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Clinica ortopedica


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Gomito: PERCHE’ L’INTERVENTO DI PROTESI È RARO

Elobow%20painNata per alleviare il dolore nei malati di artrite reumatoide, la protesi di gomito è diventata uno strumento usato anche in caso di artrosi di gomito o fratture. Le indicazioni però sono specifiche e per questo è un intervento raro praticato solo presso pochi centri specializzati.

 

Perché la protesi di gomito è un intervento così raro?

Nonostante materiali e tecnologie innovative, dopo un intervento di protesi di gomito il paziente soffre di una limitazione di tipo funzionale che non permette il sollevamento di più di 3-5kg. Basti pensare che, con una protesi di gomito, si fatica a sollevare un bimbo piccolo, per esempio, oppure le buste della spesa o le confezioni dell’acqua. Per questo si tende a ritardare il più possibile, soprattutto nei pazienti giovani. I candidati sono per lo più over65 sia che si tratti di artrosi sia di fratture non riparabili in alcun modo. Quando infatti, si perde il sostegno dell’articolazione da parte dell’omero l’unica soluzione è la protesi.

Nei pazienti giovani, invece, quando viene a mancare la parte trocleare, quella parte rigida da contrapporre all’ulna, oppure in presenza di fratture esposte con perdita di sostanza, non ci sono alternative alla protesi.

 

Quali criteri determinano la scelta della protesi?

L’età del paziente è senza dubbio un primo criterio. In soggetti giovani, e per permettere loro di arrivare al momento della protesi totale qualora necessaria, si possono usare emiartroprotesi, cioè protesi convertibili, che sostituiscono solo la paletta omerale dell’omero distale. Infatti, l’emiartroprotesi permette una maggiore attività fisica rispetto alla protesi totale e per un giovane è, senza dubbio, più adatta. Le indicazioni, però, sono precise e restrittive dal punto di vista anatomico: per questo non sempre è possibile impiantare una emiartroprotesi che di fatto è un intervento raro. Infatti, devono essere integri o riparabili i legamenti e il capitello radiale. Inoltre, questo tipo di intervento richiede un po’ di attenzione nella mobilizzazione e riabilitazione post-operatoria. Invece, in tutti gli altri casi, cioè quando non è possibile riparare i legamenti, le protesi usate sono le semivincolate, ovvero protesi totali con una cerniera che le unisce e permette un movimento accessorio di circa 7 gradi sul piano frontale per evitare un’eccessiva sollecitazione allo stelo all’interno dell’omero e dell’ulna. Nelle artriti degenerative, che presentano strutture legamentose integre o riparabili, invece, le protesi non vincolate, che richiedono una grande stabilità, sono le più indicate.

Tratto da: http://www.orthopedika.it/gomito-perche-lintervento-di-protesi-e-raro/

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Problemi alle articolazioni

Problemi alle articolazioni sono uno dei più frequenti fastidi dell’uomo moderno. Costituzionalmente le più sensibili sarebbero le persone atletiche, ma il fatto è che non esiste un trentenne che non abbia ancora sentito il dolore ad almeno una delle articolazioni.

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Gomito del tennista

Anche se chiamiamo questa condizione il gomito del tennista questa non è connessa solo con il gioco di tennis. Spesso è determinata da un uso eccessivo e continuato del braccio e dell’avambraccio, ed è tipica di soggetti che, a causa di particolari attività sportive o professionali, sono costretti a ripetere determinati movimenti. La causa del gomito del tennista non è solo lo sforzo fisico ma anche il lavoro frequente con il computer a causa del uso di tastiera e mouse. Il dolore tipico di questa condizione è localizzato sulla parte esterna del gomito e si aggrava quando il braccio è caricato. Il dolore è causato dall’infiammazione dei tendini. Nella fase iniziale quando il dolore si verifica, basta interrompere il lavoro per un po’ di tempo e riposare, questo col tempo non basta più. Continuando a lavorare nello stesso modo e praticando lo stesso sport, i dolori si aggravano e non cessano neanche quando interrompiamo con l’attività. Anche normali attività quotidiane come lavare i denti oppure guidare sono eseguite con difficoltà. Il dolore è accompagnato dal gonfiore, mobilità limitata, anche disagio, la forza muscolare è diminuita.

