Artros

Clinica ortopedica


Lascia un commento

Lussazione della spalla

Articolazione della spalla e lussazioni

La spalla è una zona del corpo umano estremamente complicata perché formata dall’insieme di ben 5 articolazioni. Tra queste la principale viene chiamata scapolomerale o glenomerale poiché mette in comunicazione la testa dell’omero con la cavità glenoidea della scapola. Lussazione della spallaL’insieme di queste cinque articolazioni, azionate da numerosi gruppi muscolari (ventisei muscoli in tutto), fa della spalla “l’articolazione” più mobile del nostro organismo. Tutta questa mobilità permette l’esecuzione di movimenti molto complessi ma diminuisce la stabilità dell’intera regione. L’articolazione della spalla è comunque protetta da numerosissime strutture anatomiche stabilizzatrici capitanate dai muscoli e dai tendini che formano la cuffia dei rotatori.

In particolari situazioni, come una forte contusione, tale protezione non riesce ad impedire che la testa dell’omero fuoriesca dalla sua normale sede, senza ritornarci spontaneamente. Si parla in questi casi di lussazione della spalla o lussazione glenomerale.

Questa importante articolazione può essere colpita da due diverse tipologie di lussazioni. La più frequente (95% dei casi), soprattutto nelle persone giovani ed attive, è la lussanzione anteriore in cui l’omero viene deviato in avanti e in basso, come riportato in figura.

La lussazione posteriore è invece molto meno frequente ed un po’ più complicata da trattare.

LUSSAZIONE

La lussazione o slogatura è un evento traumatico che causa la perdita dei rapporti reciproci tra i capi articolari di un’articolazione. Lo slittamento a livello cartilagineo delle due estremità ossee è consentito dalla rottura, almeno parziale, della capsula e dei legamenti che stabilizzano l’articolazione. Talvolta a tali lesioni si associano quelle della cartilagine articolare, dei vasi, delle ossa, della cute (lussazione esposta) e dei nervi.

Le lussazioni si dividono in complete ed incomplete. Nel primo caso vi è una netta separazione tra le due superfici articolari, mentre nel secondo i capi ossei rimangono parzialmente in contatto tra di loro. In entrambi i casi è necessario un intervento esterno per riportare in sede le due superfici articolari fuoriuscite.

La lussazione della spalla può causare la rottura di numerose strutture anatomiche (legamenti, ossa, cute, cartilagine articolare, muscoli e capsula). In particolare circa il 90% delle lussazioni anteriori si accompagna al distacco del labbro glenoideo, una sorta di guarnizione che permette lo scivolamento dell’omero sull’omonima cavità della scapola.

Dopo la lesione questo labbro cartilagineo tende a riposizionarsi spontaneamente e a cicatrizzare ma talvolta assume una posizione viziata che ne diminuisce la funzionalità. Questa condizione, chiamata lesione di Bankart, è una tra le più comuni cause di lussazioni ricorrenti e per questo, specie nei soggetti più giovani, viene spesso trattata chirurgicamente.

La lussazione si può accompagnare anche alla rottura della testa dell’omero che viene spinta violentemente contro il margine anteriore della cavità glenoidea (lesione di Hill Sachs). Anche questa frattura aumenta il rischio di lussazioni ricorrenti ma è più frequente negli anziani rispetto ai giovani.

 

Cause e fattori di rischio

La lussazione della spalla è una lesione piuttosto comune negli sport di contatto come l’hockey, il basket, il rugby, il baseball, lo sci e la lotta. Tale condizione si registra più frequentemente negli uomini rispetto alle donne (9:1) e nei giovani rispetto agli anziani.

I meccanismi lesivi sono diversi ma tutti riconducibili ad un forte evento traumatico che fa disclocare l’omero dalla sua sede naturale:

  • caduta in appoggio su braccio extraruotato (quando si cade si tende a ruotare il braccio verso l’esterno in modo da creare un solido punto di appoggio per proteggere il resto del corpo)
  • forte trauma su braccio intraruotato ed addotto (lussazione posteriore)
  • caduta sul versante laterale della spalla
  • brusco movimento del braccio sopra la testa(lancio del baseball)
  • violento strattonamento del braccio all’indietro e verso l’esterno da parte di un avversario
  • violenta collisione della spalla contro un ostacolo o un avversario
  • iperlassità congenita (naturale predisposizione all’instabilità) o acquisita (in seguito a precedente lussazione)
  • insanabilità cronica della spalla dovuta a sovrallenamento (sovraccarico cronico dei muscoli stabilizzatori)

 

Sintomi

  • Impossibilità di movimento
  • Il braccio rimane penzolante, extraruotato e vicino al corpo (lesione anteriore)
  • Dolore violento e fastidioso
  • La spalla, alla palpazione, perde la caratteristica rotondità

 

Diagnosi

La diagnosi di lussazione spesso è piuttosto immediata, dato che il danno articolare è visibile ad occhio nudo o comunque palpabile. Tuttavia per avere un quadro clinico completo è bene sottoporsi, prima del riposizionamento, ad indagini diagnostiche come radiografie e risonanza magnetica. Tali esami sono in grado di evidenziare eventuali complicanze (fratture ossee, lesioni di vasi, nervi ecc.). L’esame radiografico andrà poi ripetuto dopo l’intervento di riposizionamento per verificare l’allineamento articolare. Nel caso si voglia evidenziare correttamente una lesione posteriore bisogna invece avvalersi di tecniche radiografiche speciali.

 

Trattamento e riabilitazione

Come tutte le slogature, anche la lussazione della spalla necessità di un intervento di riduzione (riposizionamento) tempestivo. Tale manovrà dev’essere eseguita esclusivamente da un medico, solitamente dopo un esame radiografico di accertamento. Spesso tale intervento viene svolto in anestesia locale per limitare il dolore.

