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Clinica ortopedica


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Lussazione della spalla

Articolazione della spalla e lussazioni

La spalla è una zona del corpo umano estremamente complicata perché formata dall’insieme di ben 5 articolazioni. Tra queste la principale viene chiamata scapolomerale o glenomerale poiché mette in comunicazione la testa dell’omero con la cavità glenoidea della scapola. Lussazione della spallaL’insieme di queste cinque articolazioni, azionate da numerosi gruppi muscolari (ventisei muscoli in tutto), fa della spalla “l’articolazione” più mobile del nostro organismo. Tutta questa mobilità permette l’esecuzione di movimenti molto complessi ma diminuisce la stabilità dell’intera regione. L’articolazione della spalla è comunque protetta da numerosissime strutture anatomiche stabilizzatrici capitanate dai muscoli e dai tendini che formano la cuffia dei rotatori.

In particolari situazioni, come una forte contusione, tale protezione non riesce ad impedire che la testa dell’omero fuoriesca dalla sua normale sede, senza ritornarci spontaneamente. Si parla in questi casi di lussazione della spalla o lussazione glenomerale.

Questa importante articolazione può essere colpita da due diverse tipologie di lussazioni. La più frequente (95% dei casi), soprattutto nelle persone giovani ed attive, è la lussanzione anteriore in cui l’omero viene deviato in avanti e in basso, come riportato in figura.

La lussazione posteriore è invece molto meno frequente ed un po’ più complicata da trattare.

LUSSAZIONE

La lussazione o slogatura è un evento traumatico che causa la perdita dei rapporti reciproci tra i capi articolari di un’articolazione. Lo slittamento a livello cartilagineo delle due estremità ossee è consentito dalla rottura, almeno parziale, della capsula e dei legamenti che stabilizzano l’articolazione. Talvolta a tali lesioni si associano quelle della cartilagine articolare, dei vasi, delle ossa, della cute (lussazione esposta) e dei nervi.

Le lussazioni si dividono in complete ed incomplete. Nel primo caso vi è una netta separazione tra le due superfici articolari, mentre nel secondo i capi ossei rimangono parzialmente in contatto tra di loro. In entrambi i casi è necessario un intervento esterno per riportare in sede le due superfici articolari fuoriuscite.

La lussazione della spalla può causare la rottura di numerose strutture anatomiche (legamenti, ossa, cute, cartilagine articolare, muscoli e capsula). In particolare circa il 90% delle lussazioni anteriori si accompagna al distacco del labbro glenoideo, una sorta di guarnizione che permette lo scivolamento dell’omero sull’omonima cavità della scapola.

Dopo la lesione questo labbro cartilagineo tende a riposizionarsi spontaneamente e a cicatrizzare ma talvolta assume una posizione viziata che ne diminuisce la funzionalità. Questa condizione, chiamata lesione di Bankart, è una tra le più comuni cause di lussazioni ricorrenti e per questo, specie nei soggetti più giovani, viene spesso trattata chirurgicamente.

La lussazione si può accompagnare anche alla rottura della testa dell’omero che viene spinta violentemente contro il margine anteriore della cavità glenoidea (lesione di Hill Sachs). Anche questa frattura aumenta il rischio di lussazioni ricorrenti ma è più frequente negli anziani rispetto ai giovani.

 

Cause e fattori di rischio

La lussazione della spalla è una lesione piuttosto comune negli sport di contatto come l’hockey, il basket, il rugby, il baseball, lo sci e la lotta. Tale condizione si registra più frequentemente negli uomini rispetto alle donne (9:1) e nei giovani rispetto agli anziani.

I meccanismi lesivi sono diversi ma tutti riconducibili ad un forte evento traumatico che fa disclocare l’omero dalla sua sede naturale:

  • caduta in appoggio su braccio extraruotato (quando si cade si tende a ruotare il braccio verso l’esterno in modo da creare un solido punto di appoggio per proteggere il resto del corpo)
  • forte trauma su braccio intraruotato ed addotto (lussazione posteriore)
  • caduta sul versante laterale della spalla
  • brusco movimento del braccio sopra la testa(lancio del baseball)
  • violento strattonamento del braccio all’indietro e verso l’esterno da parte di un avversario
  • violenta collisione della spalla contro un ostacolo o un avversario
  • iperlassità congenita (naturale predisposizione all’instabilità) o acquisita (in seguito a precedente lussazione)
  • insanabilità cronica della spalla dovuta a sovrallenamento (sovraccarico cronico dei muscoli stabilizzatori)

 

Sintomi

  • Impossibilità di movimento
  • Il braccio rimane penzolante, extraruotato e vicino al corpo (lesione anteriore)
  • Dolore violento e fastidioso
  • La spalla, alla palpazione, perde la caratteristica rotondità

 

Diagnosi

La diagnosi di lussazione spesso è piuttosto immediata, dato che il danno articolare è visibile ad occhio nudo o comunque palpabile. Tuttavia per avere un quadro clinico completo è bene sottoporsi, prima del riposizionamento, ad indagini diagnostiche come radiografie e risonanza magnetica. Tali esami sono in grado di evidenziare eventuali complicanze (fratture ossee, lesioni di vasi, nervi ecc.). L’esame radiografico andrà poi ripetuto dopo l’intervento di riposizionamento per verificare l’allineamento articolare. Nel caso si voglia evidenziare correttamente una lesione posteriore bisogna invece avvalersi di tecniche radiografiche speciali.

