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Clinica ortopedica


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Traumi da attività sciistica

Come prevenirli, come affrontarli.

activities-Snowboarding_Or_Skiing_Experience-21369125902Lo sci è un’attività sportiva praticata da un numero elevatissimo di persone, spesso nel contesto di condizioni meteorologiche negative e senza un’adeguata preparazione atletica.

Negli ultimi anni l’incidenza delle lesioni traumatiche dovute a cadute o a scontri fra sciatori è notevolmente aumentata. Chi scia a livello dilettantistico non riesce facilmente a rendersi conto del proprio stato di affaticamento e spesso non conosce o sottovaluta le reali condizioni della pista.

Da alcuni anni, comunque, fra le patologie degli sciatori si osservano lesioni che non sono provocate dal trauma dello sci vero e proprio perché le tecnologie, con gli attacchi di sicurezza calibrati che liberano lo sci in caso di caduta, limitano questi danni. Sono provocate, invece, dall’eccessivo affollamento delle piste che aumenta in maniera esponenziale l’errore umano.

Se analizziamo le statistiche dei traumi riportati dagli sciatori, si nota come le fratture (51,5%) siano superiori alle distorsioni (28,75%). La gamba è interessata nella percentuale del 31%, il ginocchio nel 13%, il I dito della mano net 3,15%. Lo stiramento del legamento collaterale mediale del ginocchio è in testa alla classifica degli infortuni.

In sintesi i distretti classicamente interessati nella traumatologia da sci sono:

Il ginocchio

Anatomia-ginocchioLe superfici articolari di rotula, tibia e femore, in una caduta o in uno scontro con altro sciatore, possono riportare una contusione alla superficie articolare, con lesione della cartilagine articolare (frattura o microfrattura condrale).

I menischi, i legamenti crociati e i legamenti collaterali da soli o associati possono essere interessati da un trauma
da sci.
Le lesioni al menisco, soprattutto il mediale, sono evenienze tutt’altro the rare nello sciatore e solitamente provocate da un movimento di flessione del ginocchio associato a rotazione del piede indotto dal gesto atletico o da un malfunzionamento degli attacchi durante una caduta.

La lesione dei legamenti crociati, più frequentemente l’anteriore, si verifica quando l’articolazione viene sollecitata in modo abnorme tendendo il legamento o in iperestensione di ginocchio o in flessione-torsione dello stesso con pulsione anteriore o posteriore delta tibia rispetto al femore, La lesione dei crociati viene classificata in diversi gradi in base alla gravità di compromissione delle fibre legamentose;

Il legamento collaterale mediale, la cui funzione meccanica è la stabilizzazione del ginocchio al suo lato “interno” durante il movimento, viene solitamente leso per una spinta laterale al ginocchio con piede fisso a terra. È il caso dello sciatore che cade in avanti senza che si sgancino gli sci finendo a terra in posizione “a rana”.

La spalla

bigstock-Shoulder-bursa-bursitis-AlilaLa lesione della cuffia dei rotatori si può realizzare per una causa traumatica violenta, o può nascere da un’irritazione dei tendini dovuta all’iperuso funzionale cui segue una fase di infiammazione. Perdurando lo stimolo irritativo, si restringe lo spazio articolare causando un conflitto tra il tendine e la parete ossea sovrastante durante il movimento; ciò perpetua la sofferenza del tendine facendolo degenerare sino alla rottura, parziale o completa. Spesso l’alterazione articolare conseguente alla lesione della cuffia produce l’irritazione del capo lungo del bicipite brachiale e della guaina che l’avvolge nel tratto in cui scorrono sulla testa omerale.

Le lesioni dell’articolazione acromion-claveare sono provocate da un urto diretto alla faccia laterale della spalla o per caduta o per collisione con un altro sciatore; ciò produce un danno la cui estensione e profondità possono giungere, attraverso lo stadio di stiramento e parziale lacerazione, sino alla completa rottura della capsula e di tutto il complesso legamentoso dando cosi origine ad una lussazione acromionclaveare, II dolore all’apice della spalla, di tale intensità da impedire ogni movimento, è il sintomo principale delle lesioni di quest’articolazione; in caso di franca lussazione dell’acromion-claveare si noterà una deformità alla spalla legata allo spostamento della clavicola verso l’alto, rispetto all’acromion.

Per quanto riguarda le lesioni dell’articolazione glenoomerale, come sappiamo è costituita dall’estremità sferoidale della testa omerale che ruota su una superficie della scapola, detta glena consentendo al braccio di compiere una rotazione vicina ai 360° nello spazio.