 

Lesioni del polso

Distorsioni e fratture del polso sono lesioni abituali per cadute. Se per esempio inciampate, la reazione normale è di stendere le braccia e cadere sulle mani. La conseguenza può essere la distorsione o anche frattura del polso. Se la mobilità è severamente limitata e dolorosa, e si sentono dei scricchiolii, è molto probabile che il polso è fratturato. Più frequentemente si verifica una frattura dell’osso navicolare o scafoide.

Dolori severi al polso possono essere anche una conseguenza della ripetizione di determinati movimenti. Si tratta del sindrome del tunnel carpale dove il dolore severo colpisce il polso e la mano. I tessuti nel tunnel carpale si gonfiano, infiammano e schiacciano il nervo,il che causa formicolio e dolore. Questa lesione è tipica per persone che spesso usano la tastiera e il mouse, e anche per falegnami, mercanti, dipendenti nelle catene di produzione, violinisti.

 

Problemi alla spalla

Il dolore nell’articolazione della spalla è una conseguenza di una lesione oppure un’affezione. Questa può diffondersi anche nella parte superiore del braccio fino al gomito. Le cause più frequenti per il dolore cronico nella spalla sono sindrome da impingement della cuffia dei rotatori, lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori, infiammazione della capsula articolare e usura della spalla oppure artrosi. Nella sindrome da impingement il tendine nella spalla si gonfia e infiamma. Il paziente sente dolore nell’elevazione del braccio, durante il sonno, si può sentire anche il scricchiolio nella spalla.

Anche una lesione o rottura dei tendini può manifestarsi nella incapacità di usare le braccia. Il paziente a volte non può elevare la mano neanche davanti a sé e si veste con difficoltà. Questa lesione spesso appare in persone di età superiore a 40 anni a causa di sovraccarico del muscolo oppure di cambiamenti degenerativi. In persone più giovani di solito la lesione è causata da una caduta sulla spalla. Il corso della malattia è formato da tre fasi. La prima è la fase dell’infiammazione, questa è veramente dolorosa e dura da tre fino a otto mesi. Nella seconda fase, la quale dura da tre fino a quattro mesi, il dolore gradualmente cessa, e nella terza fase si ricovera e la mobilità migliora.

Il dolore cronico della spalla può essere causato anche dall’usura dell’articolazione della spalla o artrosi. Questa è una rara ma insidiosa affezione, le cui cause sono molto differenti e nei 20 o 30 anni di età non può essere prevista, e si esprime più frequentemente dopo i 65 anni di età. In questo caso si tratta di degradazione della matrice cartilaginea dell’articolazione.

 

Dolore alla schiena

Quasi ogni adulto conosce il dolore nella colonna cervicale e lombare. I più diffusi sono i danni ai dischi intervertebrali che si verificano più frequentemente nella parte inferiore della schiena. Il dolore acuto della schiena può essere causato da malattie degenerative, per esempio cambiamenti nella superficie cartilaginea di piccole articolazioni della colonna vertebrale, cambiamenti di dischi intervertebrali e apofisi vertebrali – sporgenze dei corpi delle vertebre, ma molte volte il dolore alla schiena è causato da un semplice movimento come raccogliere qualcosa dalla terra. La causa potrebbe essere che prima facevamo altre cose come sollevamento di carichi pesanti, e non lo facevamo in modo corretto e abbiamo subito una lesione che si verifica più tardi, facendo un semplice movimento. Le cause più frequenti per problemi alla colonna vertebrale sono la debolezza muscolare o mancanza di movimento e postura scorretta quando siamo seduti, sdraiati e quando camminiamo. Specialmente a causa di un aumentato numero di ore che siamo seduti (scorrettamente) nel ufficio, i problemi alla schiena sono oggi una della più frequenti cause per l’assenza da lavoro.

