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Clinica ortopedica


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Piede piatto

Il piede piatto (pes planus) è un’alterazione di tipo morfologico del piede caratterizzata da valgismo del retropiede e da una riduzione della cosiddetta volta plantare.

Alla nascita tutti hanno il piede piatto; nella prima infanzia infatti il piede è costituito in prevalenza da grasso sottocutaneo, i muscoli sono deboli, i legamenti sono ancora lassi e si ha una fisiologica deviazione del calcagno verso l’esterno. Trascorsi pochi anni (mediamente 5 o 6), si assiste a un progressivo assetto del retropiede, che si sposta verso l’interno, e a un progressivo sviluppo della volta plantare.

Il piede piatto, nei primi anni dell’infanzia, fa sì che il bambino acquisisca maggiore propriocettività dal momento che la superficie d’appoggio del piede risulta aumentata. Quando un bambino inizia a deambulare il suo valgismo è di circa 12-15 gradi per poi assestarsi sui 5-7 gradi quando avrà raggiunto l’età di 5 o 6 anni. In diversi casi però il piede piatto permane anche trascorsi i primi anni di vita e il problema permarrà anche durante la vita da adulti; in linea generale si è portati a ritenere che il piede piatto sia sostanzialmente dovuto a una predisposizione di tipo genetico; non sempre però il piede piatto può essere attribuito a familiarità; è interessante il risultato di alcuni studi che hanno messo in evidenza che il far indossare le calzature ai bambini in modo eccessivamente precoce può essere causa di un ridotto o mancato sviluppo della volta plantare con tutto ciò che ne consegue.

Le cause e la stadiazione del piede piatto

piede piattoDal punto di vista eziologico esistono tre grandi categorie di piede piatto:

  • piede piatto da alterazioni ossee
  • piede piatto da alterazioni muscolo-legamentose
  • piede piatto da alterazioni neuromuscolari.

Rientrano nella prima categoria il piede piatto da astragalo verticale congenito, il piede piatto da alterazione dello scafoide, il piede piatto da sinostosi ossea e il piede piatto post-traumatico.

Fanno parte della seconda categoria il piede piatto lasso infantile, il piede piatto da patologie endocrine, il piede piatto da artriti reumatiche e il piede piatto da patologie sistemiche.

La terza categoria comprende il piede piatto da miopatie, il piede piatto da paralisi flaccida, il piede piatto da paralisi spastica e il piede piatto da retrazioni dell’achilleo.

La gravità del piede piatto viene suddivisa in tre stadi:

  • I stadio: l’arco longitudinale risulta ridotto, ma è ancora presente. La funzionalità del piede è sostanzialmente normale, in particolar modo se esso non è sottoposto ad alcun carico.
  • II stadio: l’arco longitudinale non è più visibile. Si inizia ad assistere alla comparsa di sintomatologia dolorosa e all’alterazione morfologica del piede.
  • III stadio: l’arco longitudinale è mancante e si ha convessità del bordo mediale del piede.

Il piede piatto è deformato in modo irreversibile, la muscolatura dei peronei è permanentemente contratta e il piede mostra un’accentuata sporgenza dello scafoide.

Piede piatto: i sintomi

All’inizio la sintomatologia del piede piatto non è particolarmente fastidiosa, anche se chi è affetto da piede piatto può affaticarsi più facilmente di altri quando cammina o mantiene la stazione eretta. Progressivamente si inizia ad avvertire la presenza di dolore che dal piede può estendersi fino al polpaccio. Man mano che il tempo passa, il dolore diventa più intenso e cominciano a essere visibili le alterazioni di tipo morfologico; si avvertiranno quindi sempre maggiori difficoltà al momento di eseguire movimenti di flessione e supinazione del piede. È da sottolineare il fatto che, proprio a causa delle modificazioni morfologiche tipiche del piede piatto, aumentano le probabilità che si presentino nel tempo problemi di tipo artrosico.

Piede piatto: la diagnosi

Generalmente, vista la sua iniziale asintomaticità, il piede piatto viene diagnosticato solamente nel momento in cui si verificano problemi di postura o se i movimenti provocano dolore. Una prima valutazione può essere fatta quando il bambino ha circa 3-4 anni. Ovviamente, se vi sono casi familiari, è necessaria una più attenta valutazione.