Oltre alla capsula articolare, ad una struttura di contenimento appoggiata al bordo glenoideo scapolare, detta cercine ed ai legamenti la stabilità articolare è affidata ad un complesso di muscoli che sovrapponendosi in vari strati mantengono “centrata” la testa omerale sulla glena scapolare durante il movimento.

Come per l’acromion claveare una sollecitazione del braccio, durante uno sforzo od un contrasto, provoca una lesione delle struttura capsulare, legamentosa e muscolare che può condurre alla lussazione dell’omero, ovvero alla perdita del fisiologico contatto tra omero e scapola.

A differenza dell’acromion claveare, la cui lussazione avviene in un solo piano dello spazio, la lussazione omerale, grazie all’ampiezza dell’arco di movimento, può prodursi in diversi piani (anteriore, posteriore, ascellare…).

In realtà nello sportivo il 95% delle lussazioni gleno omerali è anteriore e si produce per un trauma prodotto mentre il braccio è alzato ed extrarotato.

Talora, in seguito ad un episodio di lussazione, si verificano le recidive, e cioè episodi di lussazione gleno-omerale anche per movimenti banali; ciò è dovuto alla lassità dei tessuti coinvolti nel primo episodio e in tale caso si definirà la lussazione di spalla come “abituale o recidivante”.

Il polso

b_14_1_2aSia un trauma diretto, ovvero una caduta che coinvolga l’articolazione del polso, sia un trauma indiretto, ovvero una leva provocata dall’impugnatura del bastoncino con l’ausilio del laccio, sono in grado di provocare lesioni a carico sia dello scheletro che delle strutture capsulo legamentose. Per quanto riguarda lo scheletro, sono più a rischio di frattura la parte distale del radio e dell’ulna, lo scafoide e le falangi.

Assai più frequenti delle fratture sono i traumi distorsivi, che colpiscono la regione articolare composta dal radio e dalle ossa scafoide e semilunare e quelli che colpiscono la regione metacarpo falangea del primo dito. Una caratteristica lesione da sci e a carico del I dito e, in particolare, a carico della articolazione metacarpofalangea del lato ulnare, articolazione nella quale si può rompere il legamento metacarpofalangeo per la scorretta impugnatura della racchetta.

Questa lesione, detta anche “pollice dello sciatore”, viene prodotta urtando con la punta del pollice la neve durante una caduta. Ciò può causare la rottura, parziale o totale, del legamento collaterale ulnare, componente indispensabile alla stabilità articolare nel movimento di “pinza” tra pollice ed indice. Con un meccanismo analogo possono verificarsi le rotture dell’espansione terminale del tendine estensore all’ interfalangea distale delle ultime dita (dal secondo al quinto).

Capo e rachide cervicale

Sono legati soprattutto a tre fattori: aumento della velocità di discesa, incremento dei praticanti con aumento della densità di sciatori sulla pista, urti contro ostacoli naturali (alberi, rocce…) durante i fuoripista o contro ostacoli non segnalati o non protetti (piloni di funivia, tralicci di cavi…ecc.).

II risultato è un incremento di traumi al capo, commotivi o meno, cosi come un aumento delle distorsioni del rachide cervicale legate a traumi del capo con iperestensione del collo. I danni possono spaziare da lesioni muscolari e capsulo-legamentose di lieve entità fino a lussazione o frattura di corpi cervicali, con danno del midollo spinale cui possono conseguire lesioni irreversibili ed invalidanti.

Fratture di femore e tibia

imagesSHNYNFSRTali fratture, pur essendo diminuite rispetto ad un recente passato grazie ai progressi in tema di sicurezza degli attacchi e degli scarponi, rappresentano ancora un capitolo cospicuo della traumatologia dello sciatore.

Diverse dallo sci, invece, le lesioni the vengono provocate dalla pratica dello snow-board: predominano i traumi agli arti superiori, seguiti da traumi alla testa e da quelli agli arti inferiori (principalmente la caviglia). È di interesse il fatto che tra i rider traumatizzati quelli con frattura sul totale sono in percentuale doppia (28%) rispetto agli sciatori
(14%). La maggior parte di tali fratture riguarda il polso.

Per quanto riguarda i traumi non fratturativi le lesioni tipiche sono localizzate soprattutto alle spalle, dove si verificano sublussazioni dell’articolazione acromionclaveare e dell’articolazione sterno-claveare; frequenti sono i traumi del polso e della mano per la mancanza di racchette.

