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Clinica ortopedica


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Lussazione della spalla

Articolazione della spalla e lussazioni

La spalla è una zona del corpo umano estremamente complicata perché formata dall’insieme di ben 5 articolazioni. Tra queste la principale viene chiamata scapolomerale o glenomerale poiché mette in comunicazione la testa dell’omero con la cavità glenoidea della scapola. Lussazione della spallaL’insieme di queste cinque articolazioni, azionate da numerosi gruppi muscolari (ventisei muscoli in tutto), fa della spalla “l’articolazione” più mobile del nostro organismo. Tutta questa mobilità permette l’esecuzione di movimenti molto complessi ma diminuisce la stabilità dell’intera regione. L’articolazione della spalla è comunque protetta da numerosissime strutture anatomiche stabilizzatrici capitanate dai muscoli e dai tendini che formano la cuffia dei rotatori.

In particolari situazioni, come una forte contusione, tale protezione non riesce ad impedire che la testa dell’omero fuoriesca dalla sua normale sede, senza ritornarci spontaneamente. Si parla in questi casi di lussazione della spalla o lussazione glenomerale.

Questa importante articolazione può essere colpita da due diverse tipologie di lussazioni. La più frequente (95% dei casi), soprattutto nelle persone giovani ed attive, è la lussanzione anteriore in cui l’omero viene deviato in avanti e in basso, come riportato in figura.

La lussazione posteriore è invece molto meno frequente ed un po’ più complicata da trattare.

LUSSAZIONE

La lussazione o slogatura è un evento traumatico che causa la perdita dei rapporti reciproci tra i capi articolari di un’articolazione. Lo slittamento a livello cartilagineo delle due estremità ossee è consentito dalla rottura, almeno parziale, della capsula e dei legamenti che stabilizzano l’articolazione. Talvolta a tali lesioni si associano quelle della cartilagine articolare, dei vasi, delle ossa, della cute (lussazione esposta) e dei nervi.

Le lussazioni si dividono in complete ed incomplete. Nel primo caso vi è una netta separazione tra le due superfici articolari, mentre nel secondo i capi ossei rimangono parzialmente in contatto tra di loro. In entrambi i casi è necessario un intervento esterno per riportare in sede le due superfici articolari fuoriuscite.

La lussazione della spalla può causare la rottura di numerose strutture anatomiche (legamenti, ossa, cute, cartilagine articolare, muscoli e capsula). In particolare circa il 90% delle lussazioni anteriori si accompagna al distacco del labbro glenoideo, una sorta di guarnizione che permette lo scivolamento dell’omero sull’omonima cavità della scapola.

Dopo la lesione questo labbro cartilagineo tende a riposizionarsi spontaneamente e a cicatrizzare ma talvolta assume una posizione viziata che ne diminuisce la funzionalità. Questa condizione, chiamata lesione di Bankart, è una tra le più comuni cause di lussazioni ricorrenti e per questo, specie nei soggetti più giovani, viene spesso trattata chirurgicamente.

La lussazione si può accompagnare anche alla rottura della testa dell’omero che viene spinta violentemente contro il margine anteriore della cavità glenoidea (lesione di Hill Sachs). Anche questa frattura aumenta il rischio di lussazioni ricorrenti ma è più frequente negli anziani rispetto ai giovani.

 

Cause e fattori di rischio

La lussazione della spalla è una lesione piuttosto comune negli sport di contatto come l’hockey, il basket, il rugby, il baseball, lo sci e la lotta. Tale condizione si registra più frequentemente negli uomini rispetto alle donne (9:1) e nei giovani rispetto agli anziani.

I meccanismi lesivi sono diversi ma tutti riconducibili ad un forte evento traumatico che fa disclocare l’omero dalla sua sede naturale:

  • caduta in appoggio su braccio extraruotato (quando si cade si tende a ruotare il braccio verso l’esterno in modo da creare un solido punto di appoggio per proteggere il resto del corpo)
  • forte trauma su braccio intraruotato ed addotto (lussazione posteriore)
  • caduta sul versante laterale della spalla
  • brusco movimento del braccio sopra la testa(lancio del baseball)
  • violento strattonamento del braccio all’indietro e verso l’esterno da parte di un avversario
  • violenta collisione della spalla contro un ostacolo o un avversario
  • iperlassità congenita (naturale predisposizione all’instabilità) o acquisita (in seguito a precedente lussazione)
  • insanabilità cronica della spalla dovuta a sovrallenamento (sovraccarico cronico dei muscoli stabilizzatori)

 

Sintomi

  • Impossibilità di movimento
  • Il braccio rimane penzolante, extraruotato e vicino al corpo (lesione anteriore)
  • Dolore violento e fastidioso
  • La spalla, alla palpazione, perde la caratteristica rotondità

 

Diagnosi

La diagnosi di lussazione spesso è piuttosto immediata, dato che il danno articolare è visibile ad occhio nudo o comunque palpabile. Tuttavia per avere un quadro clinico completo è bene sottoporsi, prima del riposizionamento, ad indagini diagnostiche come radiografie e risonanza magnetica. Tali esami sono in grado di evidenziare eventuali complicanze (fratture ossee, lesioni di vasi, nervi ecc.). L’esame radiografico andrà poi ripetuto dopo l’intervento di riposizionamento per verificare l’allineamento articolare. Nel caso si voglia evidenziare correttamente una lesione posteriore bisogna invece avvalersi di tecniche radiografiche speciali.

 

Trattamento e riabilitazione

Come tutte le slogature, anche la lussazione della spalla necessità di un intervento di riduzione (riposizionamento) tempestivo. Tale manovrà dev’essere eseguita esclusivamente da un medico, solitamente dopo un esame radiografico di accertamento. Spesso tale intervento viene svolto in anestesia locale per limitare il dolore.

Riabilitazione lussazioneDopo aver riposizionato l’omero nella sua posizione fisiologica ed aver eseguito una seconda radiografia, il braccio viene immobilizzato tramite un tutore che lo manterrà aderente al corpo per almeno una o due settimane (solitamente in rotazione interna con l’avambraccio aderente al corpo anche se secondo alcuni recenti studi l’immobilizzazione in rotazione esterna, seppur scomoda, sarebbe più efficace).

Soprattutto nelle lesioni ricorrenti si consiglia di iniziare esercizi di mobilitazione precoce associati ad un successivo programma di potenziamento muscolare. Nei giovani atleti si tende invece a prolungare l’immobilità per favorire la completa guarigione delle strutture anatomiche lesionate. Anche in questi casi è comunque importante eseguire regolarmente esercizi di mobilizzazione precoce del polso, della mano e del gomito.