 

Usura della cartilagine

La causa più frequente per dolori alle articolazioni in persone adulte è l’usura della cartilagine articolare. La causa profonda di solito non è nota, alla lesione possono contribuire sovraccarico articolare, processi degenerativi e anche genetica. L’usura della cartilagine abitualmente procede lentamente, il primo segno è spesso un dolore occasionale che è presente se l’articolazione è caricata per troppo tempo. È molto interessante il fatto che l’usura della cartilagine è un punto comune di sportivi professionisti e persone anziane. La struttura della cartilagine cambia specialmente con l’invecchiamento, la superficie diventa sempre più rigida e fragile, problemi addizionali possono essere causati da piccole particelle di cartilagine che si staccano. L’usura dell’articolazione causa dolori durante il movimento, il paziente può sentire uno scricchiolio, quando si è fermi l’articolazione si indurisce. A causa della mobilità peggiorata e attività diminuita, le conseguenze colpiscono anche i muscoli, i quali si indeboliscono, il che significa un’addizionale mobilità peggiorata del paziente.

 

Lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio

L’articolazione del ginocchio è una delle articolazioni più caricate. Nonostante il fatto che è costruito in un modo che lo fa molto flessibile, le lesioni possono accadere, specialmente se nel momento di un caricamento maggiore facciamo un movimento incontrollato. La lesione più frequente del ginocchio è quella del legamento crociato anteriore (LCA), la quale causa un’instabilità del ginocchio e movimenti anomali dell’articolazione. Questi sono la causa di possibili lesioni di altre strutture e di un usura aggravata. La lesione del legamento crociato anteriore è un evento traumatico molto frequente soprattutto per chi pratica attività sportiva, specialmente per persone giovani e attive. In generale è più frequente tra maschi, ma negli ultimi tempi è cresciuto il numero delle lesioni anche tra donne. Gli sport maggiormente rischiosi sono lo sci, calcio e basket.

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Tratto dalla rivista MOVIMENTO, edizione speciale

 

http://www.artros.it


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Gomito del Tennista (Epicondilite)

L’epicondilite laterale è un’infiammazione dolorosa dei tendini che collegano i muscoli dell’avambraccio alla parte esterna del gomito (epicondilo laterale). Questa condizione è nota anche come gomito del tennista, considerato che il tennis è l’attività sportiva che espone a maggior tensione le strutture muscolo-scheletriche interessate dal disturbo. Gomito del Tennista

L’epicondilite laterale è spesso determinata da un sovraccarico funzionale, cioè da un uso eccessivo e continuato del gomito, ed è tipica dei soggetti che, a causa di particolari attività sportive o professionali, sono costretti a ripetere determinati movimenti.
In particolare, il gomito del tennista è una tendinopatia inserzionale: il processo flogistico interessa l’inserzione dei muscoli epicondilei estensori dell’avambraccio, che originano dall’epicondilo laterale del gomito (localizzato in prossimità della sporgenza ossea nell’estremità inferiore esterna dell’omero). Il gomito del tennista è causato dunque da un’infiammazione a carico dei muscoli e dei tendini che si inseriscono nell’epicondilo laterale e che sono responsabili dell’estensione del polso o delle dita della mano.
In principio, il dolore associato all’epicondilite laterale interessa soltanto i tendini, soprattutto quando si compiono movimenti di estensione del polso contro una resistenza, e tende ad aumentare con le attività che richiedono il coinvolgimento dei muscoli nell’arto interessato. Con un abuso protratto nel tempo, la manifestazione dolorosa può irradiarsi lungo l’avambraccio e persistere anche a riposo, determinando la progressiva riduzione della funzionalità di mano, polso e gomito.