La diagnosi di piede piatto è basata sia sull’esame obiettivo (con esecuzione di test che mettano in evidenza la mancata correzione del valgismo di tallone e volta plantare nel momento in cui ci si erge sulle punte dei piedi) che su indagini di tipo strumentale quali, per esempio un podogramma e/o una radiografia dei piedi sotto carico.

Piede piatto: il trattamento

Il trattamento del piede piatto è sostanzialmente di tipo conservativo. Esso si avvale, oltre che dei consigli medici, della prescrizione di specifici plantari correttivi. Lo scopo del plantare è quello di correggere la pronazione del retropiede e di consentire all’avampiede di ruotare internamente. Esistono diversi tipi di plantare utilizzati nel trattamento del piede piatto: il plantare a elica, il plantare in metallo di Viladod, il plantare a conchiglia di scuola californiana ecc. Secondo alcuni autori il plantare più efficace nei casi di piede piatto è quello con il quarto di sfera sottoastragalico al quale si può eventualmente abbinare un cuneo a funzione devalgizzante al tallone.

Non tutti gli autori concordano sull’effettiva utilità dei plantari (le perplessità sul plantare sono le stesse espresse nel nostro articolo sul plantare usato da adulti sportivi), mentre altri ritengono che l’utilizzo di un plantare corretto svolga una funzione fondamentale perché, anche se non è in grado di correggere il problema del piede piatto, permette al soggetto di mantenere una postura che non crea squilibri a livello di scheletro e articolazioni soprastanti, cosa oltremodo importante in un soggetto in fase di crescita.

Nei casi più gravi è possibile valutare l’opzione chirurgica. L’intervento chirurgico per la correzione del piede piatto non è un’operazione particolarmente invasiva; di fatto viene introdotta una vite per via percutanea che ha lo scopo di limitare l’iperpronazione bloccando lo scivolamento dell’astragalo sul calcagno. Il soggetto sarà poi munito di uno speciale stivaletto gessato e potrà caricare sul piede fin da subito. Trascorse circa due settimane si procederà con la rimozione del gesso e si dovrà seguire un breve ciclo di fisioterapia. La ripresa delle normali attività avverrà nel giro di due mesi. Non è necessario un successivo intervento chirurgico per la rimozione della vite inserita che nel giro di pochi anni verrà riassorbita dai tessuti circostanti essendo realizzata con un materiale particolare.

Tratto da: http://www.albanesi.it/salute/sintomi/piede_piatto.htm

 

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Gomito del Tennista (Epicondilite)

L’epicondilite laterale è un’infiammazione dolorosa dei tendini che collegano i muscoli dell’avambraccio alla parte esterna del gomito (epicondilo laterale). Questa condizione è nota anche come gomito del tennista, considerato che il tennis è l’attività sportiva che espone a maggior tensione le strutture muscolo-scheletriche interessate dal disturbo. Gomito del Tennista

L’epicondilite laterale è spesso determinata da un sovraccarico funzionale, cioè da un uso eccessivo e continuato del gomito, ed è tipica dei soggetti che, a causa di particolari attività sportive o professionali, sono costretti a ripetere determinati movimenti.
In particolare, il gomito del tennista è una tendinopatia inserzionale: il processo flogistico interessa l’inserzione dei muscoli epicondilei estensori dell’avambraccio, che originano dall’epicondilo laterale del gomito (localizzato in prossimità della sporgenza ossea nell’estremità inferiore esterna dell’omero). Il gomito del tennista è causato dunque da un’infiammazione a carico dei muscoli e dei tendini che si inseriscono nell’epicondilo laterale e che sono responsabili dell’estensione del polso o delle dita della mano.
In principio, il dolore associato all’epicondilite laterale interessa soltanto i tendini, soprattutto quando si compiono movimenti di estensione del polso contro una resistenza, e tende ad aumentare con le attività che richiedono il coinvolgimento dei muscoli nell’arto interessato. Con un abuso protratto nel tempo, la manifestazione dolorosa può irradiarsi lungo l’avambraccio e persistere anche a riposo, determinando la progressiva riduzione della funzionalità di mano, polso e gomito.