Statisticamente, le probabilità di lussazioni recidive alla spalla sono maggiori nei pazienti di età inferiore ai 30 anni (circa l’80% dei casi). Al di sopra di questa età le probabilità di una futura lussazione diminuiscono significativamente.

Anche per questo motivo il trattamento riabilitativo si differenzia in base all’età del soggetto, alla gravità della lussazione e alla recidività della patologia. E’ infatti di FONDAMENTALE importanza evitare nuovi episodi lussativi dato che ad ogni nuova slogatura aumenta considerevolmente il rischio di danneggiare strutture anatomiche importanti. Per questo l’intervento chirurgico diviene quasi d’obbligo in caso di frequenti lussazioni.

Una lussazione trascurata può causare, con il passare del tempo, dei fenomeni degenerativi della cartilagine articolare o comunque compromettere seriamente la funzionalità della spalla (dolore, deficit di forza, alterazioni della sensibilità).

Per questo motivo e per per contrastare il pericolo di nuovi episodi lussativi nei giovani atleti si procede spesso con un riposizionamento in artroscopia del labbro glenoideo e dei legamenti articolari. I risultati dell’intervento sono solitamente molto buoni dato che circa il 95% dei pazienti riprende le normali attività sportive e quotidiane senza subire nuove lussazioni. L’efficacia di tale intervento è sovrapponibile a quella della tradizionale tecnica a cielo aperto che abbassa ulteriormente il rischio di recidive ma è piuttosto invasiva. I tempi di guarigione dopo intervento chirurgico sono mediamente compresi tra i 45 ed i 180 giorni mentre per il trattamento conservativo attività fisiche leggere possono essere intraprese già dopo 2-4 settimane dalla lesione.

Tratto da: http://www.my-personaltrainer.it/lussazione-spalla.html

 

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Mialgia: cause, sintomi frequenti e rimedi

1. LA MIALGIA

mialgia2-300x300La mialgia è un dolore muscolare che può interessare un muscolo oppure più muscoli; i muscoli risultano contratti e al tatto provocano dolore.

Il dolore si manifesta anche in modo improvviso dopo una contrazione involontaria del muscolo oppure può essere provocato dalla rottura di una struttura interna al muscolo a causa di un trauma oppure può dipendere da infiammazioni virali.

La mialgia è stata classificata in base alle cause scatenanti in:

  • MIALIGIA TRAUMATICA;
  • MIALGIA VIRALE;
  • MIALGIA PARASSITARIA;
  • MIALGIA REUMATICA;
  • MIALGIA DA AFFATICAMENTO.

Il dolore provocato dalla patologia può essere lieve con manifestazioni sporadiche oppure intenso e cronico.

2. LE CAUSE

La mialgia può essere localizzata o generalizzata e le cause più frequenti sono:

  •  muscolo sotto stress (solitamente causata dallo svolgimento intenso di esercizi o sforzi fisici);mialgia3-300x208
  •  infezioni provocate da virus influenzali;
  •  farmaci (ad esempio le statine);
  •  batteri;
  •  vaccini;
  •  stiramento muscolare;
  •  traumi (ad esempio distorsioni e contusioni);
  •  poliomelite;
  •  lupus erimatoso sistemico;
  •  fibromialgia;
  •  rabdomiolisi;
  •  polimialgia reumatica;
  •  trichinosi;
  •  polimiosite.

3. I SINTOMI FREQUENTI

La patologia si manifesta attraverso il dolore, lieve oppure intenso, che si manifesta ai muscoli o ad un muscolo specifico. Il dolore a volte può essere riflesso manifestandosi a livello osseo, nei tendini e nei legamenti.

Solitamente il dolore colpisce un muscolo quando la causa è legata ad un trauma o ad affaticamento, mentre colpisce tutti i muscoli nel caso di patologie specifiche.

Spesso si manifestano anche strappi e stiramenti muscolari.

4. I RIMEDI

I dolori muscolari provocati dalla mialgia vanno trattati con:

  •  assunzione di antidolorifici, antinfiammatori e miorilassanti;
  •  riposo dall’attività sportiva;
  •  massaggi;
  •  impacchi caldi;
  •  sedute con gli ultrasuoni;
  •  quando il dolore è accompagnato da strappi, il paziente deve rimanere a riposo ed effettuare degli impacchi con il ghiaccio;

Nel caso in cui il dolore è associato a delle patologie specifiche, il medico curante consiglierà al paziente la cura più adatta.

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Tratto da: http://www.noene-italia.com/mialgia/

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Cellule staminali per curare la cartilagine del ginocchio

Le cellule staminali sono utilizzate a supporto della chirurgia articolare da circa dieci anni, soprattutto a sostegno della chirurgia delle cartilagini.
Per avere un adeguato riscontro biologico è necessario che le cellule staminali siano impiantate su una popolazione giovane che ha naturalmente una risposta biologica efficace.

Le cellule staminali sono per ora utilizzate su difetti focali, ovvero su difetti traumatici. Sono stati riscontrati buoni esiti nei risultati clinici, con diverse tecniche associate alle microfratture e all’utilizzo di scaffold.
I primi lavori e le prime esperienze testimoniano una buona affidabilità di queste tecniche, che consentono di riparare un tessuto che da sempre rappresenta una grande sfida per i chirurghi ortopedici.

Lo studio del gesto atletico, la conoscenza delle metodologie di allenamento, l’analisi biomeccanica, la conoscenza dei materiali, i dati epidemiologici, i fattori preventivi sono solo alcuni importanti aspetti del bagaglio culturale che qualificano il traumatologo dello sport.

La popolazione che si avvicina alla pratica sportiva è aumentata negli ultimi anni in maniera esponenziale. Da qui l’esigenza della conoscenza e della cura delle molteplici lesioni traumatiche che le varie discipline sportive possono determinare durante il loro esercizio.

Come in altri settori, anche in Traumatologia dello Sport i benefici degli studi e della ricerca applicati agli atleti di alto livello ricadono di conseguenza su tutti i pazienti con applicazioni pratiche di grande rilevanza e utilità.

Il ginocchio in particolare rappresenta un’articolazione molto sollecitata anche per chi non pratica attività sportive, che consente la normale deambulazione e che deve essere funzionale per lungo tempo. I traumi scheletrici, legamentosi, meniscali, le lesioni degenerative, le deviazioni di asse rappresentano le ricorrenti forme di interessamento patologico.