Riabilitazione lussazioneDopo aver riposizionato l’omero nella sua posizione fisiologica ed aver eseguito una seconda radiografia, il braccio viene immobilizzato tramite un tutore che lo manterrà aderente al corpo per almeno una o due settimane (solitamente in rotazione interna con l’avambraccio aderente al corpo anche se secondo alcuni recenti studi l’immobilizzazione in rotazione esterna, seppur scomoda, sarebbe più efficace).

Soprattutto nelle lesioni ricorrenti si consiglia di iniziare esercizi di mobilitazione precoce associati ad un successivo programma di potenziamento muscolare. Nei giovani atleti si tende invece a prolungare l’immobilità per favorire la completa guarigione delle strutture anatomiche lesionate. Anche in questi casi è comunque importante eseguire regolarmente esercizi di mobilizzazione precoce del polso, della mano e del gomito.

Statisticamente, le probabilità di lussazioni recidive alla spalla sono maggiori nei pazienti di età inferiore ai 30 anni (circa l’80% dei casi). Al di sopra di questa età le probabilità di una futura lussazione diminuiscono significativamente.

Anche per questo motivo il trattamento riabilitativo si differenzia in base all’età del soggetto, alla gravità della lussazione e alla recidività della patologia. E’ infatti di FONDAMENTALE importanza evitare nuovi episodi lussativi dato che ad ogni nuova slogatura aumenta considerevolmente il rischio di danneggiare strutture anatomiche importanti. Per questo l’intervento chirurgico diviene quasi d’obbligo in caso di frequenti lussazioni.

Una lussazione trascurata può causare, con il passare del tempo, dei fenomeni degenerativi della cartilagine articolare o comunque compromettere seriamente la funzionalità della spalla (dolore, deficit di forza, alterazioni della sensibilità).

Per questo motivo e per per contrastare il pericolo di nuovi episodi lussativi nei giovani atleti si procede spesso con un riposizionamento in artroscopia del labbro glenoideo e dei legamenti articolari. I risultati dell’intervento sono solitamente molto buoni dato che circa il 95% dei pazienti riprende le normali attività sportive e quotidiane senza subire nuove lussazioni. L’efficacia di tale intervento è sovrapponibile a quella della tradizionale tecnica a cielo aperto che abbassa ulteriormente il rischio di recidive ma è piuttosto invasiva. I tempi di guarigione dopo intervento chirurgico sono mediamente compresi tra i 45 ed i 180 giorni mentre per il trattamento conservativo attività fisiche leggere possono essere intraprese già dopo 2-4 settimane dalla lesione.

Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/lussazione-spalla.html

 

Artros

Annunci


Lascia un commento

Articolazioni

Le articolazioni sono strutture anatomiche, talora complesse, che mettono in reciproco contatto due o più ossa. Per evitare fenomeni degenerativi dovuti all’usura, nella maggior parte dei casi si tratta di un contatto non diretto, ma mediato da tessuto fibroso o cartilagineo e/o da liquido.

Le articolazioni del corpo umano sono assai numerose, se ne contano in media 360, e strutturalmente molto dissimili le une dalle altre. Questa diversificazione rispecchia il tipo di funzione richiesta a quella determinata giuntura. Nel loro insieme, il compito delle articolazioni è di tenere uniti i vari segmenti ossei, in modo tale che lo scheletro possa espletare la sua funzione di sostegno, mobilità e protezione.

 

CLASSIFICAZIONE DELLE ARTICOLAZIONI SU BASE STRUTTURALE

Le articolazioni si suddividono, dal punto di vista strutturale, in:

articolazioni fibrose: le ossa sono unite da tessuto fibroso;

articolazioni cartilaginee: le ossa sono legate da cartilagine;

articolazioni sinoviali: le ossa sono separate da una cavità, oltre che essere legate per mezzo di strutture che descriveremo meglio in seguito.

La suddivisione più conosciuta è tuttavia quella su base funzionale. Le ossa dello scheletro umano sono infatti connesse per mezzo di di articolazioni a cui sono consentiti movimenti di vario tipo e grado. Si parla, allora, di giunture immobili (sinartrosi), semimobili (anfiartrosi) e mobili (diartrosi).

 

CLASSIFICAZIONE DELLE ARTICOLAZIONI SU BASE FUNZIONALE

Le articolazioni si suddividono, dal punto di vista funzionale, in:

articolazioni immobili o sinartrosi: legano strettamente i capi ossei, come una cerniera lampo chiusa, tanto da impedirne i movimenti.

 

Articolazioni ipomobili o anfiartrosi: legano due superfici articolari, ricoperte da cartilagine, tramite legamenti interossei; tra le due superfici è interposto un disco fibrocartilagineo che permette soltanto movimenti limitati.

Nelle vertebre, per esempio, superfici ossee pianeggianti sono unite da un disco interosseo cartilagineo che funge da ammortizzatore.

 

Articolazioni mobili o diartrosi: permettono un ampio range di movimento, in una o più direzioni dello spazio (ginocchio, spalla, dita…)

La struttura di un’articolazione ne influenza il grado di mobilità:

 

Nome funzionale Nome strutturale Grado di movimento Esempio
sinartrosi fibrosa fissa cranio
anfiartrosi cartilaginea poco mobile vertebre
diartrosi sinoviale molto mobile spalla

 

Le sinartrosi (articolazioni immobili) si dividono in:

Sinostosi: il grado di movimento è nullo, dal momento che uniscono le articolazioni tramite tessuto osseo (come nel cranio dell’adulto).

Sincondrosi: il grado di movimento è scarso, dal momento che uniscono le articolazioni tramite tessuto cartilagineo denso (come le prime costole dello sterno).

Sindesmosi o sinfimbrosi: il grado di movimento è limitato, dal momento che sono tenute insieme da tessuto connettivo fibroso (come la sinfisi pubica).