Cause e fattori di rischio

Abuso e traumi. Molte persone affette dal gomito del tennista svolgono attività lavorative o ricreative che richiedono l’uso ripetitivo e vigoroso dell’articolazione del gomito. Dolore gomitoL’epicondilite laterale è causata da un’infiammazione spesso determinata da un sovraccarico funzionale, che si verifica principalmente quando i muscoli e i tendini del gomito sono costretti a sforzi eccessivi. Inoltre, è stato dimostrato che ripetuti microtraumi o un danno diretto dell’epicondilo laterale, come un’eccessiva estensione dell’avambraccio o un movimento scorretto, causano più della metà di queste lesioni.
Attività. Gli atleti non sono le uniche persone in cui occorre il gomito del tennista. L’epicondilite laterale può insorgere a seguito di qualsiasi attività ripetuta che coinvolga la torsione o l’estensione del polso, il sollevamento di pesi e l’abuso dei muscoli dell’avambraccio.
Le attività che possono causare il gomito del tennista includono:

  • Sport con racchetta, come tennis, badminton e squash;
  • Sport da lancio, come il giavellotto o il disco;
  • Altri sport: golf e scherma;
  • Attività professionali che comportano movimenti ripetitivi delle mani e del polso: idraulico, muratore, carpentiere, macellai, cuochi, falegnami sarti e pittori;
  • Altre attività che sollecitano intensamente gomito e polso, come suonare il violino o utilizzare cesoie durante il giardinaggio.
Età. Il periodo di massima insorgenza dell’epicondilite è quello compreso tra i 30 e i 50 anni di età, anche se chiunque può essere colpito dal gomito del tennista qualora vi sia l’esposizione ai relativi fattori di rischio, come ad esempio:

  • Attività lavorative o ricreative. Persone che svolgono lavori che comportano movimenti ripetitivi del polso e del braccio hanno più probabilità di sviluppare il gomito del tennista.
  • Alcune attività sportive. Svolgere sport con la racchetta aumenta il rischio di sviluppare il gomito del tennista, soprattutto se si gioca per la prima volta, con una tecnica scarsa o con attrezzatura non adeguata (racchetta con le corde troppo tese o dal manico troppo corto) e muscoli della spalla e del polso poco allenati.

Segni e sintomi del gomito del tennista

I sintomi del gomito del tennista si sviluppano gradualmente. Nella maggior parte dei casi, il dolore inizia con lieve intensità e lentamente peggiora nel corso di settimane e mesi. In genere, non esiste una specifica lesione violenta associata all’esordio del quadro clinico.
Segni e sintomi dell’epicondilite laterale:

  • Dolore e gonfiore localizzati sulla parte esterna del gomito, in corrispondenza dell’epicondilo laterale;
  • Dolore nella parte esterna dell’avambraccio, appena sotto il gomito (in corrispondenza dei muscoli epicondilei che si innestano sull’epicondilo laterale). Il dolore può anche irradiarsi lungo l’avambraccio verso il polso e nella parte posteriore della mano;
  • Forza nella presa debole e dolorosa, anche mentre si stringono tra le mani piccoli oggetti, relativamente pesanti;
  • Peggioramento del dolore con i movimenti del polso, in particolare con l’estensione e i movimenti di sollevamento;
  • Rigidità mattutina.

I sintomi sono spesso peggiorati dalle attività dell’avambraccio, in particolare dai movimenti di torsione, come quando si gira una maniglia della porta o si apre un barattolo. Il braccio dominante è colpito con maggiore incidenza, tuttavia entrambi gli arti possono essere colpiti. Il dolore associato all’epicondilite laterale può essere di lieve o grave intensità (può essere avvertito anche quando il braccio viene tenuto a riposo). Un episodio di epicondilite laterale può durare, di solito, tra i sei mesi e i due anni. Tuttavia, la maggioranza delle persone tende a recuperare entro un anno.

Nota: il dolore che si verifica sul lato interno del gomito è conosciuto come gomito del giocatore di golf ed interessa l’epicondilo mediale, le cui inserzioni tendinee sono responsabili della flessione del polso verso il palmo della mano.

Epicondilite laterale: diagnosi

Se la condizione è causata da un’attività faticosa o ripetitiva, questa si dovrebbe evitare fino a quando i sintomi migliorano. Tuttavia, se il dolore al gomito persiste per diversi giorni nonostante il riposo, è consigliabile rivolgersi al proprio medico.
Diversi fattori devono essere presi in considerazione nel formulare la diagnosidi epicondilite laterale; questi includono l’entità dei sintomi che si sono sviluppati, eventuali fattori di rischio professionali e lo svolgimento di particolari attività sportive. Il paziente deve riportare la posizione esatta in cui è localizzato il dolore nel braccio, se si è verificato un episodio traumatico e se è affetto da altre patologie concomitanti (esempio: artrite reumatoide, neuriti, altre condizioni reumatiche o artrosiche del gomito). Durante l’esame obiettivo, il medico utilizzerà una serie di test per accertare la provenienza del dolore, attraverso la palpazione diretta e la contemporanea ricerca dei segni di tumefazione locale. Alcuni di questi esami includono:

  • Palpazione dell’epicondilo laterale: il medico esegue una pressione nel punto di inserzione dei muscoli epicondiloidei, mentre si chiede al paziente di muovere gomito, polso e dita;
  • Test di Cozen: valuta la presenza di dolore all’estensione contro resistenza di polso e dita a gomito esteso;
  • Test di Mills: rileva l’insorgenza del dolore alla pronazione forzata con polso flesso e gomito esteso.

Il medico può raccomandare ulteriori test per escludere altre cause alla base del disturbo:

  • Raggi X: per escludere l’artrite del gomito ed evidenziare eventuali calcificazioni.
  • Risonanza magnetica (MRI): può essere eseguita dinanzi al sospetto che l’insorgenza dei sintomi sia associata ad un problema al collo. Questo esame consente di evidenziare una possibile ernia del disco od un’artrite al collo. Entrambe queste condizioni spesso producono dolore al braccio.
  • Elettromiografia (EMG): il medico può ordinare un’elettromiografia per escludere la compressione di un nervo. Molte fibre nervose, infatti, decorrono a livello del gomito e i sintomi della loro compressione sono simili alle manifestazioni dell’epicondilite laterale.

Terapia conservativa del gomito del tennista

Il gomito del tennista è una condizione autolimitante; ciò significa che tende alla guarigione spontanea con il riposo. Tuttavia, il dolore può durare diverse settimane o mesi ed in tal caso alcuni trattamenti possono aiutare ad alleviare i sintomi e ad accelerare il recupero. Il trattamento convenzionale (non chirurgico) risulta avere successo in circa l’80-95% dei pazienti.

Il dolore associato al gomito del tennista dura, in genere, da sei a dodici settimane. Tuttavia, in alcune persone, il dolore può colpire il braccio per meno di tre settimane, mentre in altri pazienti il disturbo può essere persistente (da sei mesi a due anni). L’epicondilite, se non trattata adeguatamente, può recidivare o cronicizzare.
Il primo passo verso la guarigione consiste nel riposo del braccio colpito durante il periodo in cui l’infiammazione è in fase acuta. Inoltre, è fondamentale cercare di evitare per diverse settimane l’attività che ha provocato l’insorgenza del problema e che potrebbe ulteriormente aggravare il disturbo. Le applicazioni locali di un impacco freddo da porre contro il gomito per pochi minuti, più volte al giorno, possono contribuire a lenire il dolore e a ridurre il processo infiammatorio.
L’assunzione di antidolorifici, come il paracetamolo, può contribuire ad alleviare il dolore lieve causato dal gomito del tennista. Il medico può anche consigliare l’utilizzo di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), come l’ibuprofene o il ketoprofene. Oltre alle forme da assumere per via sistemica, i FANS sono disponibili anche come creme e gel da applicare a livello topico. L’applicazione locale, quindi direttamente su gomito e avambraccio, è spesso raccomandata per i disturbi muscolo-scheletrici, poiché può ridurre l’infiammazione e il dolore senza causare effetti collaterali come nausea e diarrea.
La fisioterapia può essere raccomandata se il gomito del tennista è più grave o persistente. Le tecniche di terapia manuale, come il massaggio e altre manipolazioni, possono aiutare ad alleviare il dolore e la rigidità dell’articolazione. Inoltre, il fisioterapista è in grado di mostrare al paziente gli esercizi specifici per mantenere il braccio in movimento e rafforzare i muscoli dell’avambraccio. Nel breve termine, potrebbe essere anche raccomandato l’utilizzo di un bendaggio di supporto o di un tutore, che impediscono i movimenti dolorosi, garantiscono il riposo dell’arto e alleviano i sintomi del gomito del tennista.
Talvolta, per il trattamento di forme particolarmente dolorose possono essere considerate delle iniezioni di corticosteroidi (infiltrazioni), che possono aiutare a ridurre il dolore, ma l’evidenza clinica che sostiene il loro utilizzo come trattamento efficace nel lungo termine è limitata.L’iniezione viene effettuata direttamente nella zona dolorosa a livello del gomito, previa somministrazione di un anestetico locale.
Infine, se i sintomi non migliorano dopo almeno un anno di terapia conservativa, possono essere presi in considerazione trattamenti invasivi, come la chirurgia.