L’avvento dell’artroscopia con tecniche a cielo chiuso, minimamente invasive, ha cambiato la storia recente della chirurgia del ginocchio, così come l’avvento di nuovi modelli e dispositivi protesici ha determinato un grande impulso nella chirurgia sostitutiva articolare.
Gli specialisti ortopedici dell’unità di ortopedia del ginocchio e di traumatologia dello sport possono mettere al servizio di tutti queste tipologie di conoscenze in modo da offrire indicazioni terapeutiche appropriate e soluzioni chirurgiche innovative che spaziano dalle tecniche artroscopiche, alla riparazione della cartilagine, dei tendini e muscoli, all’utilizzo delle biotecnologie e alle sostituzioni protesiche.

Tratto da: http://www.affaritaliani.it/medicina/cellule-staminali-per-curare-la-cartilagine-del-ginocchio.html?refresh_ce

 

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Piede piatto

Il piede piatto (pes planus) è un’alterazione di tipo morfologico del piede caratterizzata da valgismo del retropiede e da una riduzione della cosiddetta volta plantare.

Alla nascita tutti hanno il piede piatto; nella prima infanzia infatti il piede è costituito in prevalenza da grasso sottocutaneo, i muscoli sono deboli, i legamenti sono ancora lassi e si ha una fisiologica deviazione del calcagno verso l’esterno. Trascorsi pochi anni (mediamente 5 o 6), si assiste a un progressivo assetto del retropiede, che si sposta verso l’interno, e a un progressivo sviluppo della volta plantare.

Il piede piatto, nei primi anni dell’infanzia, fa sì che il bambino acquisisca maggiore propriocettività dal momento che la superficie d’appoggio del piede risulta aumentata. Quando un bambino inizia a deambulare il suo valgismo è di circa 12-15 gradi per poi assestarsi sui 5-7 gradi quando avrà raggiunto l’età di 5 o 6 anni. In diversi casi però il piede piatto permane anche trascorsi i primi anni di vita e il problema permarrà anche durante la vita da adulti; in linea generale si è portati a ritenere che il piede piatto sia sostanzialmente dovuto a una predisposizione di tipo genetico; non sempre però il piede piatto può essere attribuito a familiarità; è interessante il risultato di alcuni studi che hanno messo in evidenza che il far indossare le calzature ai bambini in modo eccessivamente precoce può essere causa di un ridotto o mancato sviluppo della volta plantare con tutto ciò che ne consegue.

Le cause e la stadiazione del piede piatto

piede piattoDal punto di vista eziologico esistono tre grandi categorie di piede piatto:

  • piede piatto da alterazioni ossee
  • piede piatto da alterazioni muscolo-legamentose
  • piede piatto da alterazioni neuromuscolari.

Rientrano nella prima categoria il piede piatto da astragalo verticale congenito, il piede piatto da alterazione dello scafoide, il piede piatto da sinostosi ossea e il piede piatto post-traumatico.

Fanno parte della seconda categoria il piede piatto lasso infantile, il piede piatto da patologie endocrine, il piede piatto da artriti reumatiche e il piede piatto da patologie sistemiche.

La terza categoria comprende il piede piatto da miopatie, il piede piatto da paralisi flaccida, il piede piatto da paralisi spastica e il piede piatto da retrazioni dell’achilleo.

La gravità del piede piatto viene suddivisa in tre stadi:

  • I stadio: l’arco longitudinale risulta ridotto, ma è ancora presente. La funzionalità del piede è sostanzialmente normale, in particolar modo se esso non è sottoposto ad alcun carico.
  • II stadio: l’arco longitudinale non è più visibile. Si inizia ad assistere alla comparsa di sintomatologia dolorosa e all’alterazione morfologica del piede.
  • III stadio: l’arco longitudinale è mancante e si ha convessità del bordo mediale del piede.

Il piede piatto è deformato in modo irreversibile, la muscolatura dei peronei è permanentemente contratta e il piede mostra un’accentuata sporgenza dello scafoide.

Piede piatto: i sintomi

All’inizio la sintomatologia del piede piatto non è particolarmente fastidiosa, anche se chi è affetto da piede piatto può affaticarsi più facilmente di altri quando cammina o mantiene la stazione eretta. Progressivamente si inizia ad avvertire la presenza di dolore che dal piede può estendersi fino al polpaccio. Man mano che il tempo passa, il dolore diventa più intenso e cominciano a essere visibili le alterazioni di tipo morfologico; si avvertiranno quindi sempre maggiori difficoltà al momento di eseguire movimenti di flessione e supinazione del piede. È da sottolineare il fatto che, proprio a causa delle modificazioni morfologiche tipiche del piede piatto, aumentano le probabilità che si presentino nel tempo problemi di tipo artrosico.

Piede piatto: la diagnosi

Generalmente, vista la sua iniziale asintomaticità, il piede piatto viene diagnosticato solamente nel momento in cui si verificano problemi di postura o se i movimenti provocano dolore. Una prima valutazione può essere fatta quando il bambino ha circa 3-4 anni. Ovviamente, se vi sono casi familiari, è necessaria una più attenta valutazione.

La diagnosi di piede piatto è basata sia sull’esame obiettivo (con esecuzione di test che mettano in evidenza la mancata correzione del valgismo di tallone e volta plantare nel momento in cui ci si erge sulle punte dei piedi) che su indagini di tipo strumentale quali, per esempio un podogramma e/o una radiografia dei piedi sotto carico.

Piede piatto: il trattamento

Il trattamento del piede piatto è sostanzialmente di tipo conservativo. Esso si avvale, oltre che dei consigli medici, della prescrizione di specifici plantari correttivi. Lo scopo del plantare è quello di correggere la pronazione del retropiede e di consentire all’avampiede di ruotare internamente. Esistono diversi tipi di plantare utilizzati nel trattamento del piede piatto: il plantare a elica, il plantare in metallo di Viladod, il plantare a conchiglia di scuola californiana ecc. Secondo alcuni autori il plantare più efficace nei casi di piede piatto è quello con il quarto di sfera sottoastragalico al quale si può eventualmente abbinare un cuneo a funzione devalgizzante al tallone.

Non tutti gli autori concordano sull’effettiva utilità dei plantari (le perplessità sul plantare sono le stesse espresse nel nostro articolo sul plantare usato da adulti sportivi), mentre altri ritengono che l’utilizzo di un plantare corretto svolga una funzione fondamentale perché, anche se non è in grado di correggere il problema del piede piatto, permette al soggetto di mantenere una postura che non crea squilibri a livello di scheletro e articolazioni soprastanti, cosa oltremodo importante in un soggetto in fase di crescita.