Le articolazioni mobili o semimobili si differenziano per la forma e per i movimenti consentiti. In proposito esistono classificazioni leggermente differenti tra loro. Una di queste e prevede la suddivisione delle diartrosi in base alle differenze di forma delle superfici articolari:

 

Artrodia

Movimenti permessi: semplice scorrimento
Articolazione artrodia Le artrodie, che uniscono le ossa del carpo nella mano e del tarso nel piede, permettono soltanto piccoli movimenti di scivolamento.

Superfici ossee piatte si limitano a scorrere l’una sopra l’altra per consentire minimi movimenti. Le ossa carpali, per esempio, scivolano tra di loro durante i movimenti della mano. Hanno il compito di ammortizzare gli urti.

 

Ulteriori esempi: articolazioni costo-vertebrali.

Trocleoartrosi (ginglimo angolare)

Movimenti permessi: flesso/estensione
TROCLEO-ARTROSI Le superfici articolari che si affrontano, hanno forma di segmento di cilindro, di cui uno, a gola concava (troclea) si inserisce nella faccia convessa dell’altro. Gli assi dei cilindri sono ortogonali (ad angolo retto).
Il movimento avviene in un piano secondo un solo asse (uniassiale), come una porta nel cardine.

 

Esempio: gomito, ginocchio

Trocoidi (ginglimo laterale/parallelo)

Movimenti permessi: pronazione e supinazione
Trocoide Le due superfici articolari, hanno forma di segmento di cilindro, di cui uno, a gola concava (troclea), si inserisce nella faccia convessa dell’altro. Gli assi dei cilindri sono paralleli.

E’ un articolazione uniassiale.

 

Esempio: tra il capitello del radio e l’ulna (articolazione radio-ulnare prossimale).

A Sella o Pedartrosi

Movimenti permessi: flessione estensione, adduzione abduzione, circonduzione
sella

 

Sono articolazioni costituite da due superfici aventi ognuna due curvature, una concava e l’altra convessa.

 

Esempio: tra il carpo ed metacarpo del pollice; tra lo sterno e la clavicola.

Condilartrosi

Movimenti permessi: flessione estensione, adduzione abduzione, circonduzione
Articolazione condiloidea Sono articolazioni costituite da due superfici elissoidali, di cui una piena (condilo) è ospitata in un altra convessa (cavità condiloidea).

 

Esempio: tra il radio e il carpo; tra il metacarpo e le falangi; l’articolazione del ginocchio; articolazione temporo-mandibolare.

Enartrosi

Movimenti permessi: flessione estensione, adduzione abduzione, circonduzione, intra ed extrarotazione
enartrosi Sono articolazioni costituite da un capo articolare simile ad una sfera piena (testa) ospitato in una cavità articolare a forma di sfera cava.

I movimenti si effettuano lungo tutti e tre gli assi fondamentali (sagittale, trasverso e verticale)

Sono le articolazioni più mobili del corpo umano.

 

Esempio: articolazione dell’anca

(coxo‑femorale); articolazione tra scapola e omero (scapolo‑omerale ).

Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/articolazioni.html

www.artros.it


Lascia un commento

La storia di Paolo Pisani, professionista della pallanuoto con “La Spalla del Nuotatore”

Paolo Pisani Nuoto PallanuotoOgni giorno fino a 3 ore di allenamento in acqua per 5 giorni alla settimana. Trent’anni trascorsi in piscina da professionista e semi-professionista del nuoto e della pallanuoto; una stima di 60 milioni di bracciate durante la sua carriera. Questi sono alcuni numeri di Paolo Pisani, professionista della pallanuoto con “la spalla del nuotatore”, una carriera in A1 fino all’età di 25 anni poi in B con il Vicenza e la squadra di Padova, dove tutto è cominciato. Nato e cresciuto a Cagliari dove è entrato nella squadra di nuoto agonistico a 10 anni, Paolo ha iniziato la pallanuoto all’età di 13. Oggi ne ha più di 40 e da allora, nonostante la spalla, non ha mai smesso.

Paolo Pisani Pallanuoto

Come gran parte degli sportivi d’élite, Pisani ha una lunga esperienza diretta di traumi e lesioni: “Conosco molto bene il dolore della lesione alla cuffia dei rotatori e al capolungo del bicipite. Con il dolore dell’infiammazione da usura (ndr: overuse dovuto agli allenamenti e alle gare) si riesce a convivere finché i muscoli sono ben allenati. Arriva però un momento in cui non puoi più ‘sopportare’ il dolore” racconta il pallanuotista. “Avevo 28 anni e durante un contrasto di gioco la spalla è uscita dalla sua sede slittando in avanti. Sono cominciati gli interventi, la riabilitazione, le cure. Da allora il braccio ha sicuramente meno forza di prima e, nonostante la riabilitazione, soffro di dolori alla schiena e al collo”.
Secondo l’atleta, nella sua carriera è sempre stata fondamentale la preparazione prima dell’allenamento. “Quando mi allenavo da professionista facevamo 40 minuti di ‘allenamento a secco’ in palestra con elastici, stretching ed esercizi isometrici almeno tre volte alla settimana, prima di scendere in acqua. Anche oggi” conclude il pallanuotista “continuo a seguire questa buona abitudine”.
 
Tratto da: © Orthopedika Journal


Lascia un commento

Laserterapia ad alta intensità (Hilterapia)

Un impulso laser e un protocollo terapeutico di avanzata concezione permettono di portare elevate dosi energetiche in profondità, senza causare alcun danno ai tessuti: patologie fino ad oggi intrattabili con la laserterapia tradizionale possono essere curate rapidamente, semplicemente e con garanzia di successo con la terapia HILT.

