Artros

Clinica ortopedica


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Articolazioni

Le articolazioni sono strutture anatomiche, talora complesse, che mettono in reciproco contatto due o più ossa. Per evitare fenomeni degenerativi dovuti all’usura, nella maggior parte dei casi si tratta di un contatto non diretto, ma mediato da tessuto fibroso o cartilagineo e/o da liquido.

Le articolazioni del corpo umano sono assai numerose, se ne contano in media 360, e strutturalmente molto dissimili le une dalle altre. Questa diversificazione rispecchia il tipo di funzione richiesta a quella determinata giuntura. Nel loro insieme, il compito delle articolazioni è di tenere uniti i vari segmenti ossei, in modo tale che lo scheletro possa espletare la sua funzione di sostegno, mobilità e protezione.

 

CLASSIFICAZIONE DELLE ARTICOLAZIONI SU BASE STRUTTURALE

Le articolazioni si suddividono, dal punto di vista strutturale, in:

articolazioni fibrose: le ossa sono unite da tessuto fibroso;

articolazioni cartilaginee: le ossa sono legate da cartilagine;

articolazioni sinoviali: le ossa sono separate da una cavità, oltre che essere legate per mezzo di strutture che descriveremo meglio in seguito.

La suddivisione più conosciuta è tuttavia quella su base funzionale. Le ossa dello scheletro umano sono infatti connesse per mezzo di di articolazioni a cui sono consentiti movimenti di vario tipo e grado. Si parla, allora, di giunture immobili (sinartrosi), semimobili (anfiartrosi) e mobili (diartrosi).

 

CLASSIFICAZIONE DELLE ARTICOLAZIONI SU BASE FUNZIONALE

Le articolazioni si suddividono, dal punto di vista funzionale, in:

articolazioni immobili o sinartrosi: legano strettamente i capi ossei, come una cerniera lampo chiusa, tanto da impedirne i movimenti.

 

Articolazioni ipomobili o anfiartrosi: legano due superfici articolari, ricoperte da cartilagine, tramite legamenti interossei; tra le due superfici è interposto un disco fibrocartilagineo che permette soltanto movimenti limitati.

Nelle vertebre, per esempio, superfici ossee pianeggianti sono unite da un disco interosseo cartilagineo che funge da ammortizzatore.

 

Articolazioni mobili o diartrosi: permettono un ampio range di movimento, in una o più direzioni dello spazio (ginocchio, spalla, dita…)

La struttura di un’articolazione ne influenza il grado di mobilità:

 

Nome funzionale Nome strutturale Grado di movimento Esempio
sinartrosi fibrosa fissa cranio
anfiartrosi cartilaginea poco mobile vertebre
diartrosi sinoviale molto mobile spalla

 

Le sinartrosi (articolazioni immobili) si dividono in:

Sinostosi: il grado di movimento è nullo, dal momento che uniscono le articolazioni tramite tessuto osseo (come nel cranio dell’adulto).

Sincondrosi: il grado di movimento è scarso, dal momento che uniscono le articolazioni tramite tessuto cartilagineo denso (come le prime costole dello sterno).

Sindesmosi o sinfimbrosi: il grado di movimento è limitato, dal momento che sono tenute insieme da tessuto connettivo fibroso (come la sinfisi pubica).

Le articolazioni mobili o semimobili si differenziano per la forma e per i movimenti consentiti. In proposito esistono classificazioni leggermente differenti tra loro. Una di queste e prevede la suddivisione delle diartrosi in base alle differenze di forma delle superfici articolari:

 

Artrodia

Movimenti permessi: semplice scorrimento
Articolazione artrodia Le artrodie, che uniscono le ossa del carpo nella mano e del tarso nel piede, permettono soltanto piccoli movimenti di scivolamento.

Superfici ossee piatte si limitano a scorrere l’una sopra l’altra per consentire minimi movimenti. Le ossa carpali, per esempio, scivolano tra di loro durante i movimenti della mano. Hanno il compito di ammortizzare gli urti.

 

Ulteriori esempi: articolazioni costo-vertebrali.

Trocleoartrosi (ginglimo angolare)

Movimenti permessi: flesso/estensione
TROCLEO-ARTROSI Le superfici articolari che si affrontano, hanno forma di segmento di cilindro, di cui uno, a gola concava (troclea) si inserisce nella faccia convessa dell’altro. Gli assi dei cilindri sono ortogonali (ad angolo retto).
Il movimento avviene in un piano secondo un solo asse (uniassiale), come una porta nel cardine.

 

Esempio: gomito, ginocchio

Trocoidi (ginglimo laterale/parallelo)

Movimenti permessi: pronazione e supinazione
Trocoide Le due superfici articolari, hanno forma di segmento di cilindro, di cui uno, a gola concava (troclea), si inserisce nella faccia convessa dell’altro. Gli assi dei cilindri sono paralleli.

E’ un articolazione uniassiale.

 

Esempio: tra il capitello del radio e l’ulna (articolazione radio-ulnare prossimale).

A Sella o Pedartrosi

Movimenti permessi: flessione estensione, adduzione abduzione, circonduzione
sella

 

Sono articolazioni costituite da due superfici aventi ognuna due curvature, una concava e l’altra convessa.

 

Esempio: tra il carpo ed metacarpo del pollice; tra lo sterno e la clavicola.