Trattamento chirurgico dell’epicondilite laterale

Se i sintomi non rispondono dopo 6 – 12 mesi di trattamenti convenzionali, il medico può raccomandare un intervento chirurgico.
La maggior parte delle procedure per il gomito del tennista può comportare:

  • La rimozione della parte di tessuto danneggiata, per alleviare i sintomi dolorosi;
  • La disinserzione parziale dei tendini estensori del polso e delle dita;
  • La scarificazione con cruentazione locale dell’epicondilo (a livello dell’inserzione dei muscoli infiammati): parte dell’osso viene sottoposto a perforazioni multiple per garantire un aumentato apporto ematico che favorisce la guarigione

L’approccio chirurgico adatto al paziente dipende da una serie di fattori, che includono la gravità del danno, le caratteristiche fisiche dell’individuo e le sue condizioni di salute generali. Il trattamento chirurgico può essere effettuato a cielo aperto oppure per via artroscopica. Entrambi gli interventi chirurgici sono eseguiti in day hospital e raramente richiedono il pernottamento in ospedale.
Rischi chirurgici. Come per qualsiasi intervento chirurgico, esistono dei rischi connessi alle procedure. Le complicazioni più comuni da considerare sono:

  • Infezione;
  • Danni a Nervi e vasi sanguigni;
  • Necessità di riabilitazione prolungata;
  • Perdita di forza;
  • Perdita di flessibilità;
  • Necessità di un ulteriore intervento chirurgico.

Riabilitazione. Dopo l’intervento chirurgico, il braccio può essere immobilizzato temporaneamente con un tutore. Dopo circa una settimana, i punti di sutura sono rimossi, così come il supporto e vengono avviati gli esercizi idonei per ripristinare la funzionalità del gomito. Entro 2 mesi dall’intervento chirurgico, sono organizzati graduali esercizi di rafforzamento. Dopo circa 4 – 6 mesi dall’intervento e previa consultazione medica, sarà possibile tornare all’attività atletica. La chirurgia applicata al gomito del tennista è considerata di successo in circa l’80-90% dei pazienti. Tuttavia, non è raro accusare una perdita di forza nell’arto interessato. Gli esercizi di riabilitazione, pianificati insieme al medico e al fisioterapista, sono fondamentali per il recupero.

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 Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/gomito-del-tennista-epicondilite.html#4

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Sindrome del tunnel carpale

image-6-carpal-tunnel-syndromeLa sindrome del tunnel carpale è una mano progressivamente doloroso e condizione del braccio causato da un nervo schiacciato nel vostro polso. Un certo numero di fattori che possono contribuire alla sindrome del tunnel carpale, compresa l’anatomia del polso, alcuni problemi di salute di base e possibilmente modelli di consumo mano.

Vincolato da ossa e legamenti, la sindrome del tunnel carpale è uno stretto passaggio – circa grande intorno come il pollice – situato sul lato palmo del vostro polso. Questo tunnel protegge un nervo principale per la mano e nove tendini che piegare le dita. Compressione del nervo produce l’intorpidimento, dolore e, infine, debolezza mano che caratterizzano la sindrome del tunnel carpale.

Fortunatamente, per la maggior parte delle persone che sviluppano la sindrome del tunnel carpale, un corretto trattamento di solito può alleviare il dolore e intorpidimento e ripristinare il normale uso dei loro polsi e le mani.

Sintomi

hand_carpal_tunnel_sympt01Sindrome del tunnel carpale inizia in genere a poco a poco con un vago dolore al polso che può estendersi a mano o l’avambraccio. I sintomi della sindrome del tunnel carpale comuni includono:

  • Intorpidimento o formicolio  alle dita delle mani o la mano, soprattutto il pollice e l’indice, il medio e l’anulare, ma non il vostro dito mignolo. Questa sensazione si verifica spesso, mentre in possesso di un volante, telefono o giornale o al risveglio.Molte persone “scuotere” le mani per cercare di alleviare i loro sintomi. Come la malattia progredisce, la sensazione di intorpidimento può divenire costante.
  • Dolore che si irradia e si estende  dal polso in su il braccio sulla spalla o in basso nel palmo della mano o le dita, soprattutto dopo l’uso energico o ripetitivi. Ciò si verifica di solito sul lato palmo del vostro avambraccio.
  • Un senso di debolezza  nelle vostre mani e una tendenza a cadere oggetti.