 

Molte patologie, da sovraccarico, traumatiche o degenerative, coinvolgono strutture muscolari, tendinee, articolari collocate in profondità. Fino ad oggi era impossibile trasferire a queste strutture una quantità adeguata di energia attraverso la luce laser per stimolarle e indurne la guarigione. Infatti, via via che la radiazione luminosa penetra nei tessuti perde la sua intensità, sia perché è in parte diffusa, sia perché trasferisce la sua energia ai tessuti stessi. Ciò significa che per arrivare negli strati profondi è necessario erogare una maggior quantità di energia, con dosi energetiche molto elevate, col rischio però di cederne troppa agli strati superficiali si rischia di produrre un eccessivo riscaldamento della cute e del sottocute che possono danneggiarsi. Il limite riscontrato fino ad oggi nell’uso della laserterapia per patologie che coinvolgono strutture profonde è stato proprio la difficoltà nel riuscire a trovare il modo di fornire queste elevate quantità di energia senza che il calore accumulato portasse alla lesione dei tessuti superficiali. Questo ostacolo è stato superato grazie alla tecnologia HILT (High Intensity Laser Therapy) in cui la luce laser anziché in modo continuo è erogata a impulsi.
Personalmente uso un laser di IV classe cioè ad uso esclusivamente da parte di un medico con una capacità di frazionare l’impulso molto alta 1/400 fino a 1/1000 in modo da poter somministrare una grande quantità di energia in un tempo ridotto (dai 3 ai 5min di applicazione per zona).
L’efficacia dell’energia laser si esplica su tre effetti : fotochimico, fotomeccanico e fototermico.
Una prima importante azione esercitata dalla laserterapia ad alta intensità è effetto fotochimico cioè il laser svolge un’azione biostimolante. La laserterapia ad alta intensità determina cioè un innalzamento dello “stato energetico” con attivazione dei meccanismi coinvolti nella riparazione dei danni cellulari. La stimolazione luminosa delle strutture profonde attiva il metabolismo cellulare attraverso un effetto fotochimico di interazione della luce a livello cellulare, basato sull’attivazione delle reazioni chimiche fondamentali. La trasmissione dell’impulso doloroso è rallentata, e si ha un rapido effetto analgesico
.
Oltre a quello fotomeccanico e fotochimico, la laserterapia ad alta intensità esercita anche un effetto fototermico. Quest’ultimo, provocando un aumento controllato della temperatura dei tessuti, induce una stimolazione della circolazione con conseguente aumento dell’apporto di ossigeno alle strutture sofferenti. Il rialzo termico controllato che si realizza durante la terapia, può essere finalmente gestito ai fini terapeutici. È possibile infatti sfruttare l’effetto fototermico dell’emissione utilizzata per mantenere il volume di tessuto ad uno stato energetico attivato, che permette il perdurare nel tempo degli effetti benefici della terapia. L’elevata potenza di picco del sistema di laserterapia ad alta intensità permette di sfruttare un ulteriore effetto terapeutico, l’effetto fotomeccanico. Si tratta di onde elastiche di pressione che si propagano con la medesima direzione e verso dell’impulso che le ha generate. Queste onde, esercitano un micromassaggio fondamentale per la riattivazione del microcircolo e del drenaggio linfatico. È favorita così l’ossigenazione dei tessuti, è facilitato il drenaggio delle molecole infiammatorie, è stimolata l’eliminazione delle raccolte di liquido. Si assiste ad un rapido ed intenso effetto anti-infiammatorio ed antiedemigeno.

 

Indicazioni
Tutte le patologie dolorose ad esclusione dei casi dove vi è una chiara indicazione chirurgica possono beneficiare da un trattamento con laserterapia ad alta intensità, diversamente può essere usato come palliativo per limitare il dolore nei casi dove il paziente non vuole o non può operarsi. Ad esempio:

  • Artrosi cervicale – Cervicalgia – Cervicobrachialgia
  • Sindrome del tunnel carpale
  • Epicondilite – Gomito del tennista
  • Strappi – Stiramenti Muscolari, traumi sportivi
  • Periartrite scapolo omerale – Tendinopatia cuffia rotatori
  • Spina calcaneare
  • Morbo di Dupuytren
  • Tendinopatie (tendiniti, peritendiniti, tenosinoviti, tendiniti inserzionali e calcifiche, tendinosi, lesioni parziali)
  • Distorsioni – Lesioni ai legamenti Traumi articolari Lesioni della cartilagine
  • Gonalgia – Sinoviti e borsiti
  • Ernia del disco, discopatia, protrusioni discali
  • Sindrome fibromialgica
  • Osteoartrosi

Tratto da: http://www.asalaser.com/it/terapie-prodotti/hilterapia

http://www.artros.it


Lascia un commento

Malattie agli arti: si curano anche con le cellule staminali

Nuove cure e tecniche sempre più efficaci: ogni giorno i ricercatori si impegnano per garantire ai pazienti operati agli arti un recupero rapido e un ritorno sereno alla vita di prima.

Doctor with test tube

L’obiettivo degli esperti è ridurre al minimo l’asportazione dell’osso, rimodellare le articolazioni danneggiate e malformate prima che il problema necessiti di una totale sostituzione di articolazione.
Per le articolazioni, sono stati elaborati vari trattamenti a livello biologico; per esempio, si utilizza l’acido ialuronico che migliora la lubrificazione delle articolazioni e nutre la cartilagine presente, senza però avere la capacità di rigenerarla.
Un’alternativa a questo metodo è l’impiego delle cellule staminali prelevate dal sangue del paziente: il concentrato di piastrine (PRP) è estremamente efficace per aiutare la rigenerazione dei tessuti danneggiati.


Lascia un commento

Problemi alla spalla

Mikek

Dott. Martin Mikek, specialista in ortopedia

Di tutte le articolazioni del nostro apparato locomotore proprio la spalla consente una massima mobilita. La funzionalita dell’articolazione si mostra nella sua complessita, la conseguenza di cui sono numerose possibilita per un’affezione o lesione.

La comprensione dei principi del funzionamento dell’articolazione della spalla e i meccanismi delle lesioni, cosi’ come anche capire la complessita’ del intervento operatorio e della riabilitazione dopo una lesione, consentono una conoscenza elementare dell’anatomia della spalla.