Cause e fattori di rischio

Abuso e traumi. Molte persone affette dal gomito del tennista svolgono attività lavorative o ricreative che richiedono l’uso ripetitivo e vigoroso dell’articolazione del gomito. Dolore gomitoL’epicondilite laterale è causata da un’infiammazione spesso determinata da un sovraccarico funzionale, che si verifica principalmente quando i muscoli e i tendini del gomito sono costretti a sforzi eccessivi. Inoltre, è stato dimostrato che ripetuti microtraumi o un danno diretto dell’epicondilo laterale, come un’eccessiva estensione dell’avambraccio o un movimento scorretto, causano più della metà di queste lesioni.
Attività. Gli atleti non sono le uniche persone in cui occorre il gomito del tennista. L’epicondilite laterale può insorgere a seguito di qualsiasi attività ripetuta che coinvolga la torsione o l’estensione del polso, il sollevamento di pesi e l’abuso dei muscoli dell’avambraccio.
Le attività che possono causare il gomito del tennista includono:

  • Sport con racchetta, come tennis, badminton e squash;
  • Sport da lancio, come il giavellotto o il disco;
  • Altri sport: golf e scherma;
  • Attività professionali che comportano movimenti ripetitivi delle mani e del polso: idraulico, muratore, carpentiere, macellai, cuochi, falegnami sarti e pittori;
  • Altre attività che sollecitano intensamente gomito e polso, come suonare il violino o utilizzare cesoie durante il giardinaggio.
Età. Il periodo di massima insorgenza dell’epicondilite è quello compreso tra i 30 e i 50 anni di età, anche se chiunque può essere colpito dal gomito del tennista qualora vi sia l’esposizione ai relativi fattori di rischio, come ad esempio:

  • Attività lavorative o ricreative. Persone che svolgono lavori che comportano movimenti ripetitivi del polso e del braccio hanno più probabilità di sviluppare il gomito del tennista.
  • Alcune attività sportive. Svolgere sport con la racchetta aumenta il rischio di sviluppare il gomito del tennista, soprattutto se si gioca per la prima volta, con una tecnica scarsa o con attrezzatura non adeguata (racchetta con le corde troppo tese o dal manico troppo corto) e muscoli della spalla e del polso poco allenati.

Segni e sintomi del gomito del tennista

I sintomi del gomito del tennista si sviluppano gradualmente. Nella maggior parte dei casi, il dolore inizia con lieve intensità e lentamente peggiora nel corso di settimane e mesi. In genere, non esiste una specifica lesione violenta associata all’esordio del quadro clinico.
Segni e sintomi dell’epicondilite laterale:

  • Dolore e gonfiore localizzati sulla parte esterna del gomito, in corrispondenza dell’epicondilo laterale;
  • Dolore nella parte esterna dell’avambraccio, appena sotto il gomito (in corrispondenza dei muscoli epicondilei che si innestano sull’epicondilo laterale). Il dolore può anche irradiarsi lungo l’avambraccio verso il polso e nella parte posteriore della mano;
  • Forza nella presa debole e dolorosa, anche mentre si stringono tra le mani piccoli oggetti, relativamente pesanti;
  • Peggioramento del dolore con i movimenti del polso, in particolare con l’estensione e i movimenti di sollevamento;
  • Rigidità mattutina.

I sintomi sono spesso peggiorati dalle attività dell’avambraccio, in particolare dai movimenti di torsione, come quando si gira una maniglia della porta o si apre un barattolo. Il braccio dominante è colpito con maggiore incidenza, tuttavia entrambi gli arti possono essere colpiti. Il dolore associato all’epicondilite laterale può essere di lieve o grave intensità (può essere avvertito anche quando il braccio viene tenuto a riposo). Un episodio di epicondilite laterale può durare, di solito, tra i sei mesi e i due anni. Tuttavia, la maggioranza delle persone tende a recuperare entro un anno.