 

Trattamento e riabilitazione

Come tutte le slogature, anche la lussazione della spalla necessità di un intervento di riduzione (riposizionamento) tempestivo. Tale manovrà dev’essere eseguita esclusivamente da un medico, solitamente dopo un esame radiografico di accertamento. Spesso tale intervento viene svolto in anestesia locale per limitare il dolore.

Riabilitazione lussazioneDopo aver riposizionato l’omero nella sua posizione fisiologica ed aver eseguito una seconda radiografia, il braccio viene immobilizzato tramite un tutore che lo manterrà aderente al corpo per almeno una o due settimane (solitamente in rotazione interna con l’avambraccio aderente al corpo anche se secondo alcuni recenti studi l’immobilizzazione in rotazione esterna, seppur scomoda, sarebbe più efficace).

Soprattutto nelle lesioni ricorrenti si consiglia di iniziare esercizi di mobilitazione precoce associati ad un successivo programma di potenziamento muscolare. Nei giovani atleti si tende invece a prolungare l’immobilità per favorire la completa guarigione delle strutture anatomiche lesionate. Anche in questi casi è comunque importante eseguire regolarmente esercizi di mobilizzazione precoce del polso, della mano e del gomito.

Statisticamente, le probabilità di lussazioni recidive alla spalla sono maggiori nei pazienti di età inferiore ai 30 anni (circa l’80% dei casi). Al di sopra di questa età le probabilità di una futura lussazione diminuiscono significativamente.

Anche per questo motivo il trattamento riabilitativo si differenzia in base all’età del soggetto, alla gravità della lussazione e alla recidività della patologia. E’ infatti di FONDAMENTALE importanza evitare nuovi episodi lussativi dato che ad ogni nuova slogatura aumenta considerevolmente il rischio di danneggiare strutture anatomiche importanti. Per questo l’intervento chirurgico diviene quasi d’obbligo in caso di frequenti lussazioni.

Una lussazione trascurata può causare, con il passare del tempo, dei fenomeni degenerativi della cartilagine articolare o comunque compromettere seriamente la funzionalità della spalla (dolore, deficit di forza, alterazioni della sensibilità).

Per questo motivo e per per contrastare il pericolo di nuovi episodi lussativi nei giovani atleti si procede spesso con un riposizionamento in artroscopia del labbro glenoideo e dei legamenti articolari. I risultati dell’intervento sono solitamente molto buoni dato che circa il 95% dei pazienti riprende le normali attività sportive e quotidiane senza subire nuove lussazioni. L’efficacia di tale intervento è sovrapponibile a quella della tradizionale tecnica a cielo aperto che abbassa ulteriormente il rischio di recidive ma è piuttosto invasiva. I tempi di guarigione dopo intervento chirurgico sono mediamente compresi tra i 45 ed i 180 giorni mentre per il trattamento conservativo attività fisiche leggere possono essere intraprese già dopo 2-4 settimane dalla lesione.

Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/lussazione-spalla.html

 

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Correre: le regole per una corsa salutare e senza rischi

Correre, ecco le regole per una corsa salutare e senza rischi
Correre è un’abitudine che molti hanno adottato per smaltire lo stress, scaricare la tensione o rimettersi in forma. Correre fa bene ma ancora di più correre senza rischi. Chiunque ami la corsa sa che ogni parte del corpo viene coinvolta, non solo le gambe.

Ecco i 4 principali errori dei runner amatoriali che aumentano i rischi di infortuni durante la corsa:

1) Postura:

correre bene è anche una questione di postura. La postura corretta prevedere l’angolazione dei gomiti di 90 gradi, anche quando gli arti effettuano una oscillazione posteriore; avere consapevolezza di spalle rilassate ovvero non portare le spalle verso le orecchie contraendo i trapezi; nella corsa le mani devono essere rilassate poichè tenere le mani a pugno o eccessivamente aperte e tese comporta un eccessivo dispendio di energia. Bisogna anche avere l’accortezza di tenere il capo sempre dritto e mai penzoloni, con lo sguardo fisso in avanti per poter guardare 20 metri davanti a sè.

2) Ritmo troppo blando di corsa:

ideali sono 3 passi al secondo cioè 180 battute per minuto (bpm). Questo permette di utilizzare in modo funzionale la muscolatura e i tendini, avere il gesto della corsa più elastico e ridurre lo sforzo su ginocchio e anca.

3) Appoggio del tallone:

nella corsa il tallone non ammortizza il carico perché, essendo un osso, non è in grado di assorbire e ridare energia dopo lo scarico del peso al suolo a differenza dell’avampiede che grazie ad un sistema di muscoli e tendini assorbe l’energia di ritorno. Attenzione anche ad atterrare di punta o di estremo avampiede nel correre. La giusta posizione è infatti sotto al nostro baricentro e non più avanti poichè ci porterebbe a frenare sul terreno.

4) Abbigliamento non adatto:

quando si esce a correre anche l’abbigliamento deve essere comodo e traspirante in ogni stagione.

5) Non fare lo stretching:

anche se non riduce il rischio di infortuni, lo stretching è fondamentale per migliorare l’estensibilità muscolare e quindi i movimenti e la relativa performance della corsa.

6) Allenarsi tutti i giorni:

se allenarsi fa bene, allenarsi troppo è invece deleterio perché sono maggiori i rischi di lesioni e infortuni. Bisogna invece considerare anche il riposo come una componente importante dell’allenamento nella corsa.