OSSA

ossaLa struttura principale della spalla e’ composta, similmente a tutte le altre articolazioni, dalle ossa e dalla superficie cartilaginea. Nella spalla, l’articolazione e’ composta dalla scapola, dall’omero e dalla clavicola. La spalla e’ in realta’ composta da tre articolazioni – l’articolazione tra la testa dell’omero e scapola (articolazione gleno-omerale), l’articolazione tra la prominenza acromiale della scapola e l’estremita’ della clavicola (articolazione acromion-claveare) e l’articolazione irregolare tra il torace e la scapola (articolazione scapolo toracale). Per un funzionamento corretto della spalla e’ necessario un movimento coordinato di tutte e tre articolazioni. Il modello fisiologico di movimento che puo’ essere osservato durante l’elevazione del braccio nella spalla, dove si tratta di un movimento simultaneo – rotazione della scapola sul torace e movimento della testa dell’omero nell’articolazione gleno-omerale, e’ chiamato cinematica scapolo-omerale. Gia’ nelle fasi iniziali dell’affezione o lesione e’ tipico che questa si sconvolge, il che causa un sovraccarico addizionale di tessuti molli danneggiati.

MUSCOLI

muscoliSimile ad altre articolazioni del sistema muscolo-scheletrico, i tessuti molli nella spalla sono composti dalla capsula articolare con legamenti e muscoli che si attaccano sulle superfici delle ossa con tendini. Il labbro glenoideo rende piu’ profonda la superficie articolare della scapola, struttura fibrocartilaginea a sezione triangolare, fissato attorno al margine della cavita’ glenoidea. Il suo compito principale e’ di aumentare la stabilita’ dell’articolazione gleno-omerale e di migliorare l’adattamento di superfici articolari della scapola e dell’omero. I muscoli piu’ importanti dell’articolazione della spalla sono i muscoli della cuffia dei rotatori. Si tratta del gruppo di quattro muscoli relativamente piccoli di cui tendini si fondono e insieme si inseriscono sulla superficie anteriore, superiore e posteriore del collo anatomico dell’omero. Funzionano come uno stabilizzatore dinamico della testa dell’omero nell’articolazione gleno-omerale e sostengono i maggiori muscoli superiori in movimenti di elevazione e rotazione interna ed esterna nella spalla. Tra i muscoli della spalla devono essere menzionati anche il muscolo deltoide che garantisce la parte maggiore della forza che e’ necessaria per il movimento dell’elevazione nella spalla, il grande pettorale, il quale e’ importante specialmente nei movimenti di rotazione interna, ed il gruppo di muscoli chiamati stabilizzatori della scapola che sono molto importanti per assicurare lo scorrimento corretto della scapola sul piano toracico durante i movimenti nella spalla.

 

LESIONI PIÙ FREQUENTI DELLA SPALLA

naslov1

Nell’eta’ adulta, nei tendini della cuffia, specialmente nel tendine del muscolo sovraspinoso, cominciano gradualmente a svilupparsi alterazioni degenerative. La conseguenza di questo processo e’ la diminuzione di elasticita’, il che puo’ causare gia’ in lesioni minori una rottura di questi tendini. L’unico trattamento che garantisce di ripristinare intatti i tendini danneggiati e’ il trattamento operatorio con la sutura di tendini rotti. Se questo tipo di trattamento sarebbe possibile in un paziente concreto, questo dipende da tanti fattori. Alcuni di questi sono il grado del danno ai tendini, la cronicita’ della condizione e la presenza di possibili alterazioni degenerative della cartilagine. La decisione per uno dei trattamenti e’ condizionata dall’etŕ del paziente e dalla sua salute, la funzione attuale della spalla, il grado del dolore e le aspettative del paziente. In quelli in cui l’intervento, a causa di qualche ragione elencata, non e’ il trattamento adeguato, cerchiamo di migliorare la funzione con il trattamento conservativo nella forma di fisioterapia che include radiazioni antidolorifiche ed esercizi terapeutici adatti. Con questo tipo di trattamento si puo’ ottenere con una motivazione e buona cooperazione del paziente degli ottimi risultati.

rotatorna

Occasionalmente, in dolori piu’ severi si prende in considerazione anche un’infiltrazione locale di corticosteroidi che riduce l’infiammazione degenerativa nell’articolazione e con questo allevia il dolore. In alcuni casi di rottura cronica dei tendini della cuffia dei rotatori con una grave alterazione della funzione della spalla e’ necessario l’intervento di inserzione dell’articolazione artificiale. Questi interventi si eseguono in pazienti dopo i 65 anni di eta’. Con indicazioni corrette possiamo in questo modo notevolmente migliorare la funzione della giuntura ed eliminare il dolore cronico.

 

 

 

 

rm

biceps

Il bicipite e’ formato da due capi, di cui pancia e’ situata sulla parte anteriore dell’omero. Nella parte inferiore si attacca con un forte tendine singolo sul collo del radio, nella parte superiore si divide invece in due parti. Il primo, il tendine piu’ corto, chiamato anche il tendine del capo breve del bicipite, si attacca sull’apofisi coracoide della scapola e di solito non causa problemi. Il secondo, molto piu’ lungo, č il tendine del capo lungo del bicipite, il quale attraversa l’incisione bicipitale dell’omero verso l’alto, sopra la parte anteriore della testa dell’omero gira ad angolo retto e si attacca sulla parte superiore del labbro glenoideo. A causa del corso di questo tipo, il tendine si, nella parte superiore dove gira nell’incisione dell’osso ad angolo retto, spesso infiamma oppure anche danneggia.