Per gli arti inferiori gli infortuni al femore, tibia e perone sono di solito il risultato di un trauma diretto contro un oggetto statico o contro un altro sciatore/rider. Per il ginocchio la maggior parte dei traumi alle ginocchia avviene a snowboarder con un solo piede agganciato (ski lift, …).
Lo snowboard è comunque meno peicoloso per le ginocchia che non lo sci perché:

a) mentre sulla tavola, con entrambi i piedi aggancianti agli attacchi, qualunque forza di torsione dovesse esserci provocherebbe la torsione di tutto il corpo poiché entrambe le gambe e il busto devono muoversi nella stessa direzione, non è la stessa cosa nello sci, dove una gamba può girarsi all’interno o all’esterno indipendentemente dal movimento del resto del corpo; direzione, non è la stessa cosa nello sci, dove una gamba può girarsi a l l ’ i n t e r n o o a l l ’ e s t e r n o indipendentemente dal movimento del resto del corpo;

b) una tavola ha solo due lamine the possono spigolare improvvisamente sulla neve al contrario delle quattro per gli sci;

c) le tavole da snowboard sono più corte degli sci, ciò riduce il braccio di leva della forza prodotta dalla torsione.

Gli infortuni alle caviglie sono particolarmente comuni dopo i salti per una combinazione di forte compressione e torsione. Ciò potrebbe portare alla distorsione della caviglia o ad un trauma peggiore detto “la caviglia dello snowboarder”. Si tratta delta frattura dell’ipofisi laterale dell’astralago scambiata spesso per una forte distorsione.

Gli infortuni alla spina dorsale non sono frequenti e si verificano in due modi:

a) come risultato di un salto che non è andato bene, con un atterraggio in una posizione scomoda sulla schiena o sul collo, o su qualcuno o qualcos’altro;

b) in seguito ad una brusco stop, lo snowboarder atterra pesantemente sul sedere e l’energia è trasmessa su per la spina dorsale causando fratture da schiacciamento della colonna vertebrale.

Consigli utili per prevenire gli incidenti sulla neve:
• Curare nei minimi dettagli la preparazione atletica, da svolgere nei mesi che precedono la stagione invernale. La preparazione fisica deve essere finalizzata a recuperare il tono muscolare dell’intero corpo, irrobustire i muscoli della schiena, rendere elastiche le articolazioni (caviglia, anca, ginocchio). Per chi intende dedicarsi allo sci di fondo può essere utile un allenamento preliminare con appositi “sci a rotelle” su strada, per abituare i propri arti inferiori al movimento tipico del fondista. In mancanza di questo tipo di allenamento, può comunque risultare utile l’esecuzione di un programma aerobico per migliorare le doti di resistenza (cyclette, marcia, nuoto, eseguiti a velocità moderata,
per almeno 40-60 minuti ogni 3-4 giorni).

• Scegliere materiali resistenti e collaudati.

• Controllare spesso la perfetta funzionalità di tutto il kit: sci, attacchi, scarponi e racchette. Verificare se i ganci delle calzature sono a posto e se gli attacchi sono regolati secondo il vostro peso e le vostre capacità atletiche.
• Raddoppiare in pista la concentrazione, in particolare all’inizio e alla fine della giornata sulla neve. È stato provato, infatti, che la maggior parte degli incidenti sugli sci avvengono durante la prima ora (a muscoli freddi) o in ultima discesa.
• Prudenza soprattutto nelle ore di punta, quando la pista è più affollata, controllando – e cercando di prevedere – i movimenti degli altri sciatori più vicini.
• Percorrere sempre una pista adatta alle proprie capacità tecniche, evitando i “fuori pista”.
• Non lanciarsi a forte velocità perché si rischia di perdere il controllo degli sci; evitare le gare in mezzo alla folla, le curve a raggio troppo largo, le acrobazie inutili.

II preoccupante aumento di incidenti anche mortali in pista, ha costretto il legislatore italiano a porre fine ad una sostanziale mancanza di regole di prevenzione e sicurezza. Con Ia pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 5 Gennaio 2004 delta Legge n. 363/2003, è entrata in vigore la prima legge italiana destinata a regolare gli sport sulla neve all’interno di aree sciabili attrezzate.