Nota: il dolore che si verifica sul lato interno del gomito è conosciuto come gomito del giocatore di golf ed interessa l’epicondilo mediale, le cui inserzioni tendinee sono responsabili della flessione del polso verso il palmo della mano.

Epicondilite laterale: diagnosi

Se la condizione è causata da un’attività faticosa o ripetitiva, questa si dovrebbe evitare fino a quando i sintomi migliorano. Tuttavia, se il dolore al gomito persiste per diversi giorni nonostante il riposo, è consigliabile rivolgersi al proprio medico.
Diversi fattori devono essere presi in considerazione nel formulare la diagnosidi epicondilite laterale; questi includono l’entità dei sintomi che si sono sviluppati, eventuali fattori di rischio professionali e lo svolgimento di particolari attività sportive. Il paziente deve riportare la posizione esatta in cui è localizzato il dolore nel braccio, se si è verificato un episodio traumatico e se è affetto da altre patologie concomitanti (esempio: artrite reumatoide, neuriti, altre condizioni reumatiche o artrosiche del gomito). Durante l’esame obiettivo, il medico utilizzerà una serie di test per accertare la provenienza del dolore, attraverso la palpazione diretta e la contemporanea ricerca dei segni di tumefazione locale. Alcuni di questi esami includono:

  • Palpazione dell’epicondilo laterale: il medico esegue una pressione nel punto di inserzione dei muscoli epicondiloidei, mentre si chiede al paziente di muovere gomito, polso e dita;
  • Test di Cozen: valuta la presenza di dolore all’estensione contro resistenza di polso e dita a gomito esteso;
  • Test di Mills: rileva l’insorgenza del dolore alla pronazione forzata con polso flesso e gomito esteso.

Il medico può raccomandare ulteriori test per escludere altre cause alla base del disturbo:

  • Raggi X: per escludere l’artrite del gomito ed evidenziare eventuali calcificazioni.
  • Risonanza magnetica (MRI): può essere eseguita dinanzi al sospetto che l’insorgenza dei sintomi sia associata ad un problema al collo. Questo esame consente di evidenziare una possibile ernia del disco od un’artrite al collo. Entrambe queste condizioni spesso producono dolore al braccio.
  • Elettromiografia (EMG): il medico può ordinare un’elettromiografia per escludere la compressione di un nervo. Molte fibre nervose, infatti, decorrono a livello del gomito e i sintomi della loro compressione sono simili alle manifestazioni dell’epicondilite laterale.

Terapia conservativa del gomito del tennista

Il gomito del tennista è una condizione autolimitante; ciò significa che tende alla guarigione spontanea con il riposo. Tuttavia, il dolore può durare diverse settimane o mesi ed in tal caso alcuni trattamenti possono aiutare ad alleviare i sintomi e ad accelerare il recupero. Il trattamento convenzionale (non chirurgico) risulta avere successo in circa l’80-95% dei pazienti.