Condilartrosi

Movimenti permessi: flessione estensione, adduzione abduzione, circonduzione
Articolazione condiloidea Sono articolazioni costituite da due superfici elissoidali, di cui una piena (condilo) è ospitata in un altra convessa (cavità condiloidea).

 

Esempio: tra il radio e il carpo; tra il metacarpo e le falangi; l’articolazione del ginocchio; articolazione temporo-mandibolare.

Enartrosi

Movimenti permessi: flessione estensione, adduzione abduzione, circonduzione, intra ed extrarotazione
enartrosi Sono articolazioni costituite da un capo articolare simile ad una sfera piena (testa) ospitato in una cavità articolare a forma di sfera cava.

I movimenti si effettuano lungo tutti e tre gli assi fondamentali (sagittale, trasverso e verticale)

Sono le articolazioni più mobili del corpo umano.

 

Esempio: articolazione dell’anca

(coxo‑femorale); articolazione tra scapola e omero (scapolo‑omerale ).

Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/articolazioni.html

www.artros.it


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Malattie agli arti: si curano anche con le cellule staminali

Nuove cure e tecniche sempre più efficaci: ogni giorno i ricercatori si impegnano per garantire ai pazienti operati agli arti un recupero rapido e un ritorno sereno alla vita di prima.

Doctor with test tube

L’obiettivo degli esperti è ridurre al minimo l’asportazione dell’osso, rimodellare le articolazioni danneggiate e malformate prima che il problema necessiti di una totale sostituzione di articolazione.
Per le articolazioni, sono stati elaborati vari trattamenti a livello biologico; per esempio, si utilizza l’acido ialuronico che migliora la lubrificazione delle articolazioni e nutre la cartilagine presente, senza però avere la capacità di rigenerarla.
Un’alternativa a questo metodo è l’impiego delle cellule staminali prelevate dal sangue del paziente: il concentrato di piastrine (PRP) è estremamente efficace per aiutare la rigenerazione dei tessuti danneggiati.


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Sindrome del tunnel carpale

Kovač

Kovač ime

 

Se gia’ da piu tempo notate il formicolio al pollice, all’indice e al medio, specialmente di notte, e se avete anche problemi mentre guidate, tenete il telefono o il giornale, potrebbe essere una saggia decisione quella di mostrare le vostre mani a un dottore. Potete infatti soffrire della sindrome del tunnel carpale.

Se gia’ da piu’ tempo notate il formicolio al pollice, all’indice e al medio, specialmente di notte, e se avete anche problemi mentre guidate, tenete il telefono o il giornale, potrebbe essere una saggia decisione quella di mostrare le vostre mani a un dottore. Potete infatti soffrire della sindrome del tunnel carpale.

Il polso e’ la parte di passaggio dall’avambraccio alla mano. In senso stretto ci immaginiamo di solito una articolazione molto complessa composta da ossa e legamenti, in senso ampio invece tra questo relativamente stretto passaggio dall’avambraccio alla mano percorre anche un’insieme di tendini, vene e nervi tutti molto vicini uno all’altro. Il polso, il quale e’ dalla parte inferiore formato dalle ossa carpali e dalla parte superiore dal legamento robusto del carpo, il quale e’ il “tetto” di questo tunnel, e’ per questo chiamato il tunnel carpale.

La sindrome del tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale e’ causata dal aumento della pressione sul nervo mediano nel polso. E’ la compressione del nervo periferico piu’ frequente. I sintomi tipici sono intorpidimento, formicolio e dolore nell’avambraccio, nella mano e nelle dita. Nel polso si trova un’area chiamata tunnel carpale. I nove tendini flessori delle dita e il nervo mediano passano dall’avambraccio alla mano tramite il tunnel carpale. La sindrome del tunnel carpale si verifica quando in questo stretto spazio per cause diverse la pressione sul nervo mediano aumenta. Quando il nervo non riesce a trasmettere gli stimoli si verificano vari sintomi.

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Pressione sul nervo aumentata

 

Un’aumentata pressione sul nervo piu’ frequentemente causa il gonfiore delle membrane dei tendini flessori delle dita, che sono stretti nel tunnel carpale. L’infiammazione di questo tipo o tenosinovite puo’ verificarsi a cause varie, piu’ frequentemente a causa di un continuo carico delle  mani e delle dita cronico. La pressione aumentata o gonfiore causano anche varie condizioni che cambiano l’equilibrio dell’acqua ed elettroliti nel corpo. Nella gravidanza e dopo parto la causa per i sintomi della sindrome del tunnel carpale puo’ essere il trattenimento d’acqua nel corpo, dopo parto questi di solito svaniscono. La sindrome del tunnel carpale puo’ causare anche problemi con la tiroide, diabete, artrite reumatoide, artrite di Lyme o tenosinovite e condizioni anatomiche cambiate dopo diverse lesioni o fratture nell’area del polso.

nervo mediano

 

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Il primo segno e il formicolio nelle dita

I sintomi piu’ frequenti sono formicolio, intorpidimento o dolore, oppure la combinazione di questi. Intorpidimento e formicolio si verificano nel pollice, indice, medio e anulare. Di solito i sintomi sono piu’ intensi alla notte, possono verificarsi anche in attivita’ quotidiane come guidando l’automobile, leggendo il giornale ecc. Gradualmente diminuisce la forza di presa e aumenta la sensazione di impaccio delle dita. Nello stato avanzato i pazienti subiscono una perdita di ogni forma di sensazione nelle dita, compare l’atrofia dell’eminenza thenar e la presa a pinza e’ colpita.

