: “Penso che il mio ginocchio sia molto vicino alla fase del ricovero completo perché sento gia quella sensazione che potrei correre. Per questo penso che presto i miei partner di tennis di nuovo sofriranno…”