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Clinica ortopedica


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Anche l’acqua minerale è preziosa per le articolazioni

acqua-minerale1-810x453-jpgSpecie in età adulta, il calcio, fondamentale minerale per le ossa, si assorbe anche grazie all’acqua, con il vantaggio di non favorire l’ingresso di colesterolo, proteine animali, sodio, grassi saturi, cosa che avviene con il calcio di latte e derivati.

La maggior parte delle acque potabili e minerali non ha un contenuto di calcio molto elevato, non essendo utili neppure nel proteggerci dai calcoli renali. Vanno escluse anche le acque minerali ricche di sodio e solfati, perché possono concorrere all’ipertensione (a causa del sodio) e alla perdita di calcio con le urine (a causa del sodio e dei solfati).

Esistono però acque minerali disponibili anche nella grande distribuzione che contengono oltre 300 mg /litro di calcio altamente assimilabile, come lo è quello contenuto nel latte. Scelte con cura, possono costituire un’importante integrazione dell’apporto giornaliero raccomandato di calcio.

La concentrazione di solfati nell’acqua potabile non dovrebbe invece superare i 250 mg/litro, e quella di sodio i 50 mg/litro: è bene controllare l’etichetta dell’acqua minerale. Evitiamo inoltre quelle gasate, perché così si rende il calcio meno assimilabile. Scegliamo sempre un’acqua povera di nitrati (in alcune etichette indicati come ione nitrico o No3), potenzialmente dannosi.

 

 

Tratto da: http://www.fishfactor.it/IT/lo-sapevi-che/anche-l-acqua-minerale-preziosa-per-le-articolazioni

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Vitamina D e calcio prevengono le fratture? Dibattito in letteratura

HealthyBonesIl crescente numero delle prescrizioni fa diventare sempre più rilevante la risposta alla domanda se Vitamina D e calcio siano in grado o meno di prevenire le fratture: si stima che solo negli Stati Uniti il 56% delle donne sopra ai 60 anni assuma vitamina D, mentre il 60% assumerebbe calcio. Trovare la risposta alla domanda ovviamente non è semplice. «L’argomento è molto dibattuto» ci ha detto Gregorio Guabello, endocrinologo che si occupa di patologia osteo-metabolica all’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, invitando alla prudenza sulle conclusioni di tutti gli studi in materia, che sono spesso contrastanti.

Recentemente la United States Preventive Services Task Force (USPTF), comitato di esperti indipendenti, ha indicato come inefficace la supplementazione a basse dosi di vitamina D e calcio per la prevenzione delle fratture nelle donne in post-menopausa. In particolare sono tre le nuove indicazioni dell’ente non governativo americano pubblicate su Annals of Internal Medicine (1).

Uno: rispetto alla prevenzione primaria delle fratture nelle donne in post-menopausa senza sintomi, l’USPSTF sconsiglia la supplementazione giornaliera di vitamina D e calcio a dosi basse (400 IU o meno di vitamina D3 e 1.000 mg o meno di calcio), in quanto le evidenze scientifiche disponibili rivelano che questa supplementazione non previene le fratture e può anzi contribuire al rischio di calcoli renali.
Due: sempre riguardo alle donne post-menopausali, secondo l’USPSTF ad oggi non c’è un livello di evidenza scientifica sufficiente per concludere che i benefici di una supplementazione a dosi alte (superiori a 400 IU di vitamina D3 e più di 1.000 mg di calcio) siano superiori agli svantaggi. In questo caso domina ancora l’incertezza sull’efficacia della supplementazione.
Tre: per gli uomini e per le donne in pre-menopausa, per il momento non ci sono prove sufficienti a determinare se la supplementazione di vitamina D e di calcio possa prevenire le fratture.

Sebbene le indicazioni della United States Preventive Services Task Force vadano verso una restrizione delle indicazioni alla prescrizione di calcio e vitamina D per prevenire le fratture, altri studi arrivano a conclusioni diverse. A partire da quello pubblicato sul New England Journal of Medicine (2) da un gruppo di ricercatori provenienti da università e centri di ricerca americani, australiani ed europei che, dopo aver analizzato i dati di più di 30mila pazienti, sono arrivati alla conclusione che «alte dosi di vitamina D (in quantità superiore o uguale a 800 IU al giorno) favoriscono la prevenziuone delle fratture dell’anca e delle fratture non vertebrali nei soggetti di 65 anni o più».

In ogni caso anche la stessa United States Preventive Services Task Force predica prudenza, invitando ad adeguare le terapie mediche sì all’evidenza scientifica, ma ancor di più alle specificità di ogni singolo paziente: «i medici devono conoscere l’evidenza scientifica, ma prendere decisioni specifiche per il singolo paziente o situazione».

A conferma poi dell’interesse sull’argomento, l’ente non governativo americano annuncia che saranno comprese in un rapporto successivo le considerazioni sull’efficacia di vitamina D e calcio per la prevenzione del cancro, per il quale si utilizzeranno probabilmente i dati dell’ampio studio Women’s Health Initiative (WHI). Basandosi proprio sui dati di questa indagine sono già emersi risultati deludenti riguardo alla prevenzione delle fratture di femore e del cancro del colon-retto. In un recente articolo pubblicato sul Journal of Women’s Health (3), emerge infatti che la supplementazione non diminuisce l’incidenza delle due patologie. La sperimentazione ha riguardato 30mila donne in post-menopausa.

Dopo una media di 11 anni dall’inizio della ricerca, inclusi sette anni di supplementazione con 1.000 mg di calcio e 400 IU di vitamina D3, né l’incidenza della frattura di femore né quella del cancro del colon-retto si è ridotta rispetto alle donne che non ricevevano la supplementazione. È stata comunque osservata una piccola riduzione del rischio di fratture vertebrali e di tumore in situ della mammella. Non sono stati osservati effetti sulle malattie cardiovascolari o sulla mortalità per tutte le cause.

Tratto da: http://www.orthoacademy.it/farmacologia/vitamina-d-calcio-fratture/

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