Per una corsa ottimale occorre:

1. Mantenere una cadenza di falcata più elevata avendo un passo più corto e frequente.
2. Non correre facendo saltelli cioè ridurre la spinta verticale e il tempo di “volo”.
4. Impiegare tutte le proprie forze per fare il percorso, senza sprecare le energie per “volare”.
5. Curare il movimento simmetrico delle braccia che devono essere flesse a 90 gradi, con le mani rilassate.
6. Cercare di avanzare il baricentro, cioè sporgersi in avanti senza però buttare troppo avanti le spalle.
7. Correre con il busto eretto, a testa alta, sguardo all’orizzonte, con le braccia morbide e le spalle rilassate, facendo oscillare le braccia con un movimento ampio e ritmico.
 
“Così la vita vi sorriderà e sarete fieri di quello che state facendo,” parola di Daniel Fontana, coach per le podiste di Runner’s World con due Olimpiadi all’attivo (Atene e Pechino) e un presente che lo vede tra i migliori al mondo nel triathlon di lunga distanza.

 

Tratto da: © Orthopedika Journal

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Esercizi per la schiena: ginnastica in ufficio

Prefazione. L’idea di scrivere questo libro è nata guardando ed ascoltando i miei colleghi impiegati, i quali, come il sottoscritto, riflettevano sulla mancanza di tempo per la cura fisica. Spesso suggerivo: nel frattempo bisogna correggersi mentre siamo seduti davanti alla scrivania; c’era di fatto chi aveva la sedia troppo alta, di conseguenza doveva inclinarsi in avanti, chi invece troppo bassa e per questo doveva stare con le braccia più alte del corpo, chi invece inclinato da una parte… insomma posture terribili per il proprio fisico. Nell’aria spesso volteggiavano frasi come: “ci vorrebbero giorni di 48 ore!” Di è vero, ma se fosse stato così sicuramente qualche bel brunettone ti avrebbe fatto lavorare per un giorno e mezzo!! I motivi per cui non possiamo dedicarci del tempo sono vari, tra questi quello più difficile da risolvere è legato alla famiglia; infatti, quanti di voi uscendo dall’ufficio possono trovare uno spiraglio di tempo per fare della sana ginnastica? Pochi, forse chi ha i figli grandi, ma non è sempre così facile. Quindi mi sono detto: “creiamo degli esercizi semplici da eseguire mentre siamo comodamente seduti davanti alla nostra postazione di lavoro”.
Ed ecco fatto, dopo aver esaminato le varie posture, ed i vari problemi articolari da immobilità, dovuti appunto al lavoro sedentario, è nato questo manuale, frutto anche di tanta passione.

 

1) Le scarpe slacciate: sempre seduti con i piedi ben a terra e gambe larghe, allungatevi in avanti come appunto ad allacciarvi le scarpe, prima da una parte e poi dall’altra, ed infine davanti alle gambe (fermi così 5 secondi); questo esercizio semplice permette alla vostra schiena di rilassarsi “aprendo” le vertebre lombari ma anche la cervicodorsali; oltre a questo noterete che il flessore della coscia (detta gamba) o bicipite femorale, si estende, e crea un piccolo dolore di allungamento dovuto alla mancata abitudine allo stretching.

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2) Quando tornate verso l’alto ristendete la schiena; questo in due modi, il primo tirandosi su come in figura, con le braccia verso il basso e le spalle indietro “belli dritti”…

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3) …il secondo tornando verso l’alto con le braccia in alto e le mani congiunte, che continuano a spingere in dietro. Anche in questo caso è sufficiente ripetere 2 o 3 volte. Questo esercizio permette alla schiena di estendersi e favorisce sia la circolazione che l’estensione dei muscoli dorsali.

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4) Adesso mettete i piedi dietro le gambe anteriori della sedia, oppure aggrappatevi alle gambe della sedia a ruote, state belli dritti, portate le braccia dietro la schiena e prendetevi le mani…

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5) …spingete con il dorso della mani sulla parte lombare, portando le spalle in dietro, continuate così cercando di portare lentamente la pressione delle mani verso l’alto. Questo movimento vi darà sollievo su tutta la schiena.

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6) Ora, sempre con le mani dietro la schiena (dritta) e gomiti larghi, rilassatevi portando i gomiti in avanti (tenetevi sempre con le mani), vedrete che di conseguenza anche le spalle flettono in avanti; fate così anche per il collo, curvandolo in avanti. Fatto ciò, ristendete il tutto portando i gomiti in dietro. Ripetete questo esercizio almeno 5 volte.

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Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/postura/esercizi-schiena-scrivania.html

 

http://www.artros.it


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I benefici dello sci di fondo

sci-di-fondoGli sci nacquero come mezzo di locomozione: permettevano infatti di spostarsi più velocemente sulla neve durante i freddi inverni dei Paesi nordici. Da questa antica pratica è poi derivato uno sport, lo sci di fondo, che fa oggi parte dei Giochi olimpici invernali in nove diverse tipologie, alcune particolarmente spettacolari come il biathlon o lo ski-arc. Tuttavia, lo sci di fondo non è uno sport dedicato esclusivamente agli atleti: anche i semplici amanti della montagna e della neve possono praticare questa disciplina, ricavandone grandi benefici.

Lo sci di fondo è uno sport molto divertente e rilassante da praticare. È molto semplice da imparare quindi non richiede alcuna lezione ma solo un istruttore che spieghi le giuste tecniche per partire, risultando sicuramente più economico dello sci da discesa. L’attrezzatura infatti non è molto costosa e può essere riutilizzata di anno in anno. Di solito comprende: sci, racchette, scarponi e vestiti impermeabili, anti freddo e vento; l’attrezzatura può essere anche noleggiata. Non è inoltre previsto l’obbligo dello ski-pass, altro punto a favore del risparmio.