Nella fase iniziale i problemi possono essere trattati in modo conservativo con riposo, fisioterapia, in alcuni casi si puo’ applicare anche l’infiltrazione locale di corticosteroidi del solco bicipitale. Se i problemi sono cronici e si ripetono, il trattamento operatorio con la tenodesi del bicipite con tecnica artroscopica e’ raccomandato. Si tratta di una corta procedura operatoria minimamente invasiva in regime day-hospital, dove la parte superiore del bicipite e’ interrotta e nuovamente fissata sull’osso sotto la parte danneggiata del tendine. In questo modo eliminiamo il dolore e normalizziamo la funzione della spalla. Questo intervento non influisce sulla funzione del muscolo. Raramente si verificano problemi con il tendine del capo lungo del bicipite a causa di una lesione nella parte dove questa si attacca sulla parte superiore del labbro nell’articolazione gleno-omerale. Queste lesioni sono tipiche per giovani sportivi che praticano sport che richiedono movimenti bruschi con le braccia. Il trattamento di queste e’ operatorio con la sutura del tendine sul punto di attacco e del labbro. Con un intervento operativo adatto possiamo garantire il ritorno alle attivita’ sportive senza limitazioni.

bicipitebicc.

disloc.

Una mobilita’ eccezionale della spalla in praticamente tutti i piani significa anche una predisposizione per lo sviluppo dell’instabilitŕ articolare. I problemi con dislocazioni continue di spalla sono piu’ frequenti in persone giovani in cui l’elasticita’ dei tessuti molli e muscoli concede ancora piu’ facilmente una dislocazione dell’articolazione. L’instabilita’ della spalla puo’ svilupparsi come una conseguenza di una iniziale dislocazione traumatica, i.e. in una lesione. Dopo la prima dislocazione possiamo scegliere tra il trattamento conservativo con riposo e successivamente terapia fisica e dall’altra parte l’intervento operatorio. La decisione per il tipo di trattamento dipende dall’etŕ del paziente, dal livello dell’attivitŕ sportiva, dall’esposizione agli sport di contatto, dall’ampiezza di danni nell’articolazione, specialmente su parti ossee della spalla, e la presenza di una possibile estrema elasticitŕ delle articolazioni generalizzata. Quando la dislocazione si ripete per la seconda volta, raccomandiamo la stabilizzazione operatoria. Questa puň essere, in base alla forma dell’instabilitŕ e l’ampiezza delle alterazioni sulle ossa, eseguita con tecnica artroscopica con la fissazione e l’accorciamento della capsula articolare e dei legamenti, i.e. l’intervento ai tessuti molli, oppure come un intervento operatorio classico alle strutture ossee dell’articolazione. In questa versione e’ piu’ frequentemente usata una parte dell’apofisi coracoidea della scapola per l’ampliamento della superficie del glenoide della scapola.

tipi bi.

In alcuni casi le dislocazioni di spalla cominciano a verificarsi anche spontaneamente. Di solito, questi tipi di instabilita’ sono piu’ difficili da trattare perché sono piu’ complessi e connessi con una scarsa coordinazione dell’attivazione dei muscoli della spalla, pessima postura e una posizione obliqua della scapola. Una tale forma di instabilita’ atraumatica e’ per questo, almeno all’inizio, trattata conservativamente. Con un programma di terapia fisica adeguato cerchiamo di correggere tutte le deficienze funzionali dei muscoli che causano l’instabilita’ della spalla. Quando un trattamento tale non porta buoni risultati, anche in questi tipi di instabilita’ spesso raccomandiamo una stabilizzazione operatoria dell’articolazione.

sutura1sutura2

usura

A differenza di quanto riguarda l’anca e il ginocchio, l’usura della cartilagine della spalla e’ molto piu’ rara. Piu’ frequentemente e’ connessa con lesioni precedenti come per esempio fratture della parte superiore dell’omero oppure della superficie articolare della scapola con continue dislocazioni di spalla, puň verificarsi anche in rotture croniche dei tendini della cuffia dei rotatori.

usura1

Nelle fasi iniziali dell’affezione il trattamento e’ conservativo con farmaci come antireumatici e corticosteroidi, i quali riducono l’infiammazione degenerativa dell’articolazione che si verifica nella distruzione della cartilagine. Negli ultimi anni e’ sempre piu’ utilizzato il trattamento con iniezioni di acido ialuronico e iniezioni con plasma ricco di piastrine e anche la radiazione magnetica. Si tratta di trattamenti orientati nella prevenzione del progresso della malattia che possono contribuire al miglioramento sintomatico. Con questa terapia possiamo nelle fasi iniziali dell’usura in modo transitorio migliorare la funzione dell’articolazione e risolvere i problemi. Nella funzionalita’ gravemente colpita dalla malattia e nella distruzione completa della cartilagine, viene considerato il trattamento chirurgico con inserzione dell’endoprotesi articolare – dell’articolazione artificiale il quale sostituisce la funzione dell’articolazione danneggiata. In questo modo miglioriamo significativamente la mobilita’ della spalla ed eliminiamo il dolore.

cartil.TIPI DI TRATTAMENTO

artro

vantaggi

L’artroscopia della spalla e’ un intervento operatorio eseguito in anestesia totale. Per l’artroscopia diagnostica della spalla sono di solito sufficienti due incisioni cutanee di dimensioni tra 0,5 fino a un centimetro. Attraverso la prima, la quale si trova sulla parte posteriore della spalla, viene introdotta l’ottica, attraverso la seconda invece, che si trova sulla parte anteriore, introduciamo il palpatore con il quale si esamina l’interno dell’articolazione. In interventi piu’ complicati si fanno da una a tre incisioni cutanee addizionali di dimensione fino a 0,5 cm. Queste sono necessarie per l’introduzione di strumenti, suture e altri impianti chirurgici nell’articolazione. Durante l’intervento, similmente all’artroscopia del ginocchio, l’articolazione della spalla e’ riempita di una soluzione fisiologica acquosa sterile. Si tratta della soluzione acquosa di NaCl, la quale sciacqua l’articolazione, la espande e in questo modo permette una buona ispezione dell’interno dell’articolazione.