Il dolore associato al gomito del tennista dura, in genere, da sei a dodici settimane. Tuttavia, in alcune persone, il dolore può colpire il braccio per meno di tre settimane, mentre in altri pazienti il disturbo può essere persistente (da sei mesi a due anni). L’epicondilite, se non trattata adeguatamente, può recidivare o cronicizzare.
Il primo passo verso la guarigione consiste nel riposo del braccio colpito durante il periodo in cui l’infiammazione è in fase acuta. Inoltre, è fondamentale cercare di evitare per diverse settimane l’attività che ha provocato l’insorgenza del problema e che potrebbe ulteriormente aggravare il disturbo. Le applicazioni locali di un impacco freddo da porre contro il gomito per pochi minuti, più volte al giorno, possono contribuire a lenire il dolore e a ridurre il processo infiammatorio.
L’assunzione di antidolorifici, come il paracetamolo, può contribuire ad alleviare il dolore lieve causato dal gomito del tennista. Il medico può anche consigliare l’utilizzo di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), come l’ibuprofene o il ketoprofene. Oltre alle forme da assumere per via sistemica, i FANS sono disponibili anche come creme e gel da applicare a livello topico. L’applicazione locale, quindi direttamente su gomito e avambraccio, è spesso raccomandata per i disturbi muscolo-scheletrici, poiché può ridurre l’infiammazione e il dolore senza causare effetti collaterali come nausea e diarrea.
La fisioterapia può essere raccomandata se il gomito del tennista è più grave o persistente. Le tecniche di terapia manuale, come il massaggio e altre manipolazioni, possono aiutare ad alleviare il dolore e la rigidità dell’articolazione. Inoltre, il fisioterapista è in grado di mostrare al paziente gli esercizi specifici per mantenere il braccio in movimento e rafforzare i muscoli dell’avambraccio. Nel breve termine, potrebbe essere anche raccomandato l’utilizzo di un bendaggio di supporto o di un tutore, che impediscono i movimenti dolorosi, garantiscono il riposo dell’arto e alleviano i sintomi del gomito del tennista.
Talvolta, per il trattamento di forme particolarmente dolorose possono essere considerate delle iniezioni di corticosteroidi (infiltrazioni), che possono aiutare a ridurre il dolore, ma l’evidenza clinica che sostiene il loro utilizzo come trattamento efficace nel lungo termine è limitata.L’iniezione viene effettuata direttamente nella zona dolorosa a livello del gomito, previa somministrazione di un anestetico locale.
Infine, se i sintomi non migliorano dopo almeno un anno di terapia conservativa, possono essere presi in considerazione trattamenti invasivi, come la chirurgia.

Trattamento chirurgico dell’epicondilite laterale

Se i sintomi non rispondono dopo 6 – 12 mesi di trattamenti convenzionali, il medico può raccomandare un intervento chirurgico.
La maggior parte delle procedure per il gomito del tennista può comportare:

  • La rimozione della parte di tessuto danneggiata, per alleviare i sintomi dolorosi;
  • La disinserzione parziale dei tendini estensori del polso e delle dita;
  • La scarificazione con cruentazione locale dell’epicondilo (a livello dell’inserzione dei muscoli infiammati): parte dell’osso viene sottoposto a perforazioni multiple per garantire un aumentato apporto ematico che favorisce la guarigione

L’approccio chirurgico adatto al paziente dipende da una serie di fattori, che includono la gravità del danno, le caratteristiche fisiche dell’individuo e le sue condizioni di salute generali. Il trattamento chirurgico può essere effettuato a cielo aperto oppure per via artroscopica. Entrambi gli interventi chirurgici sono eseguiti in day hospital e raramente richiedono il pernottamento in ospedale.
Rischi chirurgici. Come per qualsiasi intervento chirurgico, esistono dei rischi connessi alle procedure. Le complicazioni più comuni da considerare sono:

  • Infezione;
  • Danni a Nervi e vasi sanguigni;
  • Necessità di riabilitazione prolungata;
  • Perdita di forza;
  • Perdita di flessibilità;
  • Necessità di un ulteriore intervento chirurgico.

Riabilitazione. Dopo l’intervento chirurgico, il braccio può essere immobilizzato temporaneamente con un tutore. Dopo circa una settimana, i punti di sutura sono rimossi, così come il supporto e vengono avviati gli esercizi idonei per ripristinare la funzionalità del gomito. Entro 2 mesi dall’intervento chirurgico, sono organizzati graduali esercizi di rafforzamento. Dopo circa 4 – 6 mesi dall’intervento e previa consultazione medica, sarà possibile tornare all’attività atletica. La chirurgia applicata al gomito del tennista è considerata di successo in circa l’80-90% dei pazienti. Tuttavia, non è raro accusare una perdita di forza nell’arto interessato. Gli esercizi di riabilitazione, pianificati insieme al medico e al fisioterapista, sono fondamentali per il recupero.