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Per la diagnosi e’ importante un’anamnesi dettagliata del modo di uso e carico delle mani e di possibili malattie o lesioni  precedenti. Nell’esame clinico possono mostrarsi segni di tenosinovite oppure, in stati avanzati, atrofia dell’eminenza thenar. Se nell’anamnesi c’e’ una lesione o usura dell’articolazione, a volte si esegue la radiografia del polso. Altre malattie connesse con la sindrome del tunnel carpale vengono controllate con i test di laboratorio. La diagnosi e’ in fine confermata con l’esame elettromiografico – EMG.

 

Trattamento con diminuzione di carico

I sintomi possono essere alleviati senza un’operazione. Prima si deve riconoscere e trattare le possibili malattie sistemiche concomitanti e cambiare i modi di carico delle mani. Allo stesso tempo raccomandiamo di usare una ortesi per il polso nella posizione neutra nella quale la pressione sul nervo nel tunnel e’ minore. Le ortesi alleviano significativamente i sintomi notturni.

Se i sintomi sono gravi e nonostante il fatto che le misure conservative non calmano la situazione, raccomandiamo il trattamento operatorio. Nell’operazione tagliamo il legamento – il “tetto” di questo tunnel – e con questo facciamo spazio al nervo mediano e diminuiamo la pressione sul nervo. I tipi di operazione possono essere differenti, di solito si tratta di una piccola incisione circolare sopra il tunnel carpale.

L’operazione in breve tempo elimina i sintomi sgradevoli del formicolio e l’intorpidimento delle dita. I sintomi motrici come agilita’ delle dita e forza possono correggersi per piu’ mesi, questo dipende dal grado di danno al nervo.

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 Tratto dalla rivista Movimento, edizione speciale

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Problemi alle articolazioni

Problemi alle articolazioni sono uno dei più frequenti fastidi dell’uomo moderno. Costituzionalmente le più sensibili sarebbero le persone atletiche, ma il fatto è che non esiste un trentenne che non abbia ancora sentito il dolore ad almeno una delle articolazioni.

ortopedia

Gomito del tennista

Anche se chiamiamo questa condizione il gomito del tennista questa non è connessa solo con il gioco di tennis. Spesso è determinata da un uso eccessivo e continuato del braccio e dell’avambraccio, ed è tipica di soggetti che, a causa di particolari attività sportive o professionali, sono costretti a ripetere determinati movimenti. La causa del gomito del tennista non è solo lo sforzo fisico ma anche il lavoro frequente con il computer a causa del uso di tastiera e mouse. Il dolore tipico di questa condizione è localizzato sulla parte esterna del gomito e si aggrava quando il braccio è caricato. Il dolore è causato dall’infiammazione dei tendini. Nella fase iniziale quando il dolore si verifica, basta interrompere il lavoro per un po’ di tempo e riposare, questo col tempo non basta più. Continuando a lavorare nello stesso modo e praticando lo stesso sport, i dolori si aggravano e non cessano neanche quando interrompiamo con l’attività. Anche normali attività quotidiane come lavare i denti oppure guidare sono eseguite con difficoltà. Il dolore è accompagnato dal gonfiore, mobilità limitata, anche disagio, la forza muscolare è diminuita.

 

Lesioni del polso

Distorsioni e fratture del polso sono lesioni abituali per cadute. Se per esempio inciampate, la reazione normale è di stendere le braccia e cadere sulle mani. La conseguenza può essere la distorsione o anche frattura del polso. Se la mobilità è severamente limitata e dolorosa, e si sentono dei scricchiolii, è molto probabile che il polso è fratturato. Più frequentemente si verifica una frattura dell’osso navicolare o scafoide.

Dolori severi al polso possono essere anche una conseguenza della ripetizione di determinati movimenti. Si tratta del sindrome del tunnel carpale dove il dolore severo colpisce il polso e la mano. I tessuti nel tunnel carpale si gonfiano, infiammano e schiacciano il nervo,il che causa formicolio e dolore. Questa lesione è tipica per persone che spesso usano la tastiera e il mouse, e anche per falegnami, mercanti, dipendenti nelle catene di produzione, violinisti.

 

Problemi alla spalla

Il dolore nell’articolazione della spalla è una conseguenza di una lesione oppure un’affezione. Questa può diffondersi anche nella parte superiore del braccio fino al gomito. Le cause più frequenti per il dolore cronico nella spalla sono sindrome da impingement della cuffia dei rotatori, lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori, infiammazione della capsula articolare e usura della spalla oppure artrosi. Nella sindrome da impingement il tendine nella spalla si gonfia e infiamma. Il paziente sente dolore nell’elevazione del braccio, durante il sonno, si può sentire anche il scricchiolio nella spalla.