I vantaggi dello sci di fondo non sono solamente fisici, ma anche psicologici: invece di essere chiusi sotto la luce di un neon nella palestra o in piscina a fare gli stessi esercizi di sempre, lo sci di fondo lo si pratica all’aperto, nel mezzo alla natura.  Il paesaggio varia continuamente, si nota l’alternanza delle stagioni, si crea armonia con ciò che ci circonda, tutto questo allontana lo stress alleggerendo la psiche.  Altro aspetto importante è che questa disciplina non richiede piste grandi ed attrezzate come lo sci da discesa, ma lo si può fare nelle stazioni più piccole, senza bisogno di file ed affollamenti.  Lo sci di fondo è anche un utile strumento sociale, in quanto lo si può fare in gruppo, chiacchierando e divertendosi.

 

Tratto da: http://sportpower.liquida.it/i-benefici-dello-sci-di-fondo-193135.html

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FARE SPORT CON LA MUSICA? MIGLIORA LE FUNZIONI CARDIACHE

Young woman taking break after jogging in park (Troels Graugaard/Getty Images) ** TCN OUT **

Ascoltare la propria musica preferita mentre si pratica attività sportiva, aiuta non solo a migliora l’umore ma anche le funzioni cardiache.

La ricerca effettuata dall’Università di Nis in Serbia ha testato pazienti con malattie cardiache e ne ha constatato i progressi allo sport è abbinata la musica. I risultati sono stati presentati i risultati ottenuti ad Amsterdam, al Congresso 2013 della Società europea di cardiologia (Esc), da Marina Deljanin Ilic dell’università di Nis in Serbia.

La ricerca è stata condotta su 74 pazienti con malattia coronarica stabile, suddivisi in tre gruppi: il primo seguiva un programma di allenamento sportivo, il secondo un piano di allenamento associato a 30 minuti al giorno della musica preferita, il terzo ascoltava solo musica. All’inizio e dopo 3 settimane sono stati misurati alcuni parametri indicativi dello stato di salute e della funzionalità dell’endotelio, la parete che riveste internamente i vasi sanguigni.

I risultati migliori sono stati osservati nel gruppo “sport più musica”, ma anche il solo ascolto della musica prediletta produceva un beneficio rispetto alla situazione iniziale.

Ascoltare per 30 minuti al giorno di una musica che dà gioia è associato a un miglioramento della funzione endoteliale – commenta Deljanin Ilic, la studiosa- probabilmente grazie alle endorfine rilasciate dal cervello per il piacere dell’ascolto: queste sostanze attivano la produzione di ossido nitrico, un composto vasodilatatore fondamentale per una buona performance dell’endotelio vascolare. Ascoltare la propria musica preferita, da sola o meglio ancora abbinata a un esercizio fisico regolare, può rappresentare una tecnica efficace per la riabilitazione di pazienti con malattia coronarica. Non esiste una musica ideale per tutti: ognuno deve trovare la propria, quella in grado di regalare emozioni, felicità e relax“.

Tratto da: http://www.medicinamoderna.tv/b/1137/fare-sport-con-la-musica.html

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Problemi alla spalla

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Dott. Martin Mikek, specialista in ortopedia

Di tutte le articolazioni del nostro apparato locomotore proprio la spalla consente una massima mobilita. La funzionalita dell’articolazione si mostra nella sua complessita, la conseguenza di cui sono numerose possibilita per un’affezione o lesione.

La comprensione dei principi del funzionamento dell’articolazione della spalla e i meccanismi delle lesioni, cosi’ come anche capire la complessita’ del intervento operatorio e della riabilitazione dopo una lesione, consentono una conoscenza elementare dell’anatomia della spalla.

OSSA

ossaLa struttura principale della spalla e’ composta, similmente a tutte le altre articolazioni, dalle ossa e dalla superficie cartilaginea. Nella spalla, l’articolazione e’ composta dalla scapola, dall’omero e dalla clavicola. La spalla e’ in realta’ composta da tre articolazioni – l’articolazione tra la testa dell’omero e scapola (articolazione gleno-omerale), l’articolazione tra la prominenza acromiale della scapola e l’estremita’ della clavicola (articolazione acromion-claveare) e l’articolazione irregolare tra il torace e la scapola (articolazione scapolo toracale). Per un funzionamento corretto della spalla e’ necessario un movimento coordinato di tutte e tre articolazioni. Il modello fisiologico di movimento che puo’ essere osservato durante l’elevazione del braccio nella spalla, dove si tratta di un movimento simultaneo – rotazione della scapola sul torace e movimento della testa dell’omero nell’articolazione gleno-omerale, e’ chiamato cinematica scapolo-omerale. Gia’ nelle fasi iniziali dell’affezione o lesione e’ tipico che questa si sconvolge, il che causa un sovraccarico addizionale di tessuti molli danneggiati.