Nei casi più gravi è possibile valutare l’opzione chirurgica. L’intervento chirurgico per la correzione del piede piatto non è un’operazione particolarmente invasiva; di fatto viene introdotta una vite per via percutanea che ha lo scopo di limitare l’iperpronazione bloccando lo scivolamento dell’astragalo sul calcagno. Il soggetto sarà poi munito di uno speciale stivaletto gessato e potrà caricare sul piede fin da subito. Trascorse circa due settimane si procederà con la rimozione del gesso e si dovrà seguire un breve ciclo di fisioterapia. La ripresa delle normali attività avverrà nel giro di due mesi. Non è necessario un successivo intervento chirurgico per la rimozione della vite inserita che nel giro di pochi anni verrà riassorbita dai tessuti circostanti essendo realizzata con un materiale particolare.

Tratto da: http://www.albanesi.it/salute/sintomi/piede_piatto.htm

 

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La storia di Paolo Pisani, professionista della pallanuoto con “La Spalla del Nuotatore”

Paolo Pisani Nuoto PallanuotoOgni giorno fino a 3 ore di allenamento in acqua per 5 giorni alla settimana. Trent’anni trascorsi in piscina da professionista e semi-professionista del nuoto e della pallanuoto; una stima di 60 milioni di bracciate durante la sua carriera. Questi sono alcuni numeri di Paolo Pisani, professionista della pallanuoto con “la spalla del nuotatore”, una carriera in A1 fino all’età di 25 anni poi in B con il Vicenza e la squadra di Padova, dove tutto è cominciato. Nato e cresciuto a Cagliari dove è entrato nella squadra di nuoto agonistico a 10 anni, Paolo ha iniziato la pallanuoto all’età di 13. Oggi ne ha più di 40 e da allora, nonostante la spalla, non ha mai smesso.

Paolo Pisani Pallanuoto

Come gran parte degli sportivi d’élite, Pisani ha una lunga esperienza diretta di traumi e lesioni: “Conosco molto bene il dolore della lesione alla cuffia dei rotatori e al capolungo del bicipite. Con il dolore dell’infiammazione da usura (ndr: overuse dovuto agli allenamenti e alle gare) si riesce a convivere finché i muscoli sono ben allenati. Arriva però un momento in cui non puoi più ‘sopportare’ il dolore” racconta il pallanuotista. “Avevo 28 anni e durante un contrasto di gioco la spalla è uscita dalla sua sede slittando in avanti. Sono cominciati gli interventi, la riabilitazione, le cure. Da allora il braccio ha sicuramente meno forza di prima e, nonostante la riabilitazione, soffro di dolori alla schiena e al collo”.
Secondo l’atleta, nella sua carriera è sempre stata fondamentale la preparazione prima dell’allenamento. “Quando mi allenavo da professionista facevamo 40 minuti di ‘allenamento a secco’ in palestra con elastici, stretching ed esercizi isometrici almeno tre volte alla settimana, prima di scendere in acqua. Anche oggi” conclude il pallanuotista “continuo a seguire questa buona abitudine”.
 
Tratto da: © Orthopedika Journal


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Ginocchio instabile? Le donne rischiano 5 volte più degli uomini

Uno studio americano ha dimostrato che le lesioni non traumatiche del legamento crociato anteriore (LCA), frequente negli sportivi, resta ancora un enigma dal punto di vista delle cause.
Sicuramente la causa è multifattoriale, spesso legata al tipo di sport praticato, all’adeguatezza dell’attrezzatura, ai traumi subiti. Ma alcuni elementi sembrano essere molto interessanti perché obbligano a spostare il focus dei ricercatori su fattori individuali legati al genere piuttosto che su fattori esterni.

TUTTA QUESTIONE DI GEOMETRIA FEMMINILE
Secondo i ricercatori del Dipartimento di Ortopedia e Medicina dello Sport dell’Università di Washington, la geometria dell’articolazione femminile sarebbe all’origine del ginocchio instabile in particolare a seguito di particolari movimenti (spostamenti rapidi in avanti e rotazione della tibia) responsabili della rottura non traumatica del legamento. Questo, secondo gli autori dello studio, dimostrerebbe la rilevanza della geometria del ginocchio nella lesione del LCA.

Tratto da: http://www.orthopedika.it/ginocchio-instabile-le-donne-rischiano-5-volte-piu-degli-uomini/

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Sindrome del tunnel carpale

Kovač

Kovač ime

 

Se gia’ da piu tempo notate il formicolio al pollice, all’indice e al medio, specialmente di notte, e se avete anche problemi mentre guidate, tenete il telefono o il giornale, potrebbe essere una saggia decisione quella di mostrare le vostre mani a un dottore. Potete infatti soffrire della sindrome del tunnel carpale.

Se gia’ da piu’ tempo notate il formicolio al pollice, all’indice e al medio, specialmente di notte, e se avete anche problemi mentre guidate, tenete il telefono o il giornale, potrebbe essere una saggia decisione quella di mostrare le vostre mani a un dottore. Potete infatti soffrire della sindrome del tunnel carpale.

Il polso e’ la parte di passaggio dall’avambraccio alla mano. In senso stretto ci immaginiamo di solito una articolazione molto complessa composta da ossa e legamenti, in senso ampio invece tra questo relativamente stretto passaggio dall’avambraccio alla mano percorre anche un’insieme di tendini, vene e nervi tutti molto vicini uno all’altro. Il polso, il quale e’ dalla parte inferiore formato dalle ossa carpali e dalla parte superiore dal legamento robusto del carpo, il quale e’ il “tetto” di questo tunnel, e’ per questo chiamato il tunnel carpale.

La sindrome del tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale e’ causata dal aumento della pressione sul nervo mediano nel polso. E’ la compressione del nervo periferico piu’ frequente. I sintomi tipici sono intorpidimento, formicolio e dolore nell’avambraccio, nella mano e nelle dita. Nel polso si trova un’area chiamata tunnel carpale. I nove tendini flessori delle dita e il nervo mediano passano dall’avambraccio alla mano tramite il tunnel carpale. La sindrome del tunnel carpale si verifica quando in questo stretto spazio per cause diverse la pressione sul nervo mediano aumenta. Quando il nervo non riesce a trasmettere gli stimoli si verificano vari sintomi.