Quando per vedere un medico
se si hanno segni persistenti e sintomi indicativi di sindrome del tunnel carpale, soprattutto se interferiscono con le normali attività e sonno, consultare il medico. Se si lascia la condizione non trattata, possono verificarsi danni ai nervi e dei muscoli.

Cause

Sindrome del tunnel carpale si verifica come conseguenza della compressione del nervo mediano. Il nervo mediano va dal vostro avambraccio attraverso un passaggio nel vostro polso (tunnel carpale) alla vostra mano. Esso fornisce sensazione al palmo del pollice e le dita, con l’eccezione di un dito mignolo. Esso fornisce inoltre segnali nervosi per muovere i muscoli intorno alla base del pollice (funzione motoria).

In generale, tutto ciò che le folle, irrita o comprime il nervo mediano nel tunnel carpale spazio può portare alla sindrome del tunnel carpale. Per esempio, una frattura del polso può restringere il tunnel carpale e irritare il nervo, come può il gonfiore e l’infiammazione derivante da artrite reumatoide.

In molti casi, nessuna singola causa può essere identificata. Può essere che una combinazione di fattori di rischio contribuisce allo sviluppo della condizione.

Fattori di rischio

Una serie di fattori sono stati associati con la sindrome del tunnel carpale. Anche se di per sé non causano la sindrome del tunnel carpale, possono aumentare la probabilità di sviluppare o aggravare il danno del nervo mediano. Questi includono:

  • Fattori anatomici.  Una frattura del polso o lussazione che altera lo spazio all’interno del tunnel carpale possono creare pressioni estranee sul nervo mediano. Inoltre, la sindrome del tunnel carpale è generalmente più comune nelle donne. Questo può essere perché la zona del tunnel carpale è relativamente inferiore a quello degli uomini e c’è meno spazio per l’errore. Le donne che hanno la sindrome del tunnel carpale può anche avere tunnel carpale più piccole rispetto alle donne che non hanno la condizione.
  • Condizioni danneggiano il sistema nervoso.  alcune malattie croniche, come il diabete e l’alcolismo, aumentare il rischio di danni al sistema nervoso, tra cui danni al nervo mediano.
  • Condizioni infiammatorie.  Malattie che sono caratterizzati da infiammazione, come l’artrite reumatoide o una infezione, può influenzare i tendini nel polso, esercitando una pressione sul nervo mediano.
  • Alterazioni nel bilancio dei liquidi corporei.  Determinate condizioni – come la gravidanza, la menopausa, l’obesità, disturbi della tiroide e insufficienza renale, tra gli altri – possono influenzare il livello di fluidi nel corpo. La ritenzione di liquidi – comune durante la gravidanza, per esempio – può aumentare la pressione all’interno del tunnel carpale, irritante il nervo mediano. Sindrome del tunnel carpale associata alla gravidanza si risolve generalmente da solo dopo la gravidanza è finita.
  • Fattori di posto di lavoro.  E ‘possibile che il lavoro con utensili vibranti o su una catena di montaggio che richiede flessione prolungata o ripetitivo del polso può creare pressione nociva sul nervo mediano, o peggiorare il danno del nervo esistente. Ma le prove scientifiche sono contraddittorie e questi fattori non sono state stabilite come cause dirette della sindrome del tunnel carpale. Ci sono poche prove per sostenere un ampio uso del computer come un fattore di rischio per la sindrome del tunnel carpale, anche se può causare una forma diversa di dolore mano.

I test e diagnosi

Il medico può condurre uno o più dei seguenti test per determinare se si dispone di sindrome del tunnel carpale:

  • Storia dei sintomi.  L’andamento dei vostri segni e sintomi può offrire indizi per la loro causa. Ad esempio, dal momento che il nervo mediano non fornisce sensazione di un dito mignolo, sintomi in quel dito possono indicare un problema diverso da sindrome del tunnel carpale. Un altro indizio è la tempistica dei sintomi. Tempi tipici di quando si può avere sintomi dovuti alla sindrome del tunnel carpale comprendono, mentre in possesso di un telefono o di un giornale, impugnando un volante, o svegliarsi durante la notte.
  • Esame fisico.  Il medico vuole testare il feeling tra le dita e la forza dei muscoli in mano, perché questi possono essere colpiti da sindrome del tunnel carpale. La pressione sul nervo mediano al polso, prodotta piegando il polso, toccando il nervo o semplicemente premendo sul nervo, può portare ai sintomi in molte persone.
  • X-ray.  Alcuni medici possono raccomandare una radiografia del polso colpita per escludere altre cause di dolore al polso, come l’artrite o una frattura.
  • Elettromiografia.  Elettromiografia misura le scariche elettriche prodotte in piccoli muscoli. Un elettrodo sottile ago viene inserito nei muscoli il medico vuole studiare.Uno strumento che registra l’attività elettrica nel muscolo a riposo e come si contrae il muscolo. Questo test può aiutare a determinare se si è verificato il danno muscolare.
  • Studio della conduzione nervosa.  In una variante di elettromiografia, due elettrodi sono nastrate per la vostra pelle. Un piccolo shock è passato attraverso il nervo mediano per vedere se impulsi elettrici vengono rallentati nel tunnel carpale.

L’elettromiografia e nervose prove studio di conduzione sono utili anche per controllare per le altre condizioni che possono mimare la sindrome del tunnel carpale, come un nervo intrappolato nel collo.

Il medico può raccomandare che si vede un reumatologo, neurologo, chirurgo della mano o neurochirurgo se i segni o sintomi indicano altre patologie mediche o la necessità di trattamento specializzato.

Trattamenti e farmaci

Alcune persone con lievi sintomi della sindrome del tunnel carpale può alleviare il loro disagio prendendo pause più frequenti, per riposare le mani e applicare impacchi freddi per ridurre il gonfiore occasionale. Se queste tecniche non offrono sollievo nel giro di poche settimane, ulteriori opzioni di trattamento comprendono splintaggio del polso, i farmaci e la chirurgia. Splintaggio e altri trattamenti conservativi sono più probabilità di aiutarti se hai avuto solo lievi a moderati sintomi per meno di 10 mesi.

La terapia non chirurgica
Se la condizione viene diagnosticata precocemente, i metodi non chirurgici possono aiutare a migliorare la sindrome del tunnel carpale. I metodi possono includere:

  • Polso splintaggio.  Una stecca che tiene il polso fermo mentre si dorme può aiutare ad alleviare i sintomi notturni di formicolio e intorpidimento. Splintaggio notturno può essere una buona opzione in caso di gravidanza e di avere la sindrome del tunnel carpale.
  • Farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS).  FANS possono contribuire ad alleviare il dolore da sindrome del tunnel carpale nel breve termine. Non ci sono prove, però, che questi farmaci possono effettivamente migliorare la sindrome del tunnel carpale in sé.
  • Corticosteroidi.  Il medico può iniettare il vostro tunnel carpale con un corticosteroide, come il cortisone, per alleviare il vostro dolore. I corticosteroidi riducono l’infiammazione e gonfiore, che allevia la pressione sul nervo mediano. Corticosteroidi orali non sono considerati efficaci come le iniezioni di corticosteroidi per il trattamento della sindrome del tunnel carpale.

Se sindrome del tunnel carpale risultati da una artrite infiammatoria, come l’artrite reumatoide, poi trattare la condizione sottostante può ridurre i sintomi della sindrome del tunnel carpale, ma questo non è stato dimostrato.

Chirurgia
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Se i sintomi sono gravi o persistono dopo aver provato la terapia non chirurgica, la chirurgia può essere l’opzione migliore.

Lo scopo della chirurgia del tunnel carpale è quello di alleviare la pressione sul nervo mediano, tagliando il legamento premendo sul nervo. Durante il processo di guarigione dopo l’intervento, i tessuti del legamento gradualmente crescere di nuovo insieme, consentendo più spazio per il nervo che esisteva prima. La chirurgia può essere fatto un paio di modi diversi. In entrambi i casi la tecnica ha dei rischi e dei benefici che sono importanti per discutere con il chirurgo prima dell’intervento chirurgico.

  • Chirurgia endoscopica.  chirurgia del tunnel carpale può essere fatto utilizzando un endoscopio, un dispositivo telescopio-come con una piccola telecamera collegata ad esso che consente al medico di vedere all’interno del tunnel carpale e di eseguire l’intervento chirurgico attraverso piccole incisioni nella tua mano o il polso.
  • Chirurgia a cielo aperto.  Negli altri casi, l’intervento chirurgico consiste nel fare un’incisione più grande del palmo della mano sopra il tunnel carpale e tagliando il legamento per liberare il nervo.