MUSCOLI

muscoliSimile ad altre articolazioni del sistema muscolo-scheletrico, i tessuti molli nella spalla sono composti dalla capsula articolare con legamenti e muscoli che si attaccano sulle superfici delle ossa con tendini. Il labbro glenoideo rende piu’ profonda la superficie articolare della scapola, struttura fibrocartilaginea a sezione triangolare, fissato attorno al margine della cavita’ glenoidea. Il suo compito principale e’ di aumentare la stabilita’ dell’articolazione gleno-omerale e di migliorare l’adattamento di superfici articolari della scapola e dell’omero. I muscoli piu’ importanti dell’articolazione della spalla sono i muscoli della cuffia dei rotatori. Si tratta del gruppo di quattro muscoli relativamente piccoli di cui tendini si fondono e insieme si inseriscono sulla superficie anteriore, superiore e posteriore del collo anatomico dell’omero. Funzionano come uno stabilizzatore dinamico della testa dell’omero nell’articolazione gleno-omerale e sostengono i maggiori muscoli superiori in movimenti di elevazione e rotazione interna ed esterna nella spalla. Tra i muscoli della spalla devono essere menzionati anche il muscolo deltoide che garantisce la parte maggiore della forza che e’ necessaria per il movimento dell’elevazione nella spalla, il grande pettorale, il quale e’ importante specialmente nei movimenti di rotazione interna, ed il gruppo di muscoli chiamati stabilizzatori della scapola che sono molto importanti per assicurare lo scorrimento corretto della scapola sul piano toracico durante i movimenti nella spalla.

 

LESIONI PIÙ FREQUENTI DELLA SPALLA

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Nell’eta’ adulta, nei tendini della cuffia, specialmente nel tendine del muscolo sovraspinoso, cominciano gradualmente a svilupparsi alterazioni degenerative. La conseguenza di questo processo e’ la diminuzione di elasticita’, il che puo’ causare gia’ in lesioni minori una rottura di questi tendini. L’unico trattamento che garantisce di ripristinare intatti i tendini danneggiati e’ il trattamento operatorio con la sutura di tendini rotti. Se questo tipo di trattamento sarebbe possibile in un paziente concreto, questo dipende da tanti fattori. Alcuni di questi sono il grado del danno ai tendini, la cronicita’ della condizione e la presenza di possibili alterazioni degenerative della cartilagine. La decisione per uno dei trattamenti e’ condizionata dall’etŕ del paziente e dalla sua salute, la funzione attuale della spalla, il grado del dolore e le aspettative del paziente. In quelli in cui l’intervento, a causa di qualche ragione elencata, non e’ il trattamento adeguato, cerchiamo di migliorare la funzione con il trattamento conservativo nella forma di fisioterapia che include radiazioni antidolorifiche ed esercizi terapeutici adatti. Con questo tipo di trattamento si puo’ ottenere con una motivazione e buona cooperazione del paziente degli ottimi risultati.

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Occasionalmente, in dolori piu’ severi si prende in considerazione anche un’infiltrazione locale di corticosteroidi che riduce l’infiammazione degenerativa nell’articolazione e con questo allevia il dolore. In alcuni casi di rottura cronica dei tendini della cuffia dei rotatori con una grave alterazione della funzione della spalla e’ necessario l’intervento di inserzione dell’articolazione artificiale. Questi interventi si eseguono in pazienti dopo i 65 anni di eta’. Con indicazioni corrette possiamo in questo modo notevolmente migliorare la funzione della giuntura ed eliminare il dolore cronico.

 

 

 

 

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Il bicipite e’ formato da due capi, di cui pancia e’ situata sulla parte anteriore dell’omero. Nella parte inferiore si attacca con un forte tendine singolo sul collo del radio, nella parte superiore si divide invece in due parti. Il primo, il tendine piu’ corto, chiamato anche il tendine del capo breve del bicipite, si attacca sull’apofisi coracoide della scapola e di solito non causa problemi. Il secondo, molto piu’ lungo, č il tendine del capo lungo del bicipite, il quale attraversa l’incisione bicipitale dell’omero verso l’alto, sopra la parte anteriore della testa dell’omero gira ad angolo retto e si attacca sulla parte superiore del labbro glenoideo. A causa del corso di questo tipo, il tendine si, nella parte superiore dove gira nell’incisione dell’osso ad angolo retto, spesso infiamma oppure anche danneggia.

Nella fase iniziale i problemi possono essere trattati in modo conservativo con riposo, fisioterapia, in alcuni casi si puo’ applicare anche l’infiltrazione locale di corticosteroidi del solco bicipitale. Se i problemi sono cronici e si ripetono, il trattamento operatorio con la tenodesi del bicipite con tecnica artroscopica e’ raccomandato. Si tratta di una corta procedura operatoria minimamente invasiva in regime day-hospital, dove la parte superiore del bicipite e’ interrotta e nuovamente fissata sull’osso sotto la parte danneggiata del tendine. In questo modo eliminiamo il dolore e normalizziamo la funzione della spalla. Questo intervento non influisce sulla funzione del muscolo. Raramente si verificano problemi con il tendine del capo lungo del bicipite a causa di una lesione nella parte dove questa si attacca sulla parte superiore del labbro nell’articolazione gleno-omerale. Queste lesioni sono tipiche per giovani sportivi che praticano sport che richiedono movimenti bruschi con le braccia. Il trattamento di queste e’ operatorio con la sutura del tendine sul punto di attacco e del labbro. Con un intervento operativo adatto possiamo garantire il ritorno alle attivita’ sportive senza limitazioni.