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Pressione sul nervo aumentata

 

Un’aumentata pressione sul nervo piu’ frequentemente causa il gonfiore delle membrane dei tendini flessori delle dita, che sono stretti nel tunnel carpale. L’infiammazione di questo tipo o tenosinovite puo’ verificarsi a cause varie, piu’ frequentemente a causa di un continuo carico delle  mani e delle dita cronico. La pressione aumentata o gonfiore causano anche varie condizioni che cambiano l’equilibrio dell’acqua ed elettroliti nel corpo. Nella gravidanza e dopo parto la causa per i sintomi della sindrome del tunnel carpale puo’ essere il trattenimento d’acqua nel corpo, dopo parto questi di solito svaniscono. La sindrome del tunnel carpale puo’ causare anche problemi con la tiroide, diabete, artrite reumatoide, artrite di Lyme o tenosinovite e condizioni anatomiche cambiate dopo diverse lesioni o fratture nell’area del polso.

nervo mediano

 

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Il primo segno e il formicolio nelle dita

I sintomi piu’ frequenti sono formicolio, intorpidimento o dolore, oppure la combinazione di questi. Intorpidimento e formicolio si verificano nel pollice, indice, medio e anulare. Di solito i sintomi sono piu’ intensi alla notte, possono verificarsi anche in attivita’ quotidiane come guidando l’automobile, leggendo il giornale ecc. Gradualmente diminuisce la forza di presa e aumenta la sensazione di impaccio delle dita. Nello stato avanzato i pazienti subiscono una perdita di ogni forma di sensazione nelle dita, compare l’atrofia dell’eminenza thenar e la presa a pinza e’ colpita.

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Per la diagnosi e’ importante un’anamnesi dettagliata del modo di uso e carico delle mani e di possibili malattie o lesioni  precedenti. Nell’esame clinico possono mostrarsi segni di tenosinovite oppure, in stati avanzati, atrofia dell’eminenza thenar. Se nell’anamnesi c’e’ una lesione o usura dell’articolazione, a volte si esegue la radiografia del polso. Altre malattie connesse con la sindrome del tunnel carpale vengono controllate con i test di laboratorio. La diagnosi e’ in fine confermata con l’esame elettromiografico – EMG.

 

Trattamento con diminuzione di carico

I sintomi possono essere alleviati senza un’operazione. Prima si deve riconoscere e trattare le possibili malattie sistemiche concomitanti e cambiare i modi di carico delle mani. Allo stesso tempo raccomandiamo di usare una ortesi per il polso nella posizione neutra nella quale la pressione sul nervo nel tunnel e’ minore. Le ortesi alleviano significativamente i sintomi notturni.

Se i sintomi sono gravi e nonostante il fatto che le misure conservative non calmano la situazione, raccomandiamo il trattamento operatorio. Nell’operazione tagliamo il legamento – il “tetto” di questo tunnel – e con questo facciamo spazio al nervo mediano e diminuiamo la pressione sul nervo. I tipi di operazione possono essere differenti, di solito si tratta di una piccola incisione circolare sopra il tunnel carpale.

L’operazione in breve tempo elimina i sintomi sgradevoli del formicolio e l’intorpidimento delle dita. I sintomi motrici come agilita’ delle dita e forza possono correggersi per piu’ mesi, questo dipende dal grado di danno al nervo.

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 Tratto dalla rivista Movimento, edizione speciale

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Problemi alla spalla

Mikek

Dott. Martin Mikek, specialista in ortopedia

Di tutte le articolazioni del nostro apparato locomotore proprio la spalla consente una massima mobilita. La funzionalita dell’articolazione si mostra nella sua complessita, la conseguenza di cui sono numerose possibilita per un’affezione o lesione.

La comprensione dei principi del funzionamento dell’articolazione della spalla e i meccanismi delle lesioni, cosi’ come anche capire la complessita’ del intervento operatorio e della riabilitazione dopo una lesione, consentono una conoscenza elementare dell’anatomia della spalla.

OSSA

ossaLa struttura principale della spalla e’ composta, similmente a tutte le altre articolazioni, dalle ossa e dalla superficie cartilaginea. Nella spalla, l’articolazione e’ composta dalla scapola, dall’omero e dalla clavicola. La spalla e’ in realta’ composta da tre articolazioni – l’articolazione tra la testa dell’omero e scapola (articolazione gleno-omerale), l’articolazione tra la prominenza acromiale della scapola e l’estremita’ della clavicola (articolazione acromion-claveare) e l’articolazione irregolare tra il torace e la scapola (articolazione scapolo toracale). Per un funzionamento corretto della spalla e’ necessario un movimento coordinato di tutte e tre articolazioni. Il modello fisiologico di movimento che puo’ essere osservato durante l’elevazione del braccio nella spalla, dove si tratta di un movimento simultaneo – rotazione della scapola sul torace e movimento della testa dell’omero nell’articolazione gleno-omerale, e’ chiamato cinematica scapolo-omerale. Gia’ nelle fasi iniziali dell’affezione o lesione e’ tipico che questa si sconvolge, il che causa un sovraccarico addizionale di tessuti molli danneggiati.

MUSCOLI

muscoliSimile ad altre articolazioni del sistema muscolo-scheletrico, i tessuti molli nella spalla sono composti dalla capsula articolare con legamenti e muscoli che si attaccano sulle superfici delle ossa con tendini. Il labbro glenoideo rende piu’ profonda la superficie articolare della scapola, struttura fibrocartilaginea a sezione triangolare, fissato attorno al margine della cavita’ glenoidea. Il suo compito principale e’ di aumentare la stabilita’ dell’articolazione gleno-omerale e di migliorare l’adattamento di superfici articolari della scapola e dell’omero. I muscoli piu’ importanti dell’articolazione della spalla sono i muscoli della cuffia dei rotatori. Si tratta del gruppo di quattro muscoli relativamente piccoli di cui tendini si fondono e insieme si inseriscono sulla superficie anteriore, superiore e posteriore del collo anatomico dell’omero. Funzionano come uno stabilizzatore dinamico della testa dell’omero nell’articolazione gleno-omerale e sostengono i maggiori muscoli superiori in movimenti di elevazione e rotazione interna ed esterna nella spalla. Tra i muscoli della spalla devono essere menzionati anche il muscolo deltoide che garantisce la parte maggiore della forza che e’ necessaria per il movimento dell’elevazione nella spalla, il grande pettorale, il quale e’ importante specialmente nei movimenti di rotazione interna, ed il gruppo di muscoli chiamati stabilizzatori della scapola che sono molto importanti per assicurare lo scorrimento corretto della scapola sul piano toracico durante i movimenti nella spalla.

 

LESIONI PIÙ FREQUENTI DELLA SPALLA

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Nell’eta’ adulta, nei tendini della cuffia, specialmente nel tendine del muscolo sovraspinoso, cominciano gradualmente a svilupparsi alterazioni degenerative. La conseguenza di questo processo e’ la diminuzione di elasticita’, il che puo’ causare gia’ in lesioni minori una rottura di questi tendini. L’unico trattamento che garantisce di ripristinare intatti i tendini danneggiati e’ il trattamento operatorio con la sutura di tendini rotti. Se questo tipo di trattamento sarebbe possibile in un paziente concreto, questo dipende da tanti fattori. Alcuni di questi sono il grado del danno ai tendini, la cronicita’ della condizione e la presenza di possibili alterazioni degenerative della cartilagine. La decisione per uno dei trattamenti e’ condizionata dall’etŕ del paziente e dalla sua salute, la funzione attuale della spalla, il grado del dolore e le aspettative del paziente. In quelli in cui l’intervento, a causa di qualche ragione elencata, non e’ il trattamento adeguato, cerchiamo di migliorare la funzione con il trattamento conservativo nella forma di fisioterapia che include radiazioni antidolorifiche ed esercizi terapeutici adatti. Con questo tipo di trattamento si puo’ ottenere con una motivazione e buona cooperazione del paziente degli ottimi risultati.