In generale, il vostro medico vi incoraggerà ad utilizzare la mano dopo l’intervento chirurgico, a poco a poco lavorando di nuovo al normale uso della mano, evitando forti movimenti delle mani o le posizioni estreme del polso. Dolore o debolezza possono richiedere da diverse settimane per il tempo di pochi mesi per risolvere dopo l’intervento chirurgico. Se i sintomi sono molto gravi prima di un intervento chirurgico, i sintomi possono non spariscono completamente dopo l’intervento chirurgico.

Stile di vita e rimedi

Questi passaggi possono aiutare a ottenere almeno un sollievo temporaneo dai sintomi:

  • Fare pause veloci da attività ripetitive che comportano l’uso delle mani.
  • Ruotare i polsi e allungare le mani e le dita.
  • Prendere un antidolorifico, come l’aspirina, ibuprofene (Advil, Motrin, altri) e naproxene (Aleve, altri).
  • Prova a indossare un tutore al polso durante la notte. Stecche polso sono generalmente disponibili over-the-counter a maggior parte delle farmacie o farmacie. Il tutore deve essere aderente ma non stretto.
  • Evitare di dormire su le mani per contribuire ad alleviare il dolore o intorpidimento i polsi e le mani.

Se il dolore, intorpidimento o debolezza si ripete e persiste, consultare il medico.

Medicina alternativa

Forme alternative di terapia possono essere integrate nel piano di salute regolare per aiutarvi a trattare con i segni ed i sintomi della sindrome del tunnel carpale. Potrebbe essere necessario sperimentare per trovare un trattamento che funziona per voi. Ancora, sempre consultare il medico prima di provare qualsiasi terapia complementare o alternativa.

  • Yoga.  posture yoga progettati per rafforzare, stretching e il bilanciamento ogni giunto nella parte superiore del corpo, così come la parte superiore del corpo in sé, possono aiutare a ridurre il dolore e migliorare la forza di presa delle persone con sindrome del tunnel carpale.
  • Terapia di mano.  Prove preliminari suggeriscono che alcune tecniche fisiche e di terapia occupazionale mano può aiutare a migliorare i sintomi della sindrome del tunnel carpale.
  • Terapia ad ultrasuoni.  ultrasuono ad alta intensità può essere utilizzato per aumentare la temperatura di una zona mirata di tessuto corporeo per ridurre il dolore e promuovere la guarigione. Un corso di terapia ad ultrasuoni per diverse settimane può aiutare a migliorare i sintomi della sindrome del tunnel carpale.

Prevenzione

Non ci sono strategie comprovate per prevenire la sindrome del tunnel carpale, ma è possibile ridurre al minimo lo stress sulle mani e polsi adottando le seguenti precauzioni:

  • Ridurre la forza e rilassare la presa.  Molte persone utilizzano più forza del necessario per eseguire molte attività che coinvolgono le mani. Se il vostro lavoro comporta un registratore di cassa, per esempio, premere i tasti a bassa voce. Per la scrittura a mano prolungata, utilizzare una grande penna con un adattatore presa oversize, morbidi ed inchiostro a flusso libero. In questo modo non sarà necessario per afferrare la penna saldamente oppure premere più forte sulla carta.
  • Fare pause frequenti.  Dare le mani e polsi una pausa delicatamente stretching e piegarle periodicamente. Alternare le attività quando possibile. Se si utilizzano apparecchiature che vibra o che richiede di esercitare una grande quantità di forza, prendersi delle pause è ancora più importante.
  • Guarda il tuo modulo.  Evitare di piegare il polso tutta la strada verso l’alto o verso il basso. Una posizione centrale rilassato è migliore. Se si utilizza una tastiera, tenerlo ad altezza gomito o leggermente inferiore.
  • Migliorare la postura.  postura non corretta può causare le spalle a rotolare in avanti.Quando le spalle sono in questa posizione, il collo e muscoli della spalla sono accorciati, comprimendo i nervi del collo. Questo può influenzare i vostri polsi, dita e mani.
  • Mantenere le mani calde.  Siete più probabilità di sviluppare dolore della mano e la rigidità se si lavora in un ambiente freddo. Se non è possibile controllare la temperatura sul luogo di lavoro, indossare guanti senza dita che tengono le mani e polsi caldo.

Tratto da: http://malattiaclinica.com/sindrome-del-tunnel-carpale.html

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