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Una mobilita’ eccezionale della spalla in praticamente tutti i piani significa anche una predisposizione per lo sviluppo dell’instabilitŕ articolare. I problemi con dislocazioni continue di spalla sono piu’ frequenti in persone giovani in cui l’elasticita’ dei tessuti molli e muscoli concede ancora piu’ facilmente una dislocazione dell’articolazione. L’instabilita’ della spalla puo’ svilupparsi come una conseguenza di una iniziale dislocazione traumatica, i.e. in una lesione. Dopo la prima dislocazione possiamo scegliere tra il trattamento conservativo con riposo e successivamente terapia fisica e dall’altra parte l’intervento operatorio. La decisione per il tipo di trattamento dipende dall’etŕ del paziente, dal livello dell’attivitŕ sportiva, dall’esposizione agli sport di contatto, dall’ampiezza di danni nell’articolazione, specialmente su parti ossee della spalla, e la presenza di una possibile estrema elasticitŕ delle articolazioni generalizzata. Quando la dislocazione si ripete per la seconda volta, raccomandiamo la stabilizzazione operatoria. Questa puň essere, in base alla forma dell’instabilitŕ e l’ampiezza delle alterazioni sulle ossa, eseguita con tecnica artroscopica con la fissazione e l’accorciamento della capsula articolare e dei legamenti, i.e. l’intervento ai tessuti molli, oppure come un intervento operatorio classico alle strutture ossee dell’articolazione. In questa versione e’ piu’ frequentemente usata una parte dell’apofisi coracoidea della scapola per l’ampliamento della superficie del glenoide della scapola.

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In alcuni casi le dislocazioni di spalla cominciano a verificarsi anche spontaneamente. Di solito, questi tipi di instabilita’ sono piu’ difficili da trattare perché sono piu’ complessi e connessi con una scarsa coordinazione dell’attivazione dei muscoli della spalla, pessima postura e una posizione obliqua della scapola. Una tale forma di instabilita’ atraumatica e’ per questo, almeno all’inizio, trattata conservativamente. Con un programma di terapia fisica adeguato cerchiamo di correggere tutte le deficienze funzionali dei muscoli che causano l’instabilita’ della spalla. Quando un trattamento tale non porta buoni risultati, anche in questi tipi di instabilita’ spesso raccomandiamo una stabilizzazione operatoria dell’articolazione.

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A differenza di quanto riguarda l’anca e il ginocchio, l’usura della cartilagine della spalla e’ molto piu’ rara. Piu’ frequentemente e’ connessa con lesioni precedenti come per esempio fratture della parte superiore dell’omero oppure della superficie articolare della scapola con continue dislocazioni di spalla, puň verificarsi anche in rotture croniche dei tendini della cuffia dei rotatori.

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Nelle fasi iniziali dell’affezione il trattamento e’ conservativo con farmaci come antireumatici e corticosteroidi, i quali riducono l’infiammazione degenerativa dell’articolazione che si verifica nella distruzione della cartilagine. Negli ultimi anni e’ sempre piu’ utilizzato il trattamento con iniezioni di acido ialuronico e iniezioni con plasma ricco di piastrine e anche la radiazione magnetica. Si tratta di trattamenti orientati nella prevenzione del progresso della malattia che possono contribuire al miglioramento sintomatico. Con questa terapia possiamo nelle fasi iniziali dell’usura in modo transitorio migliorare la funzione dell’articolazione e risolvere i problemi. Nella funzionalita’ gravemente colpita dalla malattia e nella distruzione completa della cartilagine, viene considerato il trattamento chirurgico con inserzione dell’endoprotesi articolare – dell’articolazione artificiale il quale sostituisce la funzione dell’articolazione danneggiata. In questo modo miglioriamo significativamente la mobilita’ della spalla ed eliminiamo il dolore.

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vantaggi

L’artroscopia della spalla e’ un intervento operatorio eseguito in anestesia totale. Per l’artroscopia diagnostica della spalla sono di solito sufficienti due incisioni cutanee di dimensioni tra 0,5 fino a un centimetro. Attraverso la prima, la quale si trova sulla parte posteriore della spalla, viene introdotta l’ottica, attraverso la seconda invece, che si trova sulla parte anteriore, introduciamo il palpatore con il quale si esamina l’interno dell’articolazione. In interventi piu’ complicati si fanno da una a tre incisioni cutanee addizionali di dimensione fino a 0,5 cm. Queste sono necessarie per l’introduzione di strumenti, suture e altri impianti chirurgici nell’articolazione. Durante l’intervento, similmente all’artroscopia del ginocchio, l’articolazione della spalla e’ riempita di una soluzione fisiologica acquosa sterile. Si tratta della soluzione acquosa di NaCl, la quale sciacqua l’articolazione, la espande e in questo modo permette una buona ispezione dell’interno dell’articolazione.

indicazioni

L’artroscopia della spalla di solito viene effettuata in due passaggi. Nel primo passo dell’intervento introduciamo l’artroscopio nell’articolazione gleno-omerale, la quale e’ l’articolazione principale della spalla dove si uniscono l’omero e la superficie articolare della scapola chiamata glenoide. Se i problemi sono connessi con l’instabilita’ della spalla, danno al labbro glenoideo (una struttura simile al menisco che avvolge la superficie articolare della glenoide della scapola), problemi connessi con il tendine del capo lungo del bicipite oppure una parziale rottura di uno dei tendini della cuffia dei rotatori dalla parte interna, questo possiamo saperlo gia’ con l’esaminazione dell’articolazione gleno-omerale. Durante l’esaminazione diagnostica dell’articolazione possiamo individuare cambiamenti degenerativi oppure delle lesioni sulle superfici della cartilagine sulla testa dell’omero o sulla glenoide della scapola, corpi liberi intraarticolari, difetti ossei come conseguenza di continue lussazioni della spalla oppure una rottura totale di uno dei tendini della cuffia dei rotatori. L’artroscopia diagnostica continua con l’introduzione dell’artroscopio nella borsa subacromiale. Si tratta di una struttura che si trova tra la superficie esterna della cuffia dei rotatori e la superficie inferiore dell’acromion, la quale ha in una spalla sana la funzione di un miglior scorrimento della cuffia dei rotatori al di sotto dell’acromion. Con l’introduzione dell’ottica nella borsa subacromiale e con l’estensione con una soluzione fisiologica acquosa sterile creiamo spazio, il quale ci permette un’ispezione adeguata della superficie esterna della cuffia dei rotatori e della superficie nferiore dell’acromion.

