Artros

Clinica ortopedica


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Esercizi per la schiena: ginnastica in ufficio

Prefazione. L’idea di scrivere questo libro è nata guardando ed ascoltando i miei colleghi impiegati, i quali, come il sottoscritto, riflettevano sulla mancanza di tempo per la cura fisica. Spesso suggerivo: nel frattempo bisogna correggersi mentre siamo seduti davanti alla scrivania; c’era di fatto chi aveva la sedia troppo alta, di conseguenza doveva inclinarsi in avanti, chi invece troppo bassa e per questo doveva stare con le braccia più alte del corpo, chi invece inclinato da una parte… insomma posture terribili per il proprio fisico. Nell’aria spesso volteggiavano frasi come: “ci vorrebbero giorni di 48 ore!” Di è vero, ma se fosse stato così sicuramente qualche bel brunettone ti avrebbe fatto lavorare per un giorno e mezzo!! I motivi per cui non possiamo dedicarci del tempo sono vari, tra questi quello più difficile da risolvere è legato alla famiglia; infatti, quanti di voi uscendo dall’ufficio possono trovare uno spiraglio di tempo per fare della sana ginnastica? Pochi, forse chi ha i figli grandi, ma non è sempre così facile. Quindi mi sono detto: “creiamo degli esercizi semplici da eseguire mentre siamo comodamente seduti davanti alla nostra postazione di lavoro”.
Ed ecco fatto, dopo aver esaminato le varie posture, ed i vari problemi articolari da immobilità, dovuti appunto al lavoro sedentario, è nato questo manuale, frutto anche di tanta passione.

 

1) Le scarpe slacciate: sempre seduti con i piedi ben a terra e gambe larghe, allungatevi in avanti come appunto ad allacciarvi le scarpe, prima da una parte e poi dall’altra, ed infine davanti alle gambe (fermi così 5 secondi); questo esercizio semplice permette alla vostra schiena di rilassarsi “aprendo” le vertebre lombari ma anche la cervicodorsali; oltre a questo noterete che il flessore della coscia (detta gamba) o bicipite femorale, si estende, e crea un piccolo dolore di allungamento dovuto alla mancata abitudine allo stretching.

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2) Quando tornate verso l’alto ristendete la schiena; questo in due modi, il primo tirandosi su come in figura, con le braccia verso il basso e le spalle indietro “belli dritti”…

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3) …il secondo tornando verso l’alto con le braccia in alto e le mani congiunte, che continuano a spingere in dietro. Anche in questo caso è sufficiente ripetere 2 o 3 volte. Questo esercizio permette alla schiena di estendersi e favorisce sia la circolazione che l’estensione dei muscoli dorsali.

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4) Adesso mettete i piedi dietro le gambe anteriori della sedia, oppure aggrappatevi alle gambe della sedia a ruote, state belli dritti, portate le braccia dietro la schiena e prendetevi le mani…

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5) …spingete con il dorso della mani sulla parte lombare, portando le spalle in dietro, continuate così cercando di portare lentamente la pressione delle mani verso l’alto. Questo movimento vi darà sollievo su tutta la schiena.

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6) Ora, sempre con le mani dietro la schiena (dritta) e gomiti larghi, rilassatevi portando i gomiti in avanti (tenetevi sempre con le mani), vedrete che di conseguenza anche le spalle flettono in avanti; fate così anche per il collo, curvandolo in avanti. Fatto ciò, ristendete il tutto portando i gomiti in dietro. Ripetete questo esercizio almeno 5 volte.

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Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/postura/esercizi-schiena-scrivania.html

 

http://www.artros.it


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Mal di schiena e attività fisica: un modello per la scelta dello sport

images0STE2XWZIl non specific low back pain (Nslbp) è diventato il maggiore problema mondiale di salute pubblica. Nel corso della propria vita più dell’84% delle persone lamenta almeno un episodio di mal di schiena, oltre il 23% va incontro alla cronicizzazione della patologia e ben l’11% diventa disabile. Probabilmente i fattori meccanici, come il sollevamento e il trasporto di carichi, pur essendo influenti, non rivestono il ruolo maggiore nella patogenesi e anche la genetica viene considerata una causa importante.

Le ultime evidenze indicano l’autogestione del paziente, opportunamente supportata dagli specialisti, come uno dei metodi più efficaci per affrontare il Nslbp (Balagué et al, 2012).

«Faccia un po’ di attività fisica», «Vada a nuotare», «Se praticherà questa attività due volte alla settimana il mal di schiena sarà solo un brutto ricordo». Tutte le persone che soffrono regolarmente di mal di schiena si sono sentite dire frasi simili a queste, ma poche hanno seguito il consiglio (Lonsdale et al, 2012). Spesso però l’attività fisica o lo sport viene “consigliato” ai pazienti prestando poca attenzione alle loro attitudini e disponibilità. Inoltre la scarsa propensione delle persone ad allenarsi con costanza induce i professionisti ad utilizzare una comunicazione che rinforza il concetto che il “bravo paziente” si impegna per stare bene, colpevolizzando implicitamente coloro che non amano allenarsi.

Cambio di paradigma: il modello biopsicosociale

Di contro dal 2001, anno della pubblicazione dell’International Classification of Functioning, Disability and Health (Icf), l’Organizzazione mondiale della sanità sostiene l’approccio biopsicosociale e in quest’ottica ha recentemente posto tra gli obiettivi primari il coinvolgimento del paziente nel percorso di cura e la ricerca del suo benessere, anche psicologico.