Anche una lesione o rottura dei tendini può manifestarsi nella incapacità di usare le braccia. Il paziente a volte non può elevare la mano neanche davanti a sé e si veste con difficoltà. Questa lesione spesso appare in persone di età superiore a 40 anni a causa di sovraccarico del muscolo oppure di cambiamenti degenerativi. In persone più giovani di solito la lesione è causata da una caduta sulla spalla. Il corso della malattia è formato da tre fasi. La prima è la fase dell’infiammazione, questa è veramente dolorosa e dura da tre fino a otto mesi. Nella seconda fase, la quale dura da tre fino a quattro mesi, il dolore gradualmente cessa, e nella terza fase si ricovera e la mobilità migliora.

Il dolore cronico della spalla può essere causato anche dall’usura dell’articolazione della spalla o artrosi. Questa è una rara ma insidiosa affezione, le cui cause sono molto differenti e nei 20 o 30 anni di età non può essere prevista, e si esprime più frequentemente dopo i 65 anni di età. In questo caso si tratta di degradazione della matrice cartilaginea dell’articolazione.

 

Dolore alla schiena

Quasi ogni adulto conosce il dolore nella colonna cervicale e lombare. I più diffusi sono i danni ai dischi intervertebrali che si verificano più frequentemente nella parte inferiore della schiena. Il dolore acuto della schiena può essere causato da malattie degenerative, per esempio cambiamenti nella superficie cartilaginea di piccole articolazioni della colonna vertebrale, cambiamenti di dischi intervertebrali e apofisi vertebrali – sporgenze dei corpi delle vertebre, ma molte volte il dolore alla schiena è causato da un semplice movimento come raccogliere qualcosa dalla terra. La causa potrebbe essere che prima facevamo altre cose come sollevamento di carichi pesanti, e non lo facevamo in modo corretto e abbiamo subito una lesione che si verifica più tardi, facendo un semplice movimento. Le cause più frequenti per problemi alla colonna vertebrale sono la debolezza muscolare o mancanza di movimento e postura scorretta quando siamo seduti, sdraiati e quando camminiamo. Specialmente a causa di un aumentato numero di ore che siamo seduti (scorrettamente) nel ufficio, i problemi alla schiena sono oggi una della più frequenti cause per l’assenza da lavoro.

 

Usura della cartilagine

La causa più frequente per dolori alle articolazioni in persone adulte è l’usura della cartilagine articolare. La causa profonda di solito non è nota, alla lesione possono contribuire sovraccarico articolare, processi degenerativi e anche genetica. L’usura della cartilagine abitualmente procede lentamente, il primo segno è spesso un dolore occasionale che è presente se l’articolazione è caricata per troppo tempo. È molto interessante il fatto che l’usura della cartilagine è un punto comune di sportivi professionisti e persone anziane. La struttura della cartilagine cambia specialmente con l’invecchiamento, la superficie diventa sempre più rigida e fragile, problemi addizionali possono essere causati da piccole particelle di cartilagine che si staccano. L’usura dell’articolazione causa dolori durante il movimento, il paziente può sentire uno scricchiolio, quando si è fermi l’articolazione si indurisce. A causa della mobilità peggiorata e attività diminuita, le conseguenze colpiscono anche i muscoli, i quali si indeboliscono, il che significa un’addizionale mobilità peggiorata del paziente.

 

Lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio

L’articolazione del ginocchio è una delle articolazioni più caricate. Nonostante il fatto che è costruito in un modo che lo fa molto flessibile, le lesioni possono accadere, specialmente se nel momento di un caricamento maggiore facciamo un movimento incontrollato. La lesione più frequente del ginocchio è quella del legamento crociato anteriore (LCA), la quale causa un’instabilità del ginocchio e movimenti anomali dell’articolazione. Questi sono la causa di possibili lesioni di altre strutture e di un usura aggravata. La lesione del legamento crociato anteriore è un evento traumatico molto frequente soprattutto per chi pratica attività sportiva, specialmente per persone giovani e attive. In generale è più frequente tra maschi, ma negli ultimi tempi è cresciuto il numero delle lesioni anche tra donne. Gli sport maggiormente rischiosi sono lo sci, calcio e basket.

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Tratto dalla rivista MOVIMENTO, edizione speciale

 

http://www.artros.it


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La mano del pianista: quando un disturbo compromette una carriera

piano2Dito a scatto, sindrome del tunnel carpale, artrosi del pollice e gomito del tennista: patologie di sportivi e informatici che colpiscono anche i virtuosi del pianoforte. Come eseguire fraseggi e armonizzazioni senza rischio?

A cura di Valeria Tagni, consulenza di Ferdinando Da Rin, Istituti Codivilla–Putti, Cortina d’Ampezzo (BL)
La professione del pianista richiede un intenso utilizzo della mano; sindromi da sovraccarico oppure una tecnica non corretta possono portare a patologie che col tempo influiscono sulle performance del pianista fino a compromettere la carriera. “La frattura di un metacarpo o un dito a scatto, che colpiscono anche la gente comune, nel professionista sono aggravate dal fatto che il recupero deve avvenire in tempi brevi per riprendere l’allenamento prima possibile – spiega Da Rin dalla clinica di Cortina d’Ampezzo.