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Occasionalmente, in dolori piu’ severi si prende in considerazione anche un’infiltrazione locale di corticosteroidi che riduce l’infiammazione degenerativa nell’articolazione e con questo allevia il dolore. In alcuni casi di rottura cronica dei tendini della cuffia dei rotatori con una grave alterazione della funzione della spalla e’ necessario l’intervento di inserzione dell’articolazione artificiale. Questi interventi si eseguono in pazienti dopo i 65 anni di eta’. Con indicazioni corrette possiamo in questo modo notevolmente migliorare la funzione della giuntura ed eliminare il dolore cronico.

 

 

 

 

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Il bicipite e’ formato da due capi, di cui pancia e’ situata sulla parte anteriore dell’omero. Nella parte inferiore si attacca con un forte tendine singolo sul collo del radio, nella parte superiore si divide invece in due parti. Il primo, il tendine piu’ corto, chiamato anche il tendine del capo breve del bicipite, si attacca sull’apofisi coracoide della scapola e di solito non causa problemi. Il secondo, molto piu’ lungo, č il tendine del capo lungo del bicipite, il quale attraversa l’incisione bicipitale dell’omero verso l’alto, sopra la parte anteriore della testa dell’omero gira ad angolo retto e si attacca sulla parte superiore del labbro glenoideo. A causa del corso di questo tipo, il tendine si, nella parte superiore dove gira nell’incisione dell’osso ad angolo retto, spesso infiamma oppure anche danneggia.

Nella fase iniziale i problemi possono essere trattati in modo conservativo con riposo, fisioterapia, in alcuni casi si puo’ applicare anche l’infiltrazione locale di corticosteroidi del solco bicipitale. Se i problemi sono cronici e si ripetono, il trattamento operatorio con la tenodesi del bicipite con tecnica artroscopica e’ raccomandato. Si tratta di una corta procedura operatoria minimamente invasiva in regime day-hospital, dove la parte superiore del bicipite e’ interrotta e nuovamente fissata sull’osso sotto la parte danneggiata del tendine. In questo modo eliminiamo il dolore e normalizziamo la funzione della spalla. Questo intervento non influisce sulla funzione del muscolo. Raramente si verificano problemi con il tendine del capo lungo del bicipite a causa di una lesione nella parte dove questa si attacca sulla parte superiore del labbro nell’articolazione gleno-omerale. Queste lesioni sono tipiche per giovani sportivi che praticano sport che richiedono movimenti bruschi con le braccia. Il trattamento di queste e’ operatorio con la sutura del tendine sul punto di attacco e del labbro. Con un intervento operativo adatto possiamo garantire il ritorno alle attivita’ sportive senza limitazioni.

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Una mobilita’ eccezionale della spalla in praticamente tutti i piani significa anche una predisposizione per lo sviluppo dell’instabilitŕ articolare. I problemi con dislocazioni continue di spalla sono piu’ frequenti in persone giovani in cui l’elasticita’ dei tessuti molli e muscoli concede ancora piu’ facilmente una dislocazione dell’articolazione. L’instabilita’ della spalla puo’ svilupparsi come una conseguenza di una iniziale dislocazione traumatica, i.e. in una lesione. Dopo la prima dislocazione possiamo scegliere tra il trattamento conservativo con riposo e successivamente terapia fisica e dall’altra parte l’intervento operatorio. La decisione per il tipo di trattamento dipende dall’etŕ del paziente, dal livello dell’attivitŕ sportiva, dall’esposizione agli sport di contatto, dall’ampiezza di danni nell’articolazione, specialmente su parti ossee della spalla, e la presenza di una possibile estrema elasticitŕ delle articolazioni generalizzata. Quando la dislocazione si ripete per la seconda volta, raccomandiamo la stabilizzazione operatoria. Questa puň essere, in base alla forma dell’instabilitŕ e l’ampiezza delle alterazioni sulle ossa, eseguita con tecnica artroscopica con la fissazione e l’accorciamento della capsula articolare e dei legamenti, i.e. l’intervento ai tessuti molli, oppure come un intervento operatorio classico alle strutture ossee dell’articolazione. In questa versione e’ piu’ frequentemente usata una parte dell’apofisi coracoidea della scapola per l’ampliamento della superficie del glenoide della scapola.

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In alcuni casi le dislocazioni di spalla cominciano a verificarsi anche spontaneamente. Di solito, questi tipi di instabilita’ sono piu’ difficili da trattare perché sono piu’ complessi e connessi con una scarsa coordinazione dell’attivazione dei muscoli della spalla, pessima postura e una posizione obliqua della scapola. Una tale forma di instabilita’ atraumatica e’ per questo, almeno all’inizio, trattata conservativamente. Con un programma di terapia fisica adeguato cerchiamo di correggere tutte le deficienze funzionali dei muscoli che causano l’instabilita’ della spalla. Quando un trattamento tale non porta buoni risultati, anche in questi tipi di instabilita’ spesso raccomandiamo una stabilizzazione operatoria dell’articolazione.

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A differenza di quanto riguarda l’anca e il ginocchio, l’usura della cartilagine della spalla e’ molto piu’ rara. Piu’ frequentemente e’ connessa con lesioni precedenti come per esempio fratture della parte superiore dell’omero oppure della superficie articolare della scapola con continue dislocazioni di spalla, puň verificarsi anche in rotture croniche dei tendini della cuffia dei rotatori.