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 Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/gomito-del-tennista-epicondilite.html#4

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Riconoscere la borsite e le sue cause

borsiteRiconoscere la borsite e le sue cause Un recente articolo pubblicato sul Journal of the American Academy of Orthopaedic Surgeons non illustra nuovi particolari sviluppi nella ricerca o nella pratica clinica ma sollecita maggiore attenzione verso una patologia molto comune ma spesso trascurata: la borsite. Ne è autore Daniel Aaron, della Brown University di Providence (Rhode Island), che si concentra sulle quattro forme più diffuse: dell’anca (borsite trocanterica), del ginocchio (borsite prerotulea), del gomito (borsite olecranica) e del calcagno (borsite retrocalcaneare).

«La borsite – esordisce Aaron – è causa frequente di dolori a livello muscolo-scheletrico tali da indurre chi ne soffre a richiedere un consulto ortopedico. Una delle sfide che il clinico deve fronteggiare è proprio la necessità di riconoscerla, differenziandola da altre condizioni patologiche che presentano sintomi simili, come artrosi, fratture, lesioni a tendini o legamenti e tumori. Inoltre, la borsite può derivare da cause infettive o traumatiche e, una volta individuata, un’altra sfida altrettanto impegnativa è distinguerne l’origine».

L’articolo scientifico si caratterizza per la sua sistematicità e fornisce alcuni utili schemi riassuntivi. Uno tra questi elenca i sintomi tipici delle borsiti: dolore in presenza o assenza di movimento articolare e quando la borsa viene toccata; gonfiore, arrossamento della pelle e calore nell’area circostante l’articolazione. Ma Daniel Aaron fa notare che non tutti i tipi di borsite hanno lo stesso tipo di sintomi. La borsite trocanterica può comportare dolore sulla parte laterale dell’anca, che spesso si irradia verso la coscia. Tutta l’area può risultare dolorosa al tatto e, sebbene il range of motion dell’articolazione possa apparire normale, i sintomi tendono a esacerbarsi in seguito a semplici movimenti come camminare, salire le scale o alzarsi da posizione seduta.

La borsite prerotulea può essere favorita da una serie di fattori come la ripetizione di micro-traumi (come il frequente e prolungato atto di inginocchiarsi), disordini del sistema immunitario, l’alcolismo, la malattia polmonare ostruttiva cronica, l’insufficienza renale o l’utilizzo a livello locale di corticosteroidi. Il dolore associato al movimento è raro, a meno che l’articolazione venga flessa in maniera pronunciata. La borsite olecranica deriva generalmente da una lunga ripetizione di piccoli traumi. Spesso è caratterizzata da gonfiore, che ha una consistenza più morbida quando è presente un’infezione.

Infine, quando colpisce il calcagno, il dolore si estende intorno al tendine di Achille e la zona è spesso molle alla pressione. Anche qui entra solitamente in gioco l’overuse ed è quindi comune in atleti che si allenano nella corsa, soprattutto fuori pista e ancor di più su terreni non pianeggianti.

L’approccio chirurgico per la soluzione della patologia rappresenta l’extrema ratio. Diversi tipi di trattamenti non chirurgici sono spesso efficaci, tra cui l’utilizzo di impacchi di ghiaccio o di bendaggi compressivi; la modifica di alcune attività quotidiane in modo da ridurre l’irritazione sull’area interessata; il ricorso ad antibiotici o ad antinfiammatori non steroidei; infiltrazioni di corticosteroidi (ginocchio e gomito); esercizi di stretching o sostituzione delle calzature (calcagno). Quando questi interventi non danno i risultati sperati, allora si può ricorrere alla chirurgia.

«La scelta del trattamento migliore – ribadisce Aaron – passa attraverso l’identificazione delle cause e della presenza di un eventuale processo infettivo».