LA CLINICA PER I “MALATI DI MUSICA”
Purtroppo la frase di Mozart “… per un buon musicista sono necessarie soltanto 3 cose: la testa, il cuore e la punta delle dita” è lontana dal vero: brillanti carriere hanno subito alti e bassi a causa di disturbi fisici. Per questo un pianista dovrebbe essere seguito da una équipe di esperti, come avviene per gli sportivi, e in centri specializzati. Ne esiste uno a Milano, per esempio, dedicato ai problemi dei musicisti: si tratta dell’ambulatorio “Sol Diesis” che parte dall’osservazione della performance del musicista per suggerire le terapie preventive o riabilitative più adatte. Ma ne esistono altri a Modena, Firenze o Savona, diretti da ottimi specialisti come Antonio Landi a Modena, Massimo Ceruso all’Ospedale Careggi di Firenze e Renzo Mantero di Savona – dichiara Da Rin.

PIANISTI E SPORTIVI: GESTI DIVERSI, STESSI PROBLEMI
“Tendiniti e tenosinoviti (infiammazioni dei tendini e delle membrane che li avvolgono) – spiega l’esperto – sono provocate da microtraumi derivati da sforzi troppo intensi, veloci e ripetuti; gli stessi degli sportivi, che nei pianisti colpiscono gli estensori e i flessori delle dita. All’origine ci può essere un’errata pratica strumentale che deve essere corretta, associando una terapia con antinfiammatori e riposo. Consigliamo poi fisioterapia con ultrasuoni o laserterapia e rieducazione funzionale. Se il dolore persiste, si passa alle infiltrazioni locali con cortisonici, acido ialuronico e di recente gel piastrinico autologo. La chirurgia è invece limitata ai casi più gravi”.

L’INCUBO DEL PIANISTA: LA DISTONIA FOCALE
A 37 anni e all’apice della carriera il pianista americano Leon Fleisher ne fu colpito e perse completamente l’uso di due dita della mano destra. “Avevo l’impressione che vivessero una vita propria – racconta l’artista. Invece, ultra ottantenne, Fleisher ha ripreso a suonare a due mani grazie ad una terapia con tossina botulinica.
La distonia focale (ovvero: focalizzata ad una parte del corpo) è un disturbo del movimento che determina contrazioni involontarie della parte colpita; nel pianista è causata dalla ripetizione dei gesti. “Comincia a manifestarsi con irregolarità dei trilli e dita incollate alla testiera – spiega Da Rin. – Oltre all’anulare, anche il pollice destro può mancare di coordinazione ed eseguire le scale diventa difficile. Spesso il musicista pensa che il problema sia tecnico e intensifica lo sforzo, aggravando la condizione. Per questo è importante una diagnosi precoce, sospettando la distonia anche in patologie banali come il dito a scatto. Il trattamento inizia bloccando le altre dita con un tutore per impedire che aiutino quelle colpite. A seguire, infiltrazioni di tossina botulinica A che bloccano per 2-3 mesi i flessori del 4° e 5° dito favorendo il recupero funzionale”.

6 REGOLE PER MANTENERE IN SALUTE LE ARTICOLAZIONI DELLA MANO
A volte bastano semplici modifiche nell’approccio alla tastiera per prevenire infiammazioni e lesioni. Ecco alcune regole base:
1. schiena dritta e rilassata
2. collo rilassato
3. sedersi leggermente più avanti rispetto al centro dello sgabello
4. tenere il gomito all’altezza della tastiera
5. mantenere i piedi a terra vicini ai pedali
6. braccio, avambraccio, polso e mano devono trovarsi sullo stesso asse, ad altezza tastiera.

Tratto da: http://www.orthopedika.it/la-mano-del-pianista-quando-un-disturbo-compromette-una-carriera/

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Dalle immagini ai video: Active Mri è nuova tecnica per la diagnostica del polso

Active-MRI-3W-1024x577Se un’immagine vale più di mille parole, ancora più utile può essere un filmato, specie se è utilizzato a fini diagnostici. I ricercatori della University of California (Davis), hanno messo a punto un sistema per creare dei video del polso in movimento a partire da una serie di immagini ottenute tramite risonanza magnetica e l’hanno descritto in un articolo comparso sulla rivista Plos One. La tecnica, battezzata Active Mri (risonanza magnetica attiva), potrebbe essere utile per diagnosticare certe piccole alterazioni fisiologiche che caratterizzano l’insorgere di condizioni patologiche come le instabilità carpali.

«Il rapido susseguirsi delle immagini si traduce in una specie di filmato – ha detto il coordinatore del gruppo di ricerca, il radiologo Robert Boutin – e se necessario il video può essere rallentato, fermato o anche riprodotto al contrario. Durante l’esame,si chiede ai pazienti di compiere i movimenti che creano fastidio o difficoltà, le immagini vengono scannerizzate e i medici possono controllare il modo con cui lavora l’articolazione; a volte, del resto, il dolore o altri sintomi si manifestano soltanto con il movimento».

Un altro degli autori, Abhijit Chaudhari, ha ricordato che le instabilità al polso si verificano quando le ossa del carpo si disallineano e compromettono la funzionalità dell’articolazione, spesso in seguito a traumi a carico dei legamenti; questo può causare mobilità anomala e dolore cronico per poi sfociare in osteoartrosi, ma una diagnosi precoce potrebbe rendere gli interventi meno invasivi e più efficaci.

«Le scansioni ottenute dalla risonanza magnetica – ha detto Chaudhari – danno informazioni dettagliate senza emettere radiazioni ionizzanti, ma non possono aiutare nella diagnosi di problemi all’osso o ai tendini, che si evidenziano quando il polso si muove; invece l’Active Mri fornisce una visione in real time del movimento del polso utilizzando una tecnologia sicura e ampiamente disponibile».