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Nelle fasi iniziali dell’affezione il trattamento e’ conservativo con farmaci come antireumatici e corticosteroidi, i quali riducono l’infiammazione degenerativa dell’articolazione che si verifica nella distruzione della cartilagine. Negli ultimi anni e’ sempre piu’ utilizzato il trattamento con iniezioni di acido ialuronico e iniezioni con plasma ricco di piastrine e anche la radiazione magnetica. Si tratta di trattamenti orientati nella prevenzione del progresso della malattia che possono contribuire al miglioramento sintomatico. Con questa terapia possiamo nelle fasi iniziali dell’usura in modo transitorio migliorare la funzione dell’articolazione e risolvere i problemi. Nella funzionalita’ gravemente colpita dalla malattia e nella distruzione completa della cartilagine, viene considerato il trattamento chirurgico con inserzione dell’endoprotesi articolare – dell’articolazione artificiale il quale sostituisce la funzione dell’articolazione danneggiata. In questo modo miglioriamo significativamente la mobilita’ della spalla ed eliminiamo il dolore.

cartil.TIPI DI TRATTAMENTO

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vantaggi

L’artroscopia della spalla e’ un intervento operatorio eseguito in anestesia totale. Per l’artroscopia diagnostica della spalla sono di solito sufficienti due incisioni cutanee di dimensioni tra 0,5 fino a un centimetro. Attraverso la prima, la quale si trova sulla parte posteriore della spalla, viene introdotta l’ottica, attraverso la seconda invece, che si trova sulla parte anteriore, introduciamo il palpatore con il quale si esamina l’interno dell’articolazione. In interventi piu’ complicati si fanno da una a tre incisioni cutanee addizionali di dimensione fino a 0,5 cm. Queste sono necessarie per l’introduzione di strumenti, suture e altri impianti chirurgici nell’articolazione. Durante l’intervento, similmente all’artroscopia del ginocchio, l’articolazione della spalla e’ riempita di una soluzione fisiologica acquosa sterile. Si tratta della soluzione acquosa di NaCl, la quale sciacqua l’articolazione, la espande e in questo modo permette una buona ispezione dell’interno dell’articolazione.

indicazioni

L’artroscopia della spalla di solito viene effettuata in due passaggi. Nel primo passo dell’intervento introduciamo l’artroscopio nell’articolazione gleno-omerale, la quale e’ l’articolazione principale della spalla dove si uniscono l’omero e la superficie articolare della scapola chiamata glenoide. Se i problemi sono connessi con l’instabilita’ della spalla, danno al labbro glenoideo (una struttura simile al menisco che avvolge la superficie articolare della glenoide della scapola), problemi connessi con il tendine del capo lungo del bicipite oppure una parziale rottura di uno dei tendini della cuffia dei rotatori dalla parte interna, questo possiamo saperlo gia’ con l’esaminazione dell’articolazione gleno-omerale. Durante l’esaminazione diagnostica dell’articolazione possiamo individuare cambiamenti degenerativi oppure delle lesioni sulle superfici della cartilagine sulla testa dell’omero o sulla glenoide della scapola, corpi liberi intraarticolari, difetti ossei come conseguenza di continue lussazioni della spalla oppure una rottura totale di uno dei tendini della cuffia dei rotatori. L’artroscopia diagnostica continua con l’introduzione dell’artroscopio nella borsa subacromiale. Si tratta di una struttura che si trova tra la superficie esterna della cuffia dei rotatori e la superficie inferiore dell’acromion, la quale ha in una spalla sana la funzione di un miglior scorrimento della cuffia dei rotatori al di sotto dell’acromion. Con l’introduzione dell’ottica nella borsa subacromiale e con l’estensione con una soluzione fisiologica acquosa sterile creiamo spazio, il quale ci permette un’ispezione adeguata della superficie esterna della cuffia dei rotatori e della superficie nferiore dell’acromion.

L’arco della durata dell’operazione varia tra 20 minuti fino a due ore dipendendo dalla sua complessita’. Dopo l’intervento il paziente riposa per un breve periodo di tempo nella stanza di recupero e viene dimesso nella stessa giornata.

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Nella clinica Artros abbiamo introdotto per primi in Slovenia un nuovo metodo biologico di sutura artroscopica dei tendini senza uso di innesti artificiali, il che diminuisce i rischi delle complicazioni e positivamente influisce sul processo della guarigione del tendine.

Con il passare degli anni il flusso del sangue in questi tendini diminuisce e nelle fibre collagene cominciano a manifestarsi alterazioni degenerative. Questi processi cominciano giŕ dopo i 40 anni di etŕ e con il passare degli anni aumentano. Rotture o lesioni si possono verificare anche a causa di traumi minimi, o in alcuni casi anche spontaneamente, quando i tendini per eta’ o usura presentano una condizione di ridotta consistenza ed elasticita’.

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Il trattamento di maggior successo e’ quello operatorio. Per il risultato finale del trattamento e’ cruciale l’identificazione rapida del danno ai tendini e la sutura di questi, il che impedisce l’avanzamento della degenerazione della cuffia dei rotatori e lo sviluppo di danni incorreggibili. Il trattamento artroscopico minimamente invasivo di sutura dei tendini rotti e’ l’intervento operatorio dominante in cui con l’aiuto della camera endoscopica attraverso piccole incisioni cutanee chirurgiche minori di un centimetro suturiamo il tendine dannegiato al suo posto sull’omero. In un operazione standard si usano per la fissazione del tendine al proprio posto vari innesti sui quali sono fissate le suture. Con queste suture otteniamo una fissazione stabile del bordo libero del tendine sull’omero e cosi’ permettiamo nel processo della guarigione l’aderenza del tendine con l’osso.

Metodo senza innesti artificiali

Nel metodo nuovo della sutura biologica del tendine non abbiamo bisogno di innesti artificiali, attraverso i quali a sutura viene fissata nell’osso. Al posto di questi innesti usiamo uno strumento fatto apposta per questa operazione con cui facciamo attraversare l’osso con la sutura, sul quale poi anche fissiamo il tendine. I vantaggi di questo metodo sono  numerosi. Quello piu’ importante e’ che non si usano innesti artificiali, i quali sarebbero locati nell’osso direttamente sotto la superficie sulla quale e’ fissato il tendine e impedirebbero il flusso del sangue e la guarigione. In alcuni casi gli innesti di questo tipo causano il riassorbimento dell’osso circondante. Nello scenario peggiore l’innesto puo’ migrare dall’osso, il che causa la ripetizione dei problemi. Il nuovo metodo biologico della sutura della cuffia dei rotatori si e’ mostrato come sicuro ed efficace in varie ricerche. Questo metodo si e’, per esperienze positive, affermato nel nostro centro ed e’ cosi’ diventato il metodo standard del trattamento operativo della rottura della cuffia dei rotatori.

avvocato

 Artros


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Problemi alle articolazioni

Problemi alle articolazioni sono uno dei più frequenti fastidi dell’uomo moderno. Costituzionalmente le più sensibili sarebbero le persone atletiche, ma il fatto è che non esiste un trentenne che non abbia ancora sentito il dolore ad almeno una delle articolazioni.