L’arco della durata dell’operazione varia tra 20 minuti fino a due ore dipendendo dalla sua complessita’. Dopo l’intervento il paziente riposa per un breve periodo di tempo nella stanza di recupero e viene dimesso nella stessa giornata.

 novita

Nella clinica Artros abbiamo introdotto per primi in Slovenia un nuovo metodo biologico di sutura artroscopica dei tendini senza uso di innesti artificiali, il che diminuisce i rischi delle complicazioni e positivamente influisce sul processo della guarigione del tendine.

Con il passare degli anni il flusso del sangue in questi tendini diminuisce e nelle fibre collagene cominciano a manifestarsi alterazioni degenerative. Questi processi cominciano giŕ dopo i 40 anni di etŕ e con il passare degli anni aumentano. Rotture o lesioni si possono verificare anche a causa di traumi minimi, o in alcuni casi anche spontaneamente, quando i tendini per eta’ o usura presentano una condizione di ridotta consistenza ed elasticita’.

čas

Il trattamento di maggior successo e’ quello operatorio. Per il risultato finale del trattamento e’ cruciale l’identificazione rapida del danno ai tendini e la sutura di questi, il che impedisce l’avanzamento della degenerazione della cuffia dei rotatori e lo sviluppo di danni incorreggibili. Il trattamento artroscopico minimamente invasivo di sutura dei tendini rotti e’ l’intervento operatorio dominante in cui con l’aiuto della camera endoscopica attraverso piccole incisioni cutanee chirurgiche minori di un centimetro suturiamo il tendine dannegiato al suo posto sull’omero. In un operazione standard si usano per la fissazione del tendine al proprio posto vari innesti sui quali sono fissate le suture. Con queste suture otteniamo una fissazione stabile del bordo libero del tendine sull’omero e cosi’ permettiamo nel processo della guarigione l’aderenza del tendine con l’osso.

Metodo senza innesti artificiali

Nel metodo nuovo della sutura biologica del tendine non abbiamo bisogno di innesti artificiali, attraverso i quali a sutura viene fissata nell’osso. Al posto di questi innesti usiamo uno strumento fatto apposta per questa operazione con cui facciamo attraversare l’osso con la sutura, sul quale poi anche fissiamo il tendine. I vantaggi di questo metodo sono  numerosi. Quello piu’ importante e’ che non si usano innesti artificiali, i quali sarebbero locati nell’osso direttamente sotto la superficie sulla quale e’ fissato il tendine e impedirebbero il flusso del sangue e la guarigione. In alcuni casi gli innesti di questo tipo causano il riassorbimento dell’osso circondante. Nello scenario peggiore l’innesto puo’ migrare dall’osso, il che causa la ripetizione dei problemi. Il nuovo metodo biologico della sutura della cuffia dei rotatori si e’ mostrato come sicuro ed efficace in varie ricerche. Questo metodo si e’, per esperienze positive, affermato nel nostro centro ed e’ cosi’ diventato il metodo standard del trattamento operativo della rottura della cuffia dei rotatori.

avvocato

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Stenosi vertebrale

La stenosi vertebrale è un restringimento di una o più aree del canale vertebrale, formato dalla sovrapposizione delle trentatre vertebre che costituiscono la nostra spina dorsale. Dal momento che all’interno di questo canale sono contenute delicate strutture nervose, che danno origine al midollo osseo, si tratta, in genere, di una patologia piuttosto fastidiosa. Oltre al midollo, la stenosi può comprimere anche i nervi spinali, che emergono da esso in corrispondenza dei forami vertebrali.

La stenosi, che interessa elettivamente il tratto cervicale e/o lombare della colonna, può manifestarsi attraverso sintomi come crampi, dolore, intorpidimento degli arti inferiori, della schiena, del collo, delle spalle o delle braccia; segni di sofferenza del midollo spinale includono disfunzioni della vescica o dell’intestino.

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Cause e fattori di rischio

Fortunatamente, la stenosi vertebrale è una malattia non molto comune, che riconosce cause di origine congenita (quando è presente sin dalla nascita), acquisita o mista. Le forme congenite o costituzionali, come l’acondrodisplasia, sono estremamente rare, così come quelle evolutive, che insorgono durante lo sviluppo in soggetti affetti da varie forme di nanismo.

Nella sua forma secondaria, la stenosi vertebrale compare più frequentemente dopo la mezza età e colpisce elettivamente il sesso maschile. Le forme acquisite sono infatti di gran lunga le più comuni e riconoscono il loro principale fattore causale nella malattia articolare degenerativa. Tale termine, sinonimo di osteoartrosi, designa un quadro patologico causato dal progressivo logorio della cartilagine articolare; in risposta a questa degenerazione cartilaginea, insorgono una serie di modificazioni del tessuto osseo sottostante, che aumenta di dimensioni ed assume un aspetto irregolare. Nello specifico, tali alterazioni possono interessare anche una o più vertebre, che aumentano di dimensione ed assumono una forma irregolare, andando così a restringere il canale spinale.