Un esame completo di risonanza magnetica richiede normalmente dai 30 ai 45 minuti e almeno tre minuti per ciascuna immagine, tempi troppo lunghi per poter realizzare un video, ma i ricercatori americani hanno sviluppato un nuovo protocollo che permette di rilevare un’immagine ogni mezzo secondo. Inoltre il movimento delle ossa nella zona del polso potrebbe interferire con il campo magnetico dello scanner causando un indebolimento del segnale: anche questo problema è stato superato con una soluzione tecnica che stabilizza il campo magnetico e offre ai medici una visione più chiara.

Finora l’Active Mri è stato sperimentato su 15 polsi di dieci volontari che non avevano particolari patologie articolari e ciascun esame è durato appena dieci minuti. Il passo successivo, dicono gli autori, sarà la validazione di questa tecnologia in pazienti con sintomi di instabilità carpale.

Guarda due esempi di Active Mri:

Video 1

Video 2

active-MRI

Tratto da: http://www.orthoacademy.it/polso-e-mano/active-mri-diagnostica-del-polso/#sthash.3hvHwdeC.dpuf


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Traumi da attività sciistica

Come prevenirli, come affrontarli.

activities-Snowboarding_Or_Skiing_Experience-21369125902Lo sci è un’attività sportiva praticata da un numero elevatissimo di persone, spesso nel contesto di condizioni meteorologiche negative e senza un’adeguata preparazione atletica.

Negli ultimi anni l’incidenza delle lesioni traumatiche dovute a cadute o a scontri fra sciatori è notevolmente aumentata. Chi scia a livello dilettantistico non riesce facilmente a rendersi conto del proprio stato di affaticamento e spesso non conosce o sottovaluta le reali condizioni della pista.

Da alcuni anni, comunque, fra le patologie degli sciatori si osservano lesioni che non sono provocate dal trauma dello sci vero e proprio perché le tecnologie, con gli attacchi di sicurezza calibrati che liberano lo sci in caso di caduta, limitano questi danni. Sono provocate, invece, dall’eccessivo affollamento delle piste che aumenta in maniera esponenziale l’errore umano.

Se analizziamo le statistiche dei traumi riportati dagli sciatori, si nota come le fratture (51,5%) siano superiori alle distorsioni (28,75%). La gamba è interessata nella percentuale del 31%, il ginocchio nel 13%, il I dito della mano net 3,15%. Lo stiramento del legamento collaterale mediale del ginocchio è in testa alla classifica degli infortuni.

In sintesi i distretti classicamente interessati nella traumatologia da sci sono:

Il ginocchio

Anatomia-ginocchioLe superfici articolari di rotula, tibia e femore, in una caduta o in uno scontro con altro sciatore, possono riportare una contusione alla superficie articolare, con lesione della cartilagine articolare (frattura o microfrattura condrale).

I menischi, i legamenti crociati e i legamenti collaterali da soli o associati possono essere interessati da un trauma
da sci.
Le lesioni al menisco, soprattutto il mediale, sono evenienze tutt’altro the rare nello sciatore e solitamente provocate da un movimento di flessione del ginocchio associato a rotazione del piede indotto dal gesto atletico o da un malfunzionamento degli attacchi durante una caduta.

La lesione dei legamenti crociati, più frequentemente l’anteriore, si verifica quando l’articolazione viene sollecitata in modo abnorme tendendo il legamento o in iperestensione di ginocchio o in flessione-torsione dello stesso con pulsione anteriore o posteriore delta tibia rispetto al femore, La lesione dei crociati viene classificata in diversi gradi in base alla gravità di compromissione delle fibre legamentose;

Il legamento collaterale mediale, la cui funzione meccanica è la stabilizzazione del ginocchio al suo lato “interno” durante il movimento, viene solitamente leso per una spinta laterale al ginocchio con piede fisso a terra. È il caso dello sciatore che cade in avanti senza che si sgancino gli sci finendo a terra in posizione “a rana”.

La spalla

bigstock-Shoulder-bursa-bursitis-AlilaLa lesione della cuffia dei rotatori si può realizzare per una causa traumatica violenta, o può nascere da un’irritazione dei tendini dovuta all’iperuso funzionale cui segue una fase di infiammazione. Perdurando lo stimolo irritativo, si restringe lo spazio articolare causando un conflitto tra il tendine e la parete ossea sovrastante durante il movimento; ciò perpetua la sofferenza del tendine facendolo degenerare sino alla rottura, parziale o completa. Spesso l’alterazione articolare conseguente alla lesione della cuffia produce l’irritazione del capo lungo del bicipite brachiale e della guaina che l’avvolge nel tratto in cui scorrono sulla testa omerale.

Le lesioni dell’articolazione acromion-claveare sono provocate da un urto diretto alla faccia laterale della spalla o per caduta o per collisione con un altro sciatore; ciò produce un danno la cui estensione e profondità possono giungere, attraverso lo stadio di stiramento e parziale lacerazione, sino alla completa rottura della capsula e di tutto il complesso legamentoso dando cosi origine ad una lussazione acromionclaveare, II dolore all’apice della spalla, di tale intensità da impedire ogni movimento, è il sintomo principale delle lesioni di quest’articolazione; in caso di franca lussazione dell’acromion-claveare si noterà una deformità alla spalla legata allo spostamento della clavicola verso l’alto, rispetto all’acromion.