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Gomito del tennista

Anche se chiamiamo questa condizione il gomito del tennista questa non è connessa solo con il gioco di tennis. Spesso è determinata da un uso eccessivo e continuato del braccio e dell’avambraccio, ed è tipica di soggetti che, a causa di particolari attività sportive o professionali, sono costretti a ripetere determinati movimenti. La causa del gomito del tennista non è solo lo sforzo fisico ma anche il lavoro frequente con il computer a causa del uso di tastiera e mouse. Il dolore tipico di questa condizione è localizzato sulla parte esterna del gomito e si aggrava quando il braccio è caricato. Il dolore è causato dall’infiammazione dei tendini. Nella fase iniziale quando il dolore si verifica, basta interrompere il lavoro per un po’ di tempo e riposare, questo col tempo non basta più. Continuando a lavorare nello stesso modo e praticando lo stesso sport, i dolori si aggravano e non cessano neanche quando interrompiamo con l’attività. Anche normali attività quotidiane come lavare i denti oppure guidare sono eseguite con difficoltà. Il dolore è accompagnato dal gonfiore, mobilità limitata, anche disagio, la forza muscolare è diminuita.

 

Lesioni del polso

Distorsioni e fratture del polso sono lesioni abituali per cadute. Se per esempio inciampate, la reazione normale è di stendere le braccia e cadere sulle mani. La conseguenza può essere la distorsione o anche frattura del polso. Se la mobilità è severamente limitata e dolorosa, e si sentono dei scricchiolii, è molto probabile che il polso è fratturato. Più frequentemente si verifica una frattura dell’osso navicolare o scafoide.

Dolori severi al polso possono essere anche una conseguenza della ripetizione di determinati movimenti. Si tratta del sindrome del tunnel carpale dove il dolore severo colpisce il polso e la mano. I tessuti nel tunnel carpale si gonfiano, infiammano e schiacciano il nervo,il che causa formicolio e dolore. Questa lesione è tipica per persone che spesso usano la tastiera e il mouse, e anche per falegnami, mercanti, dipendenti nelle catene di produzione, violinisti.

 

Problemi alla spalla

Il dolore nell’articolazione della spalla è una conseguenza di una lesione oppure un’affezione. Questa può diffondersi anche nella parte superiore del braccio fino al gomito. Le cause più frequenti per il dolore cronico nella spalla sono sindrome da impingement della cuffia dei rotatori, lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori, infiammazione della capsula articolare e usura della spalla oppure artrosi. Nella sindrome da impingement il tendine nella spalla si gonfia e infiamma. Il paziente sente dolore nell’elevazione del braccio, durante il sonno, si può sentire anche il scricchiolio nella spalla.

Anche una lesione o rottura dei tendini può manifestarsi nella incapacità di usare le braccia. Il paziente a volte non può elevare la mano neanche davanti a sé e si veste con difficoltà. Questa lesione spesso appare in persone di età superiore a 40 anni a causa di sovraccarico del muscolo oppure di cambiamenti degenerativi. In persone più giovani di solito la lesione è causata da una caduta sulla spalla. Il corso della malattia è formato da tre fasi. La prima è la fase dell’infiammazione, questa è veramente dolorosa e dura da tre fino a otto mesi. Nella seconda fase, la quale dura da tre fino a quattro mesi, il dolore gradualmente cessa, e nella terza fase si ricovera e la mobilità migliora.

Il dolore cronico della spalla può essere causato anche dall’usura dell’articolazione della spalla o artrosi. Questa è una rara ma insidiosa affezione, le cui cause sono molto differenti e nei 20 o 30 anni di età non può essere prevista, e si esprime più frequentemente dopo i 65 anni di età. In questo caso si tratta di degradazione della matrice cartilaginea dell’articolazione.

 

Dolore alla schiena

Quasi ogni adulto conosce il dolore nella colonna cervicale e lombare. I più diffusi sono i danni ai dischi intervertebrali che si verificano più frequentemente nella parte inferiore della schiena. Il dolore acuto della schiena può essere causato da malattie degenerative, per esempio cambiamenti nella superficie cartilaginea di piccole articolazioni della colonna vertebrale, cambiamenti di dischi intervertebrali e apofisi vertebrali – sporgenze dei corpi delle vertebre, ma molte volte il dolore alla schiena è causato da un semplice movimento come raccogliere qualcosa dalla terra. La causa potrebbe essere che prima facevamo altre cose come sollevamento di carichi pesanti, e non lo facevamo in modo corretto e abbiamo subito una lesione che si verifica più tardi, facendo un semplice movimento. Le cause più frequenti per problemi alla colonna vertebrale sono la debolezza muscolare o mancanza di movimento e postura scorretta quando siamo seduti, sdraiati e quando camminiamo. Specialmente a causa di un aumentato numero di ore che siamo seduti (scorrettamente) nel ufficio, i problemi alla schiena sono oggi una della più frequenti cause per l’assenza da lavoro.

 

Usura della cartilagine

La causa più frequente per dolori alle articolazioni in persone adulte è l’usura della cartilagine articolare. La causa profonda di solito non è nota, alla lesione possono contribuire sovraccarico articolare, processi degenerativi e anche genetica. L’usura della cartilagine abitualmente procede lentamente, il primo segno è spesso un dolore occasionale che è presente se l’articolazione è caricata per troppo tempo. È molto interessante il fatto che l’usura della cartilagine è un punto comune di sportivi professionisti e persone anziane. La struttura della cartilagine cambia specialmente con l’invecchiamento, la superficie diventa sempre più rigida e fragile, problemi addizionali possono essere causati da piccole particelle di cartilagine che si staccano. L’usura dell’articolazione causa dolori durante il movimento, il paziente può sentire uno scricchiolio, quando si è fermi l’articolazione si indurisce. A causa della mobilità peggiorata e attività diminuita, le conseguenze colpiscono anche i muscoli, i quali si indeboliscono, il che significa un’addizionale mobilità peggiorata del paziente.

 

Lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio

L’articolazione del ginocchio è una delle articolazioni più caricate. Nonostante il fatto che è costruito in un modo che lo fa molto flessibile, le lesioni possono accadere, specialmente se nel momento di un caricamento maggiore facciamo un movimento incontrollato. La lesione più frequente del ginocchio è quella del legamento crociato anteriore (LCA), la quale causa un’instabilità del ginocchio e movimenti anomali dell’articolazione. Questi sono la causa di possibili lesioni di altre strutture e di un usura aggravata. La lesione del legamento crociato anteriore è un evento traumatico molto frequente soprattutto per chi pratica attività sportiva, specialmente per persone giovani e attive. In generale è più frequente tra maschi, ma negli ultimi tempi è cresciuto il numero delle lesioni anche tra donne. Gli sport maggiormente rischiosi sono lo sci, calcio e basket.

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Tratto dalla rivista MOVIMENTO, edizione speciale

 

http://www.artros.it