Anche la malattia degenerativa dei dischi (ernia al disco), la spondilolisi e la spondilolistesi, l’ipertrofia legamentosa, i postumi di un trauma spinale (come le fratture vertebrali) o di infezioni ed interventi chirurgici alla colonna – nonché malattie tumorali e sistemiche dell’osso (morbo di Piaget e gotta) – possono ridurre il calibro del canale vertebrale.

Tra gli atleti, la stenosi dello speco vertebrale colpisce soprattutto gli ex lottatori e gli ex sollevatori di pesi, che per anni hanno sostenuto pesanti carichi sulla schiena ed in particolare nella zona lombare.

Tra i fattori di rischio, oltre all’età avanzata e all’esecuzione di lavori impegnativi, gravosi per la colonna, ricordiamo la fluorosi (una malattia data dall’accumulo di fluoro nell’organismo, a causa di un’eccessiva introduzione del minerale con gli alimenti).

Sintomi

Non sempre il restringimento del canale vertebrale causa problemi rilevanti, che compaiono invece quando comprime il midollo spinale o le radici nervose, determinando una serie di sintomi distribuiti nelle regioni da esse innervate. Gli effetti meccanici compressivi possono interessare anche i vasi sanguigni e causare una diminuzione del flusso di sangue locale, contribuendo alla comparsa dei sintomi.

La stenosi vertebrale lombare si manifesta clinicamente con una pseudo-claudicazione (claudicatio intermittens spinalis). I sintomi dolorosi sono infatti prodotti dallo stare in piedi o dal camminare, mentre migliorano entro pochi minuti quando si assume una posizione seduta o sdraiata (salvo poi ricomparire dopo un altro sforzo fisico).

In altri casi la sintomatologia è più sfumata e può comprendere astenia (debolezza muscolare), intorpidimento o parestesie (formicolii) degli arti inferiori, sempre aggravati dalla deambulazione. Spesso, ed in modo particolare quando è causata da un’ernia al disco, la stenosi vertebrale provoca moderata lombalgia (dolore localizzato alla bassa schiena), più o meno accompagnata a sciatalgia (dolore che si irradia nella parte posteriore della coscia e della gamba) o cruralgia (dolore che si irradia nella parte anteriore della coscia).

La postura di flessione della vita (ad esempio piegandosi in avanti sul carrello della spesa) è spesso utile per alleviare la sintomatologia dolorosa, mentre il passaggio da questa posizione all’estensione della colonna tende ad esacerbarlo. Ciò spiega come mai i pazienti colpiti da stenosi del canale vertebrale preferiscano procedere con una postura inclinata in avanti ed avvertano maggiore fastidio nei tratti in salita e più sollievo in quelli in discesa (al contrario dei soggetti interessati da claudicatio intermittens di origine vascolare).

Quando la stenosi interessa il tratto cervicale, il paziente può accusare un dolore irradiato al collo, alla spalla e agli arti superiori, più o meno associato ad un fastidioso senso di vertigine e di perdita dell’equilibrio.

Nei casi più gravi possono insorgere disturbi severi, come l’impotenza, l’alterazione delle funzioni sessuali, disfunzioni vescicali e del controllo della defecazione (sindrome paralitica da interessamento della cauda equina).

DIAGNOSI: una buona valutazione dell’ampiezza del canale vertebrale si può ottenere con l’esame radiologico tradizionale, ma anche e soprattutto con la TAC e con la risonanza magnetica.

Cura

Il trattamento del dolore da stenosi vertebrale inizia con i FANS, farmaci da banco molto utilizzati per le loro proprietà antinfiammatorie ed analgesiche. Dal momento che il loro impiego può causare effetti collaterali importanti, come l’ulcera gastrica, i FANS dovrebbero essere comunque utilizzati sotto controllo medico. Se il dolore è severo e non regredisce, vengono sostituiti con analgesici più potenti, come il paracetamolo.

Solo in casi eccezionali, come in presenza di test neurologici positivi per mielopatia (sofferenza del midollo osseo, perdita acuta della continenza vescicale o intestinale), l’intervento chirurgico è indicato per rimuovere la causa che ha dato origine alla stenosi. In tutti gli altri casi si procede con il trattamento conservativo, che può avvalersi, secondo le indicazioni mediche, di uno o più trattamenti fisioterapici e non (ultrasuoni, elettrostimolazione, massaggi, manipolazioni, agopuntura ecc.). Stenosi vertebraleTra gli integratori, quelli a base di glucosamina solfato e condroitina potrebbero sortire effetti positivi nella prevenzione e nella terapia dell’artrosi vertebrale, che abbiamo visto essere la principale causa di stenosi spinale.

In presenza di un restringimento del canale vertebrale lombare possono essere utili esercizi rivolti al potenziamento dei muscoli addominali, abbinati ad altri di stretching; vanno invece evitati gli esercizi che danno luogo ad iperestensione della colonna.

Molto importante anche l’acquisizione di una corretta tecnica di sollevamento dei carichi (schiena diritta e ginocchia piegate, non il contrario). Tali regole comportamentali sono molto utili anche in campo preventivo. Le esercitazioni più idonee in presenza di una stenosi vertebrale andranno comunque stabilite dopo un attento esame posturale, in collaborazione con il medico ed altri specialisti.

Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/traumatologia-ortopedia/stenosi-vertebrale.html

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