Sapendo che gli individui che provano sensazioni positive durante la pratica dell’attività fisica tendono a ripetere l’esperienza con regolarità (Young, 1953; Ekkekakis e Petruzzello, 1999; Parfitt et al, 2006) è ipotizzabile che gli scopi dell’Oms e dei pazienti siano raggiungibili anche attraverso la scelta partecipata di attività/esercizi che perseguano i risultati attesi inducendo al contempo sensazioni piacevoli. È quindi importante che il medico consigli al paziente un’attività, per quanto possibile, individualizzata.

Esiste anche una parte di popolazione che pratica regolarmente sport, a livello amatoriale o agonistico, e si rivolge al medico per avere l’autorizzazione a continuare la pratica, ponendogli la fatidica domanda: «adesso che sto bene, posso tornare a praticare il mio sport?».

Sport a confronto

Sia la patogenesi del Nslbp che gli effetti derivanti dalla pratica regolare delle varie discipline sportive sono ancora scarsamente noti. Tuttavia le evidenze scientifiche ben inquadrano i meccanismi lesionali e i movimenti che maggiormente sollecitano le strutture della colonna vertebrale (Panjabi 1992, 2003); se per ogni sport si effettua un’attenta analisi anatomo-funzionale del gesto e si considerano tempi e metodologia, è possibile stilare una tabella che, se pur non derivata dalle evidenze scientifiche, potrebbe essere di supporto nella scelta dell’attività per questi pazienti.

È fondamentale ribadire che l’anamnesi e la valutazione del medico, abbinate alle preferenze del paziente, sono la base indispensabile da cui partire per la scelta e che, grazie a un’attenta individualizzazione, abbinata alla pratica supervisionata, nessun tipo di disciplina o attività del tempo libero deve essere scartata a priori. Per questo è più che mai importante che ad affrontare questo impegno sia un team multidisciplinare composto da medici, fisioterapisti, laureati in scienze motorie, dietologi e psicologi che, nel rispetto delle singole competenze professionali, operi per creare un percorso individualizzato che dovrebbe continuare per tutta la vita.

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Tratto da: http://www.orthoacademy.it/riabilitazione-medicina-sport/mal-di-schiena-attivita-fisica-scelta-sport/#sthash.708bcRf0.dpuf

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Ernia del disco: operare è meglio

ernia-300x300Chirurgia e trattamento conservativo: qual è la scelta migliore in caso di ernia del disco? Secondo lo studio condotto da Jon D. Lurie del Dartmouth-Hitchcock medical center e della Geisel school of medicine (News Hampshire, Usa) e pubblicato su Spine, l’opzione chirurgica è la migliore e porta a un più marcato miglioramento a lungo termine, sia riguardo al dolore che al recupero della funzionalità.
I ricercatori hanno analizzato i dati ottenuti dallo Spine patient outcomes research (Sport), uno dei più grandi studi clinici sulla chirurgia per i disturbi della colonna vertebrale.

In 13 cliniche ortopediche degli Stati Uniti, sono stati presi in esame 1244 pazienti con ernia del disco intervertebrale a livello lombare, confermata dalle immagini ottenute in fase diagnostica. Circa 500 sono stati suddivisi in due gruppi per ricevere un intervento di discectomia oppure un trattamento non chirurgico comprendente una terapia fisica attiva, esercizi fisici da eseguire domiciliarmente e farmaci antinfiammatori non steroidei se ben tollerati. A ciascun paziente è stata comunque offerta la possibilità di cambiare gruppo e ricevere un trattamento diverso da quello assegnato dall’algoritmo di randomizzazione.

Per gli oltre 700 soggetti rimanenti, la scelta tra la chirurgia e il trattamento conservativo è stata lasciata ai pazienti stessi e ai loro medici. I gruppi sono stati confrontati, lungo un periodo di follow-up durato otto anni, in base alle misurazioni standard del dolore, della funzionalità fisica e della disabilità. Coerentemente con i dati precedentemente ottenuti nell’ambito dello stesso trial, i pazienti assegnati a intervento chirurgico hanno ottenuto risultati migliori.

mal-di-schiena-t-shirt-postura-corretaaSui cento livelli previsti dalla scala del dolore utilizzata, la differenza media di punteggio è stata di circa undici punti e le misurazioni della funzionalità fisica e della disabilità hanno fatto registrare differenze analoghe. La chirurgia ha portato anche a un miglioramento più forte anche riguardo ad alcune variabili aggiuntive, come il fastidio dovuto ai sintomi della sciatica, la soddisfazione del paziente e la percezione soggettiva dei risultati ottenuti.

La differenza si è mantenuta nel corso del tempo e, dopo otto anni di follow-up, i pazienti che erano stati sottoposti a intervento di discectomia hanno mantenuto i miglioramenti clinici in tutti gli outcome primari. In entrambi i gruppi, comunque, tra il quarto e l’ottavo anno c’è stato solo un minimo, se non nessun peggioramento nei risultati ottenuti. C’è però da segnalare che, tra i pazienti con forti indicazioni chirurgiche, oltre un terzo ha optato per il trattamento conservativo e molti di loro hanno comunque ottenuto miglioramenti sostanziali nel tempo. La presenza di una percentuale così elevata di soggetti con patologia grave che hanno deciso di non operarsi introduce un altro elemento di riflessione: infatti, restringendo l’analisi e basandola solo sulla “intention to treat” non sono state rilevate differenze statisticamente significative per quanto riguarda gli outcome primari di dolore, limitazione funzionale e disabilità.

Lurie JD, Tosteson TD, Tosteson AN, Zhao W, Morgan TS, Abdu WA, Herkowitz H, Weinstein JN. Surgical versus nonoperative treatment for lumbar disc herniation: eight-year results for the spine patient outcomes research trial. Spine (Phila Pa 1976). 2014 Jan 1;39(1):3-16.

Tratto da: http://www.orthoacademy.it/colonna/ernia-del-disco-operare-e-meglio/#sthash.THxUaBpV.dpuf