Tratto da: http://www.orthoacademy.it/ginocchio/riconoscere-la-borsite-e-le-sue-cause/#sthash.sVfXw3t8.dpuf

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La storia del paziente: Aljaž Sedej, judoista

Trattamento del gomito nel chimono

33-sedejaljaz-702d3dfee9af36f5“Cosa succederà con la mia carriera sportiva?” era la prima domanda di Aljaž Sedej, quando ha nel 2010 visitato il centro Artros e saputo la sua diagnosi: distorsione del gomito destro e lesione del legamento. Il nostro judoista ha subito questa lesione sul campionato europeo a Vienna nel duello per qualificarsi per la semifinale quando il suo braccio si e involto nel chimono del suo avversario e non l’ha potuto salvare.

Dottor Mikek, cui Aljaž ha visitato su raccomandazione del suo fisioterapista, l’ha presto tranquillizzato. Un’analisi dettagliata, la risonanza magnetica e radiografia hanno indicato che è necessaria l’artroscopia del gomito. Questa era eseguita da dottor Mikek 3 anni dopo, insieme all’operazione del ginocchio, al quale Aljaž ha subito una lesione immediatamente prima delle ultime olimpiadi a Londra. Nonostante tutto Aljaž non ha potuto evitare l’assenza da allenamenti e gare per alcune settimane. La guarigione della lesione e del legamento domandavano il riposo del gomito nella ortosi a quattro assi.

“In quel periodo ero nella forma migliore della mia vita. Sapevo che avevo delle buone possibilità di ottenere ottimi risultati, ma poi ho subito questa lesione che mi ha bloccato. Questo era veramente difficile da acettare,” confessa lo judoista. “Anche perché ogni atleta professionale sa che molto veloce con un’assenza agli allenamenti più lunga il corpo perde l’abitudine a svolgere regolare attivita fisica e anche com’è difficile recuperare la forma.”

Per fortuna la riabilitazione, la quale Aljaž ha eseguito nel centro Artros Reha, era senza complicazioni ed era secondo sue esperienze di alto livello. Dopo una pausa di alcune settimane da attività sportive ha cominciato di aumentare gli allenamenti e sei mesi dopo la lesione ha potuto caricare il gomito come prima. Sebbene quando si allena ed è molto stanco ancora sente il dolore, dice che non si preoccupa più delle lesioni perché le possibilità di nuove lesioni appaiono ogni volta quando mette piede sul tappeto. “La mia paura più grande è di non poter mostrare sul tappeto tutte le mie capacità.” Aljaž rimane positivo e in questo momento si prepara già per le qualificazioni alle Olimpiadi del 2016.


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Gomito del golfista

Si tratta di una sindrome di dolore del gomito molto frequente che non è connesso solo con il gioco di golf. È molto frequente in persone che sottopongono il loro braccio e l’avambraccio a sforzi fisici, specialmente con movimenti ripetitivi in dorsiflessione nel polso (il alzare la mano dalla superficie). Questi sforzi sono presenti sia nel lavoro fisico sia nel lavoro frequente al computer (dattilografia e l’uso del mouse). Il dolore può apparire nella parte esterna del gomito, aumenta con lo sforzo del braccio e a volte irradia sull’avambraccio. La causa è l’infiammazione di sovraccarico della parte dei tendini che è collegata con la parte esterna del gomito. Nella fase iniziale i problemi possono svanire con il resto. Il trattamento conservativo deve contenere l’eseguimento degli esercizi di stretching dell’avambraccio, il massaggio manuale della parte addolorata, l’irradiazione della parte addolorata con l’ultrasuono e il laser, al paziente può essere prescritto anche l’antireumatico. Nel caso di problemi più gravi si raccomanda la terapia con onde d’urto (ESWT) oppure l’infiltrazione locale della parte addolorata con Orthokin.  L’intervento operativo artroscopico con il rilassamento della parte dei tendini che è degenerativamente cambiata si esegue in casi dove il dolore dopo il trattamento conservativo non svanisce. L’intervento è minimamente invasivo e ambulatoriale. In questa operazione minimamente invasiva si rimuove la parte del tendine degenerativamente cambiata che causa l’infiammazione cronica e il dolore e in questo modo risolviamo il problema.

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