indicazioni

L’artroscopia della spalla di solito viene effettuata in due passaggi. Nel primo passo dell’intervento introduciamo l’artroscopio nell’articolazione gleno-omerale, la quale e’ l’articolazione principale della spalla dove si uniscono l’omero e la superficie articolare della scapola chiamata glenoide. Se i problemi sono connessi con l’instabilita’ della spalla, danno al labbro glenoideo (una struttura simile al menisco che avvolge la superficie articolare della glenoide della scapola), problemi connessi con il tendine del capo lungo del bicipite oppure una parziale rottura di uno dei tendini della cuffia dei rotatori dalla parte interna, questo possiamo saperlo gia’ con l’esaminazione dell’articolazione gleno-omerale. Durante l’esaminazione diagnostica dell’articolazione possiamo individuare cambiamenti degenerativi oppure delle lesioni sulle superfici della cartilagine sulla testa dell’omero o sulla glenoide della scapola, corpi liberi intraarticolari, difetti ossei come conseguenza di continue lussazioni della spalla oppure una rottura totale di uno dei tendini della cuffia dei rotatori. L’artroscopia diagnostica continua con l’introduzione dell’artroscopio nella borsa subacromiale. Si tratta di una struttura che si trova tra la superficie esterna della cuffia dei rotatori e la superficie inferiore dell’acromion, la quale ha in una spalla sana la funzione di un miglior scorrimento della cuffia dei rotatori al di sotto dell’acromion. Con l’introduzione dell’ottica nella borsa subacromiale e con l’estensione con una soluzione fisiologica acquosa sterile creiamo spazio, il quale ci permette un’ispezione adeguata della superficie esterna della cuffia dei rotatori e della superficie nferiore dell’acromion.

L’arco della durata dell’operazione varia tra 20 minuti fino a due ore dipendendo dalla sua complessita’. Dopo l’intervento il paziente riposa per un breve periodo di tempo nella stanza di recupero e viene dimesso nella stessa giornata.

 novita

Nella clinica Artros abbiamo introdotto per primi in Slovenia un nuovo metodo biologico di sutura artroscopica dei tendini senza uso di innesti artificiali, il che diminuisce i rischi delle complicazioni e positivamente influisce sul processo della guarigione del tendine.

Con il passare degli anni il flusso del sangue in questi tendini diminuisce e nelle fibre collagene cominciano a manifestarsi alterazioni degenerative. Questi processi cominciano giŕ dopo i 40 anni di etŕ e con il passare degli anni aumentano. Rotture o lesioni si possono verificare anche a causa di traumi minimi, o in alcuni casi anche spontaneamente, quando i tendini per eta’ o usura presentano una condizione di ridotta consistenza ed elasticita’.

čas

Il trattamento di maggior successo e’ quello operatorio. Per il risultato finale del trattamento e’ cruciale l’identificazione rapida del danno ai tendini e la sutura di questi, il che impedisce l’avanzamento della degenerazione della cuffia dei rotatori e lo sviluppo di danni incorreggibili. Il trattamento artroscopico minimamente invasivo di sutura dei tendini rotti e’ l’intervento operatorio dominante in cui con l’aiuto della camera endoscopica attraverso piccole incisioni cutanee chirurgiche minori di un centimetro suturiamo il tendine dannegiato al suo posto sull’omero. In un operazione standard si usano per la fissazione del tendine al proprio posto vari innesti sui quali sono fissate le suture. Con queste suture otteniamo una fissazione stabile del bordo libero del tendine sull’omero e cosi’ permettiamo nel processo della guarigione l’aderenza del tendine con l’osso.

Metodo senza innesti artificiali

Nel metodo nuovo della sutura biologica del tendine non abbiamo bisogno di innesti artificiali, attraverso i quali a sutura viene fissata nell’osso. Al posto di questi innesti usiamo uno strumento fatto apposta per questa operazione con cui facciamo attraversare l’osso con la sutura, sul quale poi anche fissiamo il tendine. I vantaggi di questo metodo sono  numerosi. Quello piu’ importante e’ che non si usano innesti artificiali, i quali sarebbero locati nell’osso direttamente sotto la superficie sulla quale e’ fissato il tendine e impedirebbero il flusso del sangue e la guarigione. In alcuni casi gli innesti di questo tipo causano il riassorbimento dell’osso circondante. Nello scenario peggiore l’innesto puo’ migrare dall’osso, il che causa la ripetizione dei problemi. Il nuovo metodo biologico della sutura della cuffia dei rotatori si e’ mostrato come sicuro ed efficace in varie ricerche. Questo metodo si e’, per esperienze positive, affermato nel nostro centro ed e’ cosi’ diventato il metodo standard del trattamento operativo della rottura della cuffia dei rotatori.

avvocato

 Artros


Lascia un commento

Problemi alle articolazioni

Problemi alle articolazioni sono uno dei più frequenti fastidi dell’uomo moderno. Costituzionalmente le più sensibili sarebbero le persone atletiche, ma il fatto è che non esiste un trentenne che non abbia ancora sentito il dolore ad almeno una delle articolazioni.

ortopedia

Gomito del tennista

Anche se chiamiamo questa condizione il gomito del tennista questa non è connessa solo con il gioco di tennis. Spesso è determinata da un uso eccessivo e continuato del braccio e dell’avambraccio, ed è tipica di soggetti che, a causa di particolari attività sportive o professionali, sono costretti a ripetere determinati movimenti. La causa del gomito del tennista non è solo lo sforzo fisico ma anche il lavoro frequente con il computer a causa del uso di tastiera e mouse. Il dolore tipico di questa condizione è localizzato sulla parte esterna del gomito e si aggrava quando il braccio è caricato. Il dolore è causato dall’infiammazione dei tendini. Nella fase iniziale quando il dolore si verifica, basta interrompere il lavoro per un po’ di tempo e riposare, questo col tempo non basta più. Continuando a lavorare nello stesso modo e praticando lo stesso sport, i dolori si aggravano e non cessano neanche quando interrompiamo con l’attività. Anche normali attività quotidiane come lavare i denti oppure guidare sono eseguite con difficoltà. Il dolore è accompagnato dal gonfiore, mobilità limitata, anche disagio, la forza muscolare è diminuita.