Per quanto riguarda le lesioni dell’articolazione glenoomerale, come sappiamo è costituita dall’estremità sferoidale della testa omerale che ruota su una superficie della scapola, detta glena consentendo al braccio di compiere una rotazione vicina ai 360° nello spazio.

Oltre alla capsula articolare, ad una struttura di contenimento appoggiata al bordo glenoideo scapolare, detta cercine ed ai legamenti la stabilità articolare è affidata ad un complesso di muscoli che sovrapponendosi in vari strati mantengono “centrata” la testa omerale sulla glena scapolare durante il movimento.

Come per l’acromion claveare una sollecitazione del braccio, durante uno sforzo od un contrasto, provoca una lesione delle struttura capsulare, legamentosa e muscolare che può condurre alla lussazione dell’omero, ovvero alla perdita del fisiologico contatto tra omero e scapola.

A differenza dell’acromion claveare, la cui lussazione avviene in un solo piano dello spazio, la lussazione omerale, grazie all’ampiezza dell’arco di movimento, può prodursi in diversi piani (anteriore, posteriore, ascellare…).

In realtà nello sportivo il 95% delle lussazioni gleno omerali è anteriore e si produce per un trauma prodotto mentre il braccio è alzato ed extrarotato.

Talora, in seguito ad un episodio di lussazione, si verificano le recidive, e cioè episodi di lussazione gleno-omerale anche per movimenti banali; ciò è dovuto alla lassità dei tessuti coinvolti nel primo episodio e in tale caso si definirà la lussazione di spalla come “abituale o recidivante”.

Il polso

b_14_1_2aSia un trauma diretto, ovvero una caduta che coinvolga l’articolazione del polso, sia un trauma indiretto, ovvero una leva provocata dall’impugnatura del bastoncino con l’ausilio del laccio, sono in grado di provocare lesioni a carico sia dello scheletro che delle strutture capsulo legamentose. Per quanto riguarda lo scheletro, sono più a rischio di frattura la parte distale del radio e dell’ulna, lo scafoide e le falangi.

Assai più frequenti delle fratture sono i traumi distorsivi, che colpiscono la regione articolare composta dal radio e dalle ossa scafoide e semilunare e quelli che colpiscono la regione metacarpo falangea del primo dito. Una caratteristica lesione da sci e a carico del I dito e, in particolare, a carico della articolazione metacarpofalangea del lato ulnare, articolazione nella quale si può rompere il legamento metacarpofalangeo per la scorretta impugnatura della racchetta.

Questa lesione, detta anche “pollice dello sciatore”, viene prodotta urtando con la punta del pollice la neve durante una caduta. Ciò può causare la rottura, parziale o totale, del legamento collaterale ulnare, componente indispensabile alla stabilità articolare nel movimento di “pinza” tra pollice ed indice. Con un meccanismo analogo possono verificarsi le rotture dell’espansione terminale del tendine estensore all’ interfalangea distale delle ultime dita (dal secondo al quinto).

Capo e rachide cervicale

Sono legati soprattutto a tre fattori: aumento della velocità di discesa, incremento dei praticanti con aumento della densità di sciatori sulla pista, urti contro ostacoli naturali (alberi, rocce…) durante i fuoripista o contro ostacoli non segnalati o non protetti (piloni di funivia, tralicci di cavi…ecc.).

II risultato è un incremento di traumi al capo, commotivi o meno, cosi come un aumento delle distorsioni del rachide cervicale legate a traumi del capo con iperestensione del collo. I danni possono spaziare da lesioni muscolari e capsulo-legamentose di lieve entità fino a lussazione o frattura di corpi cervicali, con danno del midollo spinale cui possono conseguire lesioni irreversibili ed invalidanti.

Fratture di femore e tibia

imagesSHNYNFSRTali fratture, pur essendo diminuite rispetto ad un recente passato grazie ai progressi in tema di sicurezza degli attacchi e degli scarponi, rappresentano ancora un capitolo cospicuo della traumatologia dello sciatore.

Diverse dallo sci, invece, le lesioni the vengono provocate dalla pratica dello snow-board: predominano i traumi agli arti superiori, seguiti da traumi alla testa e da quelli agli arti inferiori (principalmente la caviglia). È di interesse il fatto che tra i rider traumatizzati quelli con frattura sul totale sono in percentuale doppia (28%) rispetto agli sciatori
(14%). La maggior parte di tali fratture riguarda il polso.

Per quanto riguarda i traumi non fratturativi le lesioni tipiche sono localizzate soprattutto alle spalle, dove si verificano sublussazioni dell’articolazione acromionclaveare e dell’articolazione sterno-claveare; frequenti sono i traumi del polso e della mano per la mancanza di racchette.