Si tratta di un intervento normativo finalizzato ad introdurre regole e prescrizioni di sicurezza obbligatorie per i gestori degli impianti e per i loro utenti. Escludendo lo sci alpinismo o il fuori pista, sui percorsi di discesa battuti dallo spazzaneve gli utenti devono essere protetti da ostacoli presenti lungo le piste con adeguate protezioni e segnalazioni di pericolo e devono potere disporre di postazioni per il pronto soccorso; i gestori sono inoltre obbligati a segnalare le cattive condizioni del fondo e a chiudere la pista in caso di pericolo o di non agibilità.
La seconda parte della legge introduce, invece, regole di comportamento e sicurezza per l’utente di aree sciistiche attrezzate: velocità, precedenza, sorpasso, incrocio, stazionamento, omissione di soccorso, transito e salita. L’obbligo di dare precedenza viene imposto allo sciatore a monte. In particolare, va proibito allo sciatore che sopraggiunge da dietro di sfiorare lateralmente lo sciatore che lo precede.

E se non si è medici, può essere rischioso prestare al ferito “l’assistenza occorrente” prescritta dall’art. 14, dato che è sconsigliato o addirittura proibito intervenire su un ferito senza avere la preparazione medica necessaria (si pensi al trauma cranico o cervicale); per i non addetti ai lavori, è più agevole comunicare immediatamente al gestore l’avvenuto incidente.

Tratto da: http://www.tuttosanita.it/PugliaSalute/Anno2004/PugliaSaluten%C2%B011%20PDF/sci_ortopedia_17_19.pdf

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Il meccanismo di rottura del legamento crociato

Alpine Skiing Previews - Winter Olympics Day 1La conoscenza dei meccanismi che portano alle lesioni del legamento crociato anteriore nella pratica dello sci alpino, e in particolare tra gli sciatori professionisti, è ancora limitata. Su American Journal of Sports Medicine sono stati pubblicati i risultati di una ricerca che potranno forse aiutare nella prevenzione di questo tipo di infortuni. «Prima di addentrarci in questo studio non avevamo alcuna idea di come avvenissero i traumi, spesso devastanti, al legamento crociato anteriore degli sciatori della Coppa del Mondo – commenta di Roald Bahr, della Scuola norvegese in scienze dello sport e co-autore dello studio –. La maggior parte delle persone probabilmente pensa che la lesione si verifichi in conseguenza a una caduta, ma il nostro studio dimostra come il legamento si lacera mentre l’atleta sta ancora sciando e la caduta ne è solo il risultato».
Il gruppo di ricerca – composto da sette esperti di medicina sportiva e di biomeccanica dello sci – ha esaminato 20 video relativi a rotture del crociato anteriore avvenute durante tre stagioni consecutive di Coppa del Mondo di sci, dal 2006 al 2009 e ha descritto nel dettaglio il meccanismo che in ciascun caso ha condotto alla lesione.

Si è scoperto che alcune dinamiche si ripetono. La più comune (50% dei casi) si verifica quando lo sciatore sta facendo una curva e perde la pressione sullo sci esterno e, mentre cerca di estendere il ginocchio esterno per riacquistare aderenza al terreno, il margine interno dello sci urta improvvisamente la neve subendo un contraccolpo e obbligando il ginocchio a una rotazione interna in valgo. La forza esercitata da questa rotazione sul ginocchio è eccessiva per il legamento crociato anteriore, e può portarne alla rottura. Bahr e i suoi colleghi hanno riscontrato lesioni al legamento anche quando, durante uno slalom, lo sci interno si aggancia a uno dei paletti e lo sciatore è costretto a una rotazione innaturale. Il terzo meccanismo evidenziato ripetutamente (quattro dei venti infortuni si sono verificati in questo modo) si verifica durante un atterraggio da un salto, quando lo sciatore si sbilancia all’indietro e atterra sule code dello sci.

Gli infortuni osservati in questa ricerca si riferiscono alle specialità relativamente meno pericolose dello sci alpino: slalom speciale, slalom gigante e super-G e non nelle discese libere, caratterizzate da cadute talvolta molto più gravi. Quanto alle peggiori condizioni di neve, si verificano soprattutto verso la fine della stagione agonistica, quando le temperature sono più alte e la neve è meno compatta. Anche se queste lesioni guariscono solitamente entro un anno, la possibilità che preludano a future artrosi è decisamente superiore alla media, qualunque sia il trattamento ricevuto.

Lo studio ha anche una valenza in chiave di prevenzione. «Anche per gli sciatori non professionisti, uno dei messaggi – ha dichiarato alla Reuters lo specialista di medicina sportiva e sci Michael Tuggy – è che bisogna imparare a cadere e che bisogna combattere la naturale tendenza a mantenere una posizione arretrata e a cadere all’indietro».

 

Tratto da: http://www.orthoacademy.it/ginocchio/il-meccanismo-di-rottura-del-legamento-crociato/