 

Lesioni del polso

Distorsioni e fratture del polso sono lesioni abituali per cadute. Se per esempio inciampate, la reazione normale è di stendere le braccia e cadere sulle mani. La conseguenza può essere la distorsione o anche frattura del polso. Se la mobilità è severamente limitata e dolorosa, e si sentono dei scricchiolii, è molto probabile che il polso è fratturato. Più frequentemente si verifica una frattura dell’osso navicolare o scafoide.

Dolori severi al polso possono essere anche una conseguenza della ripetizione di determinati movimenti. Si tratta del sindrome del tunnel carpale dove il dolore severo colpisce il polso e la mano. I tessuti nel tunnel carpale si gonfiano, infiammano e schiacciano il nervo,il che causa formicolio e dolore. Questa lesione è tipica per persone che spesso usano la tastiera e il mouse, e anche per falegnami, mercanti, dipendenti nelle catene di produzione, violinisti.

 

Problemi alla spalla

Il dolore nell’articolazione della spalla è una conseguenza di una lesione oppure un’affezione. Questa può diffondersi anche nella parte superiore del braccio fino al gomito. Le cause più frequenti per il dolore cronico nella spalla sono sindrome da impingement della cuffia dei rotatori, lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori, infiammazione della capsula articolare e usura della spalla oppure artrosi. Nella sindrome da impingement il tendine nella spalla si gonfia e infiamma. Il paziente sente dolore nell’elevazione del braccio, durante il sonno, si può sentire anche il scricchiolio nella spalla.

Anche una lesione o rottura dei tendini può manifestarsi nella incapacità di usare le braccia. Il paziente a volte non può elevare la mano neanche davanti a sé e si veste con difficoltà. Questa lesione spesso appare in persone di età superiore a 40 anni a causa di sovraccarico del muscolo oppure di cambiamenti degenerativi. In persone più giovani di solito la lesione è causata da una caduta sulla spalla. Il corso della malattia è formato da tre fasi. La prima è la fase dell’infiammazione, questa è veramente dolorosa e dura da tre fino a otto mesi. Nella seconda fase, la quale dura da tre fino a quattro mesi, il dolore gradualmente cessa, e nella terza fase si ricovera e la mobilità migliora.

Il dolore cronico della spalla può essere causato anche dall’usura dell’articolazione della spalla o artrosi. Questa è una rara ma insidiosa affezione, le cui cause sono molto differenti e nei 20 o 30 anni di età non può essere prevista, e si esprime più frequentemente dopo i 65 anni di età. In questo caso si tratta di degradazione della matrice cartilaginea dell’articolazione.

 

Dolore alla schiena

Quasi ogni adulto conosce il dolore nella colonna cervicale e lombare. I più diffusi sono i danni ai dischi intervertebrali che si verificano più frequentemente nella parte inferiore della schiena. Il dolore acuto della schiena può essere causato da malattie degenerative, per esempio cambiamenti nella superficie cartilaginea di piccole articolazioni della colonna vertebrale, cambiamenti di dischi intervertebrali e apofisi vertebrali – sporgenze dei corpi delle vertebre, ma molte volte il dolore alla schiena è causato da un semplice movimento come raccogliere qualcosa dalla terra. La causa potrebbe essere che prima facevamo altre cose come sollevamento di carichi pesanti, e non lo facevamo in modo corretto e abbiamo subito una lesione che si verifica più tardi, facendo un semplice movimento. Le cause più frequenti per problemi alla colonna vertebrale sono la debolezza muscolare o mancanza di movimento e postura scorretta quando siamo seduti, sdraiati e quando camminiamo. Specialmente a causa di un aumentato numero di ore che siamo seduti (scorrettamente) nel ufficio, i problemi alla schiena sono oggi una della più frequenti cause per l’assenza da lavoro.

 

Usura della cartilagine

La causa più frequente per dolori alle articolazioni in persone adulte è l’usura della cartilagine articolare. La causa profonda di solito non è nota, alla lesione possono contribuire sovraccarico articolare, processi degenerativi e anche genetica. L’usura della cartilagine abitualmente procede lentamente, il primo segno è spesso un dolore occasionale che è presente se l’articolazione è caricata per troppo tempo. È molto interessante il fatto che l’usura della cartilagine è un punto comune di sportivi professionisti e persone anziane. La struttura della cartilagine cambia specialmente con l’invecchiamento, la superficie diventa sempre più rigida e fragile, problemi addizionali possono essere causati da piccole particelle di cartilagine che si staccano. L’usura dell’articolazione causa dolori durante il movimento, il paziente può sentire uno scricchiolio, quando si è fermi l’articolazione si indurisce. A causa della mobilità peggiorata e attività diminuita, le conseguenze colpiscono anche i muscoli, i quali si indeboliscono, il che significa un’addizionale mobilità peggiorata del paziente.

 

Lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio

L’articolazione del ginocchio è una delle articolazioni più caricate. Nonostante il fatto che è costruito in un modo che lo fa molto flessibile, le lesioni possono accadere, specialmente se nel momento di un caricamento maggiore facciamo un movimento incontrollato. La lesione più frequente del ginocchio è quella del legamento crociato anteriore (LCA), la quale causa un’instabilità del ginocchio e movimenti anomali dell’articolazione. Questi sono la causa di possibili lesioni di altre strutture e di un usura aggravata. La lesione del legamento crociato anteriore è un evento traumatico molto frequente soprattutto per chi pratica attività sportiva, specialmente per persone giovani e attive. In generale è più frequente tra maschi, ma negli ultimi tempi è cresciuto il numero delle lesioni anche tra donne. Gli sport maggiormente rischiosi sono lo sci, calcio e basket.

gobbi2web

 

 

Tratto dalla rivista MOVIMENTO, edizione speciale

 

http://www.artros.it