Per gli arti inferiori gli infortuni al femore, tibia e perone sono di solito il risultato di un trauma diretto contro un oggetto statico o contro un altro sciatore/rider. Per il ginocchio la maggior parte dei traumi alle ginocchia avviene a snowboarder con un solo piede agganciato (ski lift, …).
Lo snowboard è comunque meno peicoloso per le ginocchia che non lo sci perché:

a) mentre sulla tavola, con entrambi i piedi aggancianti agli attacchi, qualunque forza di torsione dovesse esserci provocherebbe la torsione di tutto il corpo poiché entrambe le gambe e il busto devono muoversi nella stessa direzione, non è la stessa cosa nello sci, dove una gamba può girarsi all’interno o all’esterno indipendentemente dal movimento del resto del corpo; direzione, non è la stessa cosa nello sci, dove una gamba può girarsi a l l ’ i n t e r n o o a l l ’ e s t e r n o indipendentemente dal movimento del resto del corpo;

b) una tavola ha solo due lamine the possono spigolare improvvisamente sulla neve al contrario delle quattro per gli sci;

c) le tavole da snowboard sono più corte degli sci, ciò riduce il braccio di leva della forza prodotta dalla torsione.

Gli infortuni alle caviglie sono particolarmente comuni dopo i salti per una combinazione di forte compressione e torsione. Ciò potrebbe portare alla distorsione della caviglia o ad un trauma peggiore detto “la caviglia dello snowboarder”. Si tratta delta frattura dell’ipofisi laterale dell’astralago scambiata spesso per una forte distorsione.

Gli infortuni alla spina dorsale non sono frequenti e si verificano in due modi:

a) come risultato di un salto che non è andato bene, con un atterraggio in una posizione scomoda sulla schiena o sul collo, o su qualcuno o qualcos’altro;

b) in seguito ad una brusco stop, lo snowboarder atterra pesantemente sul sedere e l’energia è trasmessa su per la spina dorsale causando fratture da schiacciamento della colonna vertebrale.

Consigli utili per prevenire gli incidenti sulla neve:
• Curare nei minimi dettagli la preparazione atletica, da svolgere nei mesi che precedono la stagione invernale. La preparazione fisica deve essere finalizzata a recuperare il tono muscolare dell’intero corpo, irrobustire i muscoli della schiena, rendere elastiche le articolazioni (caviglia, anca, ginocchio). Per chi intende dedicarsi allo sci di fondo può essere utile un allenamento preliminare con appositi “sci a rotelle” su strada, per abituare i propri arti inferiori al movimento tipico del fondista. In mancanza di questo tipo di allenamento, può comunque risultare utile l’esecuzione di un programma aerobico per migliorare le doti di resistenza (cyclette, marcia, nuoto, eseguiti a velocità moderata,
per almeno 40-60 minuti ogni 3-4 giorni).

• Scegliere materiali resistenti e collaudati.

• Controllare spesso la perfetta funzionalità di tutto il kit: sci, attacchi, scarponi e racchette. Verificare se i ganci delle calzature sono a posto e se gli attacchi sono regolati secondo il vostro peso e le vostre capacità atletiche.
• Raddoppiare in pista la concentrazione, in particolare all’inizio e alla fine della giornata sulla neve. È stato provato, infatti, che la maggior parte degli incidenti sugli sci avvengono durante la prima ora (a muscoli freddi) o in ultima discesa.
• Prudenza soprattutto nelle ore di punta, quando la pista è più affollata, controllando – e cercando di prevedere – i movimenti degli altri sciatori più vicini.
• Percorrere sempre una pista adatta alle proprie capacità tecniche, evitando i “fuori pista”.
• Non lanciarsi a forte velocità perché si rischia di perdere il controllo degli sci; evitare le gare in mezzo alla folla, le curve a raggio troppo largo, le acrobazie inutili.

II preoccupante aumento di incidenti anche mortali in pista, ha costretto il legislatore italiano a porre fine ad una sostanziale mancanza di regole di prevenzione e sicurezza. Con Ia pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 5 Gennaio 2004 delta Legge n. 363/2003, è entrata in vigore la prima legge italiana destinata a regolare gli sport sulla neve all’interno di aree sciabili attrezzate.

Si tratta di un intervento normativo finalizzato ad introdurre regole e prescrizioni di sicurezza obbligatorie per i gestori degli impianti e per i loro utenti. Escludendo lo sci alpinismo o il fuori pista, sui percorsi di discesa battuti dallo spazzaneve gli utenti devono essere protetti da ostacoli presenti lungo le piste con adeguate protezioni e segnalazioni di pericolo e devono potere disporre di postazioni per il pronto soccorso; i gestori sono inoltre obbligati a segnalare le cattive condizioni del fondo e a chiudere la pista in caso di pericolo o di non agibilità.
La seconda parte della legge introduce, invece, regole di comportamento e sicurezza per l’utente di aree sciistiche attrezzate: velocità, precedenza, sorpasso, incrocio, stazionamento, omissione di soccorso, transito e salita. L’obbligo di dare precedenza viene imposto allo sciatore a monte. In particolare, va proibito allo sciatore che sopraggiunge da dietro di sfiorare lateralmente lo sciatore che lo precede.

E se non si è medici, può essere rischioso prestare al ferito “l’assistenza occorrente” prescritta dall’art. 14, dato che è sconsigliato o addirittura proibito intervenire su un ferito senza avere la preparazione medica necessaria (si pensi al trauma cranico o cervicale); per i non addetti ai lavori, è più agevole comunicare immediatamente al gestore l’avvenuto incidente.

Tratto da: http://www.tuttosanita.it/PugliaSalute/Anno2004/PugliaSaluten%C2%B011%20PDF/sci_ortopedia_17